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VENETO, EURO, SOVRANISMO, INDIPENDENZA

Siamo lieti di annunciare che il prossimo giovedì 18 ottobre alle ore 20.30 presso il Centro Civico Tamai in via Roma 81 a Silea (TV) si terrà il dibattito pubblico “VENETO, EURO, SOVRANISMO, INDIPENDENZA“.

Interverranno come relatori:

  • prof. Marco BASSANI
  • dott. Riccardo RUDELLI
  • ing. Gianluca BUSATO

Tutti i partecipanti riceveranno gratis come omaggio 500 ENK token (equivalenti a 300 €), la criptovaluta del Cripto-Stato.

Pre-registrazioni online, compilando il modulo sottostante.

    Conferma presenza al Dibattito Pubblico organizzato da Plebiscito.eu presso la sala civica Tamai a Silea (TV) il 18 ottobre 2018

    Con la sottoscrizione della presente, ai sensi della nuova normativa sulla Privacy (D.Lgs. 196/ 2003 modificata dal D.Lgs. 101/2018 - Regolamento UE 2016/679) autorizzo Plebiscito.eu al trattamento dei miei dati personali secondo le modalità indicate nella nota informativa pubblicata all'indirizzo web http://plebiscito.eu/privacy

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    LA RETROMARCIA DI SALVINI È UNA BUONA NOTIZIA ANCHE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO

    La paura fa 90 e lo spread piega il governo giallo-verde

    La paura fa 90 e finalmente Salvini ha messo la retromarcia, prima di andare a sbattere contro l’Europa e i mercati. Dopo le roboanti affermazioni dei giorni precedenti, ieri ha smussato gli angoli e dichiarato che il programma di governo giallo-verde sarà svolto nel corso dell’intera legislatura, con ciò di fatto smentendo le ipotesi di sforamento del tetto del 3% del deficit su cui sia lui sia Di Maio si erano tanto spesi.

    La coperta finanziaria è corta, soldi non ce ne sono e i segnali dai mercati sono stati chiari, a quanto pare. Il giorno prima persino gli imprenditori veneti erano partiti sul piede di guerra minacciando uno sciopero assieme ai lavoratori (minaccia un po’ pelosa e tardiva, a dire il vero, dopo che gli stessi imprenditori hanno sposato elettoralmente la stessa lega).

    La retromarcia di Salvini significa che il governo giallo-verde è destinato a durare. Da un lato è una notizia negativa, perché gli apprendisti stregoni di Palazzo Chigi costituiscono la più imbarazzante e inadeguata accozzaglia che sia mai sbarcata da quelle parti. D’altro canto è forse un bene, perché oggi non esiste alternativa a loro, tantomeno i vergognosi partiti morenti (in primis pd e fi, che speriamo tirino le cuoia al più presto) che in 25 anni di improvvidi malgoverni clientelari e spendaccioni hanno creato le pre-condizioni per l’attuale tragedia.

    Anche noi, che auspichiamo l’indipendenza del Veneto, non siamo felici della terribile situazione italica, in quanto una controparte di scarsa qualità non favorisce mai il confronto, o la competizione e abbassa il livello laddove, citando Oscar Wilde, siamo sfavoriti (“Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”).

    In ogni caso, se il governo dell’ignoranza dovesse confermare la retromarcia di Salvini, sarebbe una buona notizia soprattutto per i cittadini, in quanto ciò significherebbe non aumentare ulteriormente lo spread a livelli oltremodo insostenibili per le tasche in particolare di chi è più povero ed evitare un ancora non esorcizzato attacco speculativo contro i titoli pubblici italiani. Sono in molti anche in campo indipendentista a fare il tifo per il disastro, il default, il fallimento dello stato italico, dimenticando però che esso nuocerebbe appunto ai più disgraziati e nel contempo non porterebbe alcun vantaggio alla causa veneta, in quanto non è certamente pronta l’alternativa progettuale.

    Certo, se avvenisse faremo quanto nelle nostre possibilità al momento, ma la situazione non è ideale.

    Per costruire il nostro progetto serve maggiore impegno da parte di tutti coloro che sostengono l’indipendenza del Veneto. Servono le capacità e le risorse per creare le strutture in grado di far fronte alla crisi italiana, quando mai dovesse avvenire, o, con maggiore probabilità, di instaurare un dialogo istituzionale con le parti in causa. Non avverrà domani, ma oggi dobbiamo impegnarci affinché tale tempistica sia la più veloce possibile.

    Qualche anno fa abbiamo avuto una finestra possibile, grazie al referendum di indipendenza del Veneto, che resta una conquista fondamentale, una pietra miliare nel nostro cammino di libertà.

    Tale finestra storica però non si è aperta del tutto, in primis per ragioni endogene a causa della lega che ha preferito tradire il Veneto sposando il potere italiano. E quindi per cause esogene dovute alle non vittoriose campagne scozzesi e catalane che sono seguite al nostro referendum travolgente e che hanno raffreddato il clima internazionale favorevole, lasciando quindi spazio ai vari populismi, dalla Brexit a Trump, da Salvini a Grillo.

    Il vento tornerà presto a soffiare e a gonfiare le vele dell’indipendenza, in quanto le sue ragioni sono ancora senza risposta alcuna.

    Innanzi tutto per l’indipendenza del Veneto, che tra le regioni europee è quella più vessata economicamente e culturalmente. Pochi giorni fa ero infatti a Pirano, una perla della venezianità, oggi in Slovenia. E devi appunto andare in Slovenia a scoprire la straordinaria storia della Serenissima, perché le scuole italiane la relegano in mezza paginetta, forse proprio per un complesso di inferiorità verso l’organizzazione statuale che vanta la più lunga e ininterrotta durata nella storia dell’umanità. Quei 1100 anni di indipendenza della Veneta Repubblica rappresentano la memoria storica collettiva di tutti i veneti, età dell’oro di una civiltà che vanta 3500 anni di storia gloriosa che certo non marcirà sotto le macerie dell’impresentabile stato unitario italico, così come avverrà per tutte i popoli della penisola oggi umiliati da uno stato da operetta e che domani potranno riprendere un percorso virtuoso di libertà con la propria indipendenza.

    Gianluca Busato

    Presidente – Plebiscito.eu

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    LA LIBERTÀ PER I VENETI PASSA PER IL CORAGGIO DELLE PROPRIE IDEE

    Mentre aumentano le probabilità di attacco finanziario all’Italia, prepariamoci al Piano B: l’indipendenza del Veneto

    La fase politica che si è aperta dall’insediamento del governo giallo-verde non promette nulla di buono per noi veneti. Al di là delle belle parole e delle vacue promesse di una vuota autonomia (saremmo ben lieti di essere smentiti), resta per noi il fardello della rapina fiscale da parte dello stato italiano verso il Veneto. Con andamenti altalenanti nel tempo, esso si aggira attorno ai 15-20 miliardi di euro che vengono sottratti al territorio sui circa 70 miliardi di euro di tasse che i veneti pagano annualmente.

    Storicamente da un punto di vista elettorale è sempre stata la lega (ex nord) ad intercettare i voti in questa regione, così come in Lombardia, fiscalmente ancora più vessata del Veneto. Oggi d’altro canto la narrativa leghista è cambiata, con il mantra nazionalista e xenofobo salviniano che domina le prime pagine quotidianamente. Tale litania sarà destinata ad aumentare, così come la questione veneta rischierà di essere sempre più relegata all’amarcord, pur essendo più viva che mai nella sostanza.

    Anzi, la retorica anti-europea della maggioranza governativa lega-stellata mal si coniuga con le esigenze vere del tessuto socio-economico veneto che al contrario è naturalmente inserito proprio in Europa e legato più a logiche di libero commercio che non ad autolesionistiche pratiche protezionistiche. Anche le sparute e sempre più flebili voci venetiste sono sempre più al traino o ruote di scorta della lega di governo, con cui anche condividono sempre più spesso alleanze elettorali e posti in giunta nelle amministrazioni locali.

    Come risolvere quindi il dilemma in cui si trova oggi il Veneto, rappresentato politicamente da chi ne svende gli interessi sull’altare della convenienza politica romana?

    L’unica via resta quella della coraggiosa opposizione al populismo beota imbevuto di ignoranza che tradisce la proverbiale apertura culturale e mercantile della Serenissima Repubblica di Venezia.

    Anzi, a ben vedere questi ragazzotti spesso senza arte né parte (Salvini e Di Maio ne sono l’emblema, mai laureati, eterni bamboccioni che non hanno mai o quasi mai lavorato nella loro vita, a parte fare i parassiti mantenuti dalla politica) fanno nel contempo anche un grande favore a noi veneti, in quanto continuano a brandire ossessivamente il tricolore, simbolo sempre più evidente del fallimento e delle battaglie di retroguardia che relegano il belpaese in cima ad ogni classifica di sottosviluppo nel mondo occidentale.

    Il coraggio civico di distinguersi dalla massa di pecore che supportano le follie demenziali salviniane e dimaiane oggi costituisce il più prezioso investimento nella strada della distintività politica che anticipa la possibilità domani di far emergere le contraddizioni della marmaglia di governo e soprattutto la loro inadeguatezza a dare risposte concrete alla questione veneta.

    Tale azione civica non deve temere di affrontare anche l’impopolarità, facendosi invece interprete instancabile della Causa Veneta e basando la propria attività sul rispetto e la difesa dei valori fondamentali che ci siamo dati sin da quando abbiamo individuato per primi la via concreta per l’ottenimento dell’indipendenza del Veneto, portando nella sorpresa generale i cittadini veneti ad esprimere il loro consenso plebiscitario alla Repubblica Veneta indipendente nel marzo 2014 grazie al nostro referedum digitale che seppe portare la questione alla ribalta internazionale. Tali valori comprendono proprio l’autodeterminazione dei popoli, quale estensione della libertà di espressione, il rifiuto di ogni discriminazione, la tolleranza, l’azione non-violenta e il pieno sostegno all’integrazione pacifica internazionale a sostegno del libero movimento di capitali e persone, a cominciare proprio dall’Unione Europea, per estendersi al libero commercio internazionale.

    Nel frattempo, mentre il vento pare spirare dalla parte opposta, ovvero il nazionalismo becero e ignorante, costruiamo gli strumenti che ci permetteranno di conquistare nel modo più agevole e tranquillo possibile la nostra libertà. A cominciare dalle strutture economiche e tecnologiche, in primis la Repubblica Veneta Digitale.

    Anche perché la tenuta della improbabile compagine governativa filo-nazionalista potrebbe essere messa a dura prova a breve da una possibile tempesta finanziaria che potrebbe abbattersi sull’Italia sempre più sfiancata da un debito pubblico reso sempre più insostenibile dalla proclamata volontà di riprendere le infauste abitudini tricolori di aumento della spesa pubblica alzando il deficit.

    A quel punto è meglio farsi trovare preparati per il piano B: l’indipendenza del Veneto.

     

    Gianluca Busato

    Presidente – Plebiscito.eu

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    La Venetia può fiorire con l’indipendenza

    L’indipendenza non è solo una cosa normale; è anche auspicabile. Altri piccoli Paesi europei hanno molto più successo della Venetia sia in termini di crescita economica sia in termini di qualità della vita.

    L’indipendenza dà a quelle nazioni i poteri di gestire al meglio i loro Paesi. Anche la Venetia potrebbe averli.

    Esiste una speciale classifica che indica il grado di sviluppo umano. Essa tiene conto delle aspettative di vita, del grado di educazione e della ricchezza prodotta. I Paesi che hanno ottenuto l’indipendenza in tempi recenti occupano le posizioni più rilevanti: pensiamo alla Norvegia, all’Islanda, all’Australia e alla Finlandia che occupano le posizioni di vertice tra i paesi più prosperi al mondo.

    Questi paesi indipendenti rappresentano un esempio di prosperità e benessere. La Venetia ha tutto il potenziale per essere altrettanto prospera. Abbiamo un ambiente unico, una forza lavoro istruita e qualificata e un’identità e una reputazione riconosciute in tutto il mondo per qualità e integrità.

    Con l’indipendenza potremmo raggiungere pari prosperità, grazie a politiche altrettanto efficaci, in grado di darci un’economia più forte, migliori servizi pubblici e una società più onesta.

    Anche in ambito sportivo, le straordinarie prestazioni di questi giorni della nazionale di calcio della Croazia nei campionati mondiali di calcio in Russia dove ha raggiunto la finalissima dimostrano come anche una piccola nazione da poco indipendente possa competere ai massimi vertici internazionali di fronte alle supposte grandi potenze. L’unica ragione per lo stato unitario italiano era proprio la nazionale di calcio e con queste competizioni anche tale plus è stato clamorosamente cancellato.

    L’indipendenza del Veneto conviene proprio in tutti gli ambiti non solo a noi, ma anche alle altre regioni che una volta liberatesi dal gioco del burosauro italiano potranno riprendere il proprio cammino virtuoso.

    Gianluca Busato
    Veneto Sì / Plebiscito.eu

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    L’INDIPENDENZA DEL VENETO È UNA COSA NORMALE

    Oggi la Slovenia festeggia il 27° anniversario della propria dichiarazione di indipendenza. Nessuno oggi a 27 anni di distanza si meraviglia del fatto che la Slovenia sia uno stato membro dell’Unione Europea e che per molti aspetti abbia fatto passi da gigante rispetto a prima di essere uno stato indipendente.

    Noi vogliamo che lo stesso avvenga per la Venetia.

    Noi vogliamo che la Venetia abbia ciò che ogni altro Paese si vede garantito: la libertà di decidere in quale tipo di società si vuol vivere e come ci si vuole rapportare con il mondo circostante. In altri termini, la normalità.

    Come individui, noi diamo gran valore alla nostra indipendenza. Per tutti noi è assodato il fatto di poter fare le nostre scelte. Decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita è qualcosa di naturale.

    Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?

    La maggior parte di noi vuole che la propria comunità goda di maggiore indipendenza. Noi vogliamo avere maggior voce in capitolo nelle decisioni sul costo dei servizi pubblici e sul modo in cui vengono svolti, noi vogliamo sempre partecipare alle decisioni che coinvolgono l’ambiente che ci circonda e vogliamo contribuire di più alle comunità in cui viviamo. Il che è ancora una cosa normale – ma non potrà succedere a meno che non cominciamo a prendere il controllo del nostro paese e prendere da soli le decisioni che ci spettano.

    Veneto Sì / Plebiscito.eu

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    L’ITALIA AL VENETO NON RUBA SOLO I SOLDI, MA ANCHE LA SOVRANITÀ

    Per avere una voce in Europa, devi essere uno stato membro. Per essere uno stato membro, devi essere indipendente. E gli interessi dell’Italia non coincidono affatto con quelli del Veneto.

    Oggi si tiene un vertice a Bruxelles sulla questione rifugiati-migranti, in cui l’Italia farà finta di fare la “voce grossa”, ma nel quale entra per definizione già tragicamente isolata. In questo scenario per noi veneti si impongono alcune domande di base, perché se è noto a tutti noi che lo stato italiano ci depreda economicamente sottraendoci circa 20 miliardi ogni anno di furto fiscale, è meno noto invece il furto che l’Italia conduce nei nostri confronti in quanto a sovranità, tema tanto caro al nuovo esecutivo giallo-verde.

    La prima questione è: l’interesse del Veneto coincide con quello italiano? La risposta ovviamente è no. Anche e soprattutto per quanto riguarda proprio il tema immigrazione, in quanto le coste venete non sono certo prese d’assalto dai rifugiati e l’unica ricollocazione è quello che lo stato fa per arrivi che provengono da altre regioni.

    Una seconda questione è: ma la voce del Veneto è rappresentata bene in Europa dallo stato italiano?

    La risposta è no. Per avere una voce in Europa, devi infatti essere uno stato membro. Per essere uno stato membro, devi essere indipendente.

    Nell’attuale situazione centralista italiana, ma anche con un’autonomia la più ampia pensabile, l’Europa guarderà alla Venetia solo come a una regione dell’Italia. Gli assessori regionali veneti non possono partecipare agli incontri del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea, o, nella migliore delle ipotesi autonomistiche, potranno farlo per gentile invito dei ministri italiani e in ogni caso dovranno concordare la loro posizione politica con Roma prima di poter dire qualsiasi cosa. Essi non possono e non potranno parlare mai per l’esclusivo interesse dei veneti.

    Con l’indipendenza, i ministri veneti saranno liberi di rappresentare per diritto le priorità e i bisogni della Venetia. Il trattato di Nizza del 2001 assegnerebbe alla Venetia indipendente da un minimo di sette voti (nel caso di indipendenza della sola Regione Veneto e come Irlanda, Finlandia e Danimarca) ad un massimo di dieci voti (nel caso di indipendenza dell’intero territorio storico della Venetia, come Austria e Svezia). Al momento la Venetia non ha alcun voto. Avremo inoltre almeno il doppio dei parlamentari europei rispetto ad ora che potranno difendere gli interessi veneti nel parlamento europeo e potremo inoltre nominare un Commissario Europeo.

    Migliaia di posti di lavoro in Venetia dipendono dal mercato europeo. Grazie alla difesa degli interessi veneti, un governo indipendente potrebbe dare priorità ad aree che ora vengono totalmente trascurate dai rappresentanti italiani, ad esempio l’allevamento e l’agricoltura.

    Più di dieci nuovi paesi hanno raggiunto l’UE negli ultimi 15 anni, compresi Cipro, Estonia, Lituania, Malta, Lettonia e Slovenia. Tutti questi paesi sono più piccoli della Venetia, eppure ciascuno di essi ora ha un seggio al tavolo decisionale europeo. È giunto il momento anche per la Venetia di averlo.

    Questi paesi riconoscono quanto sia vitale essere rappresentati nell’Unione Europea come stati membri pienamenti indipendenti.

    Kristiina Ojuland, ministro degli esteri estone, ha affermato: “i piccoli stati già detengono una prospettiva più internazionale, semplicemente perché non possiamo ignorare l’esistenza degli stati più grandi. Ma continueremo a cogliere ogni opportunità per influenzare gli eventi, perché se non lo facciamo saranno loro ad influenzarci e avremo le cose già confezionate nostro malgrado, invece di fare la nostra parte nel disegnare gli eventi e prepararci per essi”.

    Fino all’indipendenza, la Venetia continuerà ad essere influenzata dalle decisioni per la cui determinazione non avrà potuto giocare alcun ruolo.

    In estrema sintesi e per rispondere alla questione iniziale, l‘Italia al Veneto non ruba solo i soldi, ma anche la sovranità.

    Gianluca Busato
    Veneto Sì / Plebiscito.eu
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    SALVINI E DI MAIO STRAVINCONO: ITALIA NELLE SABBIE MOBILI

    Ora via libera all’indipendenza del Veneto

    Le elezioni politiche 2018 hanno dato un responso chiaro, vincono la Lega e il Movimento 5 Stelle. La prima perché ha conquistato in modo autorevole la leadership della coalizione vincente del centro-destra, i secondi perché hanno conquistato la palma del primo partito italiano, con consensi che in passato avevano visto solo la Dc e più raramente il Pci nella prima repubblica.

    È difficile prevedere oggi quale governo ne uscirà e se ce ne sarà uno. La maggiore probabilità è che prenda forma un governo di minoranza di centro-destra a guida leghista, oppure con appoggi di transfughi di altre forze che ieri hanno perso. Pare molto più improbabile un governo guidato dal M5S. Vedremo nelle prossime settimane se vi saranno compravendite di deputati, o “bradisismi parlamentari”, all’insegna della pratica del trasformismo che da Depretis in qua non ha mai smesso di caratterizzare la vita politica del belpaese.

    Se non è lo scenario di totale ingovernabilità che avevamo previsto un anno fa, si avvicina molto.

    Resta quindi probabile che vi possa essere un ritorno alle urne entro un anno, anche se l’arte tricolore del tirare a campare (e l’obiettivo del vitalizio per i parlamentari) potrebbe allungare la vita della legislatura, con governicchi striscianti.

    Se di per sé non avere un governo forte non comporta automaticamente un danno (anzi spesso si è verificato il contrario, basti pensare al caso recente del Belgio), va detto che nel caso italiano la situazione è diversa, data la grave situazione economico-finanziaria (che ha cause antiche e gravi) che attanaglia la penisola e, soprattutto, i temporali minacciosi che si avvicinano all’orizzonte, che richiederebbero il coraggio di imporre dure misure, anche impopolari.

    Una buona notizia è forse data dal fatto che il diritto di autodeterminazione dei popoli oggi in parlamento non trova più un ostacolo insormontabile, in quanto sia la lega sia i 5 stelle a più riprese hanno dichiarato di volerlo rispettare.

    Ciò significa che se in Veneto saprà trovare spazio una proposta o un soggetto indipendentista in modo autorevole, potrebbe non avere di fronte gli stessi ostacoli che finora hanno impedito di finalizzare il proprio progetto in particolare dopo l’ondata indipendentista che ha avuto il proprio periodo d’ora nel 2013-2014, culminato con il plebiscito digitale per l’indipendenza del Veneto.

    Oggi, ripartendo proprio dal patrimonio e dall’esperienza del maggiore successo indipendentista della storia recente, si ripresentano le condizioni per riaprire il cantiere per l’indipendenza del Veneto, dato che lo stato italiano sembra definitivamente aver affondato con decisione i propri piedi nelle sabbie mobili dell’ingovernabilità.

    Veneto Sì / Plebiscito.eu

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    L’ITALIA FA RIDERE IL MONDO INTERO, MEGLIO L’INDIPENDENZA DEL VENETO

    La situazione italiana è grave, ma non seria. L’astensione è l’unica scelta di responsabilità rimasta per il prossimo 4 marzo

    L’Italia è così alla frutta che il più seguito comico americano (o meglio, inglese, ma che conduce uno show che va in onda in America) se la ride di gusto, prendendo in giro l’intera classe politica tricolorita, composta da suoi ridicoli colleghi comici demagoghi, impresentabili e odiosi fascisti, corrotti incapaci e inconcludenti e condannati bannati dall’esercizio di funzioni pubbliche. Il mondo ride di cotanta demenza e l’unica scelta possibile per noi si chiama astensione dal voto nelle prossime elezioni politiche del 4 marzo.

    Citando Ennio Flaiano possiamo dire che la situazione italiana è grave, ma non seria. Ciò vale a maggior ragione se pensiamo che le prossime elezioni, comunque vada, saranno territorio esclusivo dei nemici del diritto di autodeterminazione dei popoli sancito dall’articolo 1 comma 2 dello statuto delle Nazioni Unite.

    Autentici seminatori di odio, come quel Simone Di Stefano di Casapound, pronto a sostenere un ipotetico governo guidato da un altro fascista come Salvini, che nello scorso ottobre su Facebook minacciava noi indipendentisti anche con l’uso del fucile!

    A questi irresponsabili sostenitori della violenza politica rispondiamo:

    Viva l’indipendenza del Veneto, civile, pacifica, democratica!

    Liberiamoci da questi mostri!

    Veneto Sì / Plebiscito.eu

    p.s.: consigliamo all’autore dell’idiozia nell’immagine di iniziare già puntando lo strumento di odio verso la sua zucca vuota #COPATE

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    INDIPENDENZA DEL VENETO: IL TRIBUNALE DECRETA LA LEGALITÀ DEI BOND VENETI

    Pubblicata copia del decreto del giudice Bruno Casciarri. Ora seguiranno denunce e azioni legali verso tutti coloro che continueranno a diffamare Plebiscito.eu e a gettare ombra sulla legalità dei Bond Veneti

    Ieri Plebiscito.eu ha risposto all’attacco polemico della senatrice Laura Puppato, che nei giorni scorsi si era scagliata contro il movimento per l’indipendenza del Veneto e in particolare contro l’emissione di Bond Veneti.

    Oggi pubblichiamo in anteprima assoluta copia dell’originale decreto di archiviazione disposto il 19 gennaio 2017 dal giudice Bruno Casciarri, che ha concluso un lunghissimo procedimento di indagine, originato da una denuncia presentata alla guardia di finanza italiana ancora il 6 novembre 2014 da tal Giovanni Dalla-Valle. Il Dalla-Valle probabilmente aveva agito per rivalsa verso Plebiscito.eu, che lo aveva allontanato pochi mesi prima per gravi comportamenti in contrasto con i principi del movimento.

    Fatto sta che da tale ridicola denuncia ha preso origine una lunga e minuziosa indagine da parte della giustizia italiana, che alla fine ha sancito la piena legittimità dei Bond Veneti.

    La guardia di finanza italiana e gli organi inquirenti hanno scandagliato nel dettaglio tutti le attività e i conti correnti del movimento e del suo presidente Gianluca Busato per circa 2-3 anni, senza trovare anche il minimo appiglio per una qualsiasi azione giudiziaria. Sono stati sentite moltissime persone che avevano acquistato Bond Veneti ed effettuato donazioni al movimento ed è stata condotta ogni tipo di indagine. Alla fine la guardia di finanza italiana non ha potuto constatare che l’emissione di Bond Veneti veniva (e viene) condotta senza alcuna promessa di rendimento, in quanto trattasi di donazioni a supporto del progetto di indipendenza del Veneto.

    L’archiviazione è stata pertanto un’ovvia decisione conseguente da parte dei magistrati italiani, in quanto non sussisteva alcuna ipotesi di reato, poiché i Bond Veneti sono un’operazione perfettamente legale e compatibile con le norme sia bancarie sia fiscali persino dello stato oppressore italiano. Di tale decreto di archiviazione abbiamo ricevuto copia lo scorso 11 gennaio 2018.

    Questa è un’ulteriore testimonianza di correttezza della condotta di Plebiscito.eu, l’unica entità che ha saputo dare voce ai veneti organizzando il referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, che vide oltre 2,3 milioni di veneti votare con la vittoria plebiscitaria dell’89,10% di Sì all’indipendenza della Repubblica Veneta.

    Altrettanto evidente è che ora seguiranno denunce e azioni legali verso tutti coloro che continueranno a diffamare Plebiscito.eu e a gettare ombra sulla legalità dei Bond Veneti. Purtroppo per anni siamo stati diffamati dagli organi di stampa e dai partiti italiani, con il supporto più o meno consapevole anche di molti veneti invidiosi che mal hanno sopportato il successo dell’azione innovativa di Plebiscito.eu, che ha saputo guardare in avanti creando strumenti tecnologici per l’emancipazione veneta.

    Come anche oggi avviene grazie alla creazione di eVenetia, il Cripto-Stato ipersicuro (a differenza delle piattaforme colabrodo dei partiti italiani, violate costantemente dagli hacker) che dallo scorso Natale ha aperto le iscrizioni gratuite e le domande di cittadinanza e residenza digitale veneta, aperta a tutti i cittadini del mondo, esattamente come fa l’Estonia, stato membro dell’Unione Europea all’avanguardia nella rivoluzione digitale.

    Per supportare al meglio il processo di indipendenza del Veneto e per incoraggiare la lungimirante e coraggiosa azione civica di Plebiscito.eu, unica soluzione al disastro italico, prenotiamo fin d’ora tanti Bond Veneti, rinnovando la nostra fiducia nella Repubblica Veneta.

    Ufficio comunicazione – Veneto Sì / Plebiscito.eu

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    4 MARZO, LE RAGIONI DEL NON VOTO: MEGLIO L’INDIPENDENZA DEL VENETO

    Tra un mese si tengono le prossime elezioni politiche italiane e in molti si chiedono il da farsi. Da un punto di vista generale, al fine di promuovere e attuare una qualsiasi progettualità politica, il metodo elettorale e democratico di per sé è sempre preferibile a qualsiasi alternativa. D’altro canto, ogni situazione è particolare e pertanto è necessario verificare quale possa essere il migliore approccio anche nella fattispecie del prossimo 4 marzo.

    La nostra prospettiva, precisiamo, è la difesa dell’interesse generale del Veneto e dei Veneti, ovviamente, che nel mondo moderno sempre più globale e interconnesso può essere difeso al meglio solo con l’indipendenza, in un quadro europeo e internazionale.

    Fa quindi specie leggere in questi giorni che il prof. Paolo Bernardini, indipendentista e libertario, che per la precisione si definisce prima libertario e quindi indipendentista, si schieri in favore del voto per Casapound, nel nome di una presunta sovranità italica, che a suo parere, potrà aprire le porte a una successiva sovranità veneta. Fa specie, in quanto Casapound è una formazione intollerante, statalista e per molti aspetti socialista, o meglio, nazional-socialista, che ben poco, se non nulla, ha a che fare con gli ideali liberali classici. Sinceramente ci pare una contraddizione in termini, che ci fa sospettare di malcelate simpatie fasciste, che sono in chiara antitesi con l’indipendenza del Veneto e il diritto di autodeterminazione dei popoli in generale. Tale presa di posizione ci delude profondamente e ci fa ancor più male, in quanto in passato Bernardini si faceva interprete di altre proposte e idee, che anche in questo sito internet e movimento avevano trovato spazio di frequente.

    A nostro avviso, la cosiddetta sovranità italiota e il provincialismo autarchico anti-moderno dei neo-fascisti e della sinistra estrema, oltreché idiozie assolute da un punto di vista economico e civico, sono concetti in contrasto con gli interessi del Veneto indipendente, che necessita al contrario di capacità di azione globale, anche oltre i confini UE.

    Non si può certo pensare di ambire all’indipendenza se non si è nemmeno in grado di concepire un progetto che permetta alla Repubblica Veneta di essere attore protagonista nella modernità. E la modernità richiede appunto logiche di interconnessione internazionale sotto ogni punto di vista, finanziario, economico, relazionale, industriale, tecnologico, culturale e soprattutto di pensiero. Rifugiarsi in un’Arcadia del passato impossibile da ricreare, quale sarebbe un’Italietta risorgimentale o neo-fascista, prima che un sogno impossibile, è un autentico incubo da tenere il più lontano possibile.

    Ciò è ancor più valido qui e ora, ad un mese dalle elezioni politiche italiche, che raffigurano una competizione tra demogoghi incompetenti, che combattono a suon di slogan deleteri e di promesse assurde e nocive, che hanno l’unico comune denominatore di aumentare a dismisura la spesa pubblica, che ovviamente sarà finanziata con la predazione fiscale, in particolare del Veneto, delle sue imprese e dei suoi cittadini. E se qualcuno avesse ancora dubbi sulla loro competenza, basta verificare a quale livello di sottosviluppo abbiano portato lo stato italiano, a ogni livello di governo da diversi decenni a questa parte, senza distinzioni tra destre, sinistre e populisti di sorta.

    In tale quadro generale, che fa decidere a BridgeWater, uno dei fondi più importanti del mondo, di scommettere contro l’Italia triplicando le sue posizioni ribassiste da 1,1 a 3 miliardi di dollari, andare a votare alle prossime elezioni del 4 marzo a nostro avviso è da incoscienti, o da eterni illusi.

    Quando si assiste a una così colossale presa in giro è infatti doveroso compiere un atto di responsabilità civile e NON andare a votare per non rendersi corresponsabili della partitocrazia criminale. E a chi ci chiede a cosa serve il non voto, chiediamo loro a cosa mai è servito votare in un sistema bloccato e profondamente anti-democratico come quello italiano.

    Meglio, molto meglio, l’indipendenza del Veneto.

    Gianluca Busato
    Veneto Sì / Plebiscito.eu