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DOPO TRUMP E BREXIT, LA CINA DIVENTERÀ PRESTO LA PRIMA SUPERPOTENZA MONDIALE?

Il riequilibrio di forze in campo gioca a sfavore dell’Europa e, in particolare dell’Italia. E questa può essere una buona notizia per l’indipendenza del Veneto.

xi-jinping-trumpMolti si stanno interrogando su quali potranno essere le conseguenze a vari livelli dell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America. Sono passati solo pochi giorni da tale evento e il quadro appare ancora più confuso rispetto allo shock iniziale, in quanto emergono un po’ alla volta alcuni importanti nodi. Serenissima Post ha pubblicato qualche giorno fa la traduzione in italiano del punto di vista di Ian Bremmer a tale proposito, così come un’intervista a Parag Khanna su questioni generali che rappresentano un’ottima base di partenza per alcune considerazioni.

Non crediamo infatti che la questione principale possa essere quella militare, o geopolitica che dir si voglia, in quanto la teoria delle aree di influenza viene forse meno proprio in applicazione di una diversa filosofia approdata alla Casa Bianca, che pare privilegiare le relazioni transazionali, ovvero basate sulla capacità di fare affari e non più sulla presunta difesa di valori “occidentali” che oggi paiono abbandonati alla storia. Notoriamente fino ad oggi si sono confrontati tre grandi poli di influenza al mondo: gli Stati Uniti d’America, la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese, con i rispettivi quadri di alleanze a vario livello. Essi rappresentavano diversi sistemi di valori e, soprattutto, di interessi economico-finanziari. A scombinare il quadro non è stato Trump e nemmeno Putin, bensì la Cina che dalla caduta dell’Unione Sovietica ha saputo fare un passo doppio straordinario: da un lato ha intrapreso e rafforzato la propria crescita economica (compresa la capacità di innovazione tecnologica), dall’altro ha saputo esercitare uno straordinario soft-power che si è sostituito al vuoto sovietico in tutti i più importanti quadranti del mondo, dall’Asia, all’Africa, al Pacifico, fino all’Europa. L’avanzata cinese è stata così importante che oggi il presidente Xi Jinping si permette di dire al neo-eletto presidente Donald Trump che la cooperazione tra Cina e USA è una strada obbligata. Perché, è sottinteso, se così non fosse ne risulterebbe una totale influenza cinese nelle reti di commercio e infrastrutturali internazionali che stanno nascendo e plasmando il mondo che verrà.

Una ritirata strategica degli USA dalle partnership globali, o un gioco al ribasso con progressivo isolamento lascerebbero infatti campo vuoto e aperto alla colonizzazione da parte della seconda economia del mondo che sta rapidamente candidandosi a diventare la prima.

calexit-700x466Non solo gli USA rischiano di perdere il primato mondiale da un punto di vista economico e relazionale, ma anzi oggi come mai prima rischiano di perdere anche componenti fondamentali al proprio interno. Il Paese che finora ha rappresentato la difesa dei valori democratici non potrà infatti reggere le spinte verso l’autodeterminazione di Stati importanti dell’Unione. Il primo risultato concreto infatti della elezione di Donald Trump è che oggi non fa più paura l’indipendenza della California (e anche di altri Stati). Il tabù che pareva essersi radicato per sempre nel suolo americano dai tempi della Guerra di Secessione, oggi pare definitivamente sfatato alla luce della deflagrazione del sistema bipartitico democratico-repubblicano sconfitto proprio dall’azione anti-sistema di Trump.

Per quanto riguarda infine l’Europa e in particolare l’Italia, una chiusura commerciale degli USA sarebbe un’ulteriore cattiva notizia (che andrebbe ad aggiungersi al probabile aumento della “bolletta” militare finora assorbita dalla Nato), che andrebbe a costituire un danno diretto per l’export europeo. Inoltre, una politica “keynesiana” da parte di Trump con l’aumento delle spesa pubblica e infrastrutturale interna, sfocerebbe in aumento dell’offerta di titoli pubblici americani molto competitivi, che faranno inevitabilmente diminuire la capacità europea e italiana di attrarre investitori in tal senso, creando un ulteriore circolo vizioso che già oggi stesso è ben traducibile nell’aumento dello spread, la febbre più grave di cui soffre lo stato italiano.

Mala tempora currunt, sed peiora parantur. Viviamo brutti momenti, ma se ne preparano di peggiori.

E tutto sommato questa non è proprio una bruttissima notizia, in quanto il venir meno di una situazione cristallizzata di equilibrio precario può liberare le migliori opportunità per il Veneto per conquistare la propria indipendenza, se saprà cogliere la sfida che Plebiscito.eu ha lanciato con il proprio piano strategico che fa leva proprio sulle armi della modernità, l’economia, con la propria business community e le enormi potenzialità che derivano dal venture capital, e la tecnologia, con la realizzazione del cripto-stato, che sarà la “nuova America”, mentre la vecchia America è in piena crisi di identità.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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SEMPRE PIÙ TSUNAMI DEMOCRATICI IN FUTURO SENZA RISPOSTE ALLE GRAVI DOMANDE DEL PRESENTE. A COMINCIARE DALLA CALIFORNIA.

La vittoria di Trump ha alla base gli stessi meccanismi e problematiche che portarono alla vittoria Obama, ma finora nessuno ha trovato le soluzioni alle importanti questioni in agenda

obama-trumpGli tsunami democratici della Brexit prima e dell’elezione di Donald Trump quale 45° Presidente degli Stati Uniti d’America aprono il dibattito e l’analisi su cosa sia cambiato in occidente negli ultimi mesi tanto da sconvolgere i modelli politici esistenti, le analisi statistiche, le ricette e le abitudini di tutte le classi dirigenti al di qua del sottile confine tra Russia, Asia, Europa e America.

Gli effetti della mobilità sociale globale hanno avuto infatti diversi sconfitti e alienati dal circolo economico-produttivo che oggi hanno assunto dimensioni numericamente talmente rilevanti da vincere le elezioni.

Certo, può far sorridere che a incarnare il simbolo dell’antiglobalizzazione possa essere un miliardario eccentrico, ma il suo merito, tra gli altri, è di aver saputo incarnare perfettamente l’agenda politica che ha riscaldato il cuore delle masse alienate moderne e, ancor di più, ha saputo guadagnarsi la loro fiducia e instaurare una linea di comunicazione diretta, anche con un uso intelligente dei social media e in particolare di twitter, protetta dalle influenze mediatiche esterne, che invece per mesi lo hanno dipinto in modo ultra negativo, facendo involontariamente il suo gioco.

Il risveglio per molti ieri è stato duro, come ogni shock che si rispetti sa essere.

Al di là di chi ha vinto in America, Donald Trump, e di chi ha perso, Hillary Clinton, restano ancora da risolvere i problemi che hanno portato a una “ribellione” democratica così forte e così estesa, se pensiamo che l’onda lunga dei partiti anti-sistema è ben lontana dall’essersi smorzata, pensiamo solo a Germania e Italia, per fermarci all’Europa.

Ciò vale a maggior ragione se si pensa che alcuni dei problemi oggi in agenda, in particolare quelli economici, sono gli stessi che a suo tempo avevano permesso a Barack Obama di vincere contro tutti gli avversari di allora. Tra i quali, ricordiamolo, nelle primarie democratiche del 2007-2008 c’era ancora la stessa Hillary Clinton, che a quanto sembra non pare aver imparato la lezione.

A suo tempo Obama seppe vincere con molte analogie rispetto a quanto oggi ha saputo fare Trump. In economia seppe interpretare le esigenze di una classe media allora colpita in pieno dalla crisi finanziaria più grave dai tempi della Grande Crisi del 1929. Mediaticamente fu il primo politico della storia a saper utilizzare sapientemente i social media, in quel caso Facebook. Infine seppe interpretare il mantra del cambiamento, come oggi ha saputo fare Trump.

Ci sentiamo allora di commentare anticipando fin d’ora alcuni problemi non affrontati nell’agenda Obama e che se non saranno affrontati nell’agenda Trump porteranno tra qualche anno a dei deja vu non simpatici.

Vi sono infatti alcuni fattori che non possono tecnicamente essere tolti dal tavolo e le cui conseguenze ancora oggi non trovano una risposta soddisfacente da parte di nessuno.

Ci riferiamo per prima cosa al progresso tecnologico, che ha avuto, sta avendo e a nostro avviso avrà ancor più nel futuro un impatto epocale nel mondo del lavoro.

Chi non sa adeguarsi oggi alle regole della competizione tecnologica avrà sempre meno voce anche in futuro. Non c’è legge, non c’è protezionismo, non c’è leader politico che possa cancellare tale fattore. E il motivo è semplice. Se infatti per un attimo svestiamo i panni di chi lavora e indossiamo quelli del consumatore, si comprende come la portata trasversale della tecnologia sia travolgente: in quanti infatti possono pensare di rinunciare ai propri smartphone, a internet, al commercio elettronico, limitandoci alla sola comunicazione e senza pensare a tutto ciò che il progresso tecnologico comporta in ogni settore industriale? È chiaro quindi che le aziende che offrono prodotti e servizi che restano tecnologicamente indietro escono dal mercato e con esse le masse di lavoratori che vi erano impiegate: ecco che nascono il fenomeno della crisi economica in Finlandia a causa della morte competitiva della Nokia, che fino a dieci anni fa presidiava più o meno il 35% del mercato e oggi di fatto è in declino inesorabile.

Questo è un fenomeno che non conosce confini e un domani potrebbe benissimo toccare alcune aziende over the top come Apple, Google, o Facebook e che domani potrebbero sparire in pochi mesi, o anni, a vantaggio magari di qualche nuova superazienda cinese, tedesca, o di Singapore.

Chi pensa di fermare la conoscenza è sconfitto in partenza.

Più che altro allora la vera sfida è riuscire ad avere una ricaduta utile dei vantaggi che derivano dal progresso economico anche per le persone che vengono sempre più rapidamente emarginate dal ciclo economico-produttivo. Come reinserirli velocemente nella società in modo virtuoso e non assistenzialistico? Questa è la sfida del presente che nel prossimo futuro deve essere vinta.

Andiamo poi all’aspetto economico, o meglio del commercio e della produzione internazionale, ovvero la tanta odiata globalizzazione.

Alcune teorie vorrebbero difendersi da tale fenomeno attraverso politiche di dazi doganali, o di chiusura parziale di mercati dall’importazione di prodotti esteri. Anche tale fattore pare di difficile attuazione, in quanto, per restare all’esempio americano, come potranno difendersi gli USA dall’importazione di iPhone, oppure di jeans Levi’s prodotti parzialmente in Cina, o al di fuori degli Stati Uniti? Obbligandoli a portare la produzione all’interno del proprio stato, come in campagna elettorale Trump ha promesso di far fare alla Apple? Ma allora in tal caso i prodotti aumenteranno di prezzo, a vantaggio di prodotti concorrenti commercializzati nel resto del mondo. E si arriverà ad un certo punto che essi diventeranno concorrenziali anche con i dazi. A quel punto la sconfitta sarà doppia per gli USA: da un lato perderanno le aziende leader, che diventeranno cinesi, o magari di nuovo finlandesi, dall’altro perderanno i consumatori che perderanno potere d’acquisto a fronte di altri consumatori in altre parti del mondo. In ultima analisi perderà ovviamente anche il governo, che non potrà più ambire ad avere entrate fiscali dalle aziende che avranno perso vantaggio competitivo.

cal1Sempre in ambito di commercio internazionale, un’altra promessa elettorale di Trump prevede fino all’uscita dai trattati commerciali internazionali, a cominciare dal Nafta con Canada e Messico e quindi TTP con i Paesi di Asia e Pacifico e il TTIP con l’Unione Europea. È evidente che se così avvenisse, da un lato si darebbe forza a chi oggi si pone sul proscenio mondiale con l’ambizione di creare nuove rotte commerciali e partnership, come ad esempio la Cina che sta dando forma e sostanza ad un nuovo Piano Marshall con la creazione delle nuove Vie della Seta, che si rafforzerebbero anche in virtù della minore libertà commerciale internazionale degli USA, dall’altro si darebbe forza a chi già oggi comincia a pensare, ad esempio, alla Repubblica della California, che sarebbe la sesta potenza mondiale in quanto a pil e che potrebbe beneficiare dell’indipendenza anche in termini di commercio internazionale, non solo ovviamente nella tecnologia grazie alla Silicon Valley, ma anche persino nel settore primario dell’agricoltura, considerando il fatto che è il primo produttore negli USA e che beneficerebbe enormemente nelle esportazioni in tutto il mondo. Inoltre potrebbe anche risparmiare addirittura 16 miliardi di dollari all’anno in termini di drenaggio fiscale verso altri Stati dell’Unione. Che, tra le altre cose, è meno di quanto oggi il Veneto, che pure ha solo il 12,88% della popolazione californiana, si vede oggi sottratto dal vorace stato italiano.

cal2Su tale aspetto è chiaro allora che la sfida è un’altra: come riuscire a compensare gli effetti positivi di un ciclo economico accelerato in un’area geografica con gli effetti di veloce desertificazione produttiva in altre aree (ad esempio la Finlandia, oppure Detroit)? Anche in tal caso la mancata risposta porterà alla sempre più frequente richiesta di indipendenza delle aree “derubate” delle proprie risorse fiscali per inefficaci politiche di assistenzialismo.

Senza una veloce risposta a queste cruciali domande di sviluppo umano, gli tsunami “democratici” in futuro saranno sempre più violenti ed imprevedibili.

Per quanto ci riguarda, noi abbiamo le nostre idee e ricette e ben presto le sveleremo.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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COLOMBAN ASSESSORE A ROMA? SCELTA INCOERENTE

Anche l’M5S come la lega sceglie il gattopardismo italico, con il contributo di qualche veneto che preferisce le poltrone agli ideali

c_flash_01[Treviso, 30 settembre 2016 – PLEBISCITO.EU/VENETO SI]. Solo qualche mese fa Massimo Colomban non ci dava tregua per organizzare una lista indipendentista che secondo i suoi auspici si sarebbe dovuta presentare alle elezioni regionali del Veneto in appoggio alla candidatura di Luca Zaia.

Oggi leggiamo che è stato scelto quale nuovo assessore del comune di Roma nella giunta del Movimento 5 Stelle guidata da Virginia Raggi.

366013_20140410_borrelli-colombanLe due posizioni sono decisamente in contraddizione tra loro e rivelano un imbarazzante propensione del movimento di Beppe Grillo a trasformarsi da movimento di lotta a partito di governo. Di per sé la cosa non è un male, in quanto vi è un gran bisogno di persone per bene che sappiano amministrare la cosa pubblica, dato il livello di degrado totale di corruzione endemica che la caratterizza in tutto lo stato italiano.

Ciò che sorprende però è una propensione all’incoerenza che non troviamo sia sinonimo di capacità amministrativa, bensì di gattopardismo all’italiana, che in passato ha saputo fagocitare ogni tentativo, anche in buona fede, di cambiare le cose sotto lo stellone tricolore.

copy-of-pb-eu-07-10-2016-1Prima del M5S era toccato alla lega, che ha svenduto la propria terra di origine e la sua gente per una manciata di poltrone, ottenendo il proprio posticino alla mangiatoia del potere italico, mantenuto con i soldi dei cittadini: in particolare, per quanto ci riguarda, dei veneti che contribuiscono in modo sproporzionato e immotivato a sostenere la macchina del parassitismo e del sottosviluppo loro malgrado.

In generale tale incoerenza dei grillini conferma ancora una volta, casomai ve ne fosse stato bisogno, che la sola salvezza dal disastro italiano e l’unica soluzione concreta per i veneti è rappresentata dal progetto di piena indipendenza del Veneto portato avanti da Plebiscito.eu e dal suo braccio operativo politico, Veneto Sì.

Ufficio stampa – Veneto Sì

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NON SI OTTIENE L’INDIPENDENZA ALLEANDOSI CON LA LEGA E IL PD: SI PERDE SOLO LA POCA CREDIBILITÀ CHE SI AVEVA

La costruzione di una forte alternativa ai partiti italiani passa per la strada obbligata della coerenza politica e non per scorciatoie elettorali controproducenti

Referendum indipendenza veneto, proclamazione in piazza dei signori.In questa tornata di elezioni amministrative che catturano ben poca attenzione nei cittadini per bene, in campo indipendentista ne stiamo vedendo di tutti i colori.

Come noto, per quanto possiamo essere tacciati di essere “visionari” e per qualche analfabeta digitale possiamo apparire fissati su aspetti legati a tecnologia ed economia, non ci schieriamo di certo tra coloro che pensano di poter prescindere dall’esercizio democratico per l’ottenimento dell’indipendenza. Vediamo pertanto con favore la partecipazione elettorale, in quanto non vi sono altre scorciatoie, a meno che qualcuno non possegga divisioni ed eserciti ben nascosti e anche ben difficili da manovrare in un contesto moderno: persino le superpotenze faticano infatti ad imporre il proprio dominio attraverso la forza militare, figuriamoci un insieme male organizzato di cittadini oppressi dal fisco e dall’oscurantismo del burosauro italiano.

Bene quindi l’esercizio democratico e la partecipazione ad elezioni. Ma sul come permetteteci di discutere un attimo. Non crediamo infatti che al fine dell’ottenimento della piena indipendenza del Veneto possa portare alcun vantaggio partecipare ad elezioni alleandosi con partiti italiani, quali la lega nord (a Montebelluna) e il partito democratico (ad Adria), solo per citare un paio di esempi che vedono la partecipazione di esponenti indipendentisti di colore gialloblu. Anzi, riteniamo che a fronte dell’insignificante apporto alla causa indipendentista si vada a compromettere la credibilità di chi fa simili scelte.

Qualcuno osserva che, data la presenza di una legge maggioritaria, allearsi a partiti italiani diventa un percorso obbligato. Ammesso e non concesso che tale ragionamento abbia senso, qualcuno potrebbe andarlo a spiegare, ad esempio, agli scozzesi, che a loro volta devono confrontarsi con una legge elettorale maggioritaria?

Sbagliano allora gli scozzesi dello Scottish National Party, che non si alleano a partiti britannici e dal 2007 continuano a vincere le elezioni con sempre maggiore consenso, rendendo l’ipotesi di indipendenza della Scozia un traguardo sempre più concreto da raggiungere, oppure sbagliano quei piccoli partiti indipendentisti veneti che rinunciano anche solo all’idea di poter diventare grandi svendendosi per qualche assessorato o qualche consigliere comunale, o persino per qualche consigliere regionale all’altare della credibilità e della coerenza politica che in fin dei conti restano l’imprescindibile patrimonio sul quale un’organizzazione politica può costruire il proprio consenso?

Plebiscito.eu e Veneto Sì, il suo braccio politico, hanno scelto questa strada. Dura, difficile, che ci è costata la rinuncia a facili traguardi che pure avremo potuto raggiungere scegliendo il compromesso e il tradimento della causa dopo la straordinaria vittoria nel referendum di indipendenza del Veneto del 2014. Se allora avessimo ceduto alle lusinghe della lega nord e dei vari surrogati oggi saremo in consiglio regionale o forse addirittura nel parlamento europeo. Abbiamo preferito la più difficile strada di creazione di un’organizzazione coerente, credibile, preparata e alternativa ai partiti italiani, che sappia selezionare una classe dirigente seria, motivata e preparata e che sappia essere indipendente sotto tutti gli aspetti, compreso quello economico, dal sistema clientelare partitocratico italiano: quando diventi alleato e complice del sistema basato sulla corruzione morale, ne diventi infatti anche schiavo.

Ciò ci ha richiesto sacrifici enormi, che stiamo facendo anche oggi, per gettare le fondamenta solide sulle quali poter costruire una casa solida e un progetto straordinario e che non teme né gli attacchi né tantomeno la concorrenza dei partiti a delinquere italiani, che oggi festeggiano il regime cleptocratico che consente loro di vivere alle nostre spalle.

C’è ancora molto da fare, ma sappiamo di aver imboccato la strada giusta che porta alla libertà.

E con l’aiuto e il sostegno di molti, ci riusciremo prima e meglio.

Gianluca Busato
Segretario Veneto Sì

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REGIONE VENETO, SULLA SOVRANITÀ UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO?

Il consiglio regionale del Veneto con la propria risoluzione 19/2016 non si è dichiarato soggetto giuridico internazionale, al di là del suo titolo che trae in inganno

catalunya-venetoLa settimana scorsa il consiglio regionale del Veneto ha approvato con propria risoluzione 19/2016 una dichiarazione di principi in tema di sovranità del Popolo Veneto. Di per sé si tratta di un atto meritorio, anche se nei contenuti si sono inseriti passaggi che con la sovranità non c’entrano nulla, a cominciare dalle sue ultime righe laddove riconosce come “valore fondante della tradizione culturale dei Veneti la tradizione culturale cristiana ed i suoi valori”, parole incoerenti con le premesse stesse del documento dato che il Popolo Veneto storicamente esiste, addirittura con una propria lingua, il venetico (ancor oggi non decifrata per mancanza di opportuna ricerca archeologica e scientifica), da prima di essa e anche da prima del riconoscimento geografico e amministrativo da parte dell’impero romano.

A parte tale aspetto, che in ogni caso rivela un grave problema di “bias” dei suo estensori, l’aspetto che più ci interessa del documento, al di là di una mera enunciazione di principi, è laddove essa recita che il “Consiglio Regionale del Veneto assume su di sé il compito di rappresentare il Popolo veneto e le relative richieste di autogoverno davanti ai propri cittadini ed alla comunità internazionale”. Ciò è coerente con lo statuto regionale che all’art. 2 afferma che “l’autogoverno del popolo veneto si attua in forme corrispondenti alle caratteristiche della sua storia”.

Non è quindi una dichiarazione di soggettività giuridica internazionale, in quanto manca l’affermazione diretta in tal senso, ma è in ogni caso un passo in avanti, che sarà ovviamente svuotato di alcun significato, come altre volte avvenuto in passato, se non seguiranno velocemente atti concreti da parte del consiglio regionale presso la comunità internazionale.

Non è una novità assoluta, in quanto già la risoluzione 44/2012 si era espressa in tali termini e forse anche con maggior forza laddove impegnava “il Presidente del Consiglio regionale del Veneto ed il Presidente della Giunta regionale del Veneto ad attivarsi, con ogni risorsa a disposizione del Consiglio regionale e della Giunta regionale, per avviare urgentemente con tutte le Istituzioni dell’Unione europea e delle Nazioni Unite le relazioni istituzionali che garantiscano l’indizione della consultazione referendaria innanzi richiamata al fine di accertare la volontà del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione”, iniziativa a cui purtroppo poi le istituzioni regionali non hanno dato corso alcuno.

Firma-il-Ricorso-alla-Corte-Internazionale-di-Giustizia-dellOnuApprezziamo in ogni caso l’autolimitazione che il consiglio regionale si è dato, non arrogandosi alcuna esclusività di rappresentanza. In tal senso la volontà popolare espressa con il Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014 e il mandato ricevuto dalla Delegazione dei Dieci e da tutte le Istituzioni della Repubblica Veneta non vengono messi in discussione da tale documento.

La regione Veneto pertanto concorre assieme ad altre entità politiche venete ad esercitare la volontà del popolo, ma, a differenza di altre entità, essa si sottopone al riconoscimento della supremazia dello stato italiano, di cui è diramazione regionale, fino a prova contraria.

Non rientra pertanto, ad oggi, come soggetto giuridico internazionale che possa adire, ad esempio, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Onu de L’Aja, come fece (pur passivamente) il Kosovo quando tale corte si pronunciò in merito alla sua dichiarazione unilaterale di indipendenza, proclamata da un parlamento auto-eletto dal suo Popolo. La principale ragione per la Corte Internazionale di Giustizia il 22 maggio 2010 si pronunciò a favore dell’indipendenza del Kosovo, constatando che la dichiarazione unilaterale di indipendenza non aveva violato il diritto internazionale fu la seguente (in inglese): “the authors of the declaration of independence of 17 February 2008 did not act as one of the Provisional Institutions of Self-Government within the Constitutional Framework, but rather as persons who acted together in their capacity as representatives of the people of Kosovo outside the framework of interim administration”.

Tradotto, secondo la Corte Mondiale, i dichiaranti “non avevano agito nella loro qualità di istituzioni provvisorie di autogoverno all’interno del quadro costituzionale, ma avrebbero operato come persone che agivano insieme nella loro qualità di rappresentanti del popolo del Kosovo al di fuori del quadro di amministrazione provvisoria2 e pertanto come autorità costituenti un nuovo Stato, per l’appunto al di fuori di tale quadro costituzionale che un tale potere non prevedeva.

Da un punto di vista pratico nulla cambia quindi con tale risoluzione, anche se rimane un documento parzialmente apprezzabile, al di là del suo più che evidente scopo elettoralistico di strumentalizzazione politica fine a sé stessa.

Gianluca Busato
Segretario Veneto Sì

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IL VENETO HUB STRATEGICO NEL PIÙ GRANDE ED ESTESO IMPERO COMMERCIALE MAI COSTRUITO AL MONDO

Quartz pubblica un’analisi dettagliata sul progetto infrstrutturale globale cinese “One Belt One Road”, nel quale Venezia può giocare un ruolo centrale

silkilandNel corso del 18° e del 19° secolo il Sole non tramontava mai nell’impero Britannico. Il controllo era assicurato dalla sua potente marina, ma non sarebbe mai potuto esistere senza i porti, le strade e le autostrade che di fatto controllava. L’infrastruttura costruita dagli inglesi dovunque si trovassero incarnava e abilitava il loro potere come le ossa e le vene in un corpo.

Questa è sempre stata la strategia delle grandi nazioni sin dal tempo dell’antica Roma che ha coperto con 89.000 chilometri di strade ed acquedotti l’intera Europa. Nel 19° e 20° secolo furono la Russia e gli Stati Uniti a dare la propria impronta globale, grazie a progetti quali le ferrovie Trans-Siberiana e Trans-Continentale.

Ora è venuto il turno della Cina, che dopo aver creato la propria griglia di risorse in Africa e altrove, costruito intere nuove isole artificiali nel mare cinese del sud, ora sta dando attuazione al proprio progetto strategico globale di One Belt One Road.

Può piacere o non piacere, ma è un dato di fatto incontrovertibile, che la rivista Quartz ha disegnato con particolare attenzione e dettaglio.

Ciò che particolarmente ci aggrada in tale disegno è il ruolo che verranno ad assumere Venezia e il Veneto, se sapranno intercettare gli straordinari cambiamenti in atto.

Consapevoli della portata storica di tale disegno, da un paio d’anni Plebiscito.eu ha intrapreso a propria volta un percorso di preparazione al nuovo scenario, creando le basi tecnologiche ed economiche indispensabili per poter esercitare la piena indipendenza della Venetia al massimo della propria potenza, dopo aver ricevuto un mandato plebiscitario con il Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014.

Progetto 22Mg_VITale progetto moderno di indipendenza del Veneto ci permetterà di lasciarci alle spalle la fallimentare gestione dell’attuale regione amministrativa italiana del Veneto, con i tragici numeri dell’era Zaia.

Con il tuo aiuto domenica 22 maggio prossimo a Vicenza (inizio ore 9.30 c/o AC Hotel), daremo il via alla nuova fase cruciale per ottenere la nostra piena libertà e indipendenza. Più saremo e prima e meglio ci riusciremo.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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LA FORZA DELLA COERENZA È IL PRIMO MOTORE DELLA VENETA INDIPENDENZA

Perché gli indipendentisti veneti non credono al referendum-bufala sull’autonomia indetto dalla regione Veneto. Il 22 maggio a Vicenza prossima tappa di presentazione del moderno progetto di indipendenza di Plebiscito.eu.

indipendenza-venetoTanti ci chiedono: ma perché Plebiscito.eu e Veneto Sì non appoggiano il referendum-truffa sull’autonomia del Veneto (quello che prevede di continuare a rubare i soldi dei veneti come e più di oggi), quantomeno per gratitudine nei confronti di tanti amici leghisti che hanno supportato il Referendum di indipendenza del Veneto organizzato da Plebiscito.eu e da diversi comuni Veneti il 16-21 marzo 2014?

Innanzi tutto, premettiamo che è vero che molti leghisti sostennero il Plebiscito Digitale, ma lo fecero contro l’ostruzionismo della lega, che lo avversò nei fatti, persino simulando una raccolta di firme sulla carta straccia 2 settimane prima e anche il governatore del Veneto lo ostacolò fino all’ultimo, cambiando posizione per ben 3 volte in 3 giorni solo perché travolto dal successo di Popolo che fummo in grado di ottenere, richiamando i media di tutto il mondo.

Agli amici leghisti invece va dato atto che furono – come sempre – migliori dei loro dirigenti e seppero ascoltare l’appello che allora rivolgemmo loro. Oggi nessuno a noi ha invece rivolto alcun appello né spiegato perché dovremmo appoggiare qualcosa che ci crea danno, in quanto rischia di portare l’orologio del cambiamento indietro di 3 anni.

Vogliamo inoltre ricordare che, in ogni caso, è quasi superfluo il nostro appoggio, in quanto, a differenza di quando noi organizzammo il Referendum di indipendenza del Veneto, oggi il governatore e le sue truppe cammellate dispongono di giornali e tv di tutto il Veneto che lo pompano dalla mattina alla sera.

Infine va detto che la sveglia finale l’ha data il premier italiano, che con buona pace di tutti Veneti, ha chiarito infatti che l’ipotesi di autonomia del Veneto è lunare e che il referendum proposto dalla regione è una autentica bufala, una tragica e inutile farsa, in quanto privo della leva fiscale. Per lo stato italiano i veneti devono solo lavorare come schiavi, pagare e tacere mentre i ladri parassiti fanno festa. Né d’altro canto potrebbe essere altrimenti, considerato il mostruoso debito pubblico e l’impossibilità tecnica anche di una blanda autonomia fiscale del Veneto, che comporterebbe un automatico default della cleptocrazia statale italiana.

Progetto 22Mg_VIA cosa vi serviamo quindi, noi indipendentisti, nella campagna referendaria per una finta autonomia? A poco, o nulla. Non vi boicotteremo nemmeno (o non più di tanto), semplicemente non siamo interessati a una inutile e dispendiosa battaglia di retroguardia. Preferiamo – per il bene di tutti – impegnarci nel moderno progetto di indipendenza del Veneto, elaborato da Plebiscito.eu e in attuazione con il supporto di tutti, ben sapendo che la forza della coerenza è il primo motore della veneta indipendenza, sapendo giocare a tutto campo, come abbiamo annunciato al mondo fin dall’indomani della dichiarazione di indipendenza del Veneto.

A questo proposito, l’appuntamento per tutti è per il prossimo 22 maggio a Vicenza, presso l’AC Hotel, per un’importante presentazione con annunci inediti sulle prossime tappe verso la piena indipendenza.

Gianluca Busato
Plebiscito.eu / Veneto Sì

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“Te si Veneto se …”: PIÙ SIAMO E PIÙ CI DIVERTIAMO, IN SICUREZZA (E CON LA QUALITÀ DEI CONTENUTI)

I fatti e le reazioni al furto del gruppo Facebook più popolare del Veneto

tesivenetoseNei giorni scorsi, proprio durante le celebrazioni di San Marco del 25 aprile, si è verificato un grave fatto che ha visto gli originali fondatori e amministratori perdere il controllo del popolare gruppo Facebook “Te si Veneto se ……” che vedeva la partecipazione di oltre 150.000 profili registrati. Il tutto è avvenuto per opera di un noto branco di balordi e mezzi hacker che si divertono a fare danni approfittando della impreparazione informatica di alcune persone in buona fede, come gli amministratori di quel gruppo che si sono fatti ingannare.

Il grave fatto è stato originato dall’odio viscerale di alcuni ambienti italianisti deviati e repressi che probabilmente mal sopportano che i veneti siano fieri della propria storia, della propria cultura e delle proprie usanze e che si esprimano anche nella propria lingua. Ciò è dimostrato anche dalla pubblicazione di contenuti offensivi e volgari contro i veneti e i propri simboli.

Subito dopo il fatto abbiamo reagito immediatamente al sopruso e creato un nuovo gruppo “Te si Veneto se …” che ha avuto subito molto successo che continua ancora oggi con diverse migliaia di iscrizioni e partecipazioni. Fin dall’inizio abbiamo dovuto isolare i vecchi amministratori, in quanto non avevano rivelato chiaramente l’origine del furto informatico, dimostrando poca attenzione per la necessaria tutela in ambienti digitali sempre più popolati. Abbiamo anche comunicato in altri loro gruppi che non appena sarebbe rientrata la buriana e si fosse fatta chiarezza li avremo coinvolti nella gestione e nella moderazione del nuovo gruppo. Alcuni facinorosi (e anche alcuni malintenzionati) hanno però subito voluto additare in noi la causa di tutto ciò, perché ai loro occhi era impossibile che gli amministratori originali avessero agito in modo maldestro e con poca cautela e quindi era più facile scaricare la loro rabbia comprensibile (ma non giustificabile) contro di noi e contro di me in particolare, che a quel punto ai loro occhi divenivo un facile capro espiatorio e che ho solo la colpa di essere un utente con più esperienza informatica (anche se non sono un programmatore).

Qualcuno nelle ore successive, compresi i vecchi amministratori – in realtà colpevoli di non aver protetto i loro utenti e di non aver nemmeno agito con la massima trasparenza dicendo tutta la verità sul furto subito – ha alzato ancora di più i toni contro di noi, con minacce molto gravi e pericolose e una odiosa caccia alle streghe, molto probabilmente dettata dall’invidia (e anche dall’azione nascosta di qualche zizzanioso).

Peccato che nel frattempo, dopo aver ricreato un nuovo gruppo, i vecchi amministratori abbiano commesso nuovamente altre leggerezze e si siano fatti rubare nuovamente per la seconda volta anche il nuovo gruppo. Ciò dimostra, se mai ve ne fosse stato bisogno, come fosse stata giusta e saggia la nostra scelta iniziale di isolarli per garantire maggiore sicurezza informatica e abbassare le probabilità di intrusione nel nuovo gruppo “Te si Veneto se …”.

Tra le altre cose ci corre l’obbligo di informare tutti che da alcuni dialoghi che abbiamo letto tra gli hacker e alcuni utenti del vecchio gruppo “rubato” siano anche emersi linguaggi molto strani che ci paiono più messaggi in codice tra esponenti delle forze dell’ordine italiane che dialoghi tra utenti “normali” di social media. Su ciò stiamo raccogliendo altri segnali e informazioni prima di rivelare le nostre scoperte, ma se fosse confermato, sarebbe l’ennesima prova di quanto stiamo facendo bene a isolare TUTTE le persone vicine a quelle che si sono rese responsabili di comportamenti dilettantistici e non adeguati alla gestione di comunità digitali molto numerose.

La probabilità che ogni comunità digitale possa essere oggetto di furto non è mai zero, ovviamente, e può capitare benissimo anche a noi. Proprio per tale ragione è richiesta l’adozione di normali procedure di sicurezza che invece i vecchi amministratori hanno ritenuto lesive di loro presunti “diritti” violati senza nel contempo aver fatto nessun “mea culpa” per aver esposto i loro utenti a rischi e preoccupazioni per aver lasciato aperte le porte della casa comune digitale.

In futuro, quando saranno rimosse le loro offese, le minacce e le diffamazioni e quando avranno dimostrato di agire con la dovuta responsabilità digitale, i vecchi amministratori o parte di essi saranno benvenuti nella co-gestione del gruppo che abbiamo creato, anche se supponiamo che almeno nel breve tempo questa non sia affatto una loro intenzione.

Per tale ragione ora noi procediamo per la nostra strada, gestendo il nuovo gruppo ufficiale “Te si Veneto se …” per dare agli utenti un ambiente protetto dedicato alle persone che amano il Veneto e la magia della sua Terra, della sua Cultura e del suo Popolo straordinario. Il tutto in uno spirito di tolleranza e di garanzia della libertà di espressione. E che non comprende ovviamente la violenza, la xenofobia e il razzismo, che saranno banditi senza eccezione.

Più siamo e più ci divertiamo, in sicurezza (e con la qualità dei contenuti). Buon Facebook a tutti!

Gianluca Busato

tesivenetose

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IL PLAGIO DEI CONSIGLIERI REGIONALI VENETI DIMOSTRA LA SUPERIORITÀ INTELLETTUALE DEL NOSTRO PROGETTO MODERNO DI INDIPENDENZA DEL VENETO

Mentre i vari Guadagnini ci copiano a 9 anni di distanza, viene concepito il primo servizio di Cripto-Stato Veneto, che sarà una piattaforma di generazione di “Smart Contracts”. La prima versione sarà presentata in anteprima agli investitori a Varsavia, in occasione del Wolves Summit del 12-13 aprile

venetosiOggi un consigliere regionale veneto “indipendentista” ha presentato il “proprio” “nuovo” manifesto politico. Fin qui sembrerebbe tutto bene, a parte le considerazioni sulla mancanza di coerenza, dato che l’esponente politico in questione ha una lunga storia alle spalle non proprio indipendentista, dalla DC di Carlo Bernini, all’UDC di Mastella e Casini, passando per vari funambolismi che hanno dato una nuova forma “indipendentista” all’arte sempreverde del trasformismo italiano da Depretis ad oggi.

Ciò che mi ha convinto a scrivere qualche riga sull’episodio altrimenti insignificante è che il neo-consigliere regionale, l’unico che ha finora avuto tra l’altro l’ardire anche questo tutto italiano di incassare i contestati rimborsi ai gruppi consiliari regionali, è che per qualche oscura ragione ho guardato il video di presentazione del suo “nuovissimo” manifesto e, mentre ascoltavo le sue parole, sono letteralmente balzato sulla sedia, in quanto ho riconosciuto al volo le stesse parole che avevo usato 9 (NOVE!!!) anni fa mentre presentavo il percorso politico per l’indipendenza del Veneto.

Esiste anche un video, oltre ai documenti dell’epoca, della presentazione organizzata anche alla presenza di esponenti di ERC (Esquerra Republicana de Catalunya), il più grande partito indipendentista catalano che assieme a CiU (Convergencia y Unión) ha oggi dato vita a Junts pel Sí, la coalizione unitaria che sostiene il governo indipendentista catalano guidato dal presidente Carles Puigdemont.

Al di là dell’evidente plagio, che testimonia la pochezza intellettuale di chi l’ha messo in pratica, emerge un altro preoccupante aspetto. Ovvero che la rappresentanza politica in regione dell’indipendentismo veneto è assolutamente squalificata se il manifesto che viene adottato è una brutta copia di qualcosa che era attuale nove anni or sono e che oggi è stato clamorosamente sorpassato dai fatti che sempre noi abbiamo messo in opera.

Tale situazione testimonia quanto sia vero che l’avanguardia politica che rappresentiamo sia anni luce avanti alle tristi rappresentanze istituzionali presenti nel sistema politico italiano, interessate solo ad inconsistenti obiettivi elettorali di breve termine e totalmente privi di alcuna portata strategica.

Al contrario, assieme alle persone che fin dall’inizio hanno condiviso il nostro percorso e che nel tempo sono cambiate, o magari talvolta si sono ritirate dall’attività politica continuativa, noi fummo i primi a rappresentare la possibilità di un percorso politico indipendentista (2006-2007), così come fummo i primi a scrivere le ragioni dell’indipendenza del Veneto (2007-2008), poi fummo i primi a rappresentare la necessità della creazione di un partito indipendentista veneto (2008-2010), in seguito fu sempre il gruppo da noi ispirato a dare evidenza dell’esistenza di un consenso maggioritario attorno all’indipendenza del Veneto (2011-2012) e quindi ad iniziare a dare forma a una strategia di ottenimento della stessa (2012-2013). Fu poi il tempo dell’ideazione e della realizzazione del referendum digitale per l’indipendenza del Veneto (2014) e quindi dei primi passi di creazione delle strutture della Repubblica Veneta che da tale plebiscito e dalla successiva dichiarazione di indipendenza trovava la propria fonte (2014-2015) e della “via economica” all’indipendenza (2014-2016).

Oggi ancora siamo i primi a confermare la via informatica da un lato ed economica dall’altro per la realizzazione della piena e fattiva indipendenza del Veneto, che, in presenza di un blocco giuridico conservativo che paralizza le istituzioni locali italiane, consente di creare un livello superiore e non bloccabile nel quale attuare una nuova modalità di interazione sociale ed economica che consentirà ai veneti che lo vorranno di oltrepassare tecnologicamente ed economicamente le barriere burocratiche italiche sempre meno influenti in un mondo globale interconnesso.

Progetto 17Ap_PDDa un punto di vista pratico, le nostre azioni odierne sono quindi la creazione del Cripto-Stato e il rafforzamento della business community che si sta ogni giorno di più potenziando grazie a Plebiscito.eu Club e alla Confederazione di Imprenditori Veneti nel mondo, che le dà un’estensione internazionale, oltreché assicurare a breve la possibilità agli imprenditori veneti di accedere a forme innovative di finanziamento di progetti di impresa e di idee innovative attraverso nuovi sistemi di capitale privato, grazie al venture capital. Alcuni casi di successo e progetti-pilota sono già in corso, come ha potuto constatare chi ha partecipato alle ultime presentazioni pubbliche del nostro moderno progetto di indipendenza del Veneto di Treviso (21/02/2016) e di Noventa di Piave (13/03/2016) e come potrà scoprire chi parteciperà alla prossima riunione pubblica che si terrà domenica 17 Aprile alle ore 9.30 presso l’Hotel Crowne Plaza, in Via Po, 197 a Padova (vicino all’uscita del casello autostrada di Padova Ovest).

Il Cripto-Stato è una potente e versatile infrastruttura informatica che renderà possibile ai veneti di condurre le proprie attività sorpassando lo stato italiano senza che esso possa nemmeno venirne a conoscenza, grazie all’uso sapiente delle moderne architetture peer-to-peer, di processi di validazione necessari in molti servizi pubblici, quali, ad esempio, le elezioni e i servizi anagrafici, che saranno assicurati e non bloccabili dalle autorità italiane, grazie alla loro natura decentrata assicurata dall’uso di tecnologie blockchain, con sistemi di public e private ledger (registri pubblici) e dall’utilizzo di una cripto-moneta veneta che permetta di bypassare i blocchi finanziari sistemici che potrebbero essere messi in atto e per la quale intendiamo esplorare la possibilità di avvalerci di un contributo teorico ed accademico internazionale a supporto del modello economico che sarà adottato.

smartcontractIl primo servizio concreto del Cripto-Stato che sarà reso pubblico sarà una piattaforma rilasciata ad imprese e professionisti di tutto il mondo che permetterà agli iscritti di creare “smart contracts”, ovvero l’utilizzo combinato di codice e blockchain per eseguire automaticamente una certa logica nel caso in cui alcune condizioni “contrattuali” siano verificate. In pratica ciò permetterà, ad esempio, di eseguire pagamenti automatici al verificarsi di alcune condizioni (ad esempio, la consegna di merce venduta, o la prestazione di un determinato servizio).

Una prima versione di tale piattaforma sarà presentata a un pubblico internazionale selezionato di investitori, business angel e venture capital, in occasione del Wolves Summit, la celebre start-up competition che si terrà il 12 e 13 aprile prossimi a Varsavia.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

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LEGA CONTRO I SERENISSIMI: IERI DICEVANO “FUORI SUBITO”, OGGI SI COSTITUISCONO PARTE CIVILE NEL PROCESSO-FARSA?

regvenCosì diceva Salvini il 6 aprile 2014 a Verona: “Fuori subito o li liberiamo noi”, tra accuse allo Stato “invasore” e molti sospetti per l’inchiesta delle procure che aveva portato 24 Serenissimi veneti in carcere. E ancora, l’11 aprile 2014: «Stiamo valutando l’ipotesi di candidare uno dei 21 indipendentisti ancora in galera».

Oggi invece si apprende, non senza stupore, che la Regione Veneto, guidata dalla stessa lega, è parte offesa nel processo-farsa contro i 42 Serenissimi e a quanto riporta l'”Indipendenza Nuova” si costituirebbe parte civile contro gli stessi.

Che il processo fosse una farsa lo sapevamo già, ma che ora tra ruspe elettorali e ruspe blindate si sia scavato addirittura un fosso processuale rappresenta la quintessenza del salto della quaglia.

Cosa non si fa per una poltrona, cara lega? Si sputa addirittura addosso a chi prima si era cavalcato per questioni elettorali?

Alla faccia dell’autonomia (a parole)!

Veneto Sì / Plebiscito.eu