Pubblichiamo l’intervista realizzata da ViaVai.tv a Gianluca Busato, presidente di Plebiscito.eu

Nel 2020 il Veneto tornerà alle urne per rinnovare il proprio consiglio regionale e oggi molti si interrogano sullo scenario che verrà a crearsi. Ciò avviene dopo che sono passati più di due anni dall’autonomia tradita e con l’emergere di un forte consenso a livello italiano verso Salvini, il capitano che ha portato la lega a virare verso una linea politica nazionalistica tricolore. Tutto sembra muoversi per aumentare ancora più il suo consenso nei prossimi mesi. Paradossalmente nel momento in cui cominciano a riaddensarsi le nubi della crisi economica in tutta Europa (è di ieri l’allarma lanciato dall’FMI) e mentre avanza la deindustrializzazione in molte aree del sistema-paese a causa di una difficoltà ad agganciare il treno dell’innovazione che a livello mondiale viaggia sempre più a ritmi sostenuti, la preoccupazione verso un futuro sempre più tetro unita all’alienazione di molti dal sistema economico-produttivo fa salire le preferenze verso una proposta politica conservatrice, com’è normale che possa avvenire in tale ambito. Non è a nostro avviso infatti l’immigrazione il tema che porta più voti a Salvini, bensì proprio la paura del futuro. La sua è quindi la classica scelta di “fedeltà” del corpo elettorale che attraverso il consenso al capitano sceglie di puntare sulla tenuta dell’Italia così com’è.
In Veneto lo scenario è diverso, perché qui la crisi colpisce in modo diverso. Parliamo di un’area dove la disoccupazione è quasi inesistente, sebbene i livelli reali di reddito dei lavoratori siano praticamente rimasti al palo da 25 anni a questa parte.
Quando la crisi dovesse battere più forte, allora in Veneto gli effetti saranno più forti e dirompenti, com’è avvenuto nel periodo 2008-2014. Com’è ovvio infatti, quando si cade da più alto ci si fa più male. E questo è un’autentica assurdità per una regione che vanta un surplus finanziario ogni anno di 15-20 miliardi di euro, il cosiddetto residuo fiscale, che noi preferiamo chiamare rapina fiscale.
E cinque anni fa, grazie all’azione di Plebiscito.eu, nel culmine della crisi economica, il tema al centro della discussione era appunto l’indipendenza, come molti si ricorderanno. Le forze politiche presenti in consiglio regionale, a cominciare dalla lega con Zaia, sono quindi riuscite a tradire l’ondata popolare di cambiamento scaturita dal referendum digitale di indipendenza del Veneto riportando la barra sull’autonomia farlocca, quindi sul referendum del 2017 che non ha prodotto alcunché, com’era ovvio che fosse.
Dopo il fallimento leghista in Veneto, il tema dell’indipendenza tornerà ad essere cruciale nelle elezioni del 2020, ancora una volta grazie all’azione di Plebiscito.eu, che oggi è l’unica forza politica veneta ad averlo come proprio primo obiettivo.
La sfida sarà chiara e i veneti finalmente potranno scegliere tra tre opzioni.
La prima opzione sarà la lealtà al sistema, confermando il voto alla lega di Salvini e Zaia. Anche qualsiasi altro voto dato ad altri partiti italiani sarà a ciò assimilabile, così come lo è l’astensione dal voto, che porta acqua al loro mulino. D’altro canto anche se Salvini prendesse il 100%, cosa cambierebbe in realtà per i veneti che sono governati dal centro-destra e dalla lega da 30 anni?
Una seconda opzione sarà rappresentata dalla protesta (sterile) del partito dei veneti, con la riproposizione dell’autonomia, o dell’autogoverno come dicono, proposta che già era fallita con Zaia, figuriamoci con loro. Anche se tutti i veneti votassero questa opzione, basterebbero 20 deputati campani per contare di più di loro.
La terza e più importante possibilità che i veneti avranno è di votare la propria indipendenza con Plebiscito.eu, la forza politica che ha saputo imporre la questione veneta all’attenzione del mondo intero.
È chiaro quindi che i prossimi mesi saranno cruciali per permettere ai veneti di poter fare la propria scelta decidendo se restare fedeli all’Italia che li deruba, se protestare flebilmente chiedendo l’autonomia già negata, oppure se intraprendere la via della propria indipendenza personale e del Veneto, unica possibilità di garantire un futuro per loro stessi e per i propri figli.
Questi mesi saranno importanti perché come Plebiscito.eu dovremo saperci organizzare per dare finalmente ai nostri concittadini le chiavi per scegliere la propria libertà.
Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu
P.S.: cominciamo ad attivarci da subito a tale progetto di libertà, partecipando all’evento di venerdì prossimo 8 novembre a Mestre (ore 20.30, Hotel Ai Pini).

While at an international level we are witnessing very important days for the right of self-determination of peoples, from Catalonia, to Kurdistan, to Hong Kong, to Taiwan, to Scotland even in Veneto there are those who think that the time has come to say with strength that the only way to solve the current situation is the independence.
Yesterday evening in Treviso at the Maggior Consiglio hotel the first of a series of public meetings organized by Plebiscito.eu was held. These events are called “In Veneto the independence wind is blowing again” and during the very attended meeting the movement that 5 years ago had given birth to the digital independence referendum of the Veneto announced that it will present its candidacy in the next regional elections to be held in Veneto in 2020. During the evening several videos and images from Catalonia were shown and were also illustrated the situations of peoples struggling for freedom in different parts of the world.
In the course of his report, with slides and live streaming video, President Gianluca Busato said: “Any term that is used instead of independence, such as” self-government “, means that they are making fun of you, just like has made the league over the past 30 years through federalism, secession, devolution, macro-region, autonomy and now coming to the anti-Venetian slogan “first the Italians”.
“It is clear – continued Busato – from the international situation that the question of independence is more alive than ever and that it is not possible even for brutal regimes to pass it over in silence. From this point of view we Venetians can confidently claim to have advantages, as in 2014 we were able to organize a digital referendum for independence without anyone putting us in jail. This encourages us to bring the Veneto issue to the first point of the political agenda today “.
And again: “Today we can say that it is possible to do it again, since the League’s deceit of autonomy has finally been exposed. We already knew this and unlike some fake separatist we have consistently affirmed it since the referendum two years ago, in which the supposed Venetian ruling class has made fun of all its fellow citizens. Today, this hoax is missing. Everyone knows that the Italian state does not want and cannot grant any factual autonomy, much less fiscal, to Veneto. If it did, in fact, the whole party system would collapse based on the granting of favors, bribes, payments to its own “clients”, to electoral groups that prostitute themselves for a few euros. This process of authentic “exchange vote” and civic corruption is in fact sustained thanks to the fiscal robbery carried out essentially towards the Venetians and the Lombards.
Plebiscito.eu has declared itself an alternative to the league and to those that have been defined as “its spare wheels”, that is the movements that have converged in the party of the Venetians and that sit mostly with the carroccio in the region and in different municipalities of Veneto. The sole objective of the movement therefore remains independence, since, its exponents affirm, it is above all a question of common sense.
“While others are reversing the objectives – Gianluca Busato concluded – we are the only Venetian movement that believes that independence is the only possibility to get out of the serious situation that is compromising the vitality of the Veneto’s economic and productive framework. Every year Veneto becomes older, less competitive, with greater pension spending and fewer ability to cope with growth and development needs. Either we take back our destiny with independence, or the future will reserve a bitter destiny for the Venetians of tomorrow, the youth of today and their children ”.
Plebiscito.eu has also announced that in the coming weeks it will give rise to several public meetings in the territory, precisely to make the independence wind “blow stronger and stronger” throughout the Veneto.
Press Office
Veneto Sì / Plebiscito.eu

Mentre a livello internazionale stiamo assistendo a giorni molto importanti per il diritto di autodeterminazione dei popoli, dalla Catalogna, al Kurdistan, ad Hong Kong, a Taiwan, alla Scozia anche in Veneto c’è chi afferma che è giunto nuovamente il momento di dire con forza che l’unica via d’uscita dalla situazione attuale è l’indipendenza del Veneto.
Ieri sera infatti a Treviso presso l’hotel Maggior Consiglio si è tenuta la prima di una serie di incontri pubblici organizzati da Plebiscito.eu e denominati “In Veneto torna a soffiare il vento dell’indipendenza” e nel corso della serata molto partecipata il movimento che 5 anni fa aveva dato vita al referendum digitale di indipendenza del Veneto ha annunciato che si presenterà alle prossime elezioni regionali che si terranno in Veneto nel 2020. Nel corso della serata sono stati proiettati diversi video e immagini provenienti dalla Catalogna e sono state illustrate anche le situazioni dei popoli in lotta per la libertà in diverse parti del mondo.
Nel corso della propria relazione, corredata da slide e video in live streaming, il presidente Gianluca Busato ha affermato: “Qualsiasi termine che venga usato al posto di indipendenza, come per esempio “autogoverno”, significa che vi stanno prendendo in giro, esattamente come ha fatto la lega negli ultimi 30 anni passando per federalismo, secessione, devolution, macro-regione, autonomia e ora arrivando allo slogan anti-veneto “prima gli italiani”.
“Risulta chiaro – ha continuato Busato – dalla situazione internazionale che la questione dell’indipendenza è più viva che mai e che non è possibile nemmeno per i regimi brutali passarla sotto silenzio. Da questo punto di vista noi veneti possiamo tranquillamente affermare di avere dei vantaggi, in quanto nel 2014 abbiamo potuto organizzare un referendum digitale per l’indipendenza senza che nessuno ci abbia messo in galera. Ciò ci incoraggia a riportare oggi al primo punto dell’agenda politica la questione veneta”.
E ancora: “Oggi possiamo dire che è possibile farlo nuovamente, poiché l’inganno leghista dell’autonomia farlocca è finalmente stato smascherato. Noi lo sapevamo già e a differenza di qualche finto indipendentista lo abbiamo affermato con coerenza fin dai tempi del referendum di due anni fa, nel quale la supposta classe dirigente veneta ha preso in giro tutti i propri concittadini. Oggi tale burla viene meno. Tutti sanno che lo stato italiano non vuole e non può concedere alcuna autonomia fattuale, tanto meno fiscale, al Veneto. Se lo facesse, infatti, crollerebbe l’intero sistema partitocratico basato sulla concessione di favori, prebende, finanziamenti ai propri “clientes”, ai gruppi elettorali che si prostituiscono per qualche euro. Tale processo di autentico “voto di scambio” e di corruzione civica viene infatti sostenuto grazie alla rapina fiscale condotta essenzialmente nei confronti dei veneti e dei lombardi.
Plebiscito.eu si è dichiarato alternativo alla lega e a quelle che sono state definite le “sue ruote di scorta”, ovvero i movimenti che sono confluiti nel partito dei veneti e che siedono in maggioranza con il carroccio in regione e in diversi comuni del Veneto. L’obiettivo unico del movimento resta quindi l’indipendenza, in quanto, affermano i suoi esponenti, si tratta prima di tutto di una questione di buon senso.
“Mentre altri fanno retromarcia sugli obiettivi – ha infatti concluso Gianluca Busato – noi siamo l’unico movimento veneto che ritiene che l’indipendenza sia l’unica possibilità di uscita dalla grave situazione che sta compromettendo la vitalità del tessuto economico-produttivo del Veneto. Ogni anno che passa il Veneto diventa più vecchio, meno competitivo, con maggiore spesa previdenziale e minori capacità di far fronte alle esigenze di crescita e sviluppo. O riprendiamo in mano il nostro destino con l’indipendenza, oppure il futuro riserverà un amaro destino per i veneti di domani, i giovani di oggi e i loro figli”.
Plebiscito.eu ha annunciato inoltre che nelle prossime settimane darà vita a diversi incontri pubblici nel territorio, proprio per far “soffiare sempre più forte il vento dell’indipendenza” in tutto il Veneto.
Ufficio Stampa
Veneto Sì / Plebiscito.eu


Torna una situazione di pre-crisi, se non di crisi in Veneto. Le ragioni sono note, la prima di tutte è essere parte del sistema-Italia, che fa acqua da tutte le parti.
La crisi è economica, industriale, tecnologica, demografica e, prima di tutto, culturale.
Il sistema non è riformabile, in quanto con tutta evidenza, è ostaggio di varie e contrapposte fazioni di “clientes” che si rifanno a partiti e leader a dir poco imbarazzanti.
Vana anche la speranza di un “aiutino” esterno, sotto forma di Trojka, UE, o altro, in quanto negli ultimi anni è stata molto ridimensionata la natura sistemica dell’Italia e quindi la sua rilevanza e pericolosità. Per l’Europa e il mondo è molto meglio gestire una sorta di default continuo, strisciante e non dichiarato e mantenere il bubbone isolato in modo che non faccia danni, piuttosto che farlo esplodere con il rischio di creare crisi di natura superiore (come ad esempio sull’euro).
Tra l’altro ciò avviene in un momento storico internazionale in cui il principio di autodeterminazione dei popoli non sembra godere di grande fortuna e difensori a livello globale. Il tradimento di Trump verso i Curdi di questi giorni segue la dura repressione cinese ad Hong Kong e il silenzio indifferente dell’Europa verso la Spagna che addirittura continua a detenere prigionieri politici catalani pacifici e democratici nelle proprie galere. Anche il Veneto non se la passa bene, dato che, come ampiamente previsto, anche il nostro ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani, presentato a seguito del successo del Plebiscito Digitale del 2014, non è stato accolto e anche quello presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja non trova un attore statuale che lo voglia portare in agenda. Del ridicolo tentativo di ottenere l’autonomia farlocca non vogliamo nemmeno parlarne per una questione di dignità. Resta da vedere se la Scozia riuscirà ad approfittare di qualche pertugio che si apre alla luce delle vicende della Brexit, mai così imperscrutabili come adesso.
Cosa ne consegue quindi per noi veneti? Qual è la linea da seguire? È forse il caso di fare retromarcia, come ad esempio sta facendo il Partito dei Veneti, che dall’obiettivo dell’indipendenza si è riposizionato su un’idea più comoda di “autogoverno”, rigorosamente nell’alveo costituzionale? Ovviamente con annessa alleanza con la lega in regione e in diversi comuni? Una lega, manco a dirlo, sempre più nazionalista, che ora addirittura fa erigere monumenti al vergognoso re sciaboletta Vittorio Emanuele III?
Noi riteniamo che quanto fatto da costoro sia un grave errore per il Veneto. Pensiamo al contrario che proprio la linea portata avanti dalla Scozia possa essere di ispirazione. Ovvero nessun arretramento sull’obiettivo dell’indipendenza e nessuna concessione territoriale ai nazionalisti.
Per questa ragione ribadiamo che si impone sempre di più la necessità di creare un soggetto politico che abbia come unico obiettivo l’indipendenza del Veneto e che sappia porsi come alternativa ai partiti italiani e anche alle loro ruote di scorta regionaliste, i cui leader d’altro canto sono loro espressione.
Il fatto che oggi apparentemente il percorso per l’indipendenza appaia sbarrato, anche se tale non è, non implica assolutamente che si debba rinunciare infatti al proprio obiettivo, in quanto l’epoca in cui viviamo permette a gruppi di persone sempre più piccoli di ottenere risultati sempre più grandi grazie alle leve dell’economia e della tecnologia che il progresso umano oggi ci mette a disposizione.
Pertanto a partire da venerdì 18 ottobre prossimo a Treviso inizieremo ad organizzarci e a contarci per arrivare pronti all’appuntamento delle elezioni regionali del 2020.
Se vuoi farne parte, registrati fin d’ora all’evento da questa pagina.
Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

Mentre la politica italiana continua a prendere in giro i propri cittadini più anziani con riforme farlocche e costosissime quali la famigerata “Quota 100” che ha visto un clamoroso insuccesso, la realtà è che l’Italia si piazza solo al 29° posto su 43 Paesi analizzati nel Global Retirement Index 2018, una speciale classifica che monitora il grado di sicurezza e le migliori pratiche al mondo in tema di pensione.
Guardando la composizione dell’indice si scopre inoltre che la classifica sarebbe ben peggiore se non fosse per il sotto-indice relativo alla salute (che misura l’aspettativa di vita, le spese e le assicurazioni sanitarie), dove lo stato italiano ha un posizionamento medio-alto con l’83%. Ad essere drammatica è la situazione relativa al benessere materiale (costituito dal reddito pro-capite, dalla parità di reddito e dalla disoccupazione) con un misero 51% (che ci pone alle spalle addirittura della Russia).
Sempre tragico l’andamento della classifica delle finanze in età pensionabile (che sintetizzano le misure relative alla dipendenza da vecchiaia, ai prestiti bancari in sofferenza, al peso dell’inflazione e dei tassi di interesse, alla pressione fiscale, alla burocrazia e al peso del debito pubblico per gli anziani), con un sotto-indice globale pari al 52% che ci vede al quartultimo posto. Sempre deludente la situazione della qualità della vita (che misura la felicità, la qualità dell’aria, dell’acqua e dei servizi igienici, la biodiversità e l’habitat e i fattori ambientali) con un 70% che ci vede nella parte medio-bassa della classifica.
Sicuramente con l’indipendenza del Veneto potrebbero avere un enorme miglioramento tutte tali componenti, anche in funzione dell’enorme surplus fiscale di cui godrebbero i veneti, pari a circa 20 miliardi di euro ogni anno.
Oggi grazie all’azione di Plebiscito.eu e Veneto Sì l’indipendenza è diventato non solo un percorso praticabile, ma un progetto concreto che possiamo realizzare tutti assieme grazie a una strategia innovativa e moderna che unisce la responsabilità civica all’intelligenza operativa e al progresso tecnologico.
Dopo il fallimento della favola dell’autonomia del Veneto oggi l’indipendenza diventa per tutti noi un passaggio salutare e obbligatorio.
Aiutaci e aiutati a realizzare tale obiettivo nel più breve tempo e nel miglior modo possibile, senza salti nel vuoto e perseguendo i tuoi esclusivi interessi. Inizia da subito partecipando al prossimo evento di Plebiscito.eu “IN VENETO TORNA A SOFFIARE IL VENTO DELL’INDIPENDENZA”, che si terrà venerdì 18 ottobre 2019 alle ore 20.30 presso l’hotel Maggior Consiglio a Treviso. A tutti i partecipanti saranno inoltre distribuiti gratuitamente 500 GAM token (equivalenti a 300,00 €), una nuova cripto-valuta compatibile con il cripto-stato.
Pre-registrati fin da subito compilando il modulo che trovi online.
COMITATO ESECUTIVO – VENETO SI / PLEBISCITO.EU

Abbiamo lasciato passare qualche giorno dalla vera notizia di questi giorni, volutamente lasciando spazio anche all’abbuffata mediatica per la cattura del terrorista Cesare Battisti accolto a Ciampino in pompa magna dai ministri italiani quasi fosse una rockstar e non un assassino delinquente.
Infatti, la vera novità di questo inizio 2019 è che il governo di Salvini e Di Maio ha deciso, in soli 8 minuti, di notte, copiando il testo dell’analogo provvedimento preso dal pd, di regalare soldi alle banche, mentre nel contempo aumenta le tasse a cittadini e imprese.
Garanzie pubbliche sulle nuove emissioni obbligazionarie di Carige fino a 3 miliardi di euro e sottoscrizione di azioni della Cassa di risparmio fino a 1 miliardo. Il tutto entro i primi sei mesi dell’anno, quindi eventualmente anche dopo le elezioni europee. Sono questi i due pilastri del decreto approvato in fretta e furia dal Consiglio dei ministri l’8 gennaio scorso.
Poi ovviamente i vari leader / lader politici sono corsi a spiegare che non si tratta di regalo ai banchieri, bensì un aiuto ai “risparmiatori”. E qui non si capisce perché chi compra azioni di una banca, decidendo di fare un investimento a rischio, poi debba essere rimborsato da tutti i cittadini, anche quelli che quel rischio non se lo sono mai voluto assumere. Ma in ogni caso, al di là delle scuse e delle giravolte verbali dei leghisti e dei grillini, resta il fatto:
SALVINI E DI MAIO REGALANO I SOLDI ALLE BANCHE, PROPRIO COME AVEVA FATTO IL PD.
Anche i più ingenui tra gli elettori e i fan del governo del cambiamento avranno ormai capito che in Italia vige il regime del Gattopardo: tutto cambi affinché nulla cambi.
Prima avevamo Renzi e la Boschi, oggi abbiamo Salvini e Di Maio, ma il risultato non cambia: i cittadini pagano e le banche degli amici degli amici prendono.
Il conto più salato ovviamente lo paghiamo noi veneti, grazie al furto fiscale che ogni vede 15-20 miliardi dei 70 che paghiamo in tasse volare via dal nostro territorio, per pagare i buchi incolmabili della groviera italiana con il debito pubblico più insostenibile e vergognoso del mondo occidentale, frutto dell’irresponsabilità politica, del clientelismo, del voto di scambio e ora anche del reddito di parassitanza.
L’unica alternativa allo sfascio italiano la conosciamo bene: si chiama indipendenza del Veneto.
E l’unica possibilità di ottenerla passa per il rafforzamento dell’unico soggetto che ha saputo imporre la questione all’attenzione del mondo intero. Diffidate dalle imitazioni. Diffidate da chi, pur professandosi indipendentista, siede in diverse maggioranze comunali e regionali a fianco della lega nazionalista italiana: da questi soggetti non può che venire ambiguità, come hanno sempre dimostrato nella loro carriera politica che li ha visti all’interno e alleati di tutti i partiti italiani: dalla dc, al psi, all’udc, al pd, per finire ovviamente tutti in pasto alla lega.
L’unico movimento che ha sempre saputo mantenere una posizione chiara, coerente, inequivocabile a favore dell’indipendenza del Veneto, facendo propri i principi di tolleranza e di non violenza, è Plebiscito.eu e il suo braccio politico Veneto Sì. Solo creando un grande movimento indipendentista potremo finalmente affrancarci dal peggiore burosauro d’Europa, lo stato italiano.
Per questo chiediamo a tutti i veneti di fare un piccolo sforzo e di premiare chi sta tracciando l’unica via che porta alla nostra libertà. Il primo modo di farlo è iscriversi a Veneto Sì: bastano 30 secondi e si può fare direttamente online da http://www.venetosi.org/adesione/.
Agli italiani lasciamo il terrorista pluriomicida Battisti, noi veneti ci prendiamo la libertà.
Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

“VENETO SI”, il movimento politico che costituisce il braccio operativo ufficiale di Plebiscito.eu nel territorio, ha stabilito le proprie quote sociali per l’anno 2019. Chi rinnoverà la propria tessera entro il prossimo 31 dicembre si vedrà garantita l’iscrizione per tutto il 2019.
Puoi rinnovare l’iscrizione, o iscriverti per la prima volta, direttamente on line da http://www.venetosi.org/adesione/, oppure durante i nostri eventi pubblici.
L’azione per l’indipendenza del Veneto per essere efficace richiede che il suo movimento politico possa completare l’attività di comunicazione verso i cittadini. Tale attività a sua volta viene condotta principalmente attraverso i metodi di autofinanziamento che provengono dai suoi stessi attivisti e soci. L’iscrizione al movimento rappresenta quindi l’elemento essenziale che ci permette di essere attivi, ad esempio con l’organizzazione di eventi quali i dibattiti “Veneto, Euro, Sovranismo, Indipendenza”, il cui prossimo appuntamento è fissato per il 6 dicembre a San Fior (TV).
Iscriviti ora a “VENETO SI”, per accelerare il progetto di indipendenza!
Fallo on line in 30 secondi da http://www.venetosi.org/adesione/.
Se darai la tua fiducia e la tua adesione a VENETO SI, desideriamo fin d’ora ringraziarti per il tuo sostegno alla Causa Veneta, che ci permetterà di portare avanti la nostra battaglia assicurandoci gli strumenti minimi necessari per la comunicazione e l’azione nel territorio.
Per ogni informazione e approfondimento restiamo a tua completa disposizione.
Il nostro futuro è il frutto della nostra azione.
Ufficio Iscrizioni
VENETO SI
www.venetosi.org

Siamo lieti di annunciare che il prossimo giovedì 15 novembre alle ore 20.30 presso Villa Razzolini Loredan in Schiavonesca Marosticana, 15 ad Asolo (TV) si terrà il dibattito pubblico “VENETO, EURO, SOVRANISMO, INDIPENDENZA“.
I relatori saranno annunciati a breve.
Tutti i partecipanti riceveranno gratis come omaggio 500 ENK token (equivalenti a 300 €), la criptovaluta del Cripto-Stato.
Pre-registrazioni online, compilando il modulo sottostante.

Una nuova sorta di ideologia politica si è imposta nelle ultime elezioni in Italia, il “sovranismo” (cosa per altro completamente diversa dalla sovranità). Impersonato in modo differente da lega e da movimento 5 stelle, esso è la forma locale di un fenomeno politico che non si limita di certo allo stato italiano, ma che vede in tale ambito il suo manifestarsi più eclatante.
La tendenza parte da lontano, prima con la Brexit, quindi con l’elezione di Trump e poi con le vittorie elettorali in Austria e Italia, che si sono aggiunte all’Ungheria, capofila del gruppo di Visegrad con Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. I nemici di questa variegata coalizione sono diversi, con forse un paio di componenti comuni a tutti, l’odio verso l’Unione Europea e l’Euro. A tale scenario si aggiunge anche – e in modo naturale, oltreché frutto della sua straordinaria macchina propagandistica – la Federazione Russa dello “zar” Vladimir Putin.
Le grandi vittime politiche di questo sommovimento sono prima di tutto la sinistra socialdemocratica classica, che ovunque in Europa sta perdendo voti e potere. E quindi anche i partiti popolari più “europeisti” (come Forza Italia), sorpassati dai nuovi leader e dalle loro organizzazioni sovraniste.
La variegata composizione di questo “fronte nero” è tutto fuorché omogenea, tanto che in questi giorni il più duro critico verso il governo italiano è stato proprio il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che non ci pensa proprio a pagare i debiti tricolori con i soldi dell’Austria. Paradossalmente finora è stata proprio la Germania di Angela Merkel la meno “cattiva” verso i vari Salvini e Di Maio, sorpassata nella durezza dei toni e nelle azioni, oltreché dall’Austria, anche dall’Olanda e da altre nazioni nordiche della UE. Al punto che persino la Grecia ha bacchettato Roma!
La guerra tra Italia e UE è quindi solamente un capitolo di una battaglia politica ed elettoralistica da parte dei sovranisti sgangherati italiani verso Bruxelles, per cercare di incassare consenso. Il problema è che tale battaglia elettorale sarà pagata dai cittadini, dalle imprese e dalle nostre strutture economico-finanziarie, in primis banche e assicurazioni, già pericolosamente esposte dal punto di vista patrimoniale.
Come spiegato nell’evento di giovedì 18 ottobre scorso a Silea, chi infatti dovrà sostenere il maggior costo di questa immensa operazione politica basata su deficit e maggiore spesa pubblica saranno proprio i settori produttivi e chi già oggi è chiamata a tenere in piedi la baracca italiana con il residuo fiscale (15-20 miliardi di euro ogni anno), ovvero il Veneto e i veneti.
Se vogliamo pertanto analizzare solo i risultati, sfrondati dalla chiacchiere, si può tranquillamente affermare che vale cioè l’equazione “Italia + Patria + Sovranismo = Furto dei soldi dei Veneti”.
Tradotto significa che il Sovranismo è antitetico all’Indipendenza del Veneto. Anzi, è il suo peggiore nemico, in quanto soffoca le istanze venete, annacquandole con una autonomia di spesa (e non fiscale) all’acqua di rose, che non diminuirà di un solo euro il furto fiscale che ogni anno l’Italia compie nei confronti del Veneto. E nel contempo assorbe le istanze popolari anche in Veneto illudendole e distraendole con un falso nemico, appunto l’Europa (e l’euro), oltreché ovviamente nella battaglia contro tutti gli extracomunitari, la globalizzazione, la modernità e così via.
In realtà, come già visto ai tempi dell’elezione di Trump, tale situazione è frutto di una situazione in cui gli interessi di alcune aree geografiche e classi sociali sono sempre più divergenti rispetto ad altre, meno evolute dal punto di vista culturale, tecnologico e di prospettive economiche.
Tra l’altro ciò nel prossimo futuro sarà sempre più esasperato, portando le fasce di popolazione più tecnologicamente e professionalmente istruite a muoversi verso le aree più avanzate, anche quando queste siano all’estero, aumentando la quantità di popolazione sottopagata e sottoistruita nelle seconde. Nelle società europee fino a ieri si rispondeva a tale delta con l’assistenzialismo di stampo socialdemocratico, che in Italia ha trovato la propria massima espressione e che oggi è diventato economicamente impossibile, lasciando spazio ai populismi e ai nazionalismi ignoranti e passatisti che semplicemente cavalcano il malcontento di chi non possiede gli strumenti per competere con il resto del mondo nel presente e ancor meno nel futuro.
Se le rappresentanze politiche degli stati che emergeranno saranno espressione della parte meno evoluta, sarà inevitabile che le comunità politiche delle aree più sviluppate si dividano, rendendosi indipendenti. Fino al punto, se servirà, di dividere anche l’Unione Europea, perché di certo i tedeschi, i danesi, gli olandesi a tutto pensano fuorché di mantenere gli italiani che stanno sul divano a fare un beato nulla mentre si prendono 780 euro di reddito di cittadinanza. Loro non sono idioti come noi veneti, o come i lombardi.
È quindi chiaro che gli interessi politici di tali aree e comunità sono troppo divergenti per trovare una soluzione di compromesso che possa essere rappresentata dal populismo autarchico né tantomeno dalle vecchie formazioni politiche sempre più decotte e destinate a scomparire.
Oggi come ieri pertanto l’unica soluzione politica a tutto ciò è rappresentata dalla “responsabilizzazione” delle aree meno evolute degli “stati canaglia” come l’Italia, che può essere ottenuta solo con l’indipendenza delle regioni oggi sottoposte a furto fiscale. In primis dal Veneto, che gode anche di una straordinaria memoria collettiva rappresentata dai fasti della sua età dell’oro, con 1100 anni di indipendenza della Serenissima Repubblica Veneta e di una storia straordinaria di 3500 del suo popolo, tra i più antichi d’Europa.
Non è un caso infatti che in tutta Europa il Veneto sia la regione con la più alta percentuale di cittadini favorevoli alla propria indipendenza, superiore anche ad altre regioni che ambiscono alla propria autodeterminazione.
L’indipendenza del Veneto è l’unica soluzione pertanto non solo per noi veneti, ma anche per la ricomposizione, unità ed equilibrio di tutta l’Europa, a cominciare dall’Unione Europea e dalla stabilità dell’euro minacciato dagli apprendisti stregoni al governo a Roma. I loro incantesimi se li paghino loro e la smettano di derubare noi veneti. Noi preferiamo l’indipendenza.
Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu