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A SCUOLA MEGLIO LA CARTA IGIENICA DELLA COSTITUZIONE

Oggi è apparsa la notizia secondo cui il ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Senato, il Quirinale e il ministero dell’Economia, ha deciso di regalare ad ogni bambino della scuola primaria, ad ogni allievo della scuola secondaria di primo e secondo grado una copia della costituzione italiota. La stessa costituzione che secondo l’interpretazione della corte costituzionale (in cui da 60 anni nessun giudice veneto è stato chiamato a far parte, contro i 29 campani, i 14 siciliani e i 14 laziali) vieterebbe l’organizzazione del referendum di indipendenza da parte della regione Veneto.

A parte che abbiamo dimostrato l’insignificanza di tale divieto organizzando noi stessi il referendum di indipendenza del Veneto nel 2014 – vincendolo con l’89,10% di voti favorevoli –, ci chiediamo se non fosse stato un investimento più azzeccato la fornitura agli studenti direttamente di carta igienica, dato che spesso devono portarsela da casa. Forse sarebbe stata cosa più utile rispetto a righe scritte dalle mani dei morti per impedire ai vivi di esercitare un fondamentale diritto umano quale il diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto, così come sancito dall’art. 1 c. 2 dello statuto delle Nazioni Unite e da molti altri pronunciamenti fondamentali della comunità internazionale, quale ad esempio l’Advisory Opinion sull’indipendenza del Kosovo della Corte Internazionale di Giustizia del 22 luglio 2010.

Tale atto di nazionalismo smaccato appare ancor più fuori luogo e di cattivo gusto se pensiamo che quest’anno corre il centenario della fine della 1° guerra mondiale, una guerra di aggressione condotta dallo stato italiano per pura volontà criminale di potenza, tra l’altro dichiarata contro quello che fino al giorno prima era un suo alleato, l’Austria.

Nessuno si offenda o se ne abbia a male, ma proprio la costituzione italiota unita alla più vuota retorica patriottarda di uno stato guerrafondaio si traducono nel fallimento storico ben rappresentato proprio dalla sua incapacità di fornire persino il materiale di consumo più basilare per le attività organiche più naturali degli studenti.

Meglio l’indipendenza del Veneto.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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VENETO: ZERO GIUDICI COSTITUZIONALI

La Befana italiana porta il carbone ai veneti in corte costituzionale, da almeno 60 anni

Tornati dalle feste di Natale e di Capodanno e in attesa dell’Epifania, la Befana italiana ha già portato un pò di carbone per i veneti. O meglio: il carbone lo porta da almeno 60 anni, per quanto riguarda la presenza di giudici veneti in Corte Costituzionale. Essi infatti sono lo strepitoso numero di … 0 (zero ZERO)!!!

[fonte: Valerio Zaffalon, gruppo Fondazione i Cinquecento]

Evidentemente qualcuno la secessione l’ha già fatta 🙂

La mappa che riportiamo indica infatti il numero di giudici della Corte Costituzionale per Regione di nascita nella Repubblica Italiana, dal 1955 ak 2017.

Crediamo sia inutile commentare ulteriormente un dato di fatto tanto oggettivo: preferiamo lasciare ad ognuno le considerazioni del caso.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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CATALOGNA, VITTORIA INDIPENDENTISTA. RAJOY “MATADO”, FALLIMENTO DELLA REPRESSIONE SPAGNOLA

In Catalogna gli indipendentisti vincono ancora le elezioni, guadagnando una maggioranza “repubblicana”. Con un leader in esilio e uno in prigione, per reati di opinione. In Unione Europea, il 21 dicembre 2017

Grande vittoria indipendentista nelle elezioni “autonomiche” catalane del 21 dicembre 2017, con il risultato sorprendente di Junts per Catalunya, che ha guadagnato 34 seggi e che assieme ai 32 seggi di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e ai 4 di CUP assicura la maggioranza indipendentista repubblicana nel Parlamento Catalano.

Altrettanto clamorosa e senza appello la sconfitta totale del capo del governo spagnolo, Mariano Rajoy, il cui partido popular (PP) è stato praticamente cancellato dalla terra catalana. I cosiddetti costituzionalisti sono stati travolti dagli indipendentisti, con solo 57 seggi. A poco è servita la prova di relativa forza di Ciutadans, con una classica inutile vittoria di Pirro che lo vede diventare il primo partito catalano in termini relativi, ma ampiamente minoritario in termini di coalizione governativa e tagliato fuori da ogni gioco.

Non è servita a nulla quindi la repressione poliziesca spagnola di Rajoy e la persecuzione politica contro i reati di opinione: il Popolo Catalano non si è fatto intimidire e ha restituito agli indipendentisti la maggioranza e il governo della Catalogna.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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SALVIAMOCI DALL’OSCURANTISMO ITALIANO CON L’INDIPENDENZA DEL VENETO

Scappiamo dall’Italia, sempre più Venezuela d’Europa. Giovedì sera 30 novembre a Valeggio sul Mincio il convegno “Le Nuove Vie della Seta – Veneto, Cina, Europa”

Le ultime settimane confermano e anzi accentuano una tendenza che a dire il vero è ormai più che ventennale: l’Italia è irreversibilmente incamminata in un viatico di retroguardia e sembra ben orientata ad evitare ogni rischio di essere contaminata dai processi evolutivi in corso nel resto del mondo civile.

Qualcuno lo chiama declino, altri degrado. Gli aggettivi si consumano, da paese straccione, a stato ladro e fallito. Fatto sta che l’esito è lo stesso: non c’è alcuna speranza di salvezza per il (presunto) belpaese.

Le ultime vicende relative alla canea nazionalpopolare contro Amazon da un lato e alla folle proposta di applicare la webtax sono inequivocabili segnali dell’avversione tricolore all’innovazione. Il fattore distintivo della pseudo-italianità sono sempre più l’invidia verso i migliori e la guerra totale contro la tecnologia.

È incredibile come la vicenda Amazon della settimana scorsa abbia visto uniti gli alfieri del nazionalismo più becero con i sindacati difensori dei privilegi di parte e nemici agguerriti di ogni ipotesi di meritocrazia e di contrattazione individuale.

Non è inoltre un caso che in sordina sia passata in commissione bilancio del senato l’approvazione all’unanimità (sic!) del testo di legge sulla web tax che preveda una tassazione del 6% per ogni transazione digitale.

Applicare un tassa del 6% sul fatturato vuol dire tassare ciò su cui hai già pagato le tasse (iva, tasse sul lavoro, tasse sul reddito etc.), quindi aumentare i costi in modo arbitrario: significa penalizzare un imprenditore estero, quindi fare un’operazione di protezionismo per evitare che entri l’innovazione, isolando il sistema-paese dalla modernità.

Tale tassa medievale prevede di colpire pertanto proprio le aziende che fanno dell’evoluzione tecnologica un tratto distintivo, difendendo in modo pretestuoso e assurdo chi invece resta ancorato al passato. Ciò allontana ancora una volta e ancora di più l’Italia dal novero dei paesi civili, dove le tecnologie digitali vengono invece incentivate al fine di difendere posizioni di rendita parassitaria altrimenti indifendibili.

Il tutto passa con la litania che senza interruzione passa negli organi di informazioni televisivi, online e cartacei che ripetono il mantra governativo, ovvero che si tratti di un provvedimento che mira a riequilibrare la presunta “evasione fiscale” dei giganti della rete, gli “Over The Top”. Si tratta di un’autentica “fake news”, che ha purtroppo il bollino certificato dello stato italiano, del suo governo e di tutte le organizzazioni sindacali di categoria, dai lavoratori agli imprenditori, senza eccezioni.

Tutti uniti nel difendere il sottosviluppo italiano, tutti uniti con il vangelo secondo Boccia, che prevede la dittatura dell’ignoranza digitale e la difesa degli interessi corporativi di chi vuole continuare a stare sul mercato a discapito dei consumatori e a discapito dell’interesse generale del paese.

Il protezionismo italiano è il tratto distintivo del campione della retroguardia e dell’isolazionismo, il Venezuela d’Europa, quell’Italia che si distingue sempre più per il furto intergenerazionale, il furto fiscale territoriale contro il Veneto e tutte le regioni produttive, l’avversione alla modernità, l’emigrazione massiva (oltre 250.000 persone all’anno), il parassitismo, la lamentela, il corporativismo, l’antimeritocrazia.

Un incubo civile e fiscale dal quale scappare e che paradossalmente in futuro solo le Amazon di turno potranno decidere di sfruttare come mercato residuale grazie alla propria superiore efficienza ed economie di scale che consentiranno loro anche di far fronte alla penalizzazione del furto protezionistico del 6% sul fatturato.

Mentre quindi il Corriere della Sera si accorge di uno squilibrio di 88 miliardi di euro all’anno nel sistema previdenziale italiano, noi tracciamo la via per lo sviluppo futuro che vede Venezia baricentro dei nuovi corridoi di comunicazione globale. L’appuntamento è per giovedì prossimo 30 novembre a Valeggio sul Mincio (VR) alle ore 20.30 presso la sala Civica “Gaetano Toffali” in Via Roma, 9.

Nel corso dell’evento, oltre a dare un resoconto dello stato dell’arte delle nostre attività e delle prossime realizzazioni, presenteremo anche un quadro interessante di opportunità, impresa e soluzioni ad alta redditività per gli operatori economici. Sveleremo inoltre anche con dettagli inediti quali sono i grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in corso, che vedono Venezia e il Veneto tornare ad essere il cardine dei nuovi corridoi di commercio internazionale delle Nuove Vie della Seta.

Sarà proprio la questione geopolitica il fattore determinante a sorpresa che porterà al trionfo del progetto di indipendenza del Veneto.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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QUESTIONE GEOPOLITICA: FATTORE DETERMINANTE CHE PORTERÀ AL TRIONFO DEL PROGETTO DI INDIPENDENZA DEL VENETO

Mentre continua inarrestabile il declino del sistema-Italia e la lega abbandona la questione del nord, Plebiscito.eu si è preparato a tempi interessanti. Il 30 novembre a Valeggio sul Mincio (VR) l’evento “Il Veneto, la Cina e i grandi cambiamenti geopolitici in corso”

La lega è diventata italiana, il nord viene archiviato, l’aggettivo e tutto il territorio che rappresenta viene messo in soffitta tra i ricordi da dimenticare in fretta. I piccoli partiti indipendentisti di casa nostra, quando non copiano le nostre idee (sempre con un ritardo di due-tre anni fa, quando va bene), si limitano a scimmiottare la lega stessa, oppure a fare il tifo per la Catalogna, la quale dimostra come la questione dell’indipendenza sia viva e anzi determinante per l’agenda politica, quanto spinosa da risolvere, bloccata dal conservatorismo degli stati (multi)nazione e della UE ancorata ai loro veti.

La recente grande vittoria dei Sì nei referendum di autonomia del Veneto (e anche della Lombardia) sarà come la proverbiale montagna che partorirà il consueto e previsto misero topolino della devoluzione di qualche materia secondaria alle regioni, senza intaccare nella sostanza la struttura centralista dello stato, in particolare nell’impressionante deriva della spesa pubblica che mantiene la questione del debito pubblico la palla al piede del sistema-Italia né tantomeno per quanto riguarda la questione dell’enorme furto fiscale di 15-20 miliardi di euro sottratti ogni anno al Veneto sui circa 70 che paga di tasse.

Non l’unica palla al piede, sia ben chiaro, perché le cifre stimate di 250.000 persone che ogni anno stanno scappando dall’Italia testimoniano una situazione ben più drammatica delle sole considerazioni amministrative e bilancistiche. Situazione sociale e ancora prima culturale, se è vero che l’Italia è in coda tra i Paese Ocse per percentuale di laureati e anche questi ultimi risultano essere solo in minoranza in ambiti a maggior tasso di produttività, quali le discipline scientifiche e tecnologiche.

Dal punto di vista del sistema del credito ed economico-finanziario come poi non rilevare che l’Italia è dipendente praticamente al 100% dal sistema bancario e pubblico per quanto riguarda il finanziamento cui hanno accesso le imprese, al contrario, per esempio, del sistema presente negli Stati Uniti, dove le aziende attingono per il 90% delle loro necessità ai sistemi di capitali privati, private equity e venture capital? Da noi anche la parte degli investimenti di venture capital viene portata avanti proprio dal sistema pubblico o para-pubblico (che dovrebbe invece ben guardarsene), come in modo scellerato sta facendo, ad esempio, la Cassa Depositi e Prestiti, mettendo sempre più a rischio persino i risparmi postali delle inconsapevoli nonnine italiane.

Il tutto nell’assenza di qualsiasi visione strategica di medio-lungo periodo, che rende anche i tentativi di qualche singolo esponente, come l’encomiabile ministro Calenda, dei pannicelli caldi dall’effimera portata, soprattutto se raffrontata alla costanza e all’abbondanza delle politiche dei premi, dei bonus, che forse sarebbe il caso di chiamare con il loro autentico nome di politiche di “voto di scambio”.

I numeri della inconsistente crescita italiana non permettono insomma alcuno spazio per l’ottimismo, a maggior ragione se si pensa che ci troviamo di fronte alla prossima campagna elettorale, che si annuncia lunga e che come da abitudine tricolore vedrà senz’altro allentarsi ogni logica di rigore, lasciando spazio alle promesse e alla pratica dello spendi e spandi pubblico, del deficit spending (anche mascherato), dei trucchi contabili, che come ovvio e più immediato effetto perverso avranno quello di indebitare ancora di più le generazioni a venire, condannandole a una povertà sociale ancora più drammatica di quella odierna.

In tale scenario che appare incontrovertibile si comprende perché l’unica soluzione al dramma italiano sia rappresentata proprio dall’indipendenza del Veneto, dal suo effetto benefico indotto grazie alla responsabilizzazione finanziaria e politica del sistema italiano e dalla conseguente stabilizzazione della Unione Europea. L’alternativa a ciò sarà invece costituita dal “cordone sanitario” finanziario che – secondo la dottrina Schäuble – l’Europa sarà costretta ad applicare all’Italia, per contenerne i rischi di “contagio”, nel momento in cui finirà la “droga di Draghi” (2018? 2019?) rappresentata dalla politica di Quantitative Easing della BCE, con ritorno alla crescita galoppante degli interessi sul debito pubblico monstre dell’Italia.

Tale scenario non trova spiazzati Veneto Sì, Plebiscito.eu e tutte le strutture cui abbiamo dato forma dopo il referendum di indipendenza del Veneto del 2014, per intercettare le straordinarie opportunità che derivano dai grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in atto: abbiamo saputo infatti prepararci con grande anticipo a tempi interessanti, che si stanno avvicinando sempre di più.

Il prossimo giovedì 30 novembre a partire dalle ore 20.30 presso la Sala Civica “Gaetano Toffali” in Via Roma, 9 a Valeggio sul Mincio (VR) affronteremo in dettaglio tutti questi temi durante la serata speciale sul tema “Il Veneto, la Cina e i grandi cambiamenti geopolitici in corso”.

Nel corso dell’evento, oltre a dare un resoconto dello stato dell’arte delle nostre attività e delle prossime realizzazioni, presenteremo anche un quadro interessante di opportunità, impresa e soluzioni ad alta redditività per gli operatori economici. Sveleremo inoltre anche con dettagli inediti quali sono i grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in corso, che vedono Venezia e il Veneto tornare ad essere il cardine dei nuovi corridoi di commercio internazionale delle Nuove Vie della Seta.

Sarà proprio la questione geopolitica il fattore determinante a sorpresa che porterà al trionfo del progetto di indipendenza del Veneto.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

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DALLA REGIONE CATALOGNA ALLA REPUBBLICA CATALANA

L’indipendenza delle Regioni produttive sarà il fattore chiave dell’Agenda Europea dei prossimi 15 anni

Dopo l’emozionante dichiarazione di indipendenza della Repubblica Catalana proclamata venerdì 27 ottobre scorso dal Parlamento di Barcellona, ora è partita una fase di transizione verso la realizzazione concreta del nuovo stato.
La Spagna com’era prevedibile ha acceso “l’opzione nucleare” applicando l’art. 155 della costituzione spagnola con la cessazione dell’autonomia della Catalogna e annunciando elezioni anticipate per il prossimo 21 dicembre.
Ora molti interrogativi emergono: la Repubblica Catalana affronterà frontalmente lo stato spagnolo, opponendosi alla sua giurisdizione, oppure tenterà di “disinnescarne” la sovranità con azioni di disobbedienza civile?
La strategia che pare emergere nella leadership catalana pare essere proprio quest’ultima, che si traduce nella resistenza pacifica e democratica, perserveranza e prospettiva annunciata ieri dal Presidente Carles Puigdemont. Rafforzata quindi dalle dichiarazioni di Oriol Junqueras, numero due del governo catalano e leader del primo partito indipendentista, Esquerra Republicana de Catalunya, che rilancia anche non escludendo a priori la partecipazione anche alle elezioni del 21 dicembre.
In un editoriale odierno, Vincent Partal, direttore di VilaWeb, rafforza tale scenario, sposando l’idea della sterilizzazione degli effetti dell’applicazione dell’art. 155 della costituzione spagnola.
Vedremo nei prossimi giorni come si articolerà tale strategia, o se addirittura si procederà anche all’arresto delle principali cariche della Repubblica Catalana, a cominciare dal suo presidente, anche se l’impressione è che forse il governo spagnolo non abbia il coraggio di applicare una nuova stretta violenta sulla Catalogna, anche perché è stato avvisato in tal senso proprio dall’Unione Europea.
Molto significativo ci appare un articolo pubblicato ancora alcuni giorni fa da El Pais (quotidiano vicino al PSOE, partito socialista e unionista) sui problemi pratici che la Spagna può incontrare nella “normalizzazione della Catalogna”. I principali fattori critici che lo stato spagnolo incontrerà, secondo El Pais, sono:

1. Resistenza attiva. Al di là delle cariche apicali del governo catalano, che possono essere rimosse o incarcerate, resta il problema delle cariche pubbliche, ad esempio nelle tv catalane, o nei Mossos d’Esquadra (17.000 poliziotti, che hanno in pratica il controllo del territorio sotto il profilo dell’ordine pubblico).
2. Resistenza passiva: la Catalogna gode di una struttura di oltre 200.000 funzionari e dipendenti pubblici che sono nella grande maggioranza a favore della Repubblica Catalana. Non sarà semplice per l’amministrazione centrale spagnola farsi obbedire né sostituire tale struttura molto radicata, costruita in 40 anni di governo autonomista-indipendentista.
3. Il tempo. Le pressioni del PSOE e di Ciudadanos sono state decisive per imporre a Rajoy una risoluzione dell’articolo 155 in pochi mesi. Questo è stato un modo per sottolineare una situazione intermedia breve e per rassicurare l’opinione pubblica catalana – e spagnola. Ma tale compromesso temporale rende ancora meno praticabile la possibilità di costruire una sorta di “amministrazione parallela” o indotta. La stessa sostituzione di funzionari di alto livello richiederebbe complesse procedure amministrative, nel tempo. Significa che l’unico modo per realizzare lo scenario del 155 in pochi mesi prima delle elezioni sarebbe per il governo centrale trovare in Catalogna un’amministrazione fedele. E lo scenario reale è esattamente l’opposto.
4. L’inesistenza delle strutture dello stato in Catalogna. Solo il 9% dei dipendenti pubblici della Catalogna provengono dal governo centrale. Questo fu anche il motivo principale dell’incapacità del governo spagnolo nell’impedire la celebrazione del referendum di indipendenza del 1° ottobre, lasciando aperta solo l’opzione della violenza poliziesca. La presenza dello stato spagnolo in Catalogna è solo residuale e simbolica e circoscritta alle funzioni del Tesoro e della previdenza sociale.
5. La precarietà dello stato spagnolo. Il potere e il peso dello Stato spagnolo hanno più a che fare con una visione mitica (o mistica) che con una realtà operativa. Al di là della crisi catalana, lo Stato è esposto a una carenza di autorità e di funzionamento. Sia per i trasferimenti alle comunità autonome sia per la politica di privatizzazione – non è lo stato a portare nelle case il telefono, o il gas, o la luce e ha poco impatto sulla motivazione dei funzionari addetti a tali funzioni, che sono per la maggior parte nel settore privato.

Nel contempo vanno messe in evidenza le difficoltà che invece ha il blocco indipendentista in questo stesso scenario:

1. un evidente isolamento internazionale. Nessuno stato di peso probabilmente si muoverà in modo diretto per aiutare la Repubblica Catalana, finché essa non avrà dimostrato la propria sussistenza e capacità sovrana. Né può resistere a lungo uno stato indipendente che resti isolato nell’attuale mondo globalizzato e interdipendente.
2. Una fragilità infrastrutturale. Alcune infrastrutture critiche, quali la rete energetica, aeroportuale, di telecomunicazioni e internet in primis, possono essere in un qualche modo smantellate o disarticolate dallo stato centrale, come risposta estrema a un esercizio diretto della sovranità da parte della Repubblica Catalana.
3. L’esercito e le forze speciali. Il potere militare resta saldamente in mano alla Spagna e per quanto extrema ratio resta pur sempre una carta che potrebbe essere decisiva quanto odiosa.
4. La divisione della società civile catalana. Esiste una forte minoranza spagnolista, o contraria all’indipendenza. Questa troverà, come sta trovando, grande appoggio da parte del governo spagnolo, fino all’autorizzazione ad operare alle squadracce franchiste dell’estrema destra che già si stanno attrezzando per usare l’arma della paura verso la popolazione catalana.
5. La stabilità economica, che richiede un tempo il più breve possibile per risolvere la situazione, per non rischiare di perdere operatori economici preoccupati dall’instabilità politica che potrebbero acuire il problema delle imprese che lasciano la Catalogna.

Per tali ragioni capiamo e condividiamo la scelta strategica di Puigdemont: solo la pazienza sapiente di chi sa di avere in mano il pieno diritto alla propria indipendenza e una visione superiore potranno permettere di esercitare la propria sovranità dopo l’attuale fase transitoria dalla Regione della Catalogna alla Repubblica Catalana.

Non esiste tecnicamente la possibilità che la Spagna possa riprendere controllo della Catalogna con la sola opzione militare né tantomeno assoggettare il suo popolo pacifico, determinato e molto ben organizzato, nell’anno domini 2017. Pertanto ai Paesi occidentali converrà molto rapidamente considerare l’opzione di riconoscere la Catalogna, per evitare che qualche altra potenza si inserisca nel vuoto, aprendo la porta a possibili spostamenti geopolitici nel cuore d’Europa.

Una cosa infatti è certa: l’indipendenza delle Regioni produttive sarà il fattore chiave dell’Agenda Europea dei prossimi 15 anni

Plebiscito.eu / Veneto Sì

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MESSAGGIO DAL CRIPTO-STATO: LA REPUBBLICA VENETA DIGITALE STA PER ARRIVARE

“Messaggio dal Cripto-Stato (la Repubblica Veneta digitale): giovedì avremo completato lo sviluppo delle API (application programming interface, i protocolli di interfacciamento dell’applicazione) e del back-end (lo scheletro digitale) per far partire il censimento on line dei veneti. A questo punto ci manca solo il front-end (la parte grafica), per cui tra l’inizio di dicembre e Natale ci siamo. Preparatevi!”.

È questo il post pubblicato su Facebook dal movimento Plebiscito.eu che sta scaldando il cuore di molti indipendentisti veneti.

All’indomani del referendum veneto del 22 ottobre e dopo i primi messaggi contro i veneti che arrivano dal governo italiano, Gianluca Busato aveva anticipato che qualcosa era nell’aria, con un comunicato pubblicato direttamente dal sito internet di Plebiscito.eu:

“Allora vogliamo mandare un messaggio ai vari Bressa e Martino: noi indipendentisti oggi da un punto di vista operativo forse siamo ancora pochi, ma è chiaro ed evidente a tutti che domani con il popolo veneto che ci appoggerà come un sol uomo saremo un fiume in piena se il governo italiano in tempi rapidi non si deciderà a prendere atto della Caporetto (evento di cui oggi ricorre il centenario) che lo ha travolto domenica scorsa con il referendum del Veneto che un secolo dopo ha passato anche la linea del Piave: se il governo non restituirà ai veneti le tasse pagate dai veneti, il fiume carsico dell’indipendenza riaffiorerà impetuoso in superficie e travolgerà ogni residua resistenza di uno stato fallito, sommerso dai debiti e imballato da clientelismo, parassitismo e volontà di predazioni delle aree più produttive del territorio”.

“Il governo italiano non ripeta gli errori di un secolo fa: accetti in pieno, velocemente e senza riserve le richieste del governatore Zaia e della regione Veneto, che sono magnanime e nel loro esclusivo interesse, proprio per salvare un’unita dello stato italiano in evidente rischio. Conceda lo statuto speciale al Veneto e lasci alla regione e agli enti locali la gestione diretta e senza vincolo di destinazione d’uso dei nove decimi delle tasse pagati ai veneti”.

Quindi nel pomeriggio l’atteso annuncio che la Repubblica Veneta digitale sta per fare i primi passi: sarà un bellissimo regalo di Natale!

Veneto Sì

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REPORTAGE DI AL JAZEERA SUL REFERENDUM VENETO CHE HA VISTO IL TRIONFO DI ZAIA

Intervista a Gianluca Busato: “l’Unione Europea deve evolversi in un autentico sistema federale, come la Svizzera, o gli USA. L’unico modo è con l’indipendenza”

Oggi la rete globale di informazioni Al Jazeera ha pubblicato parte di un’intervista a Gianluca Busato condotta ieri a Venezia dal celebre reporter internazionale Hoda Abdel Hamid e andata in onda in diretta durante le news internazionali. Al Jazeera si è soffermata sull’analisi del voto nel referendum per l’autonomia del Veneto del 22 ottobre, conducendo anche un reportage nei giorni precedenti al voto che ha visto il trionfo di Luca Zaia.

Nell’articolo odierno Al Jazeera riporta che “nonostante il voto, i protagonisti della campagna per l’autonomia ammettono che le regioni dovranno affrontare ostacoli nel parlamento, ma ritengono che la maggiore indipendenza sarà positiva per la governabilità”.

A tal proposito Gianluca Busato ha dichiarato: “Credo che l’Europa debba evolversi in un sistema più federale come gli Stati Uniti con i suoi 50 stati. L’Europa può avere 50 regioni indipendenti, questo non è un problema per la governabilità e sarà anche la direzione che la gente vuole dal punto di vista economico e civico”.

A proposito del referendum veneto, Gianluca Busato ha infine dichiarato: “Il popolo veneto vuole più potere, vogliamo indietro i nostri soldi. D’altra parte va detto che questo è un vicolo cieco, poiché dopo questo voto la decisione sarà presa dal governo e dal parlamento italiano, dove i parlamentari veneti sono solo l’8% Sarà molto difficile ottenere qualcosa. Ci saranno molte persone che vorranno l’indipendenza e molte altre che vorranno di più l’autonomia Ma alla fine emerge un fatto: non puoi raggiungere l’autonomia in Italia senza l’approvazione del parlamento e dall’altra parte noi possiamo dire che se vogliamo l’indipendenza dobbiamo solo esercitare il nostro diritto all’autodeterminazione, pertanto per quello ci servirà solo l’opinione dei veneti. Naturalmente, dato che vogliamo ottenere una situazione vantaggiosa per tutte le parti, raggiungeremo un accordo con lo stato italiano, ma questa è un’altra faccenda, ovviamente”.

Ufficio Stampa – Veneto Sì

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GRANDE VITTORIA DI ZAIA SU AUTONOMIA, MA RIBADIAMO CHE L’INDIPENDENZA DEL VENETO È L’UNICA SOLUZIONE PERCORRIBILE

Affluenza al 60% circa. Regione Veneto sotto attacco hacker

I veneti hanno votato, in grande maggioranza, a favore dell’autonomia del Veneto, con un’affluenza al voto attorno al 60%, molto alta, seppure in numero inferiore rispetto al referendum per l’indipendenza del Veneto del 2014, quando l’affluenza fu del 63,2%. Probabilmente se non vi fosse stata una presa di distanza proprio sull’indipendenza negli ultimi giorni di campagna, l’affluenza sarebbe stata decisamente maggiore. In ogni caso, il governatore Luca Zaia incassa una grande vittoria, assieme a chi ha recitato un ruolo di prima fila tra i promotori e i sostenitori del referendum, come ad esempio l’on. Simonetta Rubinato del pd (che forse potrà aiutarla a svecchiare e sburocratizzare prima di tutto proprio il suo partito).

Al momento non è noto il dato di affluenza definitivo in quanto i siti della regione e della giunta sono sotto attacco hacker da diverse ore (a questo proposito spiace che non siano state previste contromisure informatiche adeguate in un momento di chiara attenzione ed esposizione mediatica).

Anche noi di Veneto Sì e Plebiscito.eu riconosciamo la vittoria referendaria, in primis dei veneti che si sono espressi e in secundis proprio di Luca Zaia. Siamo altresì convinti che i veneti in maggioranza vogliano l’indipendenza ancor più dell’autonomia, anzi, siamo consapevoli che la vittoria di oggi nasce proprio dal successo del referendum digitale di indipendenza del Veneto, che seppe travolgere al tempo anche gli immobilismi e i tatticismi regionali che fino ad allora avevano bloccato le iniziative di legge regionale nate per iniziativa e con petizioni degli indipendentisti.

Ora seguiranno le richieste al governo da parte della giunta regionale, che a dire il vero ha già anticipato con la delibera di giunta n. 315/2016 contenente “l’illustrazione specifica e puntuale delle richieste che la Regione intenderebbe avanzare allo Stato”.

Secondo quanto anticipato dalla giunta e confermato più volte da Zaia durante la campagna elettorale, la regione Veneto chiederà tutte le competenze previste dall’art. 117 della costituzione per esercitarne le funzioni che dovranno essere esercitate dagli organi regionali, dotati di nuova e più ampia autonomia.

Inoltre la giunta nello stesso dispositivo ha previsto le “Disposizioni finanziare”, stabilendo che la Regione Veneto abbia diritto di trattenere i nove decimi del gettito dell’Irpef riscosso sul proprio territorio, i nove decimi del gettito dell’Ires ed i nove decimi del gettito dell’imposta sul valore aggiunto.

Tradotto, significa che la Regione Veneto chiederà di trattenere 66,46 miliardi di euro sull’intero gettito fiscale del Veneto di 73,85 miliardi, rispetto agli attuali 14,78 miliardi gestiti oggi dalle istituzioni venete, pari al 20% delle totali tasse pagate dai veneti.

Qui si nasconde un piccolo particolare, ovvero che in realtà sarà difficile che tecnicamente questa cifra possa essere realmente richiesta, dato che Zaia ha anticipato di voler procedere secondo quanto previsto dalla costituzione, che riserva una serie di competenze in modo esclusivo allo stato.

Vedremo presto cosa emergerà come piattaforma negoziale e quali sono i tempi previsti, dato che Zaia ha promesso un disegno di legge in tempi rapidi, dopo una consultazione con parti sociali.

Anticipiamo già che non crediamo neanche per un secondo che da tali trattative nasca qualcosa di concreto, in quanto non pensiamo che la maggioranza dei parlamentari italiani (dove il 92% non sono veneti e il 75% non sono né veneti né lombardi) rinuncerà ai privilegi finanziari di cui elettoralmente godono a danno dei veneti. Siamo convinti che lo stato italiano sia in realtà irriformabile, per ragioni politiche (la mancanza di una maggioranza parlamentare) ed economiche (la fragilità finanziaria italiana, che sarà vieppiù aumentata dal prossimo rallentamento della politica di Quantitative Easing della BCE con conseguente aumento delle spese per interessi sul debito pubblico monstre.

Proprio per tale ragione, pur rispettando il mandato che la giunta e il consiglio regionale hanno ricevuto dai veneti, continueremo da subito e anzi rilanceremo la nostra campagna per l’indipendenza del Veneto, che riteniamo l’unica via percorribile per ottenere la libertà, grazie all’esercizio del diritto di autodeterminazione dei popoli e degli ancora più basilari diritti umani, la libertà di espressione, di riunione e di associazione.

Buon lavoro agli autonomisti e buon lavoro soprattutto agli indipendentisti veneti, dato che riteniamo dipenderà da loro il futuro di benessere del Veneto.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

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REFERENDUM AUTONOMIA, LA RAPINA FISCALE VERSO I VENETI CONTINUERÀ ANCHE IL 23 OTTOBRE

Un reale cambiamento che possa incidere nella vita di tutti i giorni potrà avvenire solo con l’indipendenza del Veneto, in quanto il sistema centralista italiano è irriformabile e bloccato dalla costituzione

Qualcuno nei giorni scorsi si è arrabbiato perché ci siamo permessi di fare i conti in merito al referendum di autonomia del Veneto. Noi riteniamo che sia un’opera doverosa, perché senza una corretta informazione come potrebbero prendere una decisione i veneti chiamati alle urne il 22 ottobre?

Abbiamo aspettato fino all’ultimo giorno convinti che qualcuno avrebbe provveduto, ma dato che nessuno l’ha fatto abbiamo preso carta e penna, o meglio i file excel forniti dal Ministero del Tesoro attraverso i Conti Pubblici Territoriali, nella loro ultima versione disponibile aggiornata a maggio 2017 e relativa all’anno 2015.

Abbiamo quindi suddiviso le spese che vengono effettuate nella Regione Veneto dalle varie istituzioni governative, gli enti locali, la regione Veneto e le amministrazioni centrali dello stato.

Da esse si desume che nel 2015 la quota di differenza tra tasse pagate dai veneti e spese nel territorio in beni e servizi di qualsiasi tipologia e di qualsiasi ente è pari a circa 12,31 miliardi, ovvero il 16,67% sul totale del gettito fiscale del Veneto. Noi chiamiamo questa somma “rapina fiscale” dell’Italia nei confronti dei veneti, perché non c’è altro modo di poterla definire. Questa somma negli anni precedenti era superiore, attorno ai 20 miliardi di euro, quindi è calata un pò a causa delle minori entrate per la crisi economica italiana e dell’andamento demografico negativo che ha aumentato la spesa previdenziale (pensioni). Purtroppo secondo il percorso scelto dalla regione Veneto per questo referendum la rapina fiscale non potrà essere diminuita, in quanto essa richiede una modifica della costituzione per essere toccata e quindi l’approvazione in parlamento dei 2/3 dei parlamentari (ricordiamo anche che in parlamento i parlamentari non veneti sono il 92%).

Siamo quindi a vedere le materie che possono essere oggetto di richiesta di maggiore autonomia secondo quanto previsto dalla costituzione (il percorso scelto dai promotori del referendum), identificando le spese dell’amministrazione centrale nel territorio veneto oggetto di possibile trattativa.

Spulciando le varie voci e facendo un’ipotesi realistica di cosa possa essere ottenuto, è emerso che in concreto la massima autonomia di spesa ottenibile è il 22% (rispetto al 20% di oggi). Stiamo quindi parlando di briciole, in quanto la ricchezza del Veneto purtroppo continuerà ad essere saccheggiata grazie alla costituzione che rende il sistema italiano nativamente truffaldino.

Anche per questo 2% in più di autonomia di spesa regionale pari a circa 1,5 miliardi di €, servirà comunque l’approvazione del governo e della maggioranza del parlamento italiano (dove i parlamentari veneti sono solo l’8%).

Questi sono i numeri, anche se siamo ben consapevoli che molti veneti interpretano questo referendum non per ciò che essa è nella realtà, ma per qualche significato simbolico di cui l’hanno caricato i vari partiti ed esponenti politici.

Alcuni veneti seguono ancora i partiti italiani in modo fideistico e costoro quindi eseguiranno il mandato dei loro capibastone politici. Ciò che interessa a noi è aiutare i veneti abituati a ragionare con la propria testa a farsi un’opinione in modo razionale sulla base dei fatti concreti e delle proprie personali valutazioni.

Sempre sul fronte del significato “simbolico” del referendum, molti veneti andranno senz’altro a votare, convinti che al di là dell’inutilità del referendum questa possa essere l’occasione per far sentire la propria voce e impauriti dell’eventualità che una scarsa affluenza possa significare disinteresse e quindi maggiore potere a Roma per continuare a vessare il Veneto. D’altro canto sono molti gli indipendentisti veneti che si sono invece sentiti traditi in particolare dalla lega e da Zaia che in questi giorni ha bocciato drasticamente ogni ipotesi futura di indipendenza del Veneto.

Molti veneti infine, al di là di valutazioni di parte, ritengono il referendum controproducente in ottica di un reale cambiamento, che vedono possibile solo con l’ottenimento della piena indipendenza, seguendo un percorso alternativo rispetto a quello autonomistico, che come vediamo in Catalogna in questi giorni può essere cancellato in un giorno dal governo centrale con un semplice tratto di penna. Bisogna prendere atto che un reale cambiamento che possa incidere nella vita di tutti i giorni potrà avvenire proprio solo con l’indipendenza del Veneto, in quanto il sistema centralista italiano è irriformabile e bloccato dalla costituzione.

Detto questo, buon referendum a tutti, a chi voterà e a chi non lo farà. Dal 23 ottobre, indipendentemente dai risultati, riprenderà senza distrazioni la campagna per l’indipendenza del Veneto.

Veneto Sì / Plebiscito.eu