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CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI RACCOLTA FONDI

Vi informiamo che, considerata l’esigenza di raccogliere quanto prima risorse che ci permettano di approntare un’adeguata campagna di comunicazione, abbiamo lanciato una nuova campagna di raccolta fondi destinata ad un pubblico internazionale, attraverso un sistema molto popolare, in lingua inglese.

Vi preghiamo di inoltrarla a vostri eventuali contatti all’estero e se potete a vostra volta iniziare a sottoscriverla con una piccola somma per iniziare a far partire un volano che ha la assoluta necessità di essere alimentato per funzionare ve ne siamo grati.

Grazie per la vostra collaborazione fattiva all’indipendenza del Veneto.

Ufficio Comunicazione
Veneto Sì

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“VENETO SI” LANCIA UN SONDAGGIO TRA GLI INDIPENDENTISTI: “VI FIDATE DELLA LEGA?”

Risultati parziali

NON MI FIDO DELLA LEGA

(93%)

MI FIDO DELLA LEGA

(7%)

venetosi-4Storicamente la lega nord ha sempre giocato un ruolo fondamentale nelle apparenti divisioni nel mondo indipendentista, interpretando ad arte la legge del “divide et impera”. Grazie alla sua capacità di infiltrazione, ha spesso saputo inserire propri uomini che nel momento più opportuno spaccavano i vari movimenti e organizzazioni, decapitando le leadership, oppure dividendo la base grazie ad azioni subdole organizzate ad arte.

Solo l’enorme successo di Plebiscito.eu con l’organizzazione del referendum di indipendenza del Veneto che ha destato l’attenzione del mondo intero sulla questione veneta ha saputo interrompere tale fenomeno e da esso è nato VENETO SI come organizzazione civica ed elettorale.

Ora si impone una domanda: è cambiato qualcosa negli ultimi tempi affinché ci si possa fidare della lega nord?

Vi fidate ancora della LEGA NORD?

Per capire come la pensino gli indipendentisti, VENETO SI ha lanciato un sondaggio nei social network per cogliere il sentimento dei veneti e capire se vi sono condizioni minime per fare un po’ di strada insieme.

Per rispondere alla domanda basta collegarsi alla seguente pagina.

Vedremo a breve i risultati definitivi del Popolo Veneto di facebook.

Ufficio comunicazione
Veneto Sì

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FRANCO CORREZZOLA: “DALL’AUTODETERMINAZIONE COME RISTORAZIONE DEI DIRITTI LESI, ALLA AUTODETERMINAZIONE COME REALIZZAZIONE DELLA FELICITÀ”

Pubblichiamo di seguito la relazione presentata nel corso del Congresso fondativo di Veneto Sì dall’avv. Franco Correzzola sul diritto di autodeterminazione dei Popoli

correzzolaNel vivace dibattito giuridico e dottrinale che oggi si sforza di trovare una definizione comune del principio di autodeterminazione dei popoli (in inglese selfdetermination) viene spesso ingiustamente dimenticata l’importanza storica del discorso “dei Quattordici punti” pronunciato dal Presidente U.S. Woodward Wilson in data 8 Gennaio 1918.
Il documento, redatto in base agli studi e suggerimenti di apposita commissione di esperti (The Enquiry) nominata dal Presidente Wilson nel 1917, ebbe grande risalto ed anticipò la Conferenza di Pace di Parigi.
correzzola-2Unica tra le potenze vincitrici, la presidenza U.S. decise di esprimere chiaramente i propri obiettivi e condizioni per la sottoscrizione della pace all’indetta Conferenza.
Vale la pena rammentare in sintesi i famosi “Quattrodici Punti” (poi saliti di numero invero):

1) l’eliminazione dei patti segreti tra le potenze in favore di una maggiore trasparenza degli accordi;
2) la necessità di garantire per il futuro la libera navigazione sui mari;
3) l’eliminazione delle barriere economiche tra i Paesi;
4) la riduzione degli armamenti ai limiti necessari per soli scopi difensivi;
5) la definizione dei contenziosi coloniali con equo rispetto dei diritti delle popolazioni interessate;
6) la liberazione da forze militari esterne dei territori russi;
7) la liberazione da forze militari esterne del Belgio e restaurazione della sua piena sovranità;
8) la restituzione alla Francia dei territori (Alsazia e Lorena) sottratti dalla Prussia nella guerra del 1870;
9) il riassetto delle frontiere italiane;
10) la divisione in entità autonome e sovrane del Regno di Austria ed Ungheria;
11) la liberazione e restaurazione dei Regni di Romania, Serbia e Montenegro, con garanzia di accesso al mare per la Serbia e sviluppo dell’indipendenza piena di parecchi Stati balcanici;
12) la divisione dell’Impero Ottomano in più entità statali, con garanzia di piena indipendenza per la Turchia, nel rispetto delle minoranze presenti sul territorio;
13) la costituzione di uno stato polacco sovrano ed indipendente;
14) la costituzione di una Società delle Nazioni con lo scopo di affrontare e gestire le reciproche dispute in modo pacifico, con garanzia dell’integrità territoriale ed indipendenza politica degli Stati appartenenti, in conformità a principi di decisione condivisa.

congresso-1Particolarmente interessante è la soluzione prospettata dagli accordi di pace per la definizione dei confini austriaci moderni, aspramente contesi dalle potenze confinanti.
A fronte di una attribuzione diretta di alcuni territori all’Italia (sostanzialmente il Tirolo del Sud, incluse le province di Trento e Bolzano, nonché Tarvisio e la Val Canale) ed al Regno dei Serbi- Croati e Sloveni (Unterdrauburg ed alcune valli contigue) si decise di coinvolgere la popolazione della Carinzia del Sud nella decisione sul proprio destino.
Infatti, la Presidenza Wilson aveva incaricato una missione diplomatico militare (guidata da Archibald Cary Coolidge e Sherman Miles) di relazionare le potenze vincitrici sulla particolare situazione afferente il Ducato della Carinzia del Sud.
Il colonnello Miles, resosi conto della singolarità del territorio carinziano, propose di coinvolgere la popolazione nella decisione attraverso l’indizione di un plebiscito referendario.
congresso-2Il Ducato di Carinzia, abitato dai paleoveneti e carnici fin dall’antichità, aveva mantenuto una sua autonomia per tutta la durata del Sacro Romano Impero, fino a divenire una proprietà degli Asburgo.
La popolazione era prevalentemente di lingua tedesca, ma le zone sud-orientali erano prevalentemente abitate da gente di lingua slava.
Le truppe del Regno dei Serbi-Croati e Sloveni avevano cercato di far valere un diritto di fatto attraverso l’occupazione militare dell’area fino alle città di Klagenfurt e Villaco, scatenando la rivolta armata delle popolazioni tedesche che avevano riconquistato le posizioni a Nord del fiume Drau fino alla città di Ferlach .

lindipendenteSherman Miles propose di prendere a riferimento come linea di confine i monti che separavano la Drava dalla Slovenia ovvero la linea di displuvio delle Caravanche, ma quest’ultima proposta incontro notevoli resistenze tra le Parti interessate.
Si decise quindi, come descritto in maniera dettagliata nell’accordo di Saint Germain, di separare temporaneamente il territorio in due zone: la B ovvero la città di Klagenfurth e dintorni, posta temporaneamente sotto amministrazione austriaca, e la zona A, posta temporaneamente sotto amministrazione delle truppe Serbo-Croate e Slovene.
La zona A avrebbe dovuto pronunciarsi con un Plebiscito, indetto per la data del 10 Ottobre 1919, sul passaggio al Regno dei Serbi-Croati e Sloveni.
In caso di esito positivo, si sarebbe tenuto analogo Plebiscito anche nella zona B.
Particolare significativo è dato dal fatto che furono chiamati a votare tutti i soggetti residenti al 1
Gennaio 1919, senza distinzione di sesso, purché nativi della zona od ivi residenti almeno a far data dal 1 Gennaio 1912.
L’esito fu tutt’altro che scontato: la popolazione, in prevalenza di lingua slava, della zona A si espresse per il mantenimento dell’unione della Carinzia, rendendo di fatto superflua la consultazione nella zona B.
Di fatto, poiché il 68% della popolazione era di lingua slovena e risultò che il 59,04 % dei votanti si erano espressi per l’unitarietà della Carinzia, si deve dedurre che il 40% della popolazione slovena scelse di restare in Austria.
La cosa non dovette sorprendere il colonnello Miles, il quale aveva già notato come gli abitanti sloveni fossero storicamente inseriti nel Ducato di Carinzia con prevalenti rapporti economici verso le città di Graz e Klagenfurt, avendo poco a che spartire con i connazionali a Sudest del confine. Inizialmente la decisione non venne accettata dal Regno Serbo-Croato e Sloveno, che cercò di far valere i diritti di forza ed il vantaggio dell’occupazione militare dei territori, ma poiché pacta sunt servanda, in data 18 Novembre dovettero passare le consegne.
L’esito non fu mai più contestato, neppure durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Un referendum proposto inizialmente per ragioni strettamente nazionalistiche, ebbe pertanto un esito ben più ragionevole: più saggi dei proponenti furono gli elettori che tennero a mantenere inalterati i rapporti storico ed economici correnti, avendo assimilata ed apprezzata la riconosciuta efficienza dell’amministrazione e cultura asburgica.
Il principio di autodeterminazione dei popoli espresso da Wilson, che aveva trovato una prima coerente applicazione proprio con gli accordi di Saint Germain, successivamente fu la base teorica (vedi la Resolution 1514 dell’Assemblea Generale U.N., Declaration on the granting of independence to colonial Countries and Peoples) che portò alla dissoluzione delle potenze coloniali. Il Discorso dei c.d. Quattordici Punti del Presidente Wilson ispirò profondamente il movimento Samil Undong per la proclamazione dell’indipendenza della Korea, all’epoca occupata dal Giappone, altrimenti definito anche come Movimento del Primo Marzo (1919).
L’occupazione militare giapponese risaliva agli esiti della Guerra del 1905, permanendo una sostanziale disparità di trattamento a sfavore dei cittadini coreani rispetto ai giapponesi.

Le rivendicazioni dei trentatré sottoscrittori della Dichiarazione d’Indipendenza vertevano sulle seguenti doglianze:

1) il Governo giapponese discriminava i dipendenti coreani per trattamento e privilegi;
2) nel Governo era lamentata l’assenza di rappresentanti coreani in ruoli di prestigio;
3) vi era una evidente disparità di accesso alla educazione superiore;
4) in generale i coreani subivano una disparità di trattamento;
5) i funzionari governativi, coreani o giapponesi che fossero, erano arroganti;
6) non vi era sufficiente azione per il riconoscimento dei meriti dei coreani dotati di istruzione superiore;
7) i procedimenti amministrativi erano troppo complessi e le leggi pubblicate così sovente che era impossibile per i coreani poterle osservare puntualmente con ovvie negative conseguenze;
8) vi era una massa indesiderata dal governo di forza lavoro coreana;
9) le tasse erano troppo pesanti ed esagerate, i coreani dovevano pagare sempre più di prima ricevendo in cambio i medesimi servizi;
10) la terra era spesso confiscata dai giapponesi per ragioni particolari;
11) gli insegnanti coreani erano ostacolati al fine di disperdere le loro tradizioni e cultura;
12) gli sforzi per lo sviluppo dei coreani erano interamente devoluti nell’interesse dei giapponesi e da ciò i coreani medesimi non traevano vantaggio.
Indubbio che talune delle rivendicazioni sono di grande attualità odierna, nel definire le condizioni di oggettivo svantaggio che la dottrina ritiene necessarie al riconoscimento di un diritto soggettivo d’autodeterminazione.

Ciononostante, pare a me che il diritto di autodeterminazione non abbia ancora trovato una sufficiente specificazione giuridica, nel rispetto del principio naturale riconosciuto e citato nel discorso di Wilson.

La questione dell’autodeterminazione dei popoli (rectius diritto di autodeterminazione) pare a me allo stato della tecnica, cristallizzata su alcuni dogmi:

a) non esiste un diritto soggettivo a secedere dei popoli, ma dichiarare l’indipendenza non è illegittimo per il diritto internazionale e per la maggior parte dei diritti costituzionali interni (il nostro ad esempio nulla dice in merito, quindi né autorizza né punisce come reato per il principio nulla poena sine lege);
b) il diritto di autodeterminazione dei popoli pacificamente riconosciuto è quello c.d. Interno, ossia quello che non incide sui limiti territoriali degli Stati (uno per tutti, il Trattato del C.of E. del 1985, reso esecutivo in Italia nel 1990) non intaccando la c.d. Sovranità nazionale degli Stati medesimi;
c) la remedial secession non è illegittima, ma viene vista come un caso eccezionale e giustificata se sussiste un’occupazione coloniale o straniera ovvero evidenti, continue e perseveranti discriminazioni;
d) i giuristi sono, giustamente terrorizzati dal disordine e confermano la sola legittimità di processi che si sviluppino a mezzo di negoziazione garantista con modalità pacifiche di esercizio del diritto; una secessione che possiamo definire in stile cecoslovacco;
e) per evitare eccessive frammentazioni, non alle minoranze ma solo ai popoli spetta l’esercizio del diritto e, se motivato da discriminazione, le stesse debbono essere compiutamente elencate.

Al momento, queste sono le opinioni prevalenti, ma ritengo che lentamente il cammino si muoverà verso il riconoscimento di un vero e proprio diritto soggettivo, una volta superati alcuni problemi quali l’individuazione dell’organo competente a decidere sull’azione a tutela del diritto stesso.
E’ una mia convinzione che i veri motivi d’impulso ala base di ogni volontà indipendentista siano disgiunti dal concetto strettamente nazionalistico, ma vadano ravvisati in una Heimat rappresentata da ciò che è condiviso culturalmente, storicamente, geograficamente ed economicamente.

Finora si è cercato di limitare i rischi di tensione interna foriera di potenziale violenza e disordine attraverso la fusione in entità di maggior livello rispetto allo Stato tradizionale, come nel caso della Unione Europea, ma in tutta evidenza si è arrivati ad un punto limite ove il grande non significa più bello ed appare decisamente distaccato dai popoli ed individui, non è più Heimat.
Ritengo pertanto utile rammentare che la Unione Europea è nata come Comunità Economica
Europea.
Il superamento stesso del concetto di autodeterminazione interna può avvenire attraverso una ridefinizione del concetto di sovranità statale.
La stessa pare oggi del tutto obsoleta, prendendo atto della delega massiva di poteri all’Unione Europea da parte degli Stati aderenti; qual’è oggi il limite di sovranità territoriale? La frontiera del Brennero oppure l’area Schengen?
I fatti dimostrano come in fondo confini ed identità statali non siano immutabili, ma seguano le necessità dei tempi.

Propongo pertanto il recupero integrale dell’idea di autodeterminazione esposta nel Discorso di Wilson ed, accogliendo l’insegnamento tratto dal Referendum della Carinzia del Sud del 1919, addivenire al principio di autodeterminazione funzionale.
Un passaggio dall’idea di autodeterminazione come ristorazione dei diritti lesi, alla autodeterminazione come realizzazione della felicità (insegnamento tratto dal lavoro di Cesare Beccaria ed accolto da Thomas Jefferson nella Costituzione Americana); forse questo riuscirà a dare giustizia alla nostra Heimat riservando i poteri di sovranità delegati alla Comunità Europea.
Sul come si debba procedere, ritengo che oggi sia stata tracciata una via importante, attraverso l’opera della Venice Commission, istituzione fondata dal Council of Europe nel 1990 con il significativo nome di European Commision for Democracy Through Law.
Detta Commissione di esperti, dopo aver espresso importanti lavori di analisi del tema (vedi il
Report 10-11 Dicembre Self-Determination ad Secession in Costitutional Law e la Opinion in data
21-22 Marzo 2014 sul caso Crimea) si è curata di predisporre un Codice di Buona Condotta sui
Referendum (adottato dal Consiglio per le Elezioni Democratiche nel corso della riunione del
16.12.2006 e dalla Venice Commission in data 16-17 Marzo 2007).

Ritengo pertanto che oggi esista, superati i limiti delle rispettive previsioni costituzionali, un metodo ed un giudice per la realizzazione delle consultazioni referendarie di autodeterminazione.
In futuro, potrà configurarsi l’ipotesi di secessioni non remediali ossia dettate dallo stato di necessità per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali, ma funzionali al conseguimento di un miglioramento dell’esercizio della gestione dei poteri di sovranità, in maniera analoga a quanto affermato per i poteri locali dalla European Charter of Local Self-Government del 1985.

avv. Franco Correzzola

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UNA GIORNATA PARTICOLARE E UNA SCELTA GIUSTA

vsi-4

Ieri è stata per me una giornata particolare; ieri, per la prima volta nella mia vita, ho partecipato ad un congresso politico: a Padova, a Luglio, di domenica mattina … Eppure, c’era diversa gente come me: persone stanche dell’attuale presente, stanche delle vessazioni fiscali, stanche di sentire promesse non mantenute … Persone che, magari anche loro per la prima volta, hanno votato con un cartellino colorato in mano una mozione politica proposta dal segretario di un movimento politico.

E’ stata una sensazione strana, anche perché la mozione è stata approvata all’unanimità; l’unanimità delle persone che erano presenti in quella sala e che aveva diritto di votare. L’unanimità è difficile da raggiungere; è raro vedere un gruppo di persone tutte d’accordo su una certa questione: ma in quel momento, in quel contesto, la cosa non ha generato stupore.
Tale è stata la ricercatezza dei contenuti trattati e la sua attualità e condivisibilità, che l’unico risultato che ci si sarebbe potuti aspettare era l’unanimità: i presenti non potevano che essere d’accordo ed appoggiare gli intenti per il nostro futuro così come sono stati spiegati … chiari, democratici, senza possibilità di doppisensi.
Poi, appena dopo lo svolgimento della votazione, mi è venuto in mente che nello stesso momento sempre a Padova, a pochi km da dove ero io, si svolgeva un altro congresso di un altro movimento … e mi sono chiesto se anche lì si sarebbero votate delle mozioni e se anche lì si sarebbe raggiunta l’unanimità.
Ho pensato che nell’altro congresso dove le proposte sono un po’ fumose, atte a far credere ai propri elettori di appoggiare delle istanze mentre si sta facendo di tutto per neutralizzarle, ci dovrà pur essere stata almeno un persona fra i molti partecipanti, sicuramente più di quelli al nostro congresso, che ha intuito la fregatura; ci sarà pur stato almeno un veneto o una veneta che ha capito che qualcosa non quadrava; ci sarà pur stato un partecipante che ha alzato il cartellino contro tutta quella nebbia.
Al ché mi sono sentito meglio; mi sono accorto di aver partecipato per la mia prima volta nella mia vita ad un congresso politico facendo la scelta giusta: scegliendo il congresso giusto.
Ieri, mi sono iscritto ad un movimento politico: ieri mi sono schierato, ieri ho tirato fuori i miei ideali ufficialmente.
Da ieri, faccio parte di Veneto Sì; da ieri combatto politicamente a favore dell’indipendenza del nostro Veneto; da ieri sono ufficialmente militante in un movimento politico: ed ho scelto il migliore, il più limpido … su questo non ho dubbi!
E voi, cosa avete fatto ieri???

Michele De Vecchi
Consiglio Nazionale – Veneto Sì

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CONGRESSO “VENETO SI”: IL MONDO LIBERO IERI SI DIFENDEVA A BERLINO, OGGI A VENEZIA

Gianluca Busato: “dopo il Veneto organizzeremo il referendum di indipendenza anche in Lombardia. L’indipendenza non è a singhiozzo, solo chi ha portato la questione veneta nel mondo la può ottenere”.

vsi-1Si è celebrato oggi a Padova all’hotel Crowne Plaza il primo congresso federale di VENETO SI, il nuovo movimento politico nato a sostegno di Plebiscito.eu, l’organizzazione che ha indetto il referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014.

Il Congresso, che è iniziato con i saluti di Rinaximento Veneto, di Alex Storti, direttore di Diritto di Voto e di Paolo Bernardini della vsi-3Delegazione dei Dieci ha quindi sancito l’esordio della nuova formazione che si presenterà alle elezioni della Repubblica Veneta e anche (se ci saranno) alle elezioni regionali del 2015, con una coalizione a supporto di un candidato presidente indipendentista.
Dopo i saluti iniziali degli ospiti, Gianluca Busato, segretario e fondatore di VENETO SI, vsi-4ha chiesto e ottenuto con voto unanime dell’assemblea la nomina del Consiglio Nazionale, composto dai coordinatori territoriali e responsabili di funzione di Plebiscito.eu che avranno tempo fino al 31 agosto per accettare la nuova carica.

Sono quindi seguite alcune relazioni tematiche, tra cui quella dell’avvocato Franco Correzzola, sul diritto di autodeterminazione dei Popoli, in particolare a partire dal discorso dei 14 punti del presidente degli Stati Uniti d’America Woodrow Wilson del 1917 e affrontando le esperienze del referendum di autodeterminazione della Carinzia del sud del 1920, l’esperienza coreana e l’esempio più recente del Kosovo.

foto 1È stata quindi la volta di Gianfranco Favaro, esponente della Delegazione dei Dieci, che ha indicato l’esempio della Svizzera, come modello di riferimento anche per la Repubblica Veneta, in particolare per l’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta, così come è emerso anche dall’intervento di Luca Schenato, autore de “Il Veneto è chi il Veneto fa”, che ha portato la propria testimonianza diretta del funzionamento della Confederazione Elvetica, dove vive da ormai tre anni.

foto 2È seguito l’intervento di Alberto Marsotto, che ha presentato la campagna di obiezione fiscale, che per la prima volta Plebiscito.eu ha condotto su grande scala, portando ad oggi oltre 8.000 aziende ad aderire all’esenzione fiscale totale decretata il 25 marzo 2014 dalla Delegazione dei Dieci.

vsi-2Nella sua relazione introduttiva al Congresso, Gianluca Busato ha quindi ricordato le parole di Matteo Renzi nell’intervista al CorSera del 13 luglio in cui il premier italiano affermava: “L`Italia è molto più forte di come si racconta in sede internazionale: ha un alto debito pubblico, è vero. Ma ha ricchezza privata e se rimette finalmente a posto il fisco, la burocrazia e la giustizia ce la può fare.”
“Cioè – ha commentato Busato – tutto quel che fa di uno stato uno stato va rimesso a posto! In pratica dopo 150 anni (148 per noi veneti) il “progetto Italia” è fallito. Anche il popolo veneto (per quanto all’inizio forzosamente annesso) ha orgogliosamente partecipato per tanti anni a questo progetto, portando le sue peculiarità e le sue capacità, ma è ora di prendere atto che è un progetto fallimentare che sta trascinando nella rovina anche e soprattutto i veneti. E’ tempo pertanto di un nuovo progetto: la Repubblica Veneta”.

vsi-5“Il progetto Repubblica Veneta, pienamente indipendente e sovrana – ha quindi continuato Busato – può essere portato avanti rapidamente in modo concreto e degno di fiducia solo ed esclusivamente da chi ha già portato all’attenzione del mondo intero la questione veneta, come mai prima era avvenuto secondo un disegno pacifico e democratico e strappandola al ghetto del folklorismo etnico. Chi invece opera a singhiozzo per l’indipendenza non merita di certo la fiducia di chi vuole la Repubblica Veneta: non puoi essere al lunedì a Bruxelles nazionalista oscurantista, al martedì da oltre vent’anni andare inutilmente a Roma a dormire e a rubare i nostri soldi e la nostra speranza, al mercoledì a Venezia fingerti mezzo autonomista (con i tangentari del Mose in giunta) e al giovedì scoprirti campione del centro-destra tricolore italiano,”.

VENETO SI mira a divenire in pochi mesi la prima forza civica organizzata del Veneto, grazie al coinvolgimento diretto e all’attivazione degli oltre due milioni di veneti che hanno votato il referendum di indipendenza del Veneto.

“L’obiettivo – afferma Busato – è di attivare nel territorio 50.000 veneti in soli tre mesi, grazie a tecniche di telemarketing e altri metodi di contatto. Abbiamo il patrimonio di conoscenza della nostra base elettorale più grande che mai nessun movimento abbia mai avuto. La nostra nascita come piattaforma digitale ci consentirà una crescita straordinaria. Noi siamo l’unica forza che conosce i propri elettori. E li contatteremo, uno a uno con un’azione coordinata e destinata a cambiare radicalmente i rapporti di forza”.

“Porteremo inoltre la lotta nel campo del nemico, al momento solo simbolicamente, ma con l’intento di renderlo in breve tempo parte di una strategia operativa ben definita. La Repubblica Veneta sarà pienamente indipendente prima e con più facilità se sapremo aiutare gli amici lombardi a liberarsi a loro volta dal giogo di uno stato fallito. Non mancano loro le ragioni di certo. E grazie a noi veneti neanche l’esempio da seguire. Per questo li aiuteremo ad organizzare nel più breve tempo possibile il referendum digitale per l’indipendenza della Lombardia”.

Non è mancato anche l’accenno a questioni internazionali, alla vigilia dei referendum di indipendenza di Scozia e Catalogna. In merito ad alcune affermazioni attribuite ad Angela Merkel, secondo cui pur rispettando il diritto interno alla discussione, la questione principale sia l’integrità territoriale degli stati, Gianluca Busato ha ricordato come proprio il cancelliere tedesco abbia vissuto 35 dei suoi 60 anni in uno stato tedesco che aveva confini diversi rispetto alla Germania attuale: “i veneti sono stati vicini e solidali ai tedeschi dell’est quando con un esercizio di autodeterminazione hanno travolto il muro di Berlino, oggi gli europei tutti siano solidali con noi veneti mentre abbattiamo il muro dell’oppressione fiscale, in difesa dei nostri diritti umani ampiamente calpestati dallo stato italiano. La rappresentazione del sogno di un mondo libero ieri si teneva a Berlino, oggi si disegna a Venezia”.

Ufficio stampa
Veneto Sì

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CONGRESSO – ORDINE DEI LAVORI

VENETO SI – CONGRESSO FONDATIVO

ORDINE DEI LAVORI

Convention_20lug_PADOVA-03

Hotel Crowne Plaza, via Po, 197 – Padova
(casello PD ovest, direzione Bassano)
domenica 20 luglio 2014

  • Accredito – 9.00
  • Saluti e introduzione – 9.30
  • Interventi preliminari – 9.45
  • Relazione Segretario – 10.00
  • Relazioni tematiche – 10.30
  • Approvazione statuto e ratifica cariche (segretario e consiglio nazionale) – 12.00
  • Conclusioni – 12.30

AVVISO VIABILITA’: Avvisiamo tutti che domenica prossima il passante di Mestre sarà chiuso. Per chi proviene da est-nordest, consigliamo di prendere la tangenziale di Mestre, oppure la statale Noalese (da Treviso San Giuseppe – Quinto), o la Statale del Santo (da Castelfranco Veneto).

 

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PANTO: “IL PNV CON VENETO SI, PARTECIPIAMO NUMEROSI AL CONGRESSO”

Lettera aperta ai soci da parte del segretario dello storico Partito Nasional Veneto

pantoCari amici,

alla vigilia del congresso fondativo di Veneto Si, mi rivolgo agli ex soci, ai fondatori ed ai tutt’ora simpatizzanti di quello che è stato un grande movimento di pensiero nato nella Venetia alla fine degli anni 10, il PNV Partito Nasional Veneto, che vide Gianluca Busato instancabile mente propulsiva, e di cui ho l’onore di rivestire ancor oggi il ruolo di segretario.

Il mio invito è quello di partecipare al congresso, numerosi, attivamente e con spirito di rinnovato entusiasmo.

pnvCiò deriva dalla convinzione che solo operando uniti e sotto una stessa bandiera potremo rafforzare il nostro ruolo interno ed il nostro prestigio internazionale.

Che dire poi di quello che considero ad oggi la forza maggiore del movimento indipendentista veneto moderno di cui Veneto Sì, sono certo, sarà il più potente braccio politico.

Parlo del “capitale intellettuale” , che lo stesso PNV ha potuto spesso accumulare-esprimere e distribuire in termini di innovazione politica e culturale, attraverso il lavoro di varie ed innumerevoli persone, tra cui sicuramente Lodovico Pizzati, Claudio Ghiotto, Paolo Luca Bernardini e molti altri .

Se affermiamo che esso rappresenta la somma di tutto ciò che i dirigenti ed i militanti  di un’organizzazione  sanno e possono fare e che assicurerà un margine di competitività, ebbene io credo che  proprio la conoscenza potrà conferire a questo neonato soggetto di cui faremo parte integrante, un’ ulteriore  propulsione in grado di attuare più rapidamente la Repubblica Veneta.

In tale scenario, e da questo punto di vista, il contributo dei membri del PNV rappresenterà oramai forse solo una piccola aliquota in una nuova nascente configurazione , ma se sarà così ne saremo felici.

Era quello che volevamo, ovvero CRESCERE, e per quanto mi riguarda, non mancheremo mai di sostenere ogni attività in tal senso. Se di metamorfosi stiamo parlando, questa è opportuna naturale e segue un progetto quanto mai  frutto di una lucida e lungimirante visione.

Treviso, 18 luglio

Gianluca Panto

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DICIAMO SI A VENETO SI PER TAGLIARE LA TESTA AL MOSTRO

Quattro mesi dopo il Plebiscito Digitale, domenica prossima 20 luglio il battesimo ufficiale di Veneto Sì, nella convention di Padova, alle ore 9 all’hotel Crowne Plaza

gbu-vsiQuattro mesi fa, il 16 marzo 2014 iniziava il referendum telematico di indipendenza del Veneto che ha cambiato in modo fondamentale la questione veneta. Oggi i media tacciono – né potrebbero fare altro – ma è chiaro che la situazione attuale di gravissima crisi sociale ed economica è propedeutica a un cambio anche politico che si respira forte nell’aria nonostante il silenzio di giornali e tv.

I nodi della questione veneta sono lì, tutti irrisolti e a ben vedere sono speculari a quelli della questione italiana. L’unica possibilità concreta di dare stabilità economica e finanziaria all’area geopolitica in cui insiste il Veneto sta nella sua piena indipendenza. Solo attraverso di essa partirà un processo di responsabilizzazione generale, che garantirà il riequilibrio oggi impossibile per il vorace gattopardo italiano, garantito dall’enorme surplus finanziario veneto oggi preda del mostro statale famelico.

In ogni caso, per ciò che ci riguarda più da vicino, la salvezza delle nostre famiglie e delle nostre imprese è strettamente legata proprio al recupero delle nostre risorse economiche derubate dallo stato tossicodipendente che si inietta in vena inutili dosi fiscali rubate alla nostra speranza e vitalità.

Per farlo dobbiamo battere tutte le strade pacifiche e democratiche, senza indugio e senza trascurarne alcuna. L’esercizio di indipendenza portato avanti dalla Delegazione dei Dieci della Repubblica Veenta e da Plebiscito.eu si accompagna ora alla creazione di un forte consenso trasversale che deve coprire ogni spazio nella società civile nel tempo più breve possibile.

bozza_01 X_VenetoSI (3)Per tale ragione è di fondamentale importanza domenica prossima essere presenti in grande numero a Padova alla fondazione di Veneto Sì, che sarà il braccio operativo, civico e territoriale a completamento della macchina organizzativa di Plebiscito.eu e istituzionale della Repubblica Veneta. La convention si terrà a Padova domenica 20 luglio alle ore 9 presso l’hotel Crowne Plaza in via Po 197 (a 500 mt. dall’uscita PD ovest).

L’obiettivo è ambizioso e testimoniato dalla popolarità che emerge dall’azione di telemarketing che abbiamo iniziato in questi giorni e che ora praticheremo in modo scientifico per creare una forza di decine di migliaia di veneti, che in 3 mesi si avvicini a quota 50.000 cittadini decisi a tagliare democraticamente la testa al mostro impazzito che risponde al nome di stato italiano, in ogni sua forma orribile in cui si presenti, in primis la partitocrazia di parassiti e privilegiati.

Convention_20lug_PADOVA-03La Repubblica Veneta è già rinata ed è pronta a crescere e ad assumere le forme e le responsabilità di una democrazia matura, leggera, rispettosa e al servizio dei cittadini e delle imprese venete oggi taglieggiate dal peggiore burosauro del mondo.

Per farlo serve l’attivazione di tutti i cittadini veneti per bene che oggi hanno fatto solo il tifo per l’indipendenza e che ora dovranno uscire di casa con noi a dimostrare la forza sana e la volontà di salvare la terra veneta per non essere costretti a una nuova emigrazione di massa.

Noi siamo gli artefici del nostro destino. Ora dobbiamo volerlo e dimostrarlo.

Iniziamo da domenica, diciamo Sì a Veneto Sì.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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“VENETO SI”: IN 3 MESI 45.000 VENETI PER COSTRUIRE LA REPUBBLICA VENETA LIBERA E INDIPENDENTE

A 9 giorni dal congresso fondativo di Padova, prende il via la formazione guidata da Gianluca Busato, che opera a fianco di Plebiscito.eu

Convention_20lug_PADOVA-03Veneto Sì si avvicina al proprio congresso fondativo che si terrà a Padova domenica 20 luglio alle ore 9 a Padova presso l’hotel Crowne Plaza in via Po 197 (a 500 mt. dall’uscita PD ovest).

Veneto Sì si propone come moderna piattaforma civica per permettere ai cittadini veneti di poter essere finalmente gli artefici del proprio futuro nella Repubblica Veneta pienamente indipendente.

Veneto Sì nasce come evoluzione del Comitato per il Sì nel referendum per l’indipendenza del Veneto del 16-21 marzo scorso e in tale occasione ha già dimostrato di saper concepire una campagna di comunicazione esaltante che ha portato a un risultato straordinario che ha destato l’attenzione del mondo intero.

gianluca_busatoIl suo leader e fondatore è Gianluca Busato, ingegnere di 45 anni e imprenditore nell’economia digitale, ideatore del Plebiscito Digitale (marzo 2014) e del manifesto dell’indipendentismo veneto moderno (novembre 2007). Veneto Sì si pone a fianco e a sostegno di Plebiscito.eu.

Dopo la dichiarazione di indipendenza di Treviso del 21 marzo 2014 e nell’attuale momento di transizione politica verso la piena sovranità veneta, Veneto Sì opera nel quadro della legalità veneta e della legalità italiana, partecipando sia alle elezioni primarie (dell’autunno prossimo) e politiche (di febbraio 2015) della Repubblica Veneta sia alle eventuali elezioni regionali qualora si dovessero celebrare (tra marzo e maggio 2015). In tal caso opererebbe per un programma che preveda il riconoscimento regionale della dichiarazione di indipendenza del Veneto del 21 marzo 2014 e per il pieno esercizio di sovranità, appoggiando un candidato presidente indipendentista che dia garanzia e abbia dato prova di chiara visibilità mediatica anche internazionale.

Veneto Sì opera attraverso un’innovativa piattaforma di comunicazione digitale condivisa con Plebiscito.eu e la Repubblica Veneta, essendo di fatto l’unica forza politica che ha saputo integrare una vita digitale evoluta con una presenza territoriale radicata che già oggi si fa forte di un’organizzazione basata su 44 aree territoriali che coprono tutto il Veneto e una base di circa 4-5.000 volontari, che dalle prime stime di una campagna di telemarketing avviata in questi giorni potranno crescere fino ad almeno 45.000 attivisti in tutto il territorio veneto in soli tre mesi. Questi numeri porteranno Veneto Sì in poco tempo a diventare la forza politica popolare che potrà rappresenterà il Veneto intero.

Veneto Sì è a favore di una struttura e di una presenza statale che sia la più leggera e la meno invadente possibile, a favore dell’economia di mercato e dello sviluppo e della libertà di impresa. Veneto Sì è forza europeista che guarda alla Svizzera come modello di riferimento per una moderna democrazia diretta veneta che permetta ai cittadini di essere i decisori e i responsabili anche in tema di politiche pubbliche, da autentici e principali azionisti di una sana società civile che voglia mettere la massima distanza morale rispetto all’attuale sistema, che è il più corrotto del mondo occidentale e non solo.

Il nostro “petrolio” è rappresentato dall’innovazione e dal turismo e la prima valorizzazione di questo si ha con una tutela ambientale che oggi vede invece la Regione Veneto ottenere un sonante “zero” in pagella dall’OCSE.

Veneto Sì ritiene che una società in cui le leggi non siano rispettate e valide per tutti sia una società non libera. Veneto Sì è favorevole alla realizzazione di un sistema giuridico basato sulla common law, che sappia unire il rispetto delle leggi al buonsenso pragmatico e non burocratico fine a sé stesso.

Veneto Sì è consapevole che e opera affinché la Repubblica Veneta possa finalmente sedersi a fianco delle Nazioni più prospere d’Europa e del mondo. Siamo gli eredi naturali e i continuatori moderni e non nostalgici delle glorie della Serenissima Repubblica Veneta e più in generale dell’indipendenza veneta che nel corso di millenni ha saputo rappresentare un faro di civiltà nel mondo.

Per ottenere ciò l’unica via è la piena indipendenza del Veneto, che si può raggiungere solo attraverso un processo di emancipazione politica che parta dal Plebiscito Digitale, autentico spartiacque tra il Veneto colonia dello stato italiano e la Repubblica Veneta che ha iniziato il proprio esercizio e percorso di sovranità.

La Repubblica Veneta garantirà una fiscalità equa ed umana, che prevediamo in un’aliquota massima del 20% sui redditi di impresa e delle persone fisiche e del 15% sull’iva, grazie all’enorme surplus finanziario che caratterizza il Veneto, oggi sottratto da uno stato imbarazzante e predone, nell’ordine annuale di oltre 20 miliardi di euro, cui si sommano 8-9 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico non creato dai veneti e di almeno altri 10-15 miliardi di sprechi in politiche statali antistoriche e liberticide.

Tale panorama potrà permettere ai cittadini veneti di vivere in una comunità moderna che li rispetta e si mette al loro servizio, garantendone la dignità e la possibilità di accesso ai servizi vitali, lasciando loro piena libertà di espressione e di creazione, autentiche chiavi di successo per un futuro di eccellenza.

Noi operiamo in questo senso, consapevoli delle nostre responsabilità storiche e di aver mosso in modo importante e come mai prima si era verificato l’opinione pubblica veneta e le aspettative per un futuro di libertà e di prosperità per la Repubblica Veneta, libera, federale e pienamente indipendente.

Ufficio stampa
Veneto Sì

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AVVISO: IL CONGRESSO DI “VENETO SI” SI TERRA’ DOMENICA 20 LUGLIO

bozza_01 X_VenetoSI (3)Per ragioni organizzative il Congresso Fondativo di “Veneto Sì”, il movimento che opera a fianco di Plebiscito.eu a tutto campo anche in sede elettorale, si terrà il prossimo 20 luglio e non il 29 giugno.

L’appuntamento per il Congresso di fondazione di “Veneto Sì” è quindi a Padova per domenica 20 luglio, alle ore 9.00 del mattino, presso l’hotel Crowne Plaza in via Po, 197 a Padova ad appena 500 mt dall’uscita autostradale di Padova Ovest in direzione Bassano. Tenetevi liberi fin da subito.

Ufficio organizzativo – Veneto Sì