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PETER PAN NON SERVE ALL’INDIPENDENZA DEL VENETO

Appunti di concretezza per rendere forte Veneto Sì

gbu-vsiProviamo a rispondere ad alcune domande per capire il momento che stiamo vivendo e quale sarà invece la modalità di crescita di Veneto Sì, il movimento politico che abbiamo fondato sulla spinta della vittoria nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014.

Qualcuno si è mai chiesto perché in Veneto, nonostante da almeno un decennio ve ne siano tutte le premesse non è nato un movimento indipendentista di qualche peso? E’ possibile che gli indipendentisti siano ridotti a ruota di scorta, se va bene, della Lega, e se va male sono ridotti ad elementi del folklore Veneto al pari di Arlecchino? Perché è questo che fino ad ora siete stati sul palcoscenico della politica: delle comparse, simpatiche, chiassose, divertenti ma inutili.

Troppi indipendentisti sono affetti dalla sindrome di Peter Pan, ovvero da quella situazione psicologica in cui si trova una persona che si rifiuta o è incapace di crescere. Di diventare adulta e di assumersi delle responsabilità. Quando si fa politica il discrimine non è, per stare a noi, tra chi è più indipendentista di un altro ma tra chi è in grado di raggiungere lo scopo e chi non lo è. E ricordo ai più puri, che arriva poi sempre quello più puro che ti epura. Da anni infatti ne vediamo le conseguenze: di purezza in purezza siamo ridotti da sempre a numeri di consenso da prefisso telefonico. Un sacco (oddio, proprio un sacco no), di gente piena di sé, ma vuota di consenso popolare. Che in politica, piaccia o non piaccia è l’unica cosa che conti.

Ora, scusate l’immodestia, ma chi scrive ha dimostrato di essere in grado di avere le capacità e le doti di raggiungere lo scopo. Quando mai il tema dell’indipendenza del Veneto è approdato sulle prime pagine dei mass media, non solo nazionali ma perfino internazionali? E in questi anni di militanza ho capito una cosa molto semplice, ma che pare che per molti sia ancora oggi di difficile comprensione: per fare politica, per farla seriamente, per raggiungere uno scopo, occorrono soldi (tanti) e occorre organizzazione. Non basta avere ragione, non basta darsi ragione tra noi al bar o in incontri semi clandestini, occorre scendere nelle strade e guadagnarsi il consenso degli elettori, ad uno ad uno, come vi sta dimostrando anche la questione del referendum scozzese. Perché le nostre ragioni possono non essere le ragioni degli altri, e per portarli dalla nostra parte è necessario un lavoro duro, faticoso, costoso, di persuasione. Chi non capisce questo aspetto basilare della lotta politica semplicemente non ha senso della realtà, è un Peter Pan della politica. Per fare questo è necessaria una struttura organizzativa coesa, forte, fatta non solo di militanti convinti ma anche di professionisti all’altezza della sfida che ci attende e dotata di mezzi materiali in abbondanza. Chi pensa di poter vincere una battaglia come la nostra a colpi di buone intenzioni e purezza di spirito farebbe meglio a spiegare le sue alucce da Peter Pan e a volarsene nell’isola che non c’è. Forse a ben vedere anche lì però farebbe fatica a trovare consenso.

È destino di chi non conosce la storia di ripercorrerne le strade a vuoto. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non sia stato guidato da un nucleo ristretto di dirigenti. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto una organizzazione professionale al suo interno e che non abbia curato la formazione politica dei propri militanti. Non esiste e non mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto mezzi economici a disposizione. Al di fuori di queste forche caudine si è solo movimento di opinione, non si è organizzazione politica, non si raggiunge un obbiettivo specifico e soprattutto non si forgia una classe dirigente. Ripeto, basta conoscere un po’ la storia per sapere queste cose. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facoltà dell’animo. E tuttavia la dedizione alla politica, se questa non dev’essere un frivolo gioco intellettuale ma azione schiettamente umana, può nascere ed essere alimentata soltanto dalla passione. E’ questo fermo controllo del proprio animo che caratterizza il politico appassionato e lo distingue dai dilettanti della politica che semplicemente “si agitano a vuoto”.

Dal punto di vista pratico una classe dirigente in un movimento nascente come il nostro si crea all’inizio solo ed unicamente attraverso cooptazione, non è che ci siano altre strade, pena la frammentazione e la conseguente nascita di piccoli baroni locali (sarà inevitabile prima o poi, ma meglio poi ovviamente). Poiché la gran parte dei dirigenti cooptati è probabilmente a digiuno di politica vera (o peggio: è convinta di essere preparata ma non sa un bel nulla, tipo Serafini & company) organizzeremo corsi di formazione politica di base.

Per formazione politica di base intendo l’acquisizione di un minimo di competenze linguistiche (sofistiche) necessarie a discutere di politica (modulate ovviamente a seconda del contesto, televisione piuttosto che incontri con la base, uso di internet eccetera, insomma quella che un tempo si chiamava propaganda), oltre che ad una infarinatura di storia del pensiero politico. A seguire sarebbe sicuramente utile una infarinatura dei meccanismi istituzionali (qui sarà utile ovviamente anche la consulenza di avvocati e “gentaglia” del genere, consentitemi la battuta).

Queste cose non le fa più nessuno (forse solo il movimento 5 stelle, in modo approssimato) e i risultati si vedono. Questo ovviamente a grandi linee. Certo si tratta di un modello per certi versi datato sicuramente (ma neanche tanto visto che è quello ancora seguito in tutto il mondo “normale” a partire dalla Germania), il paradosso secondo me però è che chi dovesse riuscire ad organizzare un partito “vecchio” finirebbe per risultare “nuovissimo”. I nuovi mezzi (tipo il web) sono, appunto mezzi, non sono dei fini. La genialata se vogliamo di Casaleggio è di far passare il mezzo per il fine (salvo poi occupare fisicamente la televisione, le piazze e pure il Circo Massimo)

L’alternativa è di fare i dilettanti, cioè fare come si è fatto fino ad ora, tanta buona volontà, tanto entusiasmo ma gente di spessore politico pochina (dalle nostre parti, ammettiamolo, c’è fin troppa gente che si parla addosso).

Veneto Sì ha deciso di fare sul serio e di lasciar volare i Peter Pan verso l’isola che non c’è.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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Elezioni primarie: candidature per Veneto Sì

logoOggi si è aperto ufficialmente il periodo previsto per la celebrazione delle elezioni primarie della Repubblica Veneta. Veneto Sì, la prima formazione politica ad aver riconosciuto la proclamazione di indipendenza del Veneto di Treviso del 21 marzo scorso e la Delegazione dei Dieci, come già anticipato, ha deciso di partecipare a tale competizione elettorale, per scegliere i propri esponenti che saranno candidati in occasione delle elezioni politiche previste nel mese di febbraio 2015. Per partecipare alle elezioni primarie di Veneto Sì, basta fare richiesta compilando i moduli sotto indicati. Le candidature che arriveranno saranno preliminarmente vagliate dalla segreteria al solo fine di valutare incompatibilità con i principi fondanti di Veneto Sì. La condizione preliminare per parteciparvi è di essere iscritti al movimento. Chi non fosse già iscritto, può farlo da questa pagina: http://www.venetosi.org/volontari/. Le possibili candidature possono essere di due tipi:

  • candidato Presidente della Repubblica Veneta per conto di Veneto Sì
  • candidato Parlamentare della Repubblica Veneta per conto di Veneto Sì

Nel primo caso, le candidature sono uniche a livello nazionale. I candidati presidente si sfideranno in ogni collegio, costituito dalle aree territoriali previste dal regolamento e il candidato che avrà conquistato più collegi vincerà la competizione e sarà il candidato presidente per conto di Veneto Sì nelle elezioni politiche di febbraio. Nel secondo caso vi saranno più candidature per ogni area territoriale. In tal caso i candidati parlamentari si sfideranno in ogni collegio, costituito dalle aree territoriali previste dal regolamento. Il candidato che prevarrà in un collegio vi parteciperà come candidato di Veneto Sì nelle elezioni politiche di febbraio, in appoggio al candidato presidente di Veneto Sì. Per partecipare alle primarie come candidato presidente di Veneto Sì, compilare il modulo che si trova nella pagina seguente: http://www.venetosi.org/candidato-presidente-della-repubblica-veneta-per-veneto-si/. Per partecipare alle primarie come candidato parlamentare di Veneto Sì, compilare il modulo che si trova nella pagina seguente: http://www.venetosi.org/candidato-parlamentare-della-repubblica-veneta-per-veneto-si/. Ufficio politico – Veneto Sì

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RISORGIMENTO O RINASCIMENTO?

Amiamo così tanto l’Italia, che ne vogliamo tante, a cominciare dalla Repubblica Veneta

Schermata 2014-05-28 alle 16.43.18Approfittiamo del periodo di ferragosto per introdurre un tema poco sviluppato finora e in cui, a nostro avviso, la scelta è netta. La domanda è: dobbiamo morire tutti assieme appassionatamente con in mano la bandiera italiana immolandoci sul sacro altare della Patria italiana (per chi ci crede), sotto i colpi dell’imminente tempesta finanziaria, oppure forse è meglio trovare ispirazione dal più straordinario periodo che la storia della penisola abbia mai visto, per prosperità, cultura e rispetto internazionale di ogni territorio?

In sintesi: è meglio rifarsi al risorgimento, oppure è meglio il rinascimento?

A ben guardare la storia italiana può essere interpretata in più modi infatti. La nostra visione, casomai vi fosse il bisogno di ripeterlo, non è anti-italiana, anzi. Noi amiamo così tanto l’Italia, che desideriamo costruirne se non 20, almeno 5-6 di indipendenti. Oggi ci concentriamo sul Veneto, non dimenticando che la Lombardia vicino a noi è pronta per celebrare il suo Plebiscito Digitale per l’indipendenza, nonostante il suo governatore leghista preferisca l’autonomia. Ampliando il discorso inoltre, risulta evidente che ogni regione italiana godrebbe di enormi benefici dalla propria indipendenza, recitando finalmente un ruolo da protagonista e sganciandosi dalla sudditanza verso un governo centrale che ha dimostrato tutta la propria inefficienza e inutilità. Lasciamo ad altri approfondimenti futuri la dimostrazione di come ogni singolo territorio e Popolo godrebbe della propria indipendenza dallo stato italiano.

Ecco che arriviamo quindi, semplificando ai due modelli contrapposti. Per fare un parallelo storico essi sono due: il primo è il risorgimento che ancora scuote le fantasie della casta italiana che su di esso ha potuto costruire le proprie fortune a discapito della popolazione e il secondo è appunto il rinascimento, epoca in cui non esisteva uno “stato italiano” eppure in cui la cultura, l’economia, la scienza e l’influenza italiana ha toccato le proprie cime inarrivabili per l’italietta unitaria. I musei di tutto il mondo portano con orgoglio i segni della potenza di Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo (solo per citarne alcune) a testimonianza di un’età dell’oro oggi perduta per ciascuna delle antiche capitali oggi private di tanta gloria.

Nell’epoca contemporanea il modello vincente è ben diverso rispetto a quello di uno stato fantoccio che di primato oggi vanta solo l’assenza di una buona reputazione. Le dinamiche competitive e i quadranti geopolitici di influenza sono diversi tra le varie regioni, o meglio, nazioni che oggi sono compresse loro malgrado nello stato italiano. L’appartenenza a un sistema più ampio come l’Unione Europea ha messo in evidenza le contraddizioni del sistema italiano che prima erano latenti e visibili solo a pochi osservatori ben accorti. Esso va sciolto, per essere ricomposto nel quadro europeo e più in particolare, alpino, mitteleuropeo, mediterraneo e così via. Solo lasciando libere le energie vive di territori che vantano un bagaglio culturale senza paragoni potremo dare vita a un nuovo rinascimento culturale dei singoli Popoli che oggi soffrono la tara sistemica dello stato italiano. L’economia è l’ambito principale in cui oggi si rivela il ritardo competitivo del Veneto, della Lombardia, della Sicilia, della Sardegna. Ma esso riguarda ogni settore dell’umana attività.

La nostra risposta infine è fin troppo ovvia. Se c’era bisogno di rimarcarlo, noi preferiamo il modello più virtuoso e più adatto al mondo contemporaneo in cui viviamo e in cui la libertà di commercio, di trasporto, di comunicazione ha fatto evolvere meglio e prima gli stati più piccoli e culturalmente omogenei. Un periodo storico che assomiglia incredibilmente proprio al Rinascimento.

Ecco le ragioni per cui portiamo avanti le ragioni e gli strumenti per una nuova rivoluzione digitale con il sorriso, che permetta un nuovo rinascimento dei Popoli che oggi compongono la penisola, a cominciare, per quanto ci compete, proprio dalla Repubblica Veneta.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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LA NOSTRA FORZA È LA DEMOCRAZIA PACIFICA, LA NOSTRA ARMA È LA CONSAPEVOLEZZA

Cuore e ragione per raggiungere la piena indipendenza del Veneto

case-plebiscito01-738-PikachooseMentre il premier italiano ringalluzzito dall’aver calpestato il diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto mostra improbabili muscoli al Financial Times e il governatore veneto si prodiga in interviste televisive che paiono più rassicuranti per il potere che per i cittadini veneti, ci apprestiamo ad affrontare un ferragosto che dev’essere di riflessione.
Iniziamo allora da noi stessi, veneti. Di fronte al sopruso e al rifiuto della democrazia da parte di uno stato italiano che oggi diviene una dittatura conclamata a tutti gli effetti, la prima reazione è di rabbia. Rabbia di fronte all’ingiustizia crudele di uno stato ladro ed assassino che ora cerca di chiudere inesistenti gabbie costituzionali per farci continuare a lavorare come muli al fine di spremerci sempre di più come limoni, per mantenere i propri privilegi di casta incapace e profondamente corrotta.
Lo stato italiano è l’impero del male, questo lo sappiamo tutti.
Un’entità profondamente inutile e odiata in ogni dove dai propri sudditi schiavi.
La rabbia è la naturale conseguenza dell’oppressione italiana sul Veneto, ma non deve lasciare spazio, neanche nelle parole, ad atteggiamenti che facciano l’occhiolino alla violenza.
La violenza è stupida, sciocca, inutile e costituisce il primo alleato di uno stato che è nato con la violenza e che ne ha fatto una ragione di sopravvivenza.
In ogni fase critica della propria esistenza lo stato italiano si è salvato in corner sempre e solo con la stessa tecnica violenta, o della strategia della tensione. Innescare qualche focolaio con agenti provocatori, per poi giustificare la repressione in cui avrebbe gioco facile per lo stato italiano è un gioco da ragazzi e rappresenta la sua unica possibilità di sopravvivenza.
In questi giorni prestiamo dunque attenzione a chi frequenta le nostre riunioni e a chi si finge amico proveniendo dal nulla nel caso in cui usasse toni violenti e cercasse di convincervi che servono le maniere “forti” per ottenere la libertà. In prima battuta cercate di farlo ragionare, ma se poi vedete che il suo è un convincimento che non ascolta ragione, allontanatelo, isolatelo e segnalatelo ai vostri coordinatori senza indugio.
Prestiamo sempre la massima attenzione affinché la malapianta della provocazione non metta radici nel nostro tessuto sano, consapevole che la Repubblica Veneta trova la propria forza nella ragione e che la nostra è una rivoluzione col sorriso, pacifica, determinata quanto ragionata. Sappiamo bene che la scusa dell’ordine pubblico è sempre dietro l’angolo per lo stato italiano per cercare di imporci la sua natura dittatoriale.
Dobbiamo essere forti e vigili che ciò non avvenga: siamo la maggioranza assoluta schiacciante dei veneti e dobbiamo essere forti di ciò, con responsabilità nell’attraversare il percorso che costituisce una prassi internazionale riconosciuta.
La nostra forza è la democrazia pacifica, la nostra arma è la consapevolezza che la libertà è ad un passo. Non lasciamoci ingannare da qualche sciocco disperato, o, peggio, agente infiltrato.

La piena indipendenza della Repubblica Veneta è un fatto storico che avverrà entro un tempo che sarà il più breve possibile se noi sapremo usare la ragione sempre a fianco del cuore.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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PLEBISCITO DIGITALE RAFFORZATO DOPO CHE RENZI HA CALPESTATO IL DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI

Quali sono tutte le opzioni possibili dopo la decisione antidemocratica del governo italiano che apre uno scenario nuovo per l’attuazione dell’indipendenza del Veneto

lindipendenteFacciamo il punto della situazione. Alla luce dello stop italiano alla Regione Veneto con l’impugnazione della legge regionale 16/2014 per l’indizione del referendum di indipendenza, cosa succede ora, quali sono le alternative?

Riservandoci di prendere visione del dispositivo governativo, proviamo a vederle.

1)   la Regione Veneto fa ricorso presso la corte costituzionale. Crediamo che questa ipotesi sia giuridicamente possibile, ma politicamente poco saggia ed evanescente in quanto piega un percorso di diritto internazionale all’interno di un vicolo cieco costituzionale. Da un punto di vista pratico poi è assolutamente inconsistente, almeno finché non si pronunci eventualmente in ultima istanza una corte internazionale (anche se sorge un problema di legittimazione attiva da parte della regione per adirvi) per il mancato rispetto da parte dello stato italiano del diritto di autodeterminazione dei popoli. Questa è la probabile strada che sarà seguita in regione, perché permetterà di nascondersi dietro il dito della facile scusa “non ce l’hanno lasciato fare”.

2)   La Regione Veneto tira dritto convocando in via unilaterale il referendum per l’indipendenza, costituendosi in giudizio al solo scopo di contestare alla consulta la legittimità a giudicare, in quanto trattasi di percorso all’interno dell’ordinamento internazionale. La strada è virtualmente possibile, ma operativamente senza possibilità di essere attuata, in quanto la macchina amministrativa elettorale è controllata dal ministero dell’interno italiano e dai prefetti che la bloccherebbero all’istante. La Regione Veneto potrebbe effettuare la consultazione tramite piattaforma di voto telematico, oppure tramite seggi su base civica volontaria. Questa opzione richiederebbe in ogni caso una dose di coraggio che non ci pare di intravvedere dalle parti di Palazzo Balbi.

3)   La Delegazione dei Dieci procede con l’istituzionalizzazione del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014. L’opzione è già in corso e a questo punto esce rafforzata grazie al sopruso da parte dello stato italiano che ha impedito l’esercizio di autodeterminazione del Popolo Veneto da parte della Regione, ma non può impedire un esercizio che si è già compiuto. In tal caso lo stato italiano avrebbe dovuto agire preventivamente bloccando i server di Plebiscito.eu, ma non fu abbastanza accorto e la volontà popolare si è già compiuta. Plebiscito.eu e Veneto Sì procedono lungo tale strada, sostenendo l’azione dei Dieci. In primis attraverso l’Esenzione Fiscale Totale che oggi trova ancora più forza alla luce dell’equazione “No Referendum No Taxation”.

4)   Una nuova dichiarazione unilaterale di indipendenza del Veneto da parte della Regione. Tale via oggi è improbabile. Nella prossima primavera si terranno le elezioni regionali: se vi fosse una coalizione indipendentista con candidato un presidente indipendentista e coraggioso potrebbe diventare una strada praticabile. In tal caso ci vogliono tanti soldi e un leader coraggioso. I tempi sarebbero però drammaticamente spostati in avanti con grave ulteriore deterioramento del tessuto socio-economico veneto che già oggi è oltre la soglia di sopportazione. Veneto Sì tiene aperta tale opzione, come extrema ratio se prima non si riesce ad arrivare a soluzioni utili.

5)   Rivolte non pacifiche. Questa è l’opzione NON praticabile e che tutti vogliamo non possa accadere per disperazione dei cittadini, a parte forse lo stato italiano che impedendo l’esercizio democratico dei cittadini veneti si è messo sulla strada della dittatura reale, saldando la forma di dittatura fiscale che già pratica da sempre. Ciò d’altro canto si inserisce coerentemente con le pseudo-riforme in atto da parte del governo Renzi che si stanno traducendo in un centralismo sempre più violento e nella ulteriore soppressione di espressioni democratiche e di autonomia.

Il quadro che ne esce ora è chiaro. Posto che ogni via che porti al raggiungimento dell’obiettivo della nostra indipendenza è da benedire, adesso si tratta di attuare al meglio le alternative possibili, cosa che richiede impegno, sacrificio, capacità e risorse. Questo noi faremo, continuando l’opera già iniziata e chiamando i cittadini veneti a sostegno delle opzioni pacifiche concrete per l’indipendenza del Veneto.

Ora non ci sono più alibi e scuse per nessuno. Ora è il tempo delle donne e degli uomini veri, dei fatti concreti e dell’azione coerente, non più delle parole al vento.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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IL NOSTRO PIANO MARSHALL SI CHIAMA REPUBBLICA VENETA

Basta elemosinare al nostro aguzzino le briciole del furto delle nostre risorse

piave-piena-2“Per mettere in sicurezza il Veneto servono due miliardi. Ci vuole un piano Marshall. Dal 2010 che lo chiediamo al governo, ma non è successo nulla” ha dichiarato oggi il governatore del Veneto Luca Zaia in un’intervista a Repubblica.
Le sue parole ci hanno lasciati di stucco. Si rende conto Luca Zaia che ogni anno ci vengono rubati 21 miliardi di euro dallo stato, cui si aggiungono 8-9 miliardi di interessi sul debito pubblico (a carico nostro anche se non l’abbiamo fatto noi), oltre agli sprechi impressionanti sui 35 miliardi di spesa centrale dello stato in Veneto (e tacendo per carità di patria gli sprechi di regione e enti locali)?

Ci chiediamo per quanto pensa di andare avanti il governatore del Veneto ad elemosinare le briciole del furto quotidiano del frutto del nostro lavoro.

Egli ha nel cassetto ferma la pratica “indipendenza”. Non gli chiediamo il coraggio di riconoscere la forza della sovranità popolare emersa dalle urne digitali il 21 marzo scorso. Da un lato perché ben sappiamo che se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare, dall’altro perché è compito della Delegazione dei Dieci e non suo occuparsene, sempre per volontà popolare. E la Delegazione dei Dieci non si fermerà di fronte alle paure sue e degli altri politici in regione.

Ma almeno Luca Zaia abbia la decenza di non insabbiare i procedimenti di sua competenza e che l’ente da egli amministrato dovrebbe avere come prioritari. Se non altro per ottemperare alla legge regionale 16/2014. Già la giunta regionale non ha brillato, licenziando in ritardo di 4 giorni sul termine previsto dalla norma le prime sterili disposizioni attuative. Speravamo almeno che mantenesse la parola data di fronte alle telecamere e che la settimana scorsa comunicasse ai cittadini veneti l’apertura del conto corrente nel quale effettuare le donazioni per organizzare il referendum di indipendenza del Veneto. Ma egli non ha mantenuto la parola data. Ora forse provvederà, con l’ennesimo ritardo, per la pressione popolare che sta montando. Forse.
Intanto, mentre egli tentenna e frena, gli eventi tragici nel territorio disastrato dall’incuria si consumano. Uno dietro l’altro, senza soluzione di continuità.

Siamo tutti sinceramente stufi di leggere telegrammi di cordoglio istituzionale più o meno sincero e libri commemorativi di disastri annunciati.

Ne citiamo uno, affinché poi nessuno dica che non si sapeva. Ad ogni pioggia abbondante la città di Treviso trema, sotto la spada di Damocle del Piave, che se per caso rompe a Ponte della Priula, come un po’ tutti da quelle parti temono possa accadere, per incuria e mancanza di manutenzione del letto del fiume, per mancanza di lavori di messa in sicurezza, per la capacità di tenuta di un ponte progettato per i cavalli, potrebbe raderla al suolo con la forza di una bomba.

Zaia si dia una mossa, oppure lasci a chi ha più coraggio. Una cosa è certa: non possiamo aspettare invano 8-10 mesi che siano i cittadini veneti alle urne a doverlo fare. Tra 10 mesi infatti ci troveremo infatti a contare i danni incalcolabili di un’ecatombe socio-economica annunciata e causata dallo stato italiano. La nostra sarebbe una vittoria di Pirro.

Per questo crediamo sarà proprio la Delegazione dei Dieci a dover dare il via al vero piano Marshall per la nostra salvezza, che non si chiama elemosina dai nostri aguzzini, bensì piena indipendenza della Repubblica Veneta.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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TUTTI I VIDEO DEL CONGRESSO FONDATIVO DI “VENETO SI”

vsi-2Pubblichiamo il video con la relazione programmatica del segretario Gianluca Busato, presentata nel corso del congresso fondativo di Veneto Sì, tenutosi presso l’hotel Crowne Plaza domenica 20 luglio 2014.

Di seguito sono visibili inoltre tutti i collegamenti ai video con gli interventi principali del congresso:

Ufficio Comunicazione – Veneto Sì

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NUOVO REFERENDUM REGIONALE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO: APPROVATE LE NORME DI ATTUAZIONE

Manca ancora la definizione del conto corrente nel quale i cittadini potranno versare i 14 milioni di euro previsti dalla Legge Regionale 16/2014 per l’organizzazione del referendum

2375-1_Pagina_1Pubblichiamo il testo della Delibera di Giunta Regionale n. 1331 del 28 luglio 2014 la quale disciplina le modalità di propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato del referendum consultivo sull’Indipendenza del Veneto di cui all’articolo 2, comma 1 della L.R. n. 16/2014.

Dopo l’approvazione di tale atto, con qualche giorno di ritardo rispetto a quanto previsto dalla L.R. 16/2014, ora manca ancora da parte della Giunta Regionale l’indicazione del conto corrente e più in generale la disciplina degli aspetti economici e finanziari relativi alla raccolta delle risorse finanziarie previste a copertura dei costi del referendum di indipendenza del Veneto e stabilite dall’articolo 4 della Legge n. 16/2014, che ha fissato in 14 milioni di euro la somma da coprire con erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini ed imprese.

2375-1_Pagina_2Attendiamo pertanto l’approvazione di tale atto e a questo punto lo scadere del termine del 24 agosto prossimo per l’impugnazione della legge 16/2014 da parte del governo italiano presso la corte costituzionale.

Ufficio comunicazione – Veneto Sì

TESTO COMPLETO DELLA DGR 1331/2014

OGGETTO: Legge regionale 19 giugno 2014, n. 16 “Indizione del referendum consultivo sull’Indipendenza del Veneto”: disposizioni in merito alla propaganda, alle procedure di voto e alla proclamazione ufficiale del risultato.

NOTA PER LA TRASPARENZA:
Con questo provvedimento la Giunta Regionale disciplina le modalità di propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato del referendum consultivo sull’Indipendenza del Veneto di cui all’articolo 2, comma 1 della L.R. n. 16/2014.

2375-1_Pagina_3L’assessore Roberto Ciambetti riferisce quanto segue. Premesso che:

1. L’articolo 1 della legge regionale 19 giugno 2014, n. 16 “Indizione del referendum consulti- vo sull’Indipendenza del Veneto” prevede che il Presidente della Giunta regionale del Veneto indica un referendum consultivo per conoscere la volontà degli elettori del Veneto sul seguente quesito: “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?”.
La suddetta consultazione referendaria viene approvata se ha partecipato la maggioranza de- gli aventi diritto e viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
Il Consiglio regionale, con proprio provvedimento, fissa la data di svolgimento della consul- tazione referendaria.

2. L’articolo 2, comma 1 della legge regionale in parola prevede che la Giunta Regionale disci- plini la propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato relativa allo svol- gimento del referendum sopra indicato.
L’articolo 2, comma 2 prevede inoltre che le facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici rappresentati in Consiglio regionale e ai comitati promotori del referendum
siano estese anche agli enti e alle associazioni che, operando in Veneto, per la loro opera politica od associativa dichiarata formalmente in atti pubblici o in programmi elettorali accettati dal Ministero dell’Interno, abbiano interesse, positivo o negativo, verso l’espressione del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione.
A tal fine, si ritiene di far riferimento alla normativa regionale e statale vigente e, in partico- lare, alla legge regionale 12 gennaio 1973, n. 1, “Norme sull’iniziativa popolare per le leggi ed i re- golamenti regionali, sul referendum abrogativo e sui referendum consultivi regionali”, agli art. 24 e ss. individua e disciplina gli istituti nonché le modalità operative per lo svolgimento dei referendum consultivi per la regione del Veneto e alla Legge 4 aprile 1956, n. 12 “Norme per la disciplina e la propaganda elettorale”, Legge 25 maggio 1970, n. 352 “Norme sui referendum previsti dalla Costi- tuzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, e Legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante “Dispo- sizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)”.

Premesso quanto sopra, ai sensi della normativa statale e regionale sopra citata, si prevedono le seguenti disposizioni in ordine allo svolgimento della consultazione referendaria in oggetto:

1) Propaganda dello svolgimento del referendum:

fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 2 della Legge n. 16/2014 in ordine all’estensione ad altri enti ed associazioni delle facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici rappresentati in Consiglio regionale ed ai comitati promotori del referendum, si applicano le disposizioni contenute nella legge 4 aprile 1956, n. 212 “Norme per la disciplina della propaganda elettorale”, legge 25 maggio 1970, n. 352 “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, e legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio an- nuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)”;

2) Svolgimento delle operazioni relative al referendum:

per quanto riguarda le operazioni di voto, le operazioni di scrutinio, gli onorari ai presidenti e ai compo- nenti degli uffici elettorali di sezione, gli aspetti organizzativi ed amministrativi e il modello di scheda elettorale si applicano in quanto compatibili le disposizioni previste dagli art. 24 e ss. della l.r. 12 gen- naio 1973, n. 1 e s.m.i e dalla legge 25 maggio 1970, n. 352 “Norme sui referendum previsti dalla Costi- tuzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”;

3) Proclamazione ufficiale del risultato del referendum:

a) ai sensi dell’articolo 17 della L.R. n. 1/1973, le competenze che la legge 25 maggio 1970, n. 352 at- tribuisce alla Corte di Cassazione sono svolte dalla Corte di Appello di Venezia, che costituisce l’Uf- ficio Centrale per il referendum, in conformità dall’art. 8, terzo comma, della legge 17 febbraio 1968, n. 108 “Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale”;
b) l’Ufficio Centrale conclude le operazioni procedendo alla proclamazione dei risultati del referen- dum; la proposta sottoposta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (art. 20 l.r. 12 gennaio 1973, n. 1).

Considerato, inoltre, che l’articolo 4 della Legge n. 16/2014 prevede che agli oneri correnti derivanti dall’attuazione della presente Legge quantificati in euro 14.000.000,00 per l’esercizio 2014 si faccia fronte con le entrate provenienti da erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini ed imprese, si ritiene di de- mandare a successivo provvedimento della Giunta regionale, istruito dalla struttura regionale competente per materia, la disciplina degli aspetti economici e finanziari relativi alla raccolta delle suddette risorse finanziarie.
Per tutto quanto non previsto dalla legge regionale 12 gennaio 1973, n. 1, ed in particolare per la disciplina della propaganda relativa allo svolgimento dei referendum e per le disposizioni penali, si fa riferimento, in quanto applicabili, alle norme contenute nella legge statale 25 maggio 1970, n. 352.

Il relatore conclude la propria relazione e propone all’approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.

LA GIUNTA REGIONALE

UDITO il relatore il quale dà atto che la struttura proponente ha attestato l’avvenuta regolare istrutto- ria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione regionale e statale;
VISTE le leggi 4 aprile 1956, n. 212; 17 febbraio 1968, n. 108; legge 25 maggio 1970, n. 352; legge 16 aprile 2002, n. 62; legge 27 dicembre 2013, n. 147; VISTO lo Statuto del Veneto;
VISTE le leggi regionali 12 gennaio 1973, n. 1, e 19 giugno 2014, n. 16; VISTO l’art. 2 co. 2 della legge regionale n. 54 del 31 dicembre 2012.

DELIBERA

1. di approvare la disciplina di cui all’articolo 2 comma 1 della L.R. 16/2014 relativa alle modalità di pro- paganda elettorale, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato del referendum consul- tivo sull’Indipendenza del Veneto, così come illustrato in premessa;

2. di demandare a successivo provvedimento della Giunta regionale, istruito dalla struttura regionale com- petente per materia, la disciplina degli aspetti economici e finanziari relativi alla raccolta delle risorse fi- nanziarie, di cui all’articolo 4 della L.R. 16/2014;

3. di dare atto che la presente deliberazione non comporta spesa a carico del bilancio regionale;

4. di incaricare la Sezione EE.LL., Persone Giuridiche, Controllo Atti, Servizi Elettorali e Grandi Eventi dell’esecuzione del presente atto;

5. di pubblicare la presente deliberazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

IL SEGRETARIO

Avv. Mario Caramel

IL PRESIDENTE

Dott. Luca Zaia

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CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO: UN SITO “GRUVIERA” COSTATO 7.5 MILIONI DI EURO

Hackerati intranet ed email dei consiglieri regionali, nel silenzio più totale e imbarazzato dei media veneti

crvINTRANET

Aggiornamento delle 14.30: ci siamo resi conto che i giornali veneti non avevano oscurato la notizia. Semplicemente se ne sono resi conto solo dopo il nostro comunicato stampa, dopo oltre 14 ore di messa off line del sito del consiglio regionale…

Ieri è stato violato il sito internet del consiglio regionale del Veneto www.consiglioveneto.it (mentre scriviamo è ancora off line), con accesso all’intera intranet e alle caselle postali dei consiglieri.

Le informazioni e i file possono essere scaricati dal sito ufficiale di Anonymous, l’organizzazione di hacktivisti che ha deciso di colpire l’assemblea regionale del Veneto a seguito tra l’altro della clamorosa vicenda del Mose definendola nientemeno che “un ammasso di voraci zecche dedite alla rapina dei più deboli”. Si tratta di 1548 File pari a circa 1 GB ora disponibili al pubblico.

Staremo a vedere nelle prossime ore e nei prossimi giorni se qualche notizia clamorosa e top secret emergerà dai “leaks” ora consultabili da chiunque. Ciò che in queste ore preoccupa non poco è anche il silenzio assoluto degli organi di informazione, in particolare quelli veneti, rispetto a una notizia che con tutta evidenza è molto grave. Mettere a repentaglio la sicurezza informatica dell’intero consiglio regionale non ci pare una notizia di secondo piano, con tutto il rispetto per le cronache estive spesso infarcite di notizie fondamentali.

Al di là del merito vogliamo inoltre ricordare un fatto che all’epoca fu rilevato solo da noi, in uno splendido isolamento di cui oggi ci pregiamo.

Il rifacimento del sito internet del consiglio regionale è costato 7,5 milioni di euro. Scoprire oggi che questo mare di soldi non è servito a proteggere un ambito che dovrebbe essere istituzionale e riservato ci fa arrabbiare ancora di più.
E non è finita qui: il dramma è che adesso spenderanno altrettanto perché diranno che questo sito non è più sicuro! Quindi, troveranno altre scuse per spendere i nostri soldi. Poi però per l’organizzazione del referendum di indipendenza del Veneto i soldi non si trovano, perché dare la voce ai cittadini per lorsignori non è una priorità!!

Questo è lo specchio dell’inadeguatezza politica di una classe politica regionale allevata secondo i dettami dello spreco e del privilegio fatti propri nei pollai della partitocrazia italiana.

Ciò dimostra ancor più quanto sia opportuno seguire una strategia indipendentista globale che ci permetta di trovare una backdoor rispetto all’inquietante inadeguatezza come minimo digitale che alberga nella massima istituzione italiana oggi presente in Veneto.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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CARI COPIONI, LA FLAT TAX AL 20% E’ POSSIBILE SOLO CON L’INDIPENDENZA DEL VENETO

Oltre 8.000 aziende e 28.000 cittadini aderiscono all’esenzione fiscale totale. Acceleriamo sull’indipendenza, unica via possibile per uscire dalla peggiore crisi della storia veneta recente

gbu-vsiDomenica scorsa oltre al congresso di Veneto Sì si è tenuto anche il congresso della lega, sempre a Padova.
Le coincidenze non finiscono qui, perché da quel congresso è emersa una linea politica che ha spudoratamente copiato il nostro programma. La cosa ci fa piacere, perché testimonia la forza e la validità della nostra azione.
D’altro canto alcune precisazioni sono d’obbligo perché spesso i copioni si dimenticano di riportare pezzi importanti, dimostrando di non aver compreso ciò che hanno copiato e di consegnare quindi un tema senza capo né coda.
Schermata 2014-07-09 alle 11.09.28Innanzi tutto l’esenzione fiscale da noi portata avanti con un piano continuativo fin dal 25 marzo scorso quando fu decretata dalla Delegazione dei Dieci ha portato ad oggi ad aderire 8.143 aziende e oltre 28.400 cittadini.
Non ha senso fare una rivolta fiscale per un solo giorno come proposto da Salvini, perché è poco più di una protesta inutile e senza risultati concreti.
Le tasse le aziende le pagano continuamente e per tutto l’anno e solo un piano integrato come quello portato avanti da Plebiscito.eu con il supporto fiscale e legale assicurato agli obiettori aderenti da Soccorso Veneto hanno la possibilità da un lato di avere successo (come stanno avendo), dall’altro di assicurare imprese e cittadini dalla ritorsione dell’amministrazione finanziaria. Già una volta la lega aveva portato avanti campagne di rivolta fiscale condotte malissimo e che avevano portato gravi danni a chi le aveva condotte senza opportuna assistenza. Se ora pensa di ripetere i suoi errori del passato noi almeno ci smarchiamo e invitiamo i cittadini ad aderire all’unico serio programma di Esenzione fiscale da questa pagina.
Sempre Salvini ha poi proposto l’introduzione di una flat tax unica del 20% sui redditi, cosa che noi abbiamo proposto da sempre: i primi studi di Lodovico Pizzati sul punto sono del 2008, con il Partito Nasional Veneto che avevamo fondato allora.
Piccolo particolare: la tassa unica per tutti del 20% può essere applicata solo dopo la PIENA indipendenza della Repubblica Veneta, perché oggi lo stato italiano ha una spesa pubblica e un debito pubblico che non gli permette di fare alcunché di simile.
Solo con il surplus finanziario di oltre 20 miliardi di euro annui di cui godrà il Veneto dopo la libertà dal peggior inferno fiscale del mondo la Repubblica Veneta potrà abbassare drasticamente le tasse al 20% flat sui redditi di impresa e delle persone fisiche e nel contempo aumentare enormemente gli investimenti in servizi pubblici (+30% in sanita, trasporti etc.).
Parlare oggi di tassa unica al 20% in Italia allo stato attuale significa invece portare avanti uno slogan vuoto senza possibilità di essere applicato.

In estrema sintesi, siamo felici che la lega abbia deciso di inseguire Plebiscito.eu e Veneto Sì facendo proprie le nostre proposte. L’invito però è di leggerle fino all’ultima riga, per non rischiare di fare la figuraccia di quegli studenti asini che poi diventano lo zimbello della classe. Anche perché faciliteranno il compito dei cittadini che sapranno individuare facilmente chi è l’autore originale e chi il copione confusionario.

In ogni caso è chiaro che la Repubblica Veneta non ha certo bisogno di copioni, ma di assunzione di responsabilità ed estrema attenzione nel portare avanti il proprio progetto attuativo nel momento in cui la situazione socio-economica appare a tutti nella propria drammatica gravità, dopo l’ennesima dimostrazione che la ripresa esiste solo nelle false promesse del gattopardo italiano.

bozza_01 X_VenetoSI (3)Tutto ciò avviene mentre la giunta regionale cerca di rimediare in extremis allo sforamento dei tempi utili previsti dall’art. 2 della Legge Regionale 16/2014 per stabilire le disposizioni relative alla propaganda, alle procedure di voto e alla proclamazione ufficiale del risultato del nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto.

Per fortuna che c’è la via tracciata da Plebiscito.eu e da Veneto Sì, che diventerà ancor più forte e chiara nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Acceleriamo sull’indipendenza, unica via possibile per uscire dalla peggiore crisi della storia veneta recente

Gianluca Busato
Veneto Sì