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15 NOVEMBRE: “VENETO, EURO, SOVRANISMO, INDIPENDENZA” AD ASOLO (TV)

Siamo lieti di annunciare che il prossimo giovedì 15 novembre alle ore 20.30 presso Villa Razzolini Loredan in Schiavonesca Marosticana, 15 ad Asolo (TV) si terrà il dibattito pubblico “VENETO, EURO, SOVRANISMO, INDIPENDENZA“.

I relatori saranno annunciati a breve.

Tutti i partecipanti riceveranno gratis come omaggio 500 ENK token (equivalenti a 300 €), la criptovaluta del Cripto-Stato.

Pre-registrazioni online, compilando il modulo sottostante.

    Conferma presenza al Dibattito Pubblico organizzato da Plebiscito.eu presso Villa Razzolini Loredan ad Asolo (TV) il 15 novembre 2018

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    INDIPENDENZA VERSUS SOVRANISMO, IL VENETO SCEGLIE IL PROPRIO DESTINO

    Gli apprendisti stregoni al governo a Roma si paghino i loro assurdi incantesimi elettorali e la smettano di derubare noi veneti

    Una nuova sorta di ideologia politica si è imposta nelle ultime elezioni in Italia, il “sovranismo” (cosa per altro completamente diversa dalla sovranità). Impersonato in modo differente da lega e da movimento 5 stelle, esso è la forma locale di un fenomeno politico che non si limita di certo allo stato italiano, ma che vede in tale ambito il suo manifestarsi più eclatante.

    La tendenza parte da lontano, prima con la Brexit, quindi con l’elezione di Trump e poi con le vittorie elettorali in Austria e Italia, che si sono aggiunte all’Ungheria, capofila del gruppo di Visegrad con Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. I nemici di questa variegata coalizione sono diversi, con forse un paio di componenti comuni a tutti, l’odio verso l’Unione Europea e l’Euro. A tale scenario si aggiunge anche – e in modo naturale, oltreché frutto della sua straordinaria macchina propagandistica – la Federazione Russa dello “zar” Vladimir Putin.

    Le grandi vittime politiche di questo sommovimento sono prima di tutto la sinistra socialdemocratica classica, che ovunque in Europa sta perdendo voti e potere. E quindi anche i partiti popolari più “europeisti” (come Forza Italia), sorpassati dai nuovi leader e dalle loro organizzazioni sovraniste.

    La variegata composizione di questo “fronte nero” è tutto fuorché omogenea, tanto che in questi giorni il più duro critico verso il governo italiano è stato proprio il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che non ci pensa proprio a pagare i debiti tricolori con i soldi dell’Austria. Paradossalmente finora è stata proprio la Germania di Angela Merkel la meno “cattiva” verso i vari Salvini e Di Maio, sorpassata nella durezza dei toni e nelle azioni, oltreché dall’Austria, anche dall’Olanda e da altre nazioni nordiche della UE. Al punto che persino la Grecia ha bacchettato Roma!

    La guerra tra Italia e UE è quindi solamente un capitolo di una battaglia politica ed elettoralistica da parte dei sovranisti sgangherati italiani verso Bruxelles, per cercare di incassare consenso. Il problema è che tale battaglia elettorale sarà pagata dai cittadini, dalle imprese e dalle nostre strutture economico-finanziarie, in primis banche e assicurazioni, già pericolosamente esposte dal punto di vista patrimoniale.

    Come spiegato nell’evento di giovedì 18 ottobre scorso a Silea, chi infatti dovrà sostenere il maggior costo di questa immensa operazione politica basata su deficit e maggiore spesa pubblica saranno proprio i settori produttivi e chi già oggi è chiamata a tenere in piedi la baracca italiana con il residuo fiscale (15-20 miliardi di euro ogni anno), ovvero il Veneto e i veneti.

    Se vogliamo pertanto analizzare solo i risultati, sfrondati dalla chiacchiere, si può tranquillamente affermare che vale cioè l’equazione “Italia + Patria + Sovranismo = Furto dei soldi dei Veneti”.

    Tradotto significa che il Sovranismo è antitetico all’Indipendenza del Veneto. Anzi, è il suo peggiore nemico, in quanto soffoca le istanze venete, annacquandole con una autonomia di spesa (e non fiscale) all’acqua di rose, che non diminuirà di un solo euro il furto fiscale che ogni anno l’Italia compie nei confronti del Veneto. E nel contempo assorbe le istanze popolari anche in Veneto illudendole e distraendole con un falso nemico, appunto l’Europa (e l’euro), oltreché ovviamente nella battaglia contro tutti gli extracomunitari, la globalizzazione, la modernità e così via.

    In realtà, come già visto ai tempi dell’elezione di Trump, tale situazione è frutto di una situazione in cui gli interessi di alcune aree geografiche e classi sociali sono sempre più divergenti rispetto ad altre, meno evolute dal punto di vista culturale, tecnologico e di prospettive economiche.

    Tra l’altro ciò nel prossimo futuro sarà sempre più esasperato, portando le fasce di popolazione più tecnologicamente e professionalmente istruite a muoversi verso le aree più avanzate, anche quando queste siano all’estero, aumentando la quantità di popolazione sottopagata e sottoistruita nelle seconde. Nelle società europee fino a ieri si rispondeva a tale delta con l’assistenzialismo di stampo socialdemocratico, che in Italia ha trovato la propria massima espressione e che oggi è diventato economicamente impossibile, lasciando spazio ai populismi e ai nazionalismi ignoranti e passatisti che semplicemente cavalcano il malcontento di chi non possiede gli strumenti per competere con il resto del mondo nel presente e ancor meno nel futuro.

    Se le rappresentanze politiche degli stati che emergeranno saranno espressione della parte meno evoluta, sarà inevitabile che le comunità politiche delle aree più sviluppate si dividano, rendendosi indipendenti. Fino al punto, se servirà, di dividere anche l’Unione Europea, perché di certo i tedeschi, i danesi, gli olandesi a tutto pensano fuorché di mantenere gli italiani che stanno sul divano a fare un beato nulla mentre si prendono 780 euro di reddito di cittadinanza. Loro non sono idioti come noi veneti, o come i lombardi.

    È quindi chiaro che gli interessi politici di tali aree e comunità sono troppo divergenti per trovare una soluzione di compromesso che possa essere rappresentata dal populismo autarchico né tantomeno dalle vecchie formazioni politiche sempre più decotte e destinate a scomparire.

    Oggi come ieri pertanto l’unica soluzione politica a tutto ciò è rappresentata dalla “responsabilizzazione” delle aree meno evolute degli “stati canaglia” come l’Italia, che può essere ottenuta solo con l’indipendenza delle regioni oggi sottoposte a furto fiscale. In primis dal Veneto, che gode anche di una straordinaria memoria collettiva rappresentata dai fasti della sua età dell’oro, con 1100 anni di indipendenza della Serenissima Repubblica Veneta e di una storia straordinaria di 3500 del suo popolo, tra i più antichi d’Europa.

    Non è un caso infatti che in tutta Europa il Veneto sia la regione con la più alta percentuale di cittadini favorevoli alla propria indipendenza, superiore anche ad altre regioni che ambiscono alla propria autodeterminazione.

    L’indipendenza del Veneto è l’unica soluzione pertanto non solo per noi veneti, ma anche per la ricomposizione, unità ed equilibrio di tutta l’Europa, a cominciare dall’Unione Europea e dalla stabilità dell’euro minacciato dagli apprendisti stregoni al governo a Roma. I loro incantesimi se li paghino loro e la smettano di derubare noi veneti. Noi preferiamo l’indipendenza.

    Gianluca Busato
    Veneto Sì / Plebiscito.eu

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    VENETO, EURO, SOVRANISMO, INDIPENDENZA

    Siamo lieti di annunciare che il prossimo giovedì 18 ottobre alle ore 20.30 presso il Centro Civico Tamai in via Roma 81 a Silea (TV) si terrà il dibattito pubblico “VENETO, EURO, SOVRANISMO, INDIPENDENZA“.

    Interverranno come relatori:

    • prof. Marco BASSANI
    • dott. Riccardo RUDELLI
    • ing. Gianluca BUSATO

    Tutti i partecipanti riceveranno gratis come omaggio 500 ENK token (equivalenti a 300 €), la criptovaluta del Cripto-Stato.

    Pre-registrazioni online, compilando il modulo sottostante.

      Conferma presenza al Dibattito Pubblico organizzato da Plebiscito.eu presso la sala civica Tamai a Silea (TV) il 18 ottobre 2018

      Con la sottoscrizione della presente, ai sensi della nuova normativa sulla Privacy (D.Lgs. 196/ 2003 modificata dal D.Lgs. 101/2018 - Regolamento UE 2016/679) autorizzo Plebiscito.eu al trattamento dei miei dati personali secondo le modalità indicate nella nota informativa pubblicata all'indirizzo web http://plebiscito.eu/privacy

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      LA RETROMARCIA DI SALVINI È UNA BUONA NOTIZIA ANCHE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO

      La paura fa 90 e lo spread piega il governo giallo-verde

      La paura fa 90 e finalmente Salvini ha messo la retromarcia, prima di andare a sbattere contro l’Europa e i mercati. Dopo le roboanti affermazioni dei giorni precedenti, ieri ha smussato gli angoli e dichiarato che il programma di governo giallo-verde sarà svolto nel corso dell’intera legislatura, con ciò di fatto smentendo le ipotesi di sforamento del tetto del 3% del deficit su cui sia lui sia Di Maio si erano tanto spesi.

      La coperta finanziaria è corta, soldi non ce ne sono e i segnali dai mercati sono stati chiari, a quanto pare. Il giorno prima persino gli imprenditori veneti erano partiti sul piede di guerra minacciando uno sciopero assieme ai lavoratori (minaccia un po’ pelosa e tardiva, a dire il vero, dopo che gli stessi imprenditori hanno sposato elettoralmente la stessa lega).

      La retromarcia di Salvini significa che il governo giallo-verde è destinato a durare. Da un lato è una notizia negativa, perché gli apprendisti stregoni di Palazzo Chigi costituiscono la più imbarazzante e inadeguata accozzaglia che sia mai sbarcata da quelle parti. D’altro canto è forse un bene, perché oggi non esiste alternativa a loro, tantomeno i vergognosi partiti morenti (in primis pd e fi, che speriamo tirino le cuoia al più presto) che in 25 anni di improvvidi malgoverni clientelari e spendaccioni hanno creato le pre-condizioni per l’attuale tragedia.

      Anche noi, che auspichiamo l’indipendenza del Veneto, non siamo felici della terribile situazione italica, in quanto una controparte di scarsa qualità non favorisce mai il confronto, o la competizione e abbassa il livello laddove, citando Oscar Wilde, siamo sfavoriti (“Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”).

      In ogni caso, se il governo dell’ignoranza dovesse confermare la retromarcia di Salvini, sarebbe una buona notizia soprattutto per i cittadini, in quanto ciò significherebbe non aumentare ulteriormente lo spread a livelli oltremodo insostenibili per le tasche in particolare di chi è più povero ed evitare un ancora non esorcizzato attacco speculativo contro i titoli pubblici italiani. Sono in molti anche in campo indipendentista a fare il tifo per il disastro, il default, il fallimento dello stato italico, dimenticando però che esso nuocerebbe appunto ai più disgraziati e nel contempo non porterebbe alcun vantaggio alla causa veneta, in quanto non è certamente pronta l’alternativa progettuale.

      Certo, se avvenisse faremo quanto nelle nostre possibilità al momento, ma la situazione non è ideale.

      Per costruire il nostro progetto serve maggiore impegno da parte di tutti coloro che sostengono l’indipendenza del Veneto. Servono le capacità e le risorse per creare le strutture in grado di far fronte alla crisi italiana, quando mai dovesse avvenire, o, con maggiore probabilità, di instaurare un dialogo istituzionale con le parti in causa. Non avverrà domani, ma oggi dobbiamo impegnarci affinché tale tempistica sia la più veloce possibile.

      Qualche anno fa abbiamo avuto una finestra possibile, grazie al referendum di indipendenza del Veneto, che resta una conquista fondamentale, una pietra miliare nel nostro cammino di libertà.

      Tale finestra storica però non si è aperta del tutto, in primis per ragioni endogene a causa della lega che ha preferito tradire il Veneto sposando il potere italiano. E quindi per cause esogene dovute alle non vittoriose campagne scozzesi e catalane che sono seguite al nostro referendum travolgente e che hanno raffreddato il clima internazionale favorevole, lasciando quindi spazio ai vari populismi, dalla Brexit a Trump, da Salvini a Grillo.

      Il vento tornerà presto a soffiare e a gonfiare le vele dell’indipendenza, in quanto le sue ragioni sono ancora senza risposta alcuna.

      Innanzi tutto per l’indipendenza del Veneto, che tra le regioni europee è quella più vessata economicamente e culturalmente. Pochi giorni fa ero infatti a Pirano, una perla della venezianità, oggi in Slovenia. E devi appunto andare in Slovenia a scoprire la straordinaria storia della Serenissima, perché le scuole italiane la relegano in mezza paginetta, forse proprio per un complesso di inferiorità verso l’organizzazione statuale che vanta la più lunga e ininterrotta durata nella storia dell’umanità. Quei 1100 anni di indipendenza della Veneta Repubblica rappresentano la memoria storica collettiva di tutti i veneti, età dell’oro di una civiltà che vanta 3500 anni di storia gloriosa che certo non marcirà sotto le macerie dell’impresentabile stato unitario italico, così come avverrà per tutte i popoli della penisola oggi umiliati da uno stato da operetta e che domani potranno riprendere un percorso virtuoso di libertà con la propria indipendenza.

      Gianluca Busato

      Presidente – Plebiscito.eu

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      LA LIBERTÀ PER I VENETI PASSA PER IL CORAGGIO DELLE PROPRIE IDEE

      Mentre aumentano le probabilità di attacco finanziario all’Italia, prepariamoci al Piano B: l’indipendenza del Veneto

      La fase politica che si è aperta dall’insediamento del governo giallo-verde non promette nulla di buono per noi veneti. Al di là delle belle parole e delle vacue promesse di una vuota autonomia (saremmo ben lieti di essere smentiti), resta per noi il fardello della rapina fiscale da parte dello stato italiano verso il Veneto. Con andamenti altalenanti nel tempo, esso si aggira attorno ai 15-20 miliardi di euro che vengono sottratti al territorio sui circa 70 miliardi di euro di tasse che i veneti pagano annualmente.

      Storicamente da un punto di vista elettorale è sempre stata la lega (ex nord) ad intercettare i voti in questa regione, così come in Lombardia, fiscalmente ancora più vessata del Veneto. Oggi d’altro canto la narrativa leghista è cambiata, con il mantra nazionalista e xenofobo salviniano che domina le prime pagine quotidianamente. Tale litania sarà destinata ad aumentare, così come la questione veneta rischierà di essere sempre più relegata all’amarcord, pur essendo più viva che mai nella sostanza.

      Anzi, la retorica anti-europea della maggioranza governativa lega-stellata mal si coniuga con le esigenze vere del tessuto socio-economico veneto che al contrario è naturalmente inserito proprio in Europa e legato più a logiche di libero commercio che non ad autolesionistiche pratiche protezionistiche. Anche le sparute e sempre più flebili voci venetiste sono sempre più al traino o ruote di scorta della lega di governo, con cui anche condividono sempre più spesso alleanze elettorali e posti in giunta nelle amministrazioni locali.

      Come risolvere quindi il dilemma in cui si trova oggi il Veneto, rappresentato politicamente da chi ne svende gli interessi sull’altare della convenienza politica romana?

      L’unica via resta quella della coraggiosa opposizione al populismo beota imbevuto di ignoranza che tradisce la proverbiale apertura culturale e mercantile della Serenissima Repubblica di Venezia.

      Anzi, a ben vedere questi ragazzotti spesso senza arte né parte (Salvini e Di Maio ne sono l’emblema, mai laureati, eterni bamboccioni che non hanno mai o quasi mai lavorato nella loro vita, a parte fare i parassiti mantenuti dalla politica) fanno nel contempo anche un grande favore a noi veneti, in quanto continuano a brandire ossessivamente il tricolore, simbolo sempre più evidente del fallimento e delle battaglie di retroguardia che relegano il belpaese in cima ad ogni classifica di sottosviluppo nel mondo occidentale.

      Il coraggio civico di distinguersi dalla massa di pecore che supportano le follie demenziali salviniane e dimaiane oggi costituisce il più prezioso investimento nella strada della distintività politica che anticipa la possibilità domani di far emergere le contraddizioni della marmaglia di governo e soprattutto la loro inadeguatezza a dare risposte concrete alla questione veneta.

      Tale azione civica non deve temere di affrontare anche l’impopolarità, facendosi invece interprete instancabile della Causa Veneta e basando la propria attività sul rispetto e la difesa dei valori fondamentali che ci siamo dati sin da quando abbiamo individuato per primi la via concreta per l’ottenimento dell’indipendenza del Veneto, portando nella sorpresa generale i cittadini veneti ad esprimere il loro consenso plebiscitario alla Repubblica Veneta indipendente nel marzo 2014 grazie al nostro referedum digitale che seppe portare la questione alla ribalta internazionale. Tali valori comprendono proprio l’autodeterminazione dei popoli, quale estensione della libertà di espressione, il rifiuto di ogni discriminazione, la tolleranza, l’azione non-violenta e il pieno sostegno all’integrazione pacifica internazionale a sostegno del libero movimento di capitali e persone, a cominciare proprio dall’Unione Europea, per estendersi al libero commercio internazionale.

      Nel frattempo, mentre il vento pare spirare dalla parte opposta, ovvero il nazionalismo becero e ignorante, costruiamo gli strumenti che ci permetteranno di conquistare nel modo più agevole e tranquillo possibile la nostra libertà. A cominciare dalle strutture economiche e tecnologiche, in primis la Repubblica Veneta Digitale.

      Anche perché la tenuta della improbabile compagine governativa filo-nazionalista potrebbe essere messa a dura prova a breve da una possibile tempesta finanziaria che potrebbe abbattersi sull’Italia sempre più sfiancata da un debito pubblico reso sempre più insostenibile dalla proclamata volontà di riprendere le infauste abitudini tricolori di aumento della spesa pubblica alzando il deficit.

      A quel punto è meglio farsi trovare preparati per il piano B: l’indipendenza del Veneto.

       

      Gianluca Busato

      Presidente – Plebiscito.eu

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      La Venetia può fiorire con l’indipendenza

      L’indipendenza non è solo una cosa normale; è anche auspicabile. Altri piccoli Paesi europei hanno molto più successo della Venetia sia in termini di crescita economica sia in termini di qualità della vita.

      L’indipendenza dà a quelle nazioni i poteri di gestire al meglio i loro Paesi. Anche la Venetia potrebbe averli.

      Esiste una speciale classifica che indica il grado di sviluppo umano. Essa tiene conto delle aspettative di vita, del grado di educazione e della ricchezza prodotta. I Paesi che hanno ottenuto l’indipendenza in tempi recenti occupano le posizioni più rilevanti: pensiamo alla Norvegia, all’Islanda, all’Australia e alla Finlandia che occupano le posizioni di vertice tra i paesi più prosperi al mondo.

      Questi paesi indipendenti rappresentano un esempio di prosperità e benessere. La Venetia ha tutto il potenziale per essere altrettanto prospera. Abbiamo un ambiente unico, una forza lavoro istruita e qualificata e un’identità e una reputazione riconosciute in tutto il mondo per qualità e integrità.

      Con l’indipendenza potremmo raggiungere pari prosperità, grazie a politiche altrettanto efficaci, in grado di darci un’economia più forte, migliori servizi pubblici e una società più onesta.

      Anche in ambito sportivo, le straordinarie prestazioni di questi giorni della nazionale di calcio della Croazia nei campionati mondiali di calcio in Russia dove ha raggiunto la finalissima dimostrano come anche una piccola nazione da poco indipendente possa competere ai massimi vertici internazionali di fronte alle supposte grandi potenze. L’unica ragione per lo stato unitario italiano era proprio la nazionale di calcio e con queste competizioni anche tale plus è stato clamorosamente cancellato.

      L’indipendenza del Veneto conviene proprio in tutti gli ambiti non solo a noi, ma anche alle altre regioni che una volta liberatesi dal gioco del burosauro italiano potranno riprendere il proprio cammino virtuoso.

      Gianluca Busato
      Veneto Sì / Plebiscito.eu

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      L’INDIPENDENZA DEL VENETO È UNA COSA NORMALE

      Oggi la Slovenia festeggia il 27° anniversario della propria dichiarazione di indipendenza. Nessuno oggi a 27 anni di distanza si meraviglia del fatto che la Slovenia sia uno stato membro dell’Unione Europea e che per molti aspetti abbia fatto passi da gigante rispetto a prima di essere uno stato indipendente.

      Noi vogliamo che lo stesso avvenga per la Venetia.

      Noi vogliamo che la Venetia abbia ciò che ogni altro Paese si vede garantito: la libertà di decidere in quale tipo di società si vuol vivere e come ci si vuole rapportare con il mondo circostante. In altri termini, la normalità.

      Come individui, noi diamo gran valore alla nostra indipendenza. Per tutti noi è assodato il fatto di poter fare le nostre scelte. Decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita è qualcosa di naturale.

      Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?

      La maggior parte di noi vuole che la propria comunità goda di maggiore indipendenza. Noi vogliamo avere maggior voce in capitolo nelle decisioni sul costo dei servizi pubblici e sul modo in cui vengono svolti, noi vogliamo sempre partecipare alle decisioni che coinvolgono l’ambiente che ci circonda e vogliamo contribuire di più alle comunità in cui viviamo. Il che è ancora una cosa normale – ma non potrà succedere a meno che non cominciamo a prendere il controllo del nostro paese e prendere da soli le decisioni che ci spettano.

      Veneto Sì / Plebiscito.eu

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      L’ITALIA AL VENETO NON RUBA SOLO I SOLDI, MA ANCHE LA SOVRANITÀ

      Per avere una voce in Europa, devi essere uno stato membro. Per essere uno stato membro, devi essere indipendente. E gli interessi dell’Italia non coincidono affatto con quelli del Veneto.

      Oggi si tiene un vertice a Bruxelles sulla questione rifugiati-migranti, in cui l’Italia farà finta di fare la “voce grossa”, ma nel quale entra per definizione già tragicamente isolata. In questo scenario per noi veneti si impongono alcune domande di base, perché se è noto a tutti noi che lo stato italiano ci depreda economicamente sottraendoci circa 20 miliardi ogni anno di furto fiscale, è meno noto invece il furto che l’Italia conduce nei nostri confronti in quanto a sovranità, tema tanto caro al nuovo esecutivo giallo-verde.

      La prima questione è: l’interesse del Veneto coincide con quello italiano? La risposta ovviamente è no. Anche e soprattutto per quanto riguarda proprio il tema immigrazione, in quanto le coste venete non sono certo prese d’assalto dai rifugiati e l’unica ricollocazione è quello che lo stato fa per arrivi che provengono da altre regioni.

      Una seconda questione è: ma la voce del Veneto è rappresentata bene in Europa dallo stato italiano?

      La risposta è no. Per avere una voce in Europa, devi infatti essere uno stato membro. Per essere uno stato membro, devi essere indipendente.

      Nell’attuale situazione centralista italiana, ma anche con un’autonomia la più ampia pensabile, l’Europa guarderà alla Venetia solo come a una regione dell’Italia. Gli assessori regionali veneti non possono partecipare agli incontri del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea, o, nella migliore delle ipotesi autonomistiche, potranno farlo per gentile invito dei ministri italiani e in ogni caso dovranno concordare la loro posizione politica con Roma prima di poter dire qualsiasi cosa. Essi non possono e non potranno parlare mai per l’esclusivo interesse dei veneti.

      Con l’indipendenza, i ministri veneti saranno liberi di rappresentare per diritto le priorità e i bisogni della Venetia. Il trattato di Nizza del 2001 assegnerebbe alla Venetia indipendente da un minimo di sette voti (nel caso di indipendenza della sola Regione Veneto e come Irlanda, Finlandia e Danimarca) ad un massimo di dieci voti (nel caso di indipendenza dell’intero territorio storico della Venetia, come Austria e Svezia). Al momento la Venetia non ha alcun voto. Avremo inoltre almeno il doppio dei parlamentari europei rispetto ad ora che potranno difendere gli interessi veneti nel parlamento europeo e potremo inoltre nominare un Commissario Europeo.

      Migliaia di posti di lavoro in Venetia dipendono dal mercato europeo. Grazie alla difesa degli interessi veneti, un governo indipendente potrebbe dare priorità ad aree che ora vengono totalmente trascurate dai rappresentanti italiani, ad esempio l’allevamento e l’agricoltura.

      Più di dieci nuovi paesi hanno raggiunto l’UE negli ultimi 15 anni, compresi Cipro, Estonia, Lituania, Malta, Lettonia e Slovenia. Tutti questi paesi sono più piccoli della Venetia, eppure ciascuno di essi ora ha un seggio al tavolo decisionale europeo. È giunto il momento anche per la Venetia di averlo.

      Questi paesi riconoscono quanto sia vitale essere rappresentati nell’Unione Europea come stati membri pienamenti indipendenti.

      Kristiina Ojuland, ministro degli esteri estone, ha affermato: “i piccoli stati già detengono una prospettiva più internazionale, semplicemente perché non possiamo ignorare l’esistenza degli stati più grandi. Ma continueremo a cogliere ogni opportunità per influenzare gli eventi, perché se non lo facciamo saranno loro ad influenzarci e avremo le cose già confezionate nostro malgrado, invece di fare la nostra parte nel disegnare gli eventi e prepararci per essi”.

      Fino all’indipendenza, la Venetia continuerà ad essere influenzata dalle decisioni per la cui determinazione non avrà potuto giocare alcun ruolo.

      In estrema sintesi e per rispondere alla questione iniziale, l‘Italia al Veneto non ruba solo i soldi, ma anche la sovranità.

      Gianluca Busato
      Veneto Sì / Plebiscito.eu
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      SALVINI E DI MAIO STRAVINCONO: ITALIA NELLE SABBIE MOBILI

      Ora via libera all’indipendenza del Veneto

      Le elezioni politiche 2018 hanno dato un responso chiaro, vincono la Lega e il Movimento 5 Stelle. La prima perché ha conquistato in modo autorevole la leadership della coalizione vincente del centro-destra, i secondi perché hanno conquistato la palma del primo partito italiano, con consensi che in passato avevano visto solo la Dc e più raramente il Pci nella prima repubblica.

      È difficile prevedere oggi quale governo ne uscirà e se ce ne sarà uno. La maggiore probabilità è che prenda forma un governo di minoranza di centro-destra a guida leghista, oppure con appoggi di transfughi di altre forze che ieri hanno perso. Pare molto più improbabile un governo guidato dal M5S. Vedremo nelle prossime settimane se vi saranno compravendite di deputati, o “bradisismi parlamentari”, all’insegna della pratica del trasformismo che da Depretis in qua non ha mai smesso di caratterizzare la vita politica del belpaese.

      Se non è lo scenario di totale ingovernabilità che avevamo previsto un anno fa, si avvicina molto.

      Resta quindi probabile che vi possa essere un ritorno alle urne entro un anno, anche se l’arte tricolore del tirare a campare (e l’obiettivo del vitalizio per i parlamentari) potrebbe allungare la vita della legislatura, con governicchi striscianti.

      Se di per sé non avere un governo forte non comporta automaticamente un danno (anzi spesso si è verificato il contrario, basti pensare al caso recente del Belgio), va detto che nel caso italiano la situazione è diversa, data la grave situazione economico-finanziaria (che ha cause antiche e gravi) che attanaglia la penisola e, soprattutto, i temporali minacciosi che si avvicinano all’orizzonte, che richiederebbero il coraggio di imporre dure misure, anche impopolari.

      Una buona notizia è forse data dal fatto che il diritto di autodeterminazione dei popoli oggi in parlamento non trova più un ostacolo insormontabile, in quanto sia la lega sia i 5 stelle a più riprese hanno dichiarato di volerlo rispettare.

      Ciò significa che se in Veneto saprà trovare spazio una proposta o un soggetto indipendentista in modo autorevole, potrebbe non avere di fronte gli stessi ostacoli che finora hanno impedito di finalizzare il proprio progetto in particolare dopo l’ondata indipendentista che ha avuto il proprio periodo d’ora nel 2013-2014, culminato con il plebiscito digitale per l’indipendenza del Veneto.

      Oggi, ripartendo proprio dal patrimonio e dall’esperienza del maggiore successo indipendentista della storia recente, si ripresentano le condizioni per riaprire il cantiere per l’indipendenza del Veneto, dato che lo stato italiano sembra definitivamente aver affondato con decisione i propri piedi nelle sabbie mobili dell’ingovernabilità.

      Veneto Sì / Plebiscito.eu

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      L’ITALIA FA RIDERE IL MONDO INTERO, MEGLIO L’INDIPENDENZA DEL VENETO

      La situazione italiana è grave, ma non seria. L’astensione è l’unica scelta di responsabilità rimasta per il prossimo 4 marzo

      L’Italia è così alla frutta che il più seguito comico americano (o meglio, inglese, ma che conduce uno show che va in onda in America) se la ride di gusto, prendendo in giro l’intera classe politica tricolorita, composta da suoi ridicoli colleghi comici demagoghi, impresentabili e odiosi fascisti, corrotti incapaci e inconcludenti e condannati bannati dall’esercizio di funzioni pubbliche. Il mondo ride di cotanta demenza e l’unica scelta possibile per noi si chiama astensione dal voto nelle prossime elezioni politiche del 4 marzo.

      Citando Ennio Flaiano possiamo dire che la situazione italiana è grave, ma non seria. Ciò vale a maggior ragione se pensiamo che le prossime elezioni, comunque vada, saranno territorio esclusivo dei nemici del diritto di autodeterminazione dei popoli sancito dall’articolo 1 comma 2 dello statuto delle Nazioni Unite.

      Autentici seminatori di odio, come quel Simone Di Stefano di Casapound, pronto a sostenere un ipotetico governo guidato da un altro fascista come Salvini, che nello scorso ottobre su Facebook minacciava noi indipendentisti anche con l’uso del fucile!

      A questi irresponsabili sostenitori della violenza politica rispondiamo:

      Viva l’indipendenza del Veneto, civile, pacifica, democratica!

      Liberiamoci da questi mostri!

      Veneto Sì / Plebiscito.eu

      p.s.: consigliamo all’autore dell’idiozia nell’immagine di iniziare già puntando lo strumento di odio verso la sua zucca vuota #COPATE