INDIPENDENZA VERSUS SOVRANISMO, IL VENETO SCEGLIE IL PROPRIO DESTINO

Gli apprendisti stregoni al governo a Roma si paghino i loro assurdi incantesimi elettorali e la smettano di derubare noi veneti

Una nuova sorta di ideologia politica si è imposta nelle ultime elezioni in Italia, il “sovranismo” (cosa per altro completamente diversa dalla sovranità). Impersonato in modo differente da lega e da movimento 5 stelle, esso è la forma locale di un fenomeno politico che non si limita di certo allo stato italiano, ma che vede in tale ambito il suo manifestarsi più eclatante.

La tendenza parte da lontano, prima con la Brexit, quindi con l’elezione di Trump e poi con le vittorie elettorali in Austria e Italia, che si sono aggiunte all’Ungheria, capofila del gruppo di Visegrad con Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. I nemici di questa variegata coalizione sono diversi, con forse un paio di componenti comuni a tutti, l’odio verso l’Unione Europea e l’Euro. A tale scenario si aggiunge anche – e in modo naturale, oltreché frutto della sua straordinaria macchina propagandistica – la Federazione Russa dello “zar” Vladimir Putin.

Le grandi vittime politiche di questo sommovimento sono prima di tutto la sinistra socialdemocratica classica, che ovunque in Europa sta perdendo voti e potere. E quindi anche i partiti popolari più “europeisti” (come Forza Italia), sorpassati dai nuovi leader e dalle loro organizzazioni sovraniste.

La variegata composizione di questo “fronte nero” è tutto fuorché omogenea, tanto che in questi giorni il più duro critico verso il governo italiano è stato proprio il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che non ci pensa proprio a pagare i debiti tricolori con i soldi dell’Austria. Paradossalmente finora è stata proprio la Germania di Angela Merkel la meno “cattiva” verso i vari Salvini e Di Maio, sorpassata nella durezza dei toni e nelle azioni, oltreché dall’Austria, anche dall’Olanda e da altre nazioni nordiche della UE. Al punto che persino la Grecia ha bacchettato Roma!

La guerra tra Italia e UE è quindi solamente un capitolo di una battaglia politica ed elettoralistica da parte dei sovranisti sgangherati italiani verso Bruxelles, per cercare di incassare consenso. Il problema è che tale battaglia elettorale sarà pagata dai cittadini, dalle imprese e dalle nostre strutture economico-finanziarie, in primis banche e assicurazioni, già pericolosamente esposte dal punto di vista patrimoniale.

Come spiegato nell’evento di giovedì 18 ottobre scorso a Silea, chi infatti dovrà sostenere il maggior costo di questa immensa operazione politica basata su deficit e maggiore spesa pubblica saranno proprio i settori produttivi e chi già oggi è chiamata a tenere in piedi la baracca italiana con il residuo fiscale (15-20 miliardi di euro ogni anno), ovvero il Veneto e i veneti.

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Se vogliamo pertanto analizzare solo i risultati, sfrondati dalla chiacchiere, si può tranquillamente affermare che vale cioè l’equazione “Italia + Patria + Sovranismo = Furto dei soldi dei Veneti”.

Tradotto significa che il Sovranismo è antitetico all’Indipendenza del Veneto. Anzi, è il suo peggiore nemico, in quanto soffoca le istanze venete, annacquandole con una autonomia di spesa (e non fiscale) all’acqua di rose, che non diminuirà di un solo euro il furto fiscale che ogni anno l’Italia compie nei confronti del Veneto. E nel contempo assorbe le istanze popolari anche in Veneto illudendole e distraendole con un falso nemico, appunto l’Europa (e l’euro), oltreché ovviamente nella battaglia contro tutti gli extracomunitari, la globalizzazione, la modernità e così via.

In realtà, come già visto ai tempi dell’elezione di Trump, tale situazione è frutto di una situazione in cui gli interessi di alcune aree geografiche e classi sociali sono sempre più divergenti rispetto ad altre, meno evolute dal punto di vista culturale, tecnologico e di prospettive economiche.

Tra l’altro ciò nel prossimo futuro sarà sempre più esasperato, portando le fasce di popolazione più tecnologicamente e professionalmente istruite a muoversi verso le aree più avanzate, anche quando queste siano all’estero, aumentando la quantità di popolazione sottopagata e sottoistruita nelle seconde. Nelle società europee fino a ieri si rispondeva a tale delta con l’assistenzialismo di stampo socialdemocratico, che in Italia ha trovato la propria massima espressione e che oggi è diventato economicamente impossibile, lasciando spazio ai populismi e ai nazionalismi ignoranti e passatisti che semplicemente cavalcano il malcontento di chi non possiede gli strumenti per competere con il resto del mondo nel presente e ancor meno nel futuro.

Se le rappresentanze politiche degli stati che emergeranno saranno espressione della parte meno evoluta, sarà inevitabile che le comunità politiche delle aree più sviluppate si dividano, rendendosi indipendenti. Fino al punto, se servirà, di dividere anche l’Unione Europea, perché di certo i tedeschi, i danesi, gli olandesi a tutto pensano fuorché di mantenere gli italiani che stanno sul divano a fare un beato nulla mentre si prendono 780 euro di reddito di cittadinanza. Loro non sono idioti come noi veneti, o come i lombardi.

È quindi chiaro che gli interessi politici di tali aree e comunità sono troppo divergenti per trovare una soluzione di compromesso che possa essere rappresentata dal populismo autarchico né tantomeno dalle vecchie formazioni politiche sempre più decotte e destinate a scomparire.

Oggi come ieri pertanto l’unica soluzione politica a tutto ciò è rappresentata dalla “responsabilizzazione” delle aree meno evolute degli “stati canaglia” come l’Italia, che può essere ottenuta solo con l’indipendenza delle regioni oggi sottoposte a furto fiscale. In primis dal Veneto, che gode anche di una straordinaria memoria collettiva rappresentata dai fasti della sua età dell’oro, con 1100 anni di indipendenza della Serenissima Repubblica Veneta e di una storia straordinaria di 3500 del suo popolo, tra i più antichi d’Europa.

Non è un caso infatti che in tutta Europa il Veneto sia la regione con la più alta percentuale di cittadini favorevoli alla propria indipendenza, superiore anche ad altre regioni che ambiscono alla propria autodeterminazione.

L’indipendenza del Veneto è l’unica soluzione pertanto non solo per noi veneti, ma anche per la ricomposizione, unità ed equilibrio di tutta l’Europa, a cominciare dall’Unione Europea e dalla stabilità dell’euro minacciato dagli apprendisti stregoni al governo a Roma. I loro incantesimi se li paghino loro e la smettano di derubare noi veneti. Noi preferiamo l’indipendenza.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

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