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INDIPENDENTISTI VENETI, PIÙ UNITI DI QUANTO SI CREDA E SI DICA

Se “La Stampa”, uno tra i massimi organi di “informazione” italianisti, lamenta che gli indipendentisti veneti sono divisi, allora vuol dire che forse stiamo facendo la cosa giusta

indipendentisti-veneti-sfilano-a-venezia-piazza-san-marcoOgni tanto si sente un ritornello che accompagna l’azione politica degli indipendentisti veneti: ma dove volete andare se siete divisi in mille componenti?

Se poi questa constatazione non viene più espressa dal sottobosco dell’opinione pubblica veneta, o del popolo dei bar, ma viene fatta propria dagli organi di informazione, allora forse merita dedicarci un minimo di attenzione.

Se inoltre a far propria tale argomentazione non sono più solo i soliti giornali locali, che arredano i bar veneti appunto (non per mancanza di blasone, almeno per alcuni di essi, bensì per autoindotta forma di censura coloniale), ma è un organo italianista per definizione, come La Stampa di Torino, allora qualche riflessione appare proprio doverosa. Specie se nel proprio argomentare, vuoi per caso vuoi per altro, che non sfugge all’attenzione, accosta con un parallelo storico ardito e, per carità, solo in merito al frazionismo, l’indipendentismo veneto alle brigate rosse.

Quali sono allora le divisioni in campo in Veneto? Premesso che è del tutto normale che vi siano diversi schieramenti indipendentisti, avviene in ogni Paese che cerchi la propria libertà e che sta ai veneti capire quali possano essere le migliori prospettive per il proprio futuro, c’è una chiave di lettura che ne spiega perfettamente le ragioni. Il fattore di divisione dell’indipendentismo veneto si chiama lega nord e la ragione è che tale movimento agisce applicando perfettamente il divide et impera di classica memoria.

Quali sono infatti i movimenti in campo? Ve ne sono essenzialmente tre. Di seguito all’articolo riproponiamo un quadro più esaustivo, qui anticipiamo le differenze.

Le uniche differenze non sono di tipo ideologico e nemmeno di programma, perché tutti appaiono abbastanza omogenei (forse anche perché nella loro storia hanno avuto in comune qualche penna ispirata che lo ha vergato).

Essi sono divisi in primis nel credito che danno ai dirigenti della lega nord e in secundis nel credito che danno alle sue iniziative, in particolare il doppio (e già questo ne spiega bene la coerenza) referendum regionale su autonomia e indipendenza del Veneto.

Se quindi si va a vedere il fronte di chi non dà credito ai dirigenti della lega e alle iniziative da loro targate, ci si accorge che c’è un unico fronte che opera, secondo i crismi democratici, composto da Plebiscito.eu, dalla Delegazione dei Dieci della Repubblica Veneta e da Veneto Sì, ognuno con un compito specifico, ma con un’azione corale e sinergica. La trasmissione di ieri di Agorà su Rai 3 lo dimostra, con Gianluca Busato che ha messo in difficoltà Salvini e la lega, oramai scavalcati da Plebiscito.eu sul progetto di indipendenza del Veneto.

Certo, nel panorama, poi vi sono liberi pensatori, non schierati né con l’una né con l’altra organizzazione e talvolta anzi fortemente critici con tutte, ma questo vogliamo pensare che sia una ricchezza del territorio e non certo un limite.

Per la prima volta anzi si è creato un movimento che gode di visibilità internazionale, autenticamente indipendentista e ben distinto finalmente dalla lega nord che finora ha rappresentato un grave problema nelle relazioni internazionali degli indipendentisti veneti con altri movimenti europei e mondiali.

Non chiediamo certo di credere a noi sul punto, ci limitiamo ad osservare che questa è l’opinione dell’autorevole Washington Post, che non si trova nei bar veneti, ma che una qualche autorevolezza la conserva, se ricordiamo che nel 1974 riuscì anche a far dimettere l’allora presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon per il celebre scandalo “Watergate”.

Redazione Veneto Sì

IL QUADRO DEI MOVIMENTI INDIPENDENTISTI IN VENETO

Quali sono oggi le organizzazioni e movimenti attivi per l’indipendenza del Veneto? Pensiamo sia utile fare un quadro.

Plebiscito.eu, Repubblica Veneta, Veneto Sì

Progetto: dopo l’organizzazione del Referendum per l’indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, sono attivi per la creazione delle condizioni per ottenere la piena indipendenza.

Elezioni Regionali: Veneto Sì parteciperà alle elezioni regionali se prima non sarà ottenuta la piena indipendenza e sarà appoggiato da Plebiscito.eu. Si allea esclusivamente con partiti e movimenti favorevoli all’indipendenza del Veneto. Esclude un’alleanza con la lega, in quanto organica al sistema politico italiano e contraria con i fatti all’indipendenza del Veneto.

Indipendenza Veneta, Prima il Veneto

Progetto: vogliono che sia organizzato un nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto. Secono la Legge Regionale 16/2014 si devono prima raccogliere 14 milioni di euro dai cittadini. Finora ne sono stati raccolti 76.000, a questo ritmo il referendum si farà forse nel 2029.

Elezioni Regionali: Indipendenza Veneta e Prima il Veneto non si sono pronunciati in merito, affermano che ci penseranno dopo il referendum regionale. Probabilmente parteciperanno e da indiscrezioni raccolte nell’ambiente leghista è probabile vogliano stringere alleanza con la lega nord (e quindi con Forza Italia, Fratelli d’Italia etc). Appare improbabile che si presentino da soli.

Noi Veneto Indipendente

Progetto: hanno più idee al loro interno per ottenere l’indipendenza del Veneto, dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza, al referendum regionale (nel 2029?), ad altro non meglio identificato.

Elezioni Regionali: Parteciperanno in alleanza con la Lega Nord, con Forza Italia, con Fratelli d’ Italia e altri partiti del centro-destra italiano.

 

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CATALOGNA VERSO L’INDIPENDENZA. GIANLUCA BUSATO: “IN VENETO ORA PROCEDIAMO SENZA LA LEGA”

Il vento indipendentista soffia sempre più forte in Europa, dopo il successo del referendum catalano, che ha visto oltre 2,2 milioni di elettori votare l’indipendenza all’81%

Schermata 2014-05-28 alle 16.43.18Ieri si è tenuta una consultazione popolare in Catalogna che è stata un autentico successo, con oltre 2.230.000 persone che si sono recate alle urne per esprimere un consenso all’indipendenza che ha raggiunto quasi l’81% dei votanti.

Si è trattato di un successo enorme, che testimonia come la strada di far esprimere i cittadini anche in modo informale, inaugurata in Europa dal Veneto grazie al referendum del 16-21 marzo 2014 organizzato da Plebiscito.eu, sia la strada per abbattere i muri delle tirannie di vecchi stati ottocenteschi travolti dal debito pubblico e dalle caste parassitarie, incapaci e profondamente corrotte.

Gianluca Busato ha dichiarato: “In Veneto la sfida è stata ed è ancora superiore, in quanto oltre allo stato centrale si frappone anche la chiara volontà di boicottare il processo di indipendenza da parte dei rappresentanti in Regione, che a differenza della Generalitat di Barcellona, non hanno supportato e aiutato in nessun modo il processo referendario di marzo e oggi cercano di cavalcare l’onda al solo fine di disinnescare una bomba politica che farebbe venir meno la mangiatoia romana alla quale sono molto affezionati”.

bozza_01 X_VenetoSI (3)“Gli appelli di Zaia e dei suoi alleati – ha continuato Busato – risultano pertanto ipocriti e di fatto mirati a combattere l’indipendenza del Veneto, per mantenere un potere basato sul furto delle tasse dei veneti, grazie alla loro politica collaborazionista e poltronara, garantita con la spremitura del contribuente veneto. La politica della lega nord da 25 anni a questa parte ha portato solo ad affamare ancora più i veneti, mentre i conti correnti dei deputati leghisti si sono ingrossati, spesso in modo poco trasparente, talvolta anche di diamanti e investimenti tanzanici. Per quanto ci riguarda invece, l’iniziativa del referendum di marzo ha portato al voto più veneti che catalani (anche se abbiamo 2,5 milioni di abitanti in meno), portando per la prima volta la questione veneta all’attenzione del mondo intero.

Logo_PBeu normal“L’unica via rimasta al Popolo Veneto per ottenere l’indipendenza è pertanto quella indicata da Plebiscito.eu e da Veneto Sì, in quanto il nuovo referendum regionale secondo quanto previsto dalla legge regionale 16 al ritmo di raccolta attuale (76.000 euro sui 14 milioni necessari, ndr) si potrebbe fare nel 2029, quando in Veneto ci troveremo di fronte a un autentico Sahara economico e sociale. La scelta di finanziare un referendum popolare con i soldi dei privati è stata una scelta infame della classe politica regionale, basata su ipocrisia e ignavia istituzionale”.

“Resta pertanto solo la via di un accordo che in cambio della nostra immediata indipendenza veda il pagamento di una parte del debito pubblico italiano in pro quota, nell’interesse di tutte le parti in gioco: il Veneto, che guadagnerebbe dai 20 ai 40 miliardi di euro all’anno di surplus finanziario, l’Italia, che eviterebbe la bancarotta sotto il peso del debito pubblico, e l’Europa, che non crollerebbe in logica conseguenza del default italiano”.

Conclude Gianluca Busato: “Per rafforzare tale via, se a marzo saremo ancora sudditi dell’Italia, Veneto Sì si presenterà in alternativa alla lega nord e ai partiti regionali, per ricevere un mandato diretto per ribadire unilateralmente la dichiarazione di indipendenza del 21 marzo e per trattarne le condizioni con le leadership europee e del mondo”.

Ufficio stampa – Veneto Sì

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PARTE LA DISOBBEDIENZA CIVILE CONTRO IL TITANIC-ITALIA CHE VIETA L’USO DELLA BANDIERA VENETA A TREVISO

Gianluca Busato: “piena solidarietà e sostegno ai cittadini veneti che difendono i propri diritti in seguito a una assurda repressione del diritto di esprimere liberamente la propria opinione”.

bandiera-veneta-2 (1)Mentre il governo italiano porta avanti manovre finanziarie che potremo ribattezzare come manovre delle “tre carte”, o della “disperazione” del Titanic-Italia, ci sono cittadini veneti che cominciano ad applicare forme di disobbedienza civile in risposta a un’assurda repressione del diritto di espressione.

I fatti. Qualche settimana fa alcuni cittadini veneti si trovavano in piazza dei Signori a Treviso, ad assistere tranquillamente ad una protesta dei sindaci della Marca contro alcune imposizioni del Prefetto. Piccolo particolare, le poche persone che si erano ritrovate probabilmente ognuna per accompagnare il proprio primo cittadino, avevano con sé una bandiera veneta, in segno di appoggio alla propria comunità locale trattata come colonia dallo stato centrale.

Alla vista di qualche bandiera veneta, si è verificata una dura reazione delle forze dell’ordine, su chiara direttiva di carattere politico, che hanno contestato ai cittadini veneti il divieto di manifestare. Solo perché portavano con sé una bandiera veneta!! Già questa notizia appare assurda e immotivata, in particolar modo se confrontata con il lassismo e il permissivismo garantito verso manifestazioni spesso intolleranti se non violente di organizzazioni estremiste, dai no global di estrema sinistra alle formazioni di estrema destra, che oggi vengono tollerate in quanto alleate dei partiti italianisti, dal pd alla lega. Guai invece se si usa una bandiera veneta! In quel caso parte l’azione di repressione immediata. Come si faccia a definire dimostrazione non autorizzata un banale e naturale ritrovo di alcune persone che hanno seguito i propri sindaci appare del tutto illogico ed immotivato.

La notizia di oggi invece è però che finalmente diversi cittadini veneti hanno deciso di non farsi calpestare da un chiaro tentativo di divieto della libertà di espressione.

Diversi cittadini veneti quindi hanno deciso di far sapere alla questura che non riconoscono più come proprio uno stato che impedisce loro anche di parlare.

Riportiamo dopo il comunicato il resoconto dei fatti da parte di Daniele Quaglia, presidente della Life di Treviso.

gianluca_busatoGianluca Busato, presidente di Plebiscito.eu e segretario di Veneto Sì ha dichiarato: “esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai cittadini veneti cui è stato impedito anche semplicemente di sbandierare la propria bandiera e di manifestare il proprio dissenso e la propria opinione. Questi sono metodi da stato di polizia, o forse meglio ancora da stato fallito che cerca pretesti per impedire anche semplici forme di riscatto civico. Salutiamo con soddisfazione invece la disobbedienza civile che diventa un atto sacrosanto di fronte ad atti che dimostrano invece il classico metodo dei due pesi e due misure: buoni con i violenti che sono alleati dello stato italiano, cattivi con i pacifici veneti che sventolano la propria bandiera e dimostrano amore per la propria terra”.

“Oggi – continua Gianluca Busato – nel triste 148° anniversario del vergognoso sopruso del plebiscito-truffa che con l’inganno e la violenza impose ai veneti l’annessione forzata all’Italia, e forti dell’espressione democratica e popolare che il 16-21 marzo 2014 ha visto oltre due milioni di veneti votare a favore della propria indipendenza, possiamo ben dire che i cittadini veneti dimostrano di non volersi più piegare come schiavi di fronte ad uno stato che dopo averci rubato i soldi e il frutto del nostro lavoro, ora vorrebbe goffamente privarci anche dei nostri sogni. La Repubblica Veneta vive e in breve tempo sarà pienamente e fattivamente indipendente”.

Conclude infine Gianluca Busato: ”I fatti di oggi credo impongano la necessità di manifestare in modo trasversale il nostro appoggio alla bandiera veneta gravemente offesa dalle istituzione italiane attraverso la repressione della libertà di espressione”.

Ufficio stampa – Veneto Sì

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Riportiamo il comunicato stampa sui fatti odierni dal sito della Life (www.life.it):

ITALIA in Difetto Assoluto di Giurisdizione nelle Venethie

daniele-quagliaLo Stato italiano non ha diritti legittimi sul territorio del Popolo Veneto e sui Veneti se non un’autorità illegittima derivante dall’occupazione militare e poliziesca del suddetto territorio.
E’ solo tramite questa che impone le sue leggi, le sue norme e le sue tasse ma il tutto è frutto di un rapporto di forza e non di un rapporto di diritto.
Tutte le occupazioni militari di Stati su altri Stati, si sono prima o poi esaurite ed anche questa occupazione italiana sulle Venethie è destinata ad esaurirsi.
In quanto tempo, dipende dai Veneti che hanno dalla loro parte la forza smisurata della disobbedienza civile, arma pacifica e letale contro i più sanguinari despoti.
Questo ne è un esempio.
daniele-quaglia-2Al sottoscritto è stato notificato da due Agenti della DIGOS (Polizia politica) di Treviso un “invito” a presentarsi in Questura per essere sentito circa la sua presenza davanti alla Prefettura di Treviso durante una contestazione dell’8 ottobre 2014. Si trattava di una contestazione alla decisione del Prefetto di assegnare al territorio ulteriori nuovi clandestini, nata spontaneamente in poche ore, senza avere il tempo di organizzarci e comunicarlo alla Questura svoltasi, peraltro, civilmente senza danni od offese a chicchessia. Poco più di una decina di persone che hanno espresso pubblicamente e civilmente il loro dissenso.
Ma questo in Italia non è consentito.
E così molti di loro dono stati raggiunti dall’ “invito” a presentarsi in Questura.
Sempre il sottoscritto ha negato ai due Agenti della DIGOS l’adesione a questo invito e contemporaneamente ha consegnato loro, per essere portata al Questore, una “Revoca alla convocazione in questura” revoca invito questura redatta su norme del Diritto internazionale e del diritto interno italiano, norme che decretano il “Difetto Assoluto di Giurisdizione” dello Stato italiano sul territorio delle Venethie e sui Veneti rendendo inefficaci sanzioni, ammende ed imposizioni di qualsiasi altro tipo.
repven-2Un piccolo fuoco acceso che i Veneti, seguendo l’esempio, potrebbero trasformare in incendio incontrollabile, come quello che distrusse Roma nel 64 dopo Cristo.
Allora, avanti tutta con la disobbedienza civile.

Daniele Quaglia

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SE LA LEGA VA IN ITALIA, NOI VENETI ACCELERIAMO VERSO L’INDIPENDENZA

Considerazioni dopo la manifestazione di Milano che sancisce l’alleanza tra Salvini e l’estrema destra italiana

lega-merdLa sterzata a destra della lega di Salvini, sancita dalla manifestazione di ieri a Milano e testimoniata dalla presenza di un migliaio di attivisti di Casa Pound dà un assetto diverso al quadro politico, con il battesimo di una formazione nazionalista sull’esempio di Alba Dorata in Grecia e del Front National in Francia.
Le riflessioni sono dovute al fatto che ciò ha implicazioni anche per quanto riguarda l’obiettivo di piena indipendenza del Veneto, dato che molti sinceri leghisti forse si sentivano più vicini a questo tema che non all’accostamento ai ragazzi della destra antagonista sociale di Roma e della Calabria, lasciando perdere la deriva sui programmi che ora sfiorano il ridicolo della spazzatura kalergiana che gira in rete, come ben rimarca L’Intraprendente.
La mossa di Salvini è intelligente (per lui), ma crea un problema a noi veneti, testimoniato anche dal suo recente spostamento verso un percorso autonomista.
Come noto infatti l’autonomia del Veneto è impossibile da raggiungere, per due ragioni su tutte: richiede una maggioranza parlamentare dei 2/3 (700 parlamentari su 1000) e non vi sono soldi nello striminzito bilancio dello stato, appensantito da sprechi immani, non toccati neanche nell’ultima legge di stabilità.
Ciò significa che la resurrezione della lega in chiave italiana per gli indipendentisti costituisce un problema da affrontare e risolvere, oltre alla drammatica dispersione di nuove leve che vi si avvicineranno illuse dall’apparente successo di pubblico: se qualcuno ha scelto di allearsi ad essa, in vista delle prossime elezioni regionali, risulta infatti evidente che la risposta da dare è un’altra ed è alternativa ad essa, con la piena consapevolezza che le manfrine sul nuovo referendum regionale per l’indipendenza sono solo un misero tentativo di addomesticare la battaglia per l’indipendenza del Veneto. A questi signori interessa solo farsi altri 5 anni di gestione di appalti e prebende pubbliche, costruendosi la propria pensione sicura alle spalle dei poveri veneti, continuando a prendere in giro i propri elettori come hanno saputo fare alla grande in 25 anni di fallimenti politici.

Progetto_9N Treviso_WEB (1)Per quanto ci riguarda, sul fronte programmatico sicuramente il progetto istituzionale della Repubblica Veneta che sarà presentato il prossimo 9 novembre a Treviso rappresenterà una solida dimostrazione che intende rispondere sul piano dei contenuti, mentre sul lato dell’azione politica si impone una presa di realtà per evitare di essere deviati dalle follie italianiste che si sono impossessate dei nostri amici leghisti.

Anche perché, com’è evidente a tutti, se non conquistiamo la nostra piena indipendenza in pochi mesi, la desertificazione economica e sociale del Veneto imporrà a una gran parte di veneti di dare un paio di giri di corda alla valigia di cartone per una nuova diaspora che tutti vogliamo evitare, a parte gli irresponsabili rappresentanti politici ora seduti in regione.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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TREVISO, VIOLENZA SUI BIMBI IN AULA, GIANLUCA BUSATO: “CHI HA SBAGLIATO PAGHI”

Parte raccolta firme contro i responsabili pubblici che hanno taciuto o causato ritardo nel provvedimento di sospensione del maestro

Monta lo sdegno a Casier, in provincia di Treviso, per il grave fatto di cronaca che ha visto oggi la sospensione del maestro elementare Fernando Cadicamo, 55 anni, origini calabresi. La squadra mobile di Treviso ha notificato un provvedimento di sospensione dell’attività di insegnamento al maestro di scuola elementare per le continue violenze cui sottoponeva (secondo l’accusa) i suoi scolari di età tra i sei e i sette anni.

Schermata 2014-10-15 alle 15.31.43Gianluca Busato, presidente di Plebiscito.eu e segretario di Veneto Sì, a tal proposito ha annunciato che sarà svolta una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di tutti i responsabili pubblici che a vario titolo hanno taciuto, non hanno agito, o hanno protratto la situazione esponendo i bambini al grave rischio di essere maltrattati da un mostro.

Gianluca Busato a tal proposito ha dichiarato: “Il fatto è sintomatico di come l’Italia si sia insinuata nel nostro Veneto. Da questo sistema infame noi vogliamo l’indipendenza al più presto. Schermata 2014-03-22 alle 23.48.08Costi quel che costi. Non posso accettare che succeda questo in una scuola del mio paese. Chi ha responsabilità pagherà. L’indipendenza del Veneto serve proprio anche a questo: a non tenere tra i nostri figli un mostro per un anno e mezzo dopo che era stato scoperto, per grave lassismo e inefficienza burocratica. A quanto pare i genitori non sono nemmeno stati informati del fatto dalla preside, che avrebbe nascosto la vera causa. I bambini si rifiutavano anche di andare a scuola e non dicevano nulla ai genitori, per paura. Solo dai giornali è venuta fuori la verità. Tutto ciò è grave ed inaccettabile”.

Ufficio stampa
Veneto Sì

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VAJONT: NELLA REPUBBLICA VENETA NON SAREBBE AVVENUTO

51° anniversario di una strage che vide 1917 morti e nessuna dimissione da parte neanche di uno straccio di sottosegretario

vajont-959x600La strage del Vajont, di cui oggi ricorre il 51° anniversario, è stato il tragico frutto una lunga catena di gravi irresponsabilità pubbliche che hanno rappresentato in maniera drammatica e senza pari lo stato italiano nella sua peggiore espressione, tra lassismo, mancanza di controlli e profonda corruzione.

1917 morti a Longarone, Erto e Casso, senza nemmeno uno straccio di dimissioni del più misero tra i sottosegretari. Possiamo dire con certezza che nella Repubblica Veneta indipendente una simile tragedia, causata dalla mancanza di valori umani, non sarebbe potuta avvenire.

vajont-1963Come già scrissi, il racconto di quegli attimi spaventosi fa parte della memoria collettiva di tutti i veneti e costituisce un fatto drammatico, che ci accomuna e rappresenta per noi veneti un giorno di lutto nazionale autentico. Un segnale terribile di distacco da uno stato che ancora oggi guarda al tragico evento con l’ipocrisia tipica di una capitale lontana, confermata dalle parole del primo ministro italiano di oggi, che neanche lontanamente prova l’idem sentire di quegli attimi che hanno scolpito la nostra storia.
Il 9 ottobre 1963 i cittadini di Longarone, Erto e Casso sono rimasti soli ed è rimasto solo l’intero Veneto unito in una tragedia senza pari.

Ricordo allora che fu esattamente un anno fa, in occasione del 50° anniversario di quel tragico evento, che, per qualche oscura ragione del destino, concepii l’idea del Plebiscito Digitale, che di lì a pochi giorni sarebbe stato annunciato al pubblico prima in un evento pubblico a Verona e quindi in un convegno che si tenne ad Este.

E come non ricordare allora che fu proprio un comune duramente colpito della tragedia, Castellavazzo, oggi unitosi a Longarone, che il 5 aprile 2013 per primo approvò il sostegno al referendum di indipendenza del Veneto?

Voglio riportare alla memoria questi piccoli episodi poiché anche nei momenti più bui si trovano i segnali per far vincere la vita sulla morte.

Se c’è una ragione che più delle altre rappresenta bene la necessità di cambiare corso con la nostra piena indipendenza è proprio la strage del Vajont che simboleggia al massimo la distruzione del nostro territorio e l’esigenza di una sana e virtuosa gestione della res pubblica che sia improntata su valori oggi calpestati dallo stato italiano.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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ANTENNA TRE: “VENETO SI”, ALLE REGIONALI NESSUNA ALLEANZA CON PARTITI ITALIANI


Schermata 2014-10-01 alle 19.39.00Pubblichiamo il servizio andato in onda questa sera su Antenna Tre, in merito alle prossime elezioni regionali e al processo di indipendenza del Veneto

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“PURTROPPO DICONO CHE NON SI PUÒ”. E NOI LO ABBIAMO GIÀ FATTO!

Due pesi e due misure, tra ipocrisia e opportunismo politico, sul finanziamento dei referendum regionali per l’autonomia e l’indipendenza

bozza_01 X_VenetoSI (3)Oggi il governatore del Veneto ha annunciato l’apertura del conto corrente per la raccolta di fondi per l’organizzazione di un nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto. Il conto corrente della Regione Veneto sarà operativo da lunedì prossimo e l’IBAN è IT37C0200802017000103397411.

Al di là di tale notizia di cui diamo informazione per chi volesse contribuire a raccogliere la cifra di 14 milioni stabilita dal consiglio regionale, vogliamo porre l’accento su alcune questioni di fondo nella battaglia del governatore, che confonde costantemente gli obiettivi di autonomia e indipendenza, dimostrando scarsa preparazione o profonda malafede in materia. Egli ha infatti introdotto una nuova definizione di indipendenza “costituzionale”, che è una contraddizione in termini.

Speriamo si corregga in fretta, in quanto propagandare tale concetto significa candidarsi a mestatore di verità. L’indipendenza non si ottiene in virtù di un processo giuridico, bensì in seguito ad un processo civico, sociale, economico e politico. Chi si nasconde dietro o insegue i sofismi giuridici per evitare di andare al nocciolo delle questioni spesso dimostra di non conoscere come avvengono i cambiamenti profondi della storia. E se non bastasse ciò, rimandiamo alla dichiarazione “In Italia, purtroppo, ci dicono che non si può”. La frase è di Salvini, il capo politico di Luca Zaia, sempre a proposito del referendum per l’Indipendenza, intervistato qualche giorno fa dall’Huffington Post.

Ecco, sta tutto in questa frase la differenza tra noi e la dirigenza leghista. Posti davanti alla questione delle questioni loro incurvano le spalle, perfino i più giovani sembrano dei vecchi democristiani del bel tempo andato (e qui l’accenno a Tosi pare quasi come sparare sulla Croce Rossa); si sono specializzati nell’allargare le braccia e sospirare , rassegnati , “purtroppo dicono che non si può”.

Riguardo all’indipendenza il loro motto potrebbe essere “parlarne sempre, pensarci mai”. Anche la questione del finanziamento volontario da parte dei cittadini del referendum per l’indipendenza e nel contempo però obbligato, sempre da parte dei cittadini, per il referendum sull’autonomia, per decisione di lorsignori consiglieri regionali capitanati proprio da Luca Zaia, ci pare emblematico. “Il referendum consultivo per l’autonomia, per la sua particolare natura giuridica, è finanziabile con fondi regionali” twitta oggi il governatore: forse bisognava correggere con ‘Il referendum consultivo per l’autonomia, per la nostra ipocrisia e per opportunismo politico, è finanziabile con fondi regionali, derivati dalle tasse pagate dai cittadini veneti’.

Anche oggi insomma abbiamo avuto la conferma che lorisignori, dopo 25 anni di fallimenti, ogni tanto escono dai loro comodi uffici romani (o veneziani o milanesi) e agitano bandiere con il leone di San Marco, ma una bandiera se ad agitarla non è il vento delle idee e delle convinzioni ma solo la triste bonaccia delle convenienze (personali e di partito) non è altro che un pezzo di stoffa.

Quando NOI alziamo la bandiera con il Leone siamo sorretti dalla convinzione che esistano idee più forti delle ambizioni personali, delle cadreghe di governo e sotto governo.

A chi dice “In Italia purtroppo ci dicono che non si può”, NOI rispondiamo: si può fare. Anzi, noi lo abbiamo già fatto!

E lo abbiamo fatto mentre voi allargavate le braccia, le spalle incurvate sotto il peso della rassegnazione (e dei denari pubblici intascati). Se siamo arrivati a questo punto è grazie a noi e nonostante voi.

Siete ingranaggi in un sistema inceppato.
Noi siamo la soluzione, voi il problema.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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COSA CAMBIA PER IL VENETO DOPO IL REFERENDUM IN SCOZIA

Via accelerata per la piena indipendenza del Veneto?

gianluca-busato-veneto-siDopo la celebrazione del referendum scozzese e passate le reazioni a caldo è opportuno fare qualche riflessione su come possa essere mutato lo scenario veneto e internazionale dell’indipendentismo.

Il risultato, innanzi tutto. Va messo in evidenza che raramente esso è stato messo in discussione, se non nell’ultimo periodo quando i Sì si erano avvicinati ai No e in occasione di un sondaggio di YouGov che li vedeva avanti a una settimana dal voto. Tale prospettiva inaspettata nel finale di campagna ha scatenato una reazione sistemica a più livelli che ha riportato i No a vincere. Proprio questa reazione spiega la necessità di un cambio di strategia nell’indipendentismo in diverse regioni del mondo, in quanto è chiaro che diventa molto difficile raggiungere i propri obiettivi nel mondo globale contemporaneo se non si è in grado di recitare un ruolo a livello sistemico. Tale aspetto, per quanto ci riguarda come veneti, lo vedremo tra qualche tempo, non appena avremo completato la transizione in corso della nostra organizzazione mirata proprio a soddisfare a tale condizione. L’aspetto più positivo del referendum di indipendenza della Scozia è in ogni caso che è stato abbattuto il tabù dell’indipendenza nel cuore dell’Europa, all’interno dell’Unione Europea.

Le tempistiche dell’indipendenza. Con il senno di poi risulta ancor più chiaro ed evidente a tutti quanto sia stata saggia la decisione di Plebiscito.eu di svolgere il referendum di indipendenza del Veneto nello scorso mese di marzo, per evitare che vi fosse un calo di entusiasmo a seguito di una possibile doccia scozzese. Ci diamo da soli una pacca sulla spalla, per aver preso una decisione tanto coraggiosa nell’autunno 2013, che allora ci valse le critiche feroci della totalità degli indipendentisti di casa nostra, che ci accusavano di precorrere i tempi, che poi dopo il successo del Plebiscito Digitale giustamente furono drasticamente ridotti alla condizione di nani politici in confronto a Plebiscito.eu. Qualcuno di essi – assieme alla lega opportunista quanto inconcludente – fu in parte recuperato solo in seguito al goffo (e sospetto) accanimento giudiziario del 2 aprile verso i 24 separatisti veneti ingiustamente incarcerati e quindi subito liberati. L’approvazione quindi della legge referendaria regionale 16/2014 ha quindi dato loro un altro po’ di ossigeno artificiale.

Gli attori in campo. Tale scenario, per quanto ci riguarda, fa emergere una dualità evidente, citata qualche giorno fa anche dal Washington Post.

Da una parte c’è un progetto indipendentista coerente portato avanti da Veneto Sì, il movimento politico nato per supportare l’azione di Plebiscito.eu, dall’altra c’è il solito eterno inganno della lega nord, perpetrato da 25 anni a questa parte sulla pelle dei veneti ingannati da chi prometteva federalismo, autonomia e ora addirittura l’indipendenza “costituzionale”.

Le scelte da fare sono semplici, basta capire con chi ci si schiera. Il referendum regionale per l’indipendenza del Veneto è un falso scopo. Scassinato dall’azione dei partiti italiani in regione, ora è privo di copertura finanziaria da un lato e di meccanismi procedurali chiari dall’altro, che lo rendono ostaggio di ondivaghe dichiarazioni del governatore e dell’assessore regionale al bilancio.

È indispensabile un secondo referendum regionale? In realtà no. Sono molteplici le vie all’indipendenza, come ieri ha sottolineato lo stesso Salmond. A ben guardare il referendum è una sola delle strade possibili. I veneti hanno già espresso in realtà la propria volontà sovrana a grande maggioranza in occasione del Plebiscito Digitale e ora possono approfittare anche di congiunture particolari, come ad esempio i nodi finanziari in merito alla sostenibilità del debito pubblico da parte dell’Italia, per approfittare della propria posizione competitiva estremamente interessante se non unica nel quadro globale.

La piena e fattiva indipendenza del Veneto può essere semplicemente il frutto di una firma su un accordo presidenziale o governativo come quello per esempio fatto con il trattato di Osimo all’insaputa del parlamento stesso. Un accordo stretto nell’interesse del Veneto, dell’Italia, dell’Europa e di tutti i cittadini che finalmente tornerebbero ad avere fiducia nel proprio futuro.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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PETER PAN NON SERVE ALL’INDIPENDENZA DEL VENETO

Appunti di concretezza per rendere forte Veneto Sì

gbu-vsiProviamo a rispondere ad alcune domande per capire il momento che stiamo vivendo e quale sarà invece la modalità di crescita di Veneto Sì, il movimento politico che abbiamo fondato sulla spinta della vittoria nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014.

Qualcuno si è mai chiesto perché in Veneto, nonostante da almeno un decennio ve ne siano tutte le premesse non è nato un movimento indipendentista di qualche peso? E’ possibile che gli indipendentisti siano ridotti a ruota di scorta, se va bene, della Lega, e se va male sono ridotti ad elementi del folklore Veneto al pari di Arlecchino? Perché è questo che fino ad ora siete stati sul palcoscenico della politica: delle comparse, simpatiche, chiassose, divertenti ma inutili.

Troppi indipendentisti sono affetti dalla sindrome di Peter Pan, ovvero da quella situazione psicologica in cui si trova una persona che si rifiuta o è incapace di crescere. Di diventare adulta e di assumersi delle responsabilità. Quando si fa politica il discrimine non è, per stare a noi, tra chi è più indipendentista di un altro ma tra chi è in grado di raggiungere lo scopo e chi non lo è. E ricordo ai più puri, che arriva poi sempre quello più puro che ti epura. Da anni infatti ne vediamo le conseguenze: di purezza in purezza siamo ridotti da sempre a numeri di consenso da prefisso telefonico. Un sacco (oddio, proprio un sacco no), di gente piena di sé, ma vuota di consenso popolare. Che in politica, piaccia o non piaccia è l’unica cosa che conti.

Ora, scusate l’immodestia, ma chi scrive ha dimostrato di essere in grado di avere le capacità e le doti di raggiungere lo scopo. Quando mai il tema dell’indipendenza del Veneto è approdato sulle prime pagine dei mass media, non solo nazionali ma perfino internazionali? E in questi anni di militanza ho capito una cosa molto semplice, ma che pare che per molti sia ancora oggi di difficile comprensione: per fare politica, per farla seriamente, per raggiungere uno scopo, occorrono soldi (tanti) e occorre organizzazione. Non basta avere ragione, non basta darsi ragione tra noi al bar o in incontri semi clandestini, occorre scendere nelle strade e guadagnarsi il consenso degli elettori, ad uno ad uno, come vi sta dimostrando anche la questione del referendum scozzese. Perché le nostre ragioni possono non essere le ragioni degli altri, e per portarli dalla nostra parte è necessario un lavoro duro, faticoso, costoso, di persuasione. Chi non capisce questo aspetto basilare della lotta politica semplicemente non ha senso della realtà, è un Peter Pan della politica. Per fare questo è necessaria una struttura organizzativa coesa, forte, fatta non solo di militanti convinti ma anche di professionisti all’altezza della sfida che ci attende e dotata di mezzi materiali in abbondanza. Chi pensa di poter vincere una battaglia come la nostra a colpi di buone intenzioni e purezza di spirito farebbe meglio a spiegare le sue alucce da Peter Pan e a volarsene nell’isola che non c’è. Forse a ben vedere anche lì però farebbe fatica a trovare consenso.

È destino di chi non conosce la storia di ripercorrerne le strade a vuoto. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non sia stato guidato da un nucleo ristretto di dirigenti. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto una organizzazione professionale al suo interno e che non abbia curato la formazione politica dei propri militanti. Non esiste e non mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto mezzi economici a disposizione. Al di fuori di queste forche caudine si è solo movimento di opinione, non si è organizzazione politica, non si raggiunge un obbiettivo specifico e soprattutto non si forgia una classe dirigente. Ripeto, basta conoscere un po’ la storia per sapere queste cose. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facoltà dell’animo. E tuttavia la dedizione alla politica, se questa non dev’essere un frivolo gioco intellettuale ma azione schiettamente umana, può nascere ed essere alimentata soltanto dalla passione. E’ questo fermo controllo del proprio animo che caratterizza il politico appassionato e lo distingue dai dilettanti della politica che semplicemente “si agitano a vuoto”.

Dal punto di vista pratico una classe dirigente in un movimento nascente come il nostro si crea all’inizio solo ed unicamente attraverso cooptazione, non è che ci siano altre strade, pena la frammentazione e la conseguente nascita di piccoli baroni locali (sarà inevitabile prima o poi, ma meglio poi ovviamente). Poiché la gran parte dei dirigenti cooptati è probabilmente a digiuno di politica vera (o peggio: è convinta di essere preparata ma non sa un bel nulla, tipo Serafini & company) organizzeremo corsi di formazione politica di base.

Per formazione politica di base intendo l’acquisizione di un minimo di competenze linguistiche (sofistiche) necessarie a discutere di politica (modulate ovviamente a seconda del contesto, televisione piuttosto che incontri con la base, uso di internet eccetera, insomma quella che un tempo si chiamava propaganda), oltre che ad una infarinatura di storia del pensiero politico. A seguire sarebbe sicuramente utile una infarinatura dei meccanismi istituzionali (qui sarà utile ovviamente anche la consulenza di avvocati e “gentaglia” del genere, consentitemi la battuta).

Queste cose non le fa più nessuno (forse solo il movimento 5 stelle, in modo approssimato) e i risultati si vedono. Questo ovviamente a grandi linee. Certo si tratta di un modello per certi versi datato sicuramente (ma neanche tanto visto che è quello ancora seguito in tutto il mondo “normale” a partire dalla Germania), il paradosso secondo me però è che chi dovesse riuscire ad organizzare un partito “vecchio” finirebbe per risultare “nuovissimo”. I nuovi mezzi (tipo il web) sono, appunto mezzi, non sono dei fini. La genialata se vogliamo di Casaleggio è di far passare il mezzo per il fine (salvo poi occupare fisicamente la televisione, le piazze e pure il Circo Massimo)

L’alternativa è di fare i dilettanti, cioè fare come si è fatto fino ad ora, tanta buona volontà, tanto entusiasmo ma gente di spessore politico pochina (dalle nostre parti, ammettiamolo, c’è fin troppa gente che si parla addosso).

Veneto Sì ha deciso di fare sul serio e di lasciar volare i Peter Pan verso l’isola che non c’è.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì