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LO STATO E L’EQUILIBRIO DINAMICO E GLOBALE DEI POTERI NELL’EPOCA DELLA SOVRANITÀ INDIVIDUALE

VeniceRiporto alcuni appunti che non vogliono avere alcuna presunta ambizione di scientificità né di valore filosofico, ma rappresentano la visione che mi sono fatto dall’osservazione pratica di come funzionano le cose oggi nel sistema politico-economico locale e globale.

Per certi aspetti l’idea che mi sono fatto ribalta la concezione prevalente, per certi altri è in linea con essa, d’altro canto esso risulta da una approssimazione se vogliamo di carattere pragmatico che male non dovrebbe fare al dibattito generale sul tema.

Lo stato è una sovrastruttura, che ritengo priva di personalità e quindi di identità proprie e che consiste in un quadro di relazioni ed esercizio di funzioni pubbliche che trovano forza nell’esercizio di delega della sovranità che risiede unicamente negli individui e nella libertà di azione che viene ad esso concessa da ambiti di relazioni ed esercizio di funzioni pubbliche e private di ordine superiore.

Uno stato è privo di identità ed essenza propria, ma rappresenta una convenzione che viene sfruttata da un insieme di persone che sono investite di riconoscimento e di una sorta di legittimità in funzione del potere che hanno saputo ottenere, controllare, creare.

A differenza di quanto affermato da molti, a mio parere lo stato non può essere “sovrano”, bensì è indipendente, o parzialmente interdipendente con altre strutture statali e interstatali nel dare forma all’esercizio del potere, in virtù di un processo di legittimazione che trova l’unica propria fonte negli individui che attraverso relazioni democratiche, elettorali, economiche e tribali delegano l’esercizio di funzioni, restando gli unici sovrani, spesso inconsapevoli, al contrario di quanto avveniva nel passato quando la sovranità veniva fatta risalire a un’origine divina (a dimostrazione ne è la simbologia che veniva usata, pensiamo ad esempio allo scettro). Anche nel passato il sovrano reale era l’individuo, ma nella sua totale inconsapevolezza, al punto che, opportunamente manipolato dalle guide politiche, religiose e filosofiche egli accettava la condizione di suddito, finché non trovava inaccettabili le proprie condizioni di vita, oppure in nome di ideali superiori quanto non tangibili, spesso frutto di manipolazione alternativa di nuove guide in concorrenza con quelle al potere.

Nella modernità, grazie ad un processo di emancipazione umana, il quadro concettuale di riferimento nell’esercizio del potere ha reso  maggiormente consapevole l’individuo. Il sovrano oggi è dunque il cittadino, pur con grado variabile di auto-consapevolezza.

In un dato quadro territoriale, i cittadini detengono la propria sovranità in forma differenziata a seconda dell’ambito in cui si esercita il potere.

Possiamo ipotizzare i seguenti ambiti e tipologie di esercizio del potere:

  • civico (o politico, distinto in legislativo, esecutivo, giudiziario);
  • religioso, spirituale, temporale;
  • militare;
  • informativo, mediatico;
  • economico-finanziario;
  • sistemico, globale;
  • ideale, concettuale, progettuale.

I diversi ambiti di esercizio del potere intervengono in cooperazione e/o competizione tra loro, spesso in una forma mista.

La sovranità civica assume grande importanza, in quanto per convenzione moderna regola e determina il controllo giuridico dei poteri militare, mediatico, economico-finanziario.

Il potere religioso tende ad essere autonomo dagli altri, in alcuni ambiti sovrasta o si fonde con il potere civico (ad esempio, negli stati “confessionali”), in altri si rapporta ad esso tramite convenzioni, se non veri e propri trattati (ad esempio, i patti lateranensi).

Il potere si distingue poi in potenziale ed effettivo. Il potere effettivo discende dal potere potenziale per trasformazione attraverso processi dinamici di controllo, conquista e creazione dello stesso.

Il moto attraverso cui il potere diviene effettivo dalla sua forma potenziale determina la dialettica del potere. Le modalità attraverso cui si compie la dialettica del potere si differenziano fortemente in base all’ambito in cui si manifesta.

Il potere civico, che rappresenta spesso l’obiettivo massimo del potere, ottiene la propria sublimazione grazie al consenso popolare (con eccezioni parziali nel potere giudiziario, spesso frutto di logiche corporative, o di casta, il che lo rende il potere più ancorato a logiche del passato, figlio delle società tribali). Il consenso popolare dipende fortemente dal potere informativo e questi dal potere economico-finanziario, quantomeno negli Stati occidentali che rappresentano ancora il potere sistemico globale più influente. Altrove, con un cortocircuito di poteri, il potere informativo è controllato dallo stesso potere esecutivo, così come il potere economico-finanziario, che, d’altro canto, in tale forma viene limitato all’origine nella sua potenzialità e spuntato rispetto ai poteri economico-finanziari di altre potenze regionali e a maggior ragione rispetto al potere sistemico-globale. Tale cortocircuito rende, per una logica evolutiva naturale, i poteri degli stati non economicamente e informativamente liberi per definizione più deboli rispetto a quelli degli stati economicamente e informativamente liberi.

Alzando lo sguardo, il potere sistemico-globale è dato dall’interconnessione delle varie sfere di sovranità a livello planetario.

L’evoluzione tecnologica (che rientra nella sfera del potere concettuale) e del potere economico-finanziario ha permesso a chi li ha saputi controllare su base globale, assieme al potere militare, di dargli forma in una modalità mai vista prima come nel secondo dopoguerra e in particolare dopo la vittoria della guerra fredda da parte degli USA.

Il potere sistemico-globale dispone di strumenti e capacità superiori in pratica a qualsiasi altro: esso può avviare guerre regionali e “tempeste” economico-finanziarie, anche solo a scopo preventivo, dissuasivo o persuasivo nei confronti dei detentori locali, o financo continentali o globali di altri poteri.

Il limite del potere sistemico-globale sta nella sua natura derivata dagli altri poteri sia per ambito tipologico sia per ambito territoriale. Pertanto esso deve appoggiarsi e influenzare gli altri poteri piuttosto che sostituirsi ad essi o sovrapporcisi.

Il limite dei poteri di base sia a livello territoriale locale, regionale o globale sta nell’agire in contrasto con il potere sistemico-globale che è di natura, per quanto derivata, di ordine superiore e quindi in grado di sovvertire le guide dei primi o di modificarne la portata, gli equilibri e le interdipendenze.

La capacità strategica fondamentale si dimostra nell’esercizio coordinato, consequenziale e strutturato di diversi poteri in diverso ambito di esercizio sia tipologico sia territoriale attraverso la modifica di scenari esistenti o l’introduzione di nuovi. Questa capacità determina la conduzione magistrale della dialettica del potere e ne determina i nuovi equilibri competitivi.

Il primo, inarrivabile, non sintetizzabile né riproducibile artificialmente, ambito di esercizio del potere è quello ideale, concettuale, progettuale.

Se esso viene messo in azione consapevolmente e con sapiente uso coordinato e/o competitivo degli altri ambiti di esercizio del potere può comportare cambi sistemici che portano a un’evoluzione anche epocale del sistema di potere, ampliandone persino la tipologia, l’architettura territoriale e anche il livello. Esempi ne sono il rinascimento, l’illuminismo e la rivoluzione tecnologica del XX e XXI secolo.

Se esso viene messo in azione in modo scoordinato e non consapevole può portare alla reazione sistemica volta alla sua repressione, anche violenta, radicale, mossa dalla paura delle guide degli altri ambiti di potere che temono – a ragione – di essere sovvertite. Un esempio ne sono le ideologie totalitarie del XX secolo (fascismo, nazismo e comunismo).

Il potere ideale, concettuale, progettuale nasce per definizione come potere individuale, da cui può espandersi in funzione della capacità di creare sistemi organizzativi a suo supporto.

La saldatura tra di esso e la fonte primaria della sovranità determina la forza impressionante di cui gode l’individuo consapevole nell’epoca moderna. La relativa facilità con cui questo fenomeno si è saputo imporre nel quadro generale del sistema politico-economico-organizzativo umano su scala globale è ancora difficilmente rappresentabile tramite una mappa concettuale ben definita, ma determina il grado scompenso di equilibrio del mondo moderno.

La forza dirompente che emerge dal basso determina una dinamicità socio-economica senza precedenti nella storia dell’uomo.

Chi si illude, ad ogni livello, di poterla fermare, ingabbiare, controllare, ne resterà sconfitto senza possibilità di appello. Chi comprende il fenomeno e saprà sfruttarlo per alimentare la propria posizione ne avrà un beneficio di portata altrimenti inarrivabile. Le élite politiche, economico-finanziarie, mediatiche, militari, religiose e globali sono le più interessate a comprendere la natura di tali fenomeni per non perdere la propria condizione ereditata dal passato e mai come oggi soffrono invece di un atteggiamento accondiscendente più che assertivo dei pensatori e intellettuali mainstream, che li espone a gravi rischi di sottovalutazione di processi sistemici importanti.

Un breve nota finale, solo per rilevare come l’osservazione e la conseguente consapevolezza di tali fenomeni di equilibrio dinamico dei poteri delle società umane, mi ha portato alla concezione dell’attuale piano pratico per l’ottenimento della piena indipendenza del Veneto.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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L’AZIONISTA DI MAGGIORANZA “VENETO” E LA NOSTRA PIENA INDIPENDENZA

L’importanza di una visione progettuale sistemica per “Veneto Sì” e per la Repubblica Veneta

VolantinoA5_Comunicato
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Molti si chiedono come il Veneto possa diventare pienamente indipendente, dato che lo stato italiano “non ci lascierebbe mai andarcene per conto nostro”.

Spesso le spiegazioni tendono a soffermarsi su aspetti giuridici relativi al diritto internazionale, o alla libertà di espressione, con argomentazioni che sovente lasciano in uno stato di confusione chi ascolta. Quanti sono infatti gli esperti di leggi internazionali, o di aspetti specialistici che solo pochi addetti ai lavori padroneggiano con sufficiente ricchezza di argomenti? Senza paura di essere smentiti possiamo ben dire che sono pochi, anzi pochissimi, con ciò portando con sé l’assoluta conseguenza che chi fa proprie tali convizioni deve agire perlopiù su un meccanismo di fiducia senza possibilità di controllare l’argomentazione.

C’è però un ambito che non è materia di superesperti e che è comprensibile a chiunque.

Lo stato italiano infatti, come qualsiasi altra organizzazione dipende in modo prevalente da chi ne mette a disposizione le risorse affinchè possa funzionare (verbo che mal si adatta alla repubblica italiana). Per semplificare, è come una società i cui amministratori, i politici, dipendono dalla proprietà. Ma di chi è la proprietà? La retorica grillina usava questo esempio attribuendo la “proprietà” agli elettori, come dovrebbe essere teoricamente in una democrazia. È del tutto evidente d’altro canto che gli elettori in questo sgangherato stato non contano nulla e lo dimostrano sia i molti referendum traditi dal parlamento (dal finanziamento ai partiti, al ministero dell’agricoltura, o alla privatizzazione della rai) sia il fatto che gli ultimi tre governi da tre anni a questa parte non sono frutto della volontà degli elettori, bensì di un’oligarchia che governa nonostante gli elettori.

Se quindi il cittadino sovrano è stato derubato del suo potere, altrettanto non si può dire del cittadino pagatore di tasse. In fin dei conti i soldi necessari per il funzionamento dello stato dipendono ancora e anzi sempre più dal gettito fiscale.

A maggior ragione se pensiamo alla sovraesposizione debitoria dello stato italiano che lo ha portato pochi giorni fa ad essere valutato dall’agenzia di rating Standard and Poor’s al livello BBB-, appena sopra la spazzatura.

I pagatori di tasse sono gli autentici proprietari di questo stato (e in fin dei conti di tutti gli stati). E i veneti, che in questo senso vantano assieme a pochi (i lombardi, gli emiliani-romagnoli e in parte i piemontesi) un credito fiscale spaventoso, rappresentano un autentico azionista di maggioranza dello stato italiano.

È chiaro pertanto che se i veneti lo vogliono, possono determinare a proprio piacimento come rapportarsi con esso, fino al punto di decidere, come hanno deciso di fare plebiscitariamente il 16-21 marzo scorsi nel referendum di indipendenza del Veneto organizzato da Plebiscito.eu e da 10 Comuni Veneti, di uscire dalla società Italia Spa per farsi la propria “società”, basata su ben altre regole e comportamenti.

L’azionista di maggioranza “Veneto” fino a qualche decennio fa poteva ragionevolmente pensare di instaurare un rapporto di cooperazione con lo stato italiano secondo un modello “autonomista”, come tentò di fare l’allore ministro della Democrazia Cristiana Antonio Bisaglia, cercando inutilmente di dare vita alla costola “bavarese” della Dc Veneta, sull’esempio della Csu e della Cdu in Germania. Egli sbagliò strategicamente e tragicamente però a concepire un disegno “antisistemico” e ne pagò le conseguenze, andando a pestare i piedi a chi non doveva.

Il compito odierno degli indipendentisti veneti, ora che si è del tutto e per fortuna esaurito addirittura il ruolo storico dell’Italia unitaria, è di concepire una visione della Repubblica Veneta che sia “sistemica” e che porti quindi il vantaggio non solo dei veneti, ma di tutti gli attori del quadro geopolitico generale in cui ci troviamo.

Il vantaggio competitivo incolmabile di Veneto Sì è di aver capito tale aspetto e di aver iniziato a dargli concretamente forma, fino alla piena indipendenza del Veneto.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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ROMA BOCCIA LO STATUTO SPECIALE, IL VENETO AUTONOMO È UTOPIA, ESAURITO IL RUOLO STORICO DELLA LEGA. ORA RESTA SOLO L’INDIPENDENZA CON VENETO SI

Reagiamo con forza allo schiavismo italianista, partecipando martedì 16 dicembre a Padova all’operazione “Matteo Evangelista”, per la liberazione fiscale dal peggiore burosauro del mondo

veneto-autonomoOggi il parlamento italiano ha stroncato la possibilità anche solo di pensare alla possibilità dell’autonomia del Veneto a statuto speciale. È stato infatti abortito e stroncato ancora prima di nascere il progetto del Veneto a Statuto speciale. Non sarà più possibile inseguire i sogni dei politicanti dei partiti in Veneto di una reale autonomia che consenta di competere con le regioni limitrofe su un piano di pari opportunità. La commissione Affari costituzionali della Camera, nel corso dell’esame al disegno di legge sulla riforma del bicameralismo e del Titolo V, ha bocciato un emendamento della Lega che autorizzava le regioni a statuto ordinario ad «avviare procedure di consultazione degli elettori, secondo modalità e termini previsti dai rispettivi statuti, per il riconoscimento della condizione di specialità, allegando al quesito referendario un progetto di revisione costituzionale». Anche la deputata del Pd Simonetta Rubinato ha ritirato una sua proposta analoga. Tutte le bugie pubblicate sui giornali nel corso di questi mesi e anni ora sono state finalmente smascherate: l’autonomia del Veneto è un’utopia. Oggi il parlamento italiano ha posto la parola fine al ruolo storico della lega nord, che è diventata un oggetto politicamente inutile e dispersivo. Quella roba lì non serve più a nulla a noi veneti. La secca dell’ordinaria amministrazione in cui si è confinata la balena verde, in un’era di cambiamenti e riforme necessarie è solo una perdita di tempo.

Noi lo diciamo dal 2006, da quando è possibile legalmente portare avanti il progetto di indipendenza del Veneto, grazie alla depenalizzazione della precedente legge fascista che prevedeva l’ergastolo per chi commetteva un antistorico reato d’opinione. E anche prima, negli anni ’90, per questo subendo inchieste e dossier.
Ora è un fatto politico, ciò che la logica dimostrava da sempre. Il parassita, il ladro, il furfante che vive nel malaffare grazie al furto delle risorse e del frutto del lavoro dei veneti non potrà mai concedere la libertà ai sudditi derubati. Anzi, è tanto arrogante e sicuro di sé da tenere anche corto il guinzaglio, non si sa mai che al veneto sciocco lavoratore che lo mantiene a sbafo vengano strane idee assaporando l’aria di maggiore libertà d’azione.
Questo ladro, questo parassita incapace e arrogante si chiama parlamento italiano e tutto il sistema di potere criminale che oggi pensa che uno stato artificiale di 60 milioni di abitanti possa reggersi sfruttando e mangiando sulle spalle di 18 milioni di sudditi che creano redditi. È la divisione prezzoliniana dell’Italia tra furbi e fessi, che trova la propria massima espressione proprio nel Veneto, dove gli imprenditori e il Popolo delle partite IVA arriva a suicidarsi dalla disperazione per ragioni economiche assumendosi responsabilità che non sono sue, ma dei lestofanti che ogni giorno mangiano pastasciutte a spese sue senza chiedere il permesso.

bozza_01 X_VenetoSI (3)Oggi è chiaro che è stato squarciato il velo ipocrita delle falsità: l’unica strada per la libertà si chiama indipendenza del Veneto. E l’unico strumento politico per attuarla si chiama Veneto Sì, grazie al sostegno di Plebiscito.eu.

Per questo martedì prossimo daremo il via alla liberazione fiscale dal mostro oppressore e arrogante, partecipando all’operazione “Matteo Evangelista”, con la MESSA IN MORA di EQUITALIA e dell’AGENZIA DELLE ENTRATE.

L’appuntamento è per martedì 16 dicembre alle ore 10 davanti agli uffici di Equitalia in via Longhin 115 a Padova.

L’ora della riscossa dei veneti è scoccata. Nessuno e niente potrà più fermarci. La libertà è un fiume in piena che scorre finalmente verso il proprio destino, che si chiama indipendenza della Repubblica Veneta.

Close-up of a Lion roaring, Panthera Leo, 10 years old, isolated on whiteGianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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L’INDIPENDENZA DEL VENETO E I DIVERSI APPROCCI PER OTTENERLA

slide_Vsi Dita-LogoVi sono diversi approcci all’indipendenza del Veneto. Non c’è una sola via. È normale che ciò avvenga. È un fenomeno non diverso da quello di altri Paesi che stanno ottenendo sempre maggiore consenso verso la propria indipendenza, in primis la Scozia, la Catalogna, le Fiandre.

È pertanto illusorio e infantile pensare che esista una sola via percorribile e che tutti vi si adeguino. È chiaro ed evidente che ognuno cerchi in buonafede di portare avanti la propria visione, ritenendola migliore. Poi vi sono le persone in cattiva fede, ma di quelle oggi non voglio scrivere.

Personalmente non giudico male chi pensa che il modo migliore di ottenere l’indipendenza sia attraverso un’alleanza con la lega nord, con forza italia, con l’ncd e con fratelli d’italia. Semplicemente ritengo sia un falso scopo, che nella migliore delle ipotesi secondo tale visione può portare qualche consigliere regionale in più, al prezzo della coerenza politica.

È proprio la coerenza politica il più grande capitale che possa esserci e che non può essere dilapidato. Per tale ragione non ha senso affiancarsi a chi l’indipendenza non la vuole e anzi la combatte, spesso anche per difendere interessi personali garantiti dal sistema statalista italiano.

Un’altra idea che emerge è che è inutile partecipare ad elezioni italiane, perché significa riconoscere uno stato illegittimo. Tale posizione è rispettabilissima da un punto di vista teorico. Ha però l’incontrovertibile difetto di riassumere in sé la morale “tagliarsi gli attributi per fare dispetto alla moglie”. Tra l’altro tale posizione non tiene conto del fatto che nel mese di febbraio si terranno comunque le elezioni politiche della Repubblica Veneta, per decisione della Delegazione dei Dieci. E che martedì 16 dicembre prossimo avverrà la messa in mora di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate con l’operazione “Matteo Evangelista”.

Ora però ciò non cambia che siamo e resteremo per un certo tempo sudditi dello stato italiano. Per uscirne con un processo democratico e pacifico dobbiamo legittimare la nostra azione sovrana emersa dal referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo con la disarticolazione della regione Veneto, che passa per la vittoria di Veneto Sì alle elezioni regionali. Non dobbiamo temere il contrasto di persone che ora reagiscono in modo rabbioso, perché sono infatuati di Zaia, o perché hanno il terrore di una vittoria della Moretti, o viceversa, oppure perché si fanno travolgere solo dalla rabbia fine a sé stessa.

Se vincesse uno qualsiasi di questi esponenti, per noi veneti l’unica cosa che cambierebbe sarebbero le cordate di potere che gestiscono la sanità veneta, che incide per la gran parte del bilancio regionale. Per noi veneti cosa cambierebbe nell’una o nell’altra ipotesi? Niente!

È chiaro allora che si deve prendere il coraggio a due mani e semplicemente far sapere ai nostri concittadini che alle prossime elezioni regionali potranno scegliere tra lo stato italiano e la Repubblica Veneta. Con pazienza e senza timore, perché la nostra posizione è la più coerente, la più solida ed argomentata, l’unica soluzione concreta per salvarci dal disastro morale e socio-economico di uno stato mostruoso e fallito.

Per farlo, contribuisci ora a dare forza all’azione di Veneto Sì, aderendovi e supportandola.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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REGIONAL ELECTIONS, GIANLUCA BUSATO: “VENETO SÌ” (“VENETO YES”) ASKS FOR THE MANDATE TO PUT INTO EFFECT THE FULL INDEPENDENCE OF VENETO

Organizers of the Digital Plebiscite of March 16-21, 2014 now ask Venetians the confidence to put the work in and fully enforce the Venetian Republic – #nézaianémoretti #venetosì per #indipendenza del #Veneto

Schermata 2014-05-28 alle 16.43.18In the course of next Venetian regional elections so far two main alliances declared to run for, the Democratic Party (“PD”) with its Italian center-left allies, proposing Ms. Alessandra Moretti as candidate for Veneto governor and the Northern League (”Lega Nord”) with its Italian center-right allies, re-proposing again Mr. Luca Zaia, actual Veneto governor.

As far as Venetians outlook is concerned, the two alliances change nothing. The actual Veneto Region reserves 3/4 of its budget to health care expenditures: for us it is totally irrelevant whether hospitals are managed by Mr. Zaia’s or Ms. Moretti’s gangs, this would bring us no advantage at all!

Democratic Party and Northern League are both systemic components, functional each other. For the purpose of the independence of Veneto both of them are opposing parties, in the very same way. At next regional elections either we vote for independence or for Italy represented by these Lady and Gentleman, different only in the form they mislead and steal against Venetians’ interests.

Therefore we need an alternative bringing us to the complete independence of Veneto. Let’s see in detail reasons of that.

Driven by the large win of favorable to independence of the Venetian Republic in the Digital Plebiscite of last March 16-21, organized by Plebiscito.eu and supported by “Veneto Sì” (Veneto Yes”), also the regional council approved the regional law no. 26 on June 19, 2014 to call a new regional referendum. But such decision was compromised, with an undemocratic act of the regional council members, by the need of collecting 14 millions euro from citizens to finance the organization of the referendum itself, contrary to another regional referendum for the autonomy that instead was financed with budget items dedicated to electoral consultations. Actual collecting pace of such funds is ridiculous and make such hypothesis possible about in 2030.

Such choices between sloth and infamy perfectly spotlight why there is any possibility for an electoral alliance with neither of the two actual fronts nowadays competing for the Veneto Region.

bozza_01 X_VenetoSI (3)For this reason it is compulsory the action of VENETO SI (VENETO YES), the across-the-board Electoral Committee we have created for the independence of Veneto, that will run for regional elections as a complete alternative to Italian parties.

To one side, in fact, we have the Democratic Party, in contradiction even with its own name, representing the greatest example of refusing the democratic spirit, denying the Venetian people the basic right of expression in a referendum, with this associating in its action with the negative example of Mr. Mariano Rajoy’s Spanish Popular Party, heir of Franco’s regime, that wanted to prevent Catalans from democratically expressing in a referendum politically binding for their independence. Such attitude is more and more worsened by the central government that continues oppressing Venetian citizens through an unjustified fiscal oppression and a policy that handicaps our economy and our territory.

On the other side we have the Northern League that also on the basis of its recent betrayal of autonomist requests, practiced through its new Italian nationalist line, demonstrated, also in the Veneto Region, with its contradictory action of the last legislature, to kid Venetian citizens, by approving inconsistent regional laws regarding independence of Veneto. This is proved also by the attempt it made beginning of March to confuse electors through an ambiguous and misleading collection of signatures aiming to reduce the voter turnout in the following Digital Plebiscite, that instead, contrary to all expectations, was a real success.

Now therefore, a few months away from next regional elections, that it is not yet known whether they will take place in March or in May, Veneto Sì (Veneto Yes) faces the need to arrange an election campaign in support of the independence of Veneto, to reaffirm also in institutional terms what already happened substantially with the referendum of last March.

From a practical point of view it will not be necessary holding a new referendum for the independence of Veneto, firstly because we already made it in March and secondly also because the regional administrative bureaucratic machine would not be able to oppose the contrast action of the Italian government, adverse to both independence of Veneto and to freedom of expression of Venetians in an institutional referendum politically binding.

It will be the outcome itself of the regional elections, same as will be in Catalonia, thanks to the confidence that will be given to Veneto Sì (Veneto Yes) and the coalition of independence movements running with it, to determine the will of Venetian citizens to put an end to the regional institution and to give shape and substance to the full independence of the Venetian Republic.

We will ask the Venetians their vote to carry through this program, with just one point, the independence of Veneto, fully implementing the Venetian Republic.

With our win at regional elections, we will therefore confirm unilaterally, applying the popular mandate received, the declaration of independence of Veneto of last March 21 and we will start off the international relations intended to recognize the Venetian Republic.

The institutional project of the Venetian Republic can consulted at www.evenetia.com.

Logo_PBeu_156Support to Veneto Sì (Veneto Yes) is assured by Plebiscito.eu, the main pro-independence organization, that was able for the first time to bring continuously to the attention of the world the Veneto independence cause.

Plebiscito.eu will fully provide Veneto Sì (Veneto Yes) with the biggest political database created ever in Veneto by a political organization, in order to prepare its election campaign.

Thus we will call for help all Venetian people of good will to support us in such task. Our future depends upon it.

Help will regard organization aspects. In order to support us for this task you can:

  • register yourself to Veneto Sì (Veneto Yes) from http://www.venetosi.org/volontari/;
  • join as volunteers of Plebiscito.eu from http://www.plebiscito.eu/entra-nella-squadra/.

Help should be also financial. In order to support us economically to prepare the election campaign , you can do it

  • by a bank transfer: IBAN IT69E0890462180021000001600 – BIC: ICRAITRRP40. Payee: PLEBISCITO.EU. Payment reason: Donation for VENETO SI (VENETO YES),
  • or by credit card from http://www.venetosi.org/sostieni/.

Your destiny depends only on your will of being its architect.

Some months ago – with a general surprise – we have carried out the greatest referendum campaign ever for the independence of Veneto. Now with your help we are going to complete the job started in March. We achieve our goals concretely, whereas politicians talk.

Gianluca Busato
Secretary – Veneto Sì (Veneto Yes)

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ELEZIONI REGIONALI, GIANLUCA BUSATO: “VENETO SI” CHIEDE IL MANDATO PER ATTUARE LA PIENA INDIPENDENZA DEL VENETO

Gli organizzatori del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014 ora chiedono ai veneti la fiducia per completare l’opera e dare piena effettività alla Repubblica Veneta – #nézaianémoretti #venetosì per #indipendenza del #Veneto

bozza_01 X_VenetoSI (3)Nel corso delle prossime elezioni regionali del Veneto si sono finora presentati due principali schieramenti, contraddistinti dalla presenza del PD e dei suoi alleati del centro-sinistra italiano, che candidano a governatore del Veneto Alessandra Moretti e della Lega Nord e dei suoi alleati del centro-destra italiano, che ricandidano l’attuale governatore del Veneto Luca Zaia.

Per quanto riguarda le prospettive per i veneti, i due schieramenti non cambiano nulla. L’attuale Regione Veneto ha i 3/4 del proprio bilancio impegnato nella spesa sanitaria: a noi che gli ospedali siano gestiti dalla gang di Zaia o da quella della Moretti cosa ci porta di vantaggio? Nulla!

Pd e Lega sono entrambe componenti sistemiche, l’una funzionale all’altra. Ai fini dell’indipendenza del Veneto sono entrambi partiti avversari, nello stesso identico modo. Alle prossime elezioni regionali o si vota l’indipendenza o si vota l’Italia rappresentata da questi signori diversi solo nella forma in cui perpetrano l’inganno e il furto ai danni dei veneti.

Serve quindi un’alternativa che ci porti alla piena indipendenza del Veneto. Vediamone in dettaglio le ragioni.

Schermata 2014-05-28 alle 16.43.18Sulla spinta della vittoria plebiscitaria dei favorevoli all’indipendenza della Repubblica Veneta nel Plebiscito Digitale del 16-21 marzo scorsi, organizzato da Plebiscito.eu e sostenuto da “Veneto Sì”, anche il consiglio regionale ha approvato la legge regionale 16 del 19 giugno 2014 per indire un nuovo referendum regionale. Tale decisione è stata però viziata, con un atto antidemocratico dei consiglieri regionali, dalla necessità di raccogliere 14 milioni di euro dai cittadini per finanziare l’organizzazione del referendum stesso, al contrario di un altro referendum regionale per l’autonomia che invece è stato finanziato con le poste di bilancio dedicate alle consultazioni elettorali. Il ritmo di raccolta di tali fondi è ridicolo e rende possibile tale ipotesi circa nel 2030.

Tali scelte tra l’ignavia e l’infamia mettono bene in rilievo come non sia praticabile un’alleanza elettorale con nessuno dei due attuali schieramenti che oggi si contendono la Regione Veneto.

Per questa ragione si rende necessaria l’azione di VENETO SI, il Comitato Elettorale trasversale che abbiamo creato per l’indipendenza del Veneto, che si presenterà alle elezioni regionali in completa alternativa ai partiti italiani.

Da una parte, infatti, abbiamo il PD, in contraddizione anche con il suo stesso nome, che rappresenta l’esempio massimo di rifiuto dello spirito democratico, volendo negare ai veneti il diritto basilare di espressione in un referendum, con ciò associandosi nella propria azione all’esempio negativo del partito popolare spagnolo di Mariano Rajoy, erede del regime franchista, che ha voluto impedire ai catalani l’esercizio democratico in un referendum politicamente vincolante per la propria indipendenza. Tale atteggiamento è ancora più reso grave dall’azione del governo centrale, che continua ad opprimere i cittadini veneti attraverso un’oppressione fiscale ingiustificata e una politica che sfavorisce la nostra economia e il nostro territorio.

Dall’altra parte abbiamo la Lega Nord, che, anche sulla scorta del suo recente tradimento delle istanze autonomiste, praticato attraverso la propria nuova linea nazionalista italiana, ha dimostrato, anche nella Regione Veneto, con la propria azione incoerente dell’ultima legislatura, di prendere in giro i cittadini veneti, attraverso l’approvazione di leggi regionali inconsistenti in tema di indipendenza del Veneto. Ciò è testimoniato anche dal tentativo che fece ad inizio di marzo di confondere gli elettori attraverso un’ambigua raccolta firme ingannevole tesa a diminuire il tasso di votanti nel successivo Plebiscito Digitale, che invece travolse ogni aspettativa.

Ora pertanto, a pochi mesi di distanza dalle prossime elezioni regionali, che ancora non è noto se si svolgeranno a marzo oppure a maggio, si presenta per Veneto Sì la necessità di organizzare una campagna elettorale a sostegno dell’indipendenza del Veneto, per riaffermare anche sul piano istituzionale quanto già avvenuto sul piano sostanziale con il referendum di marzo scorso.

Da un punto di vista pratico non sarà necessario svolgere un nuovo referendum per l’indipendenza del Veneto, in primis perché lo abbiamo già fatto a marzo e in secundis anche perché la macchina burocratica amministrativa regionale non sarebbe in grado di supplire all’azione di contrasto del governo italiano contrario sia all’indipendenza del Veneto sia alla libertà di espressione dei veneti in un referendum istituzionale politicamente vincolante.

Sarà l’esito stesso delle elezioni regionali, proprio come avverrà in Catalogna, grazie alla fiducia che sarà dato a Veneto Sì e alla coalizione di movimenti indipendentisti che con esso concorrerà, a determinare la volontà dei cittadini veneti di porre fine all’istituzione regionale e di dare forma e sostanza alla piena indipendenza della Repubblica Veneta.

Noi chiederemo ai veneti il voto per portare a termine questo programma, con un solo punto, l’indipendenza del Veneto, dando piena attuazione alla Repubblica Veneta.

Con la vittoria alle elezioni regionali, confermeremo quindi unilateralmente, in applicazione del mandato popolare ricevuto, la dichiarazione di indipendenza del Veneto del 21 marzo scorso e daremo il via alle relazioni internazionali volte al riconoscimento della Repubblica Veneta.

Il progetto istituzionale della Repubblica Veneta è consultabile nel sito www.evenetia.com.

Il sostegno a Veneto Sì è garantito da Plebiscito.eu, la principale organizzazione indipendentista, che ha saputo per la prima volta imporre in modo continuativo all’attenzione del mondo la causa dell’indipendenza del Veneto.

Plebiscito.eu metterà a completa disposizione di Veneto Sì, per preparare la propria campagna elettorale, il più grande database politico mai costruito prima in Veneto da un’organizzazione politica.

Chiederemo quindi l’aiuto a tutti i veneti di buona volontà per aiutarci in tale compito. Ne va del nostro futuro.

L’aiuto sarà di tipo organizzativo. Per supportarci in questo compito potete:

L’aiuto dev’essere anche di tipo finanziario. Per supportarci economicamente per preparare la campagna elettorale, potete farlo

  • con bonifico bancario: IBAN IT69E0890462180021000001600 – BIC: ICRAITRRP40. Beneficiario: PLEBISCITO.EU. Causale: Donazione per VENETO SI,
  • oppure con carta di credito da http://www.venetosi.org/sostieni/.

Il tuo destino dipende solamente dalla tua volontà di esserne l’artefice.

Qualche mese fa – nella sorpresa generale – abbiamo realizzato la più grande campagna referendaria mai realizzata per l’indipendenza del Veneto. Ora con il tuo aiuto completeremo l’opera iniziata a marzo. Noi realizziamo le cose concretamente, mentre i politici parlano.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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REGIONE VENETO DA ROTTAMARE. IL CONSENSO ALL’INDIPENDENZA E’ PLEBISCITARIO OGGI, NON SERVE ALTRO TEMPO

A proposito di elezioni regionali e inutili sudditanze ai partitanti italiani

salviniOggi in un’intervista pubblicata sul Corriere del Veneto, alcuni indipendentisti dichiarano che i veneti sono favorevoli all’indipendenza, ma che non sono pronti e che serve del tempo per convincerli dei vantaggi. Per tale ragione questi esponenti, assieme a vari riciclati dell’ultima ora, dichiarano di appoggiare la candidatura di Zaia, alleandosi quindi ai partiti nazionalisti italiani della lega del neo-garibaldino Salvini e del centro-destra italiano, che oggi è sulle cronache dei giornali per l’ennesima retata che vede la connessione tra mafia, criminalità e politica e che coinvolge come imputato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Nel “ragionamento” alla base di tale scelta, ci pare evidente una contraddizione in termini, perché infatti se i veneti sono già convinti dell’indipendenza (e dal 21 marzo scorso lo sappiamo tutti, dato che l’89,10% degli oltre 2,3 milioni di veneti votanti ha detto sì alla Repubblica Veneta indipendente), di quali ulteriori vantaggi dovremmo ancora convincerli ora? Perché serve altro tempo? Con simili percentuali plebiscitarie il rischio è esattamente il contrario, ovvero che diluiscano in quanto i cittadini vedono i rischi dell’ennesima presa in giro, dell’ennesima boutade elettorale, mentre la desertificazione socio-economica del Veneto va a completarsi in modo drammatico, come oggi riporta anche Bloomberg, in un articolo dedicato all’arte vetraria di Murano in crisi grazie allo stato italiano criminale e predatore.

Questi stessi indipendentisti hanno tra l’altro cambiato idea rispetto a quanto da loro stessi dichiarato solo pochi mesi or sono, quando avevano annunciato che si sarebbero presentati alle elezioni regionali con un solo punto di programma, ovvero la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Pazienza, senonché questi stessi indipendentisti solo pochi mesi prima erano, in un altro virtuosismo e triste esempio del più spericolato tra i minuetti politici, sulle strade del Veneto a guidare la protesta dei cosiddetti forconi, per “difendere la costituzione” e “mandare tutti i politici a casa”, per “salvare l’Italia”. Tra l’altro, en passant, la protesta tricolorita del 9 dicembre quest’anno particolarmente sbiadita, è ora comandata dall’ex guardia del corpo di Zanonato, sic!

Ce n’è abbastanza per far venire il mal di testa. Serve coerenza, serve una visione chiara. L’indipendenza del Veneto non ha bisogno assolutamente di ulteriore tempo per essere ottenuta!

Non si capisce perché in Veneto, dove pure è assodato che vi sia la maggiore percentuale rispetto a qualsiasi altra regione europea, plebiscitaria appunto, di cittadini che si sono espressi a favore dell’indipendenza, non possa presentarsi una forza indipendentista anche di fronte agli elettori a rivendicare un progetto che non teme confronti e concorrenza da parte di nessuno dei partiti falliti e rifiutati dall’elettorato, come testimoniato dalle elezioni regionali disertate nella vicina Emilia-Romagna e confermato dalle fallimentari primarie del PD, dove sembrano essere andate a votare solo le estetiste. Ciò avviene in tutta Europa, in ogni Paese che aspiri alla propria indipendenza ed è giusto e sacrosanto che avvenga anche in Veneto!

E allora, proprio perché la coerenza è la prima condizione fondamentale per poter guadagnare la fiducia degli elettori, Veneto Sì farà quello che ha annunciato fin dal giorno seguente al Plebiscito Digitale: si presenterà alle elezioni regionali per chiedere il mandato agli elettori veneti per smantellare la Regione Veneto e dare vita alla Repubblica Veneta indipendente, completando l’opera per cui la Delegazione dei Dieci ha ottenuto il proprio mandato direttamente dai cittadini.

Rottameremo la Regione Veneto, consegnandola al cimitero della storia, per fare spazio alla Repubblica Veneta.

Il percorso di diritto internazionale è quello già sperimentato dai Popoli che lo hanno già praticato, dall’Estonia alla Lituania, dalla Lettonia alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, solo per citare i più vicini a noi. Senza dimenticare il precedente giuridico del Kosovo, che è diventato indipendente senza aver celebrato alcun referendum, solo per decisione unilaterale di un parlamento eletto con elezioni autoconvocate.

Noi abbiamo la forza in più del referendum digitale di marzo che ci darà ulteriore forza nell’eventuale ulteriore passaggio plebiscitario che faremo nelle prossime elezioni regionali.

Se saremo ancora più bravi, potrà inoltre anche avvenire che nelle elezioni politiche della Repubblica Veneta in programma a febbraio si presentino più elettori che in quelle regionali di marzo.

In tal caso le istituzioni della Repubblica Veneta avranno ancora minore bisogno di quelle regionali, che saranno totalmente da rottamare.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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INDIPENDENZA DEL VENETO UNICA SOLUZIONE. COME OTTENERLA E COSA FARE

Qualcuno su twitter mi ha chiesto perché non sostengo il referendum regionale per l’indipendenza del Veneto che sarà indetto, forse, dopo che saranno stati raccolti 14 milioni di euro dai cittadini.

NEWS_VenetoSIHo risposto che lo sosterrò quando si farà, nel 2029. Ora non ha senso perdere tempo per un falso scopo. Ora l’unica cosa sensata da fare è spiegare ai veneti come difendersi e quindi liberarsi da uno stato assassino e criminale, controllato da masnade di parassiti incapaci e ladroni.

Ecco come.

1° – PRIMO: non dare soldi al tuo aguzzino, è immorale e autolesionistico. Pratica l’esenzione fiscale, promulgata il 25 marzo dalla Delegazione dei Dieci. Info e assistenza: http://www.plebiscito.eu/repubblica-veneta/delegazione-dei-10/esenzione-fiscale-totale/adesione-al-piano-di-obiezione-fiscale/

venezia_bandiera_di_san_marco_22° – SECONDO: prepariamoci per la vera indipendenza economica, quando saranno completate le nuove “vie della seta” (valore: 21,1 trilioni di dollari). Sosteniamo il progetto strategico di Plebiscito.eu: http://www.plebiscito.eu/repubblica-veneta/venezia-crocevia-naturale-dei-nuovi-equilibri-mondiali/

3° – TERZO: organizziamoci “anche” per concorrere alle regionali, sostenendo un governatore indipendentista. Basta perdere tempo sostenendo gli affaristi della lega e del pd. Sosteniamo VenetoSì, unica forza autenticamente indipendentista non contaminata con partiti italiani. L’unica riconosciuta da Plebiscito.eu. Per aderire: http://www.venetosi.org/volontari/

RU-CINA nuove vie della seta_big4° – QUARTO: prepariamoci al futuro, ideando e creando il Veneto che vogliamo: http://www.plebiscito.eu/repubblica-veneta/progetto-istituzionale-della-repubblica-veneta/

5° – QUINTO: informiamo i cittadini dell’unica soluzione politica percorribile per l’indipendenza: http://www.plebiscito.eu/repubblica-veneta/progetto-politico/. Altre vie sono vicoli ciechi, in quanto richiedono la collaborazione dello stato italiano, che controlla la macchina burocratica e istituzionale.

Se hai ancora dubbi, ricordati che il progetto indipendentista veneto è stato portato alla ribalta mondiale da Plebiscito.eu, che ha saputo coinvolgere gli organi di informazione di tutto il mondo e che il primo manifesto politico indipendentista completo è stato presentato dal sottoscritto fin dal 2007. È inutile seguire i copioni, scegli l’originale.

#Indipendenza del #Veneto unica soluzione con #Plebiscito e #VenetoSì

Gianluca Busato
Segretario – VenetoSì

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IL LEONE DI VETRO, UN FILM CHE DOVREBBERO VEDERE TUTTI


leone-di-vetroIeri sera sono stato al cinema. Sono andato a vedere uno di quei film d’autore; quelli considerati dai più un po’ pallosi, un po’ di nicchia; quelli che ci vai solo per accontentare un amico; quelli che …
E invece NO!
Ieri sera sono andato a vedere un film che non ha ancora ottenuto la giusta rilevanza e pubblicizzazione che merita; un film che dovrebbero vedere tutti; un film che, siccome funge un po’ da denuncia, è stato fatto passare un pò in sordina probabilmente su pressione di poteri forti ai quali dà fastidio.
Il film tratta di avvenimenti storici che non ci sono mai stati raccontanti in maniera precisa; quella raccontata non è una storia vera, non lo pretende di essere: ma il periodo storico nel quale questa è immersa è reale, per quanto alcuni possano tentare di nasconderlo con tutte le loro forze.
Non voglio dare giudizi sul film, non è necessario: sono sicuro che chi lo ha visto o vorrà vederlo, avendo già il cuore ed il cervello aperto, sa o saprà come reputo l’opera; gli altri, quelli che “non è nient’altro che un film di parte”, saranno costretti a denti stretti a negare l’evidenza … oppure se ne staranno con la bocca chiusa ad aspettare che la loro coscienza non si ricordi più di tale film.
Ieri sera mi è capitato per la prima volta di uscire da un cinema in mezzo al silenzio più assordante che io abbia mai “sentito”: facce incredule, arrabbiate, deluse, sconcertate … No, non dal film, ma da ciò che questo mette in evidenza.
Ma, d’altronde, rimarrà solo un film d’autore; non sì può e non si deve rischiare che troppa gente lo veda.

Michele De Vecchi
Consiglio Nazionale – “Veneto Sì”

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