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SE IL NEMICO TI CREA OSTACOLI, CAMBIA CAMPO DI GIOCO E DETTA TU LE REGOLE

La battaglia per l’indipendenza del Veneto non passa per battaglie di retroguardia, bensì per la capacità di innovare e attuare il progetto strategico per il futuro dei veneti

Schermata 2016-03-15 alle 19.20.06Qualche giorno fa è stata presentata una nuova iniziativa di alcuni gruppi indipendentisti tesa a far approvare una nuova legge regionale che porti i veneti a votare sul seguente quesito: “Sei favorevole alla convocazione di un referendum sull’autodeterminazione del popolo veneto?”.

In linea generale è sempre da ammirare lo sforzo di chiunque mirato all’indipendenza, d’altro canto è altrettanto doveroso analizzare l’obiettivo che si propone ogni iniziativa e la correttezza concettuale delle modalità adottate.

Secondo i proponenti, lo scopo principale della proposta di legge è di tutelare il diritto di espressione del Popolo Veneto. In linea di principio ciò potrebbe apparire cosa buona e giusta. Resta un però. Tale strategia non tiene conto del fatto che la Corte Costituzionale italiana ha già deciso che il Popolo Veneto non ha libertà di espressione sulla propria indipendenza. La sentenza 118 del 2015 è chiara e lampante su tale questione.

Non capiamo pertanto quale possa essere il vantaggio di una eventuale legge regionale su un quesito di portata minore. Le ipotesi più ottimistiche sono due.

1. Se fosse eccepita nuovamente l’incostituzionalità del quesito da parte della Consulta, cosa si farebbe, si proporrebbe un quesito ancora meno ambizioso, oppure si spererebbe che in tal caso si smuovesse qualcuno perché il torto sarebbe ancora maggiore di quello già subito con la sentenza citata?

2. Se non fosse eccepita l’incostituzionalità (aspetto che ci pare francamente improbabile), si tenesse il referendum e auspicabilmente si vincesse, si tornerebbe da capo dal via a proporre un nuovo referendum per l’indipendenza che sarebbe inevitabilmente bocciato dalla Consulta?

Entrambe le ipotesi non ci portano vantaggi. Quindi, perché insistere? Tanto per fare qualcosa? Per farsi vedere? Per unire debolezze allo scopo di creare una forza ancora più debole?

Scusate la franchezza, ma tale progetto ci pare una enorme perdita di tempo e la scelta di una strada sbagliata e senza uscita.

dichiarazioneDue anni fa esatti partì il Plebiscito Digitale di Plebiscito.eu che richiamò in Veneto gli organi di informazione di tutto il mondo, dando la massima visibilità mediatica mai raggiunta dalla questione dell’indipendenza del Veneto. il quesito era chiaro: “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”. I sì vinsero con un consenso plebiscitario che raggiunse l’89,10% su oltre 2,36 milioni di veneti votanti.

schedaQualche intellettuale eccepisce che tale iniziativa fu di tipo privatistico e non di respiro pubblico istituzionale. Essi dimenticano però che anche nel caso del Kosovo non ci fu alcun referendum ottriato sull’indipendenza. Ci fu invece una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del parlamento autoeletto del Kosovo. E tale atto fu dichiarato non in violazione del diritto internazionale da parte della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja il 22 luglio 2010, in quanto i dichiaranti non avrebbero agito nella loro qualità di organo/i previsti dal quadro costituzionale, ma avrebbero operato come autorità costituenti un nuovo Stato, per l’appunto al di fuori di tale quadro costituzionale che un tale potere non prevedeva: “the authors of the declaration of independence of 17 February 2008 did not act as one of the Provisional Institutions of Self-Government within the Constitutional Framework, but rather as persons who acted together in their capacity as representatives of the people of Kosovo outside the framework of interim administration” (par. 109).

Anche nel caso del Kosovo ci fu un atto che i serbi consideravano di tipo privatistico e non riconobbero. Ciò non impedì ai Kosovari di vincere la propria battaglia di diritto internazionale, con il pronunciamento della Corte Mondiale.

Noi riteniamo che anche i veneti siano disposti ad abbracciare progetti di respiro alto e non di sicuro mezzi passi indietro paurosi che non possono matematicamente portare alcun vantaggio e che dimostrano solo un ingiustificato timore oppure una incapacità di reale azione di fronte alle scudisciate giuridiche dei dioscuri dell’ordine costituzionale italiano, che a loro dire dovrebbe essere immutabile.

blockchain-ledgerNel momento in cui i nostri schiavisti si inventano ostacoli burocratici, la nostra abilità sta nello spostare la partita su un altro campo dove le regole le possiamo dettare noi. Per questa ragione abbiamo dato il via alla piattaforma di cittadinanza digitale della Repubblica Veneta, il Cripto-Stato che grazie alle tecnologie informatiche di ultima generazione permetterà ai veneti di avere un cyberterritorio in cui esercitare la propria piena e indiscussa indipendenza.

Le battaglie di retroguardia le lasciamo ad altri, noi ci impegniamo nel guidare il fronte più avanzato impegnato a concretizzare un progetto strategico che mira a dare un futuro di prosperità ai veneti, trasformando il momento di più grande minaccia al loro benessere, nell’opportunità da cogliere per trasformare la nostra Terra in una nuova Singapore d’Europa, hub globale di collegamento tra Eurasia e Occidente Atlantico.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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PAROLA AI VENETI O PAROLE AL VENTO?

Mentre il consiglio regionale cerca di imitare il copione del passato scritto da altri, dal territorio veneto partono azioni concrete verso la piena indipendenza del Veneto. Busato: “che fine hanno fatto i soldi versati dai veneti per il referendum bocciato dalla Consulta? Fanno cumulo con i diamanti?”

intergruppo[Venezia, 20 luglio 2015] – Oggi a Palazzo Ferro-Fini è stato presentato l’intergruppo consiliare “Parola ai Veneti” che ha l’obiettivo (si legge direttamente sul sito del consiglio regionale) di riaffermare il diritto ad esprimersi sull’auto-determinazione del popolo veneto.

I promotori dell’iniziativa hanno spiegato di ritenere incompatibile con il principio di autodeterminazione dei popoli, tutelato dal diritto internazionale, la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge regionale, che prevedeva un referendum per l’indipendenza del Veneto.

L’obiettivo finale – sempre secondo i promotori – è arrivare a realizzare un nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto.

L’idea, si legge nel comunicato, sarebbe condivisa dalla gran parte dei consiglieri di maggioranza, ed anche dal presidente del Consiglio e dal presidente della Giunta, “che hanno preferito non sottoscrivere il documento per ragioni di opportunità”.

Il convincimento dell’intergruppo è che, “nonostante la bocciatura della Corte costituzionale, il referendum si possa fare, perché il diritto di decidere la forma di governo da cui essere rappresentati rimane in capo alle persone: è un diritto inalienabile che non può essere delegato o cedibile”.

L’iniziativa, pur meritoria, ci pare d’altra parte un mezzo passo indietro rispetto alle petizioni popolari che a partire dal febbraio 2012 avevano costretto la precedente legislatura a fare qualche passo in più rispetto a quanto oggi presentato. Tanto da farci dubitare che il nome più corretto per l’intergruppo consiliare non sia “Parola ai Veneti”, bensì piuttosto “Parole al Vento”.

Per non parlare poi del fatto che, ancora una volta dal consiglio regionale non viene un passo in avanti verso il riconoscimento del referendum di indipendenza del Veneto che invece si è tenuto dal 16 al 21 marzo 2014, che pure invece è stato oggetto di riconoscimento da parte di Jacopo Berti, sempre presente in consiglio regionale per il gruppo M5S, attraverso la firma di un protocollo di intesa sul Plebiscito Digitale.

Gianluca Busato ha dichiarato: “l’evidente vuoto legislativo ed operativo che emerge dal consiglio regionale sarà probabilmente riempito di iniziative interlocutorie che difficilmente potranno, ad esempio, contrastare l’azione che proviene dal territorio. Essa segue le certificazioni scientifica e diplomatica del referendum indipendentista del 2014 e la dichiarazione di indipendenza del Veneto di Treviso del 21 marzo 2014, che oggi trovano la propria continuità con l’azione del Parlamento Provvisorio della Repubblica Veneta, che il prossimo 23 luglio si riunirà a Villafranca di Verona. Oppure del Governo Provvisorio, che sta progettando la nuova Piattaforma di Cittadinanza Digitale, che darà al Veneto un’anima civica e sociale digitale che costituirà la nuova potente arma di espressione libera a disposizione del Popolo Veneto, delle famiglie, delle imprese e dei cittadini che contribuiranno al riscatto concreto che ci porterà alla piena e fattiva indipendenza, nell’Europa dei Popoli e in un momento di cambiamenti geopolitici epocali”.

“Resta infine una domanda da fare a Zaia e Ciambetti: che fine hanno fatto i soldi versati dai veneti per finanziare la legge regionale 16/2014 bocciata dalla Consulta? Sono andati forse a fare cumulo con i famosi diamanti e investimenti in Tanzania?”.

Ufficio stampa
VenetoSì

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OSTIA ZAIA, IL RAZZISMO NON APPARTIENE ALLA CULTURA VENETA!

Il danno culturale e turistico che deriva al Veneto se il governatore gioca a fare il “piccolo nazista dell’Illinois”

Venezi26Nelle vicende dei migranti consegnati da improbabili agenti di viaggio prefettizi e che rappresentano una terminazione di una nuova e particolare “filiera turistica” ieri analizzata anche con un reportage del Wall Street Journal e che oggi surriscaldano il Veneto, c’è un aspetto che non può più essere taciuto, perché qualche imbecille ha voluto farlo brillare con fuochi notturni. Se non fosse un imbecille, infatti, direbbe a tutti chi è, mostrando la propria faccia e assumendosi la responsabilità del proprio gesto.

È evidente d’altro canto che la situazione gestita in modo opportunistico da chi ha un interesse economico nello sfruttarla, l’aspetto sociale più immediato è una sorta di guerra tra poveri, in cui tutti perdono.

Ieri abbiamo denunciato il malaffare e l’interesse politico che muove la vicenda. Oggi però, passata forse la buriana mediatica, con lo spostamento dei 101 migranti nel giardino di qualcun altro, dobbiamo andare a mettere in evidenza il pezzo grosso. Non può infatti essere giustificato chi, oltre a giocarci, soffia sul fuoco come sta facendo Luca Zaia, giustificando atti che non possono essere giustificati, come il fuoco di Quinto di Treviso, che non getta la migliore luce sul nostro territorio, anzi lo relega nell’ombra della civiltà, che tra l’altro non fa parte della nostra storia millenaria.

Ostia Zaia, il razzismo non appartiene alla nostra cultura!

Proprio la parola veneta “ostia” ne è una dimostrazione. Esso significa infatti benvenuto ed era il saluto che l’ospitante dava all’ospite. Un video presentato dai comuni rivieraschi del Sile all’Expo in questi giorni, con testimonial Red Canzian, ne dà una dimostrazione anche visuale.

Dal mondo però non verranno a visitare il Sile, se il Governatore del Veneto vi si mette a giocare al “piccolo nazista dell’Illinois”.

La cultura veneta è intrisa del concetto di ospitalità. Venezia ne è un esempio, con i suoi Fontego dei Turchi, Fontego dei Tedeschi, con l’isola di San Lazzaro degli Armeni.

L’ospitalità veneta ha poco a che fare invece con gli episodi di Quinto di Treviso. E purtroppo diventa anche un aspetto caratterizzante se il governatore del Veneto li prende ad esempio civico da difendere.

Che ci sia un problema lo sappiamo tutti, inutile nascondere la testa. Ma se un amministratore pubblico  fa il capopopolo praticamente si sconfessa da solo. Zaia non ha nemmeno la giustificazione (che tale non sarebbe) di cercare il “consenso”, in quanto è appena stato eletto.

BN-JK383_backgr_AT8UNITS_20150715190350Riconosca e dia il suo contributo fattivo per gestire il flusso migratorio (naturale o sfruttato) generato da guerre e genocidi in un continente a noi vicino. Altrimenti rinunci all’ambizione di rappresentare i veneti.

Se invece egli si mette al fianco di Forza Nuova e Casa Pound per sfruttare un disagio sociale facendolo sfociare inevitabilmente nel razzismo si rende responsabile di un’infamia senza pari, che si merita di finire nel sottoscala della storia e noi non possiamo tacerla, perché preferiamo che Treviso e il Veneto diano un’immagine diversa nel mondo.

Tutto nasce dal fenomeno politico di importazione di Salvini, che fu catapultato poco più di un anno fa in questa terra per soffocare la marea indipendentista che Plebiscito.eu e il sottoscritto avevano fatto emergere, all’attenzione di tutti.

Per fermare il Veneto che voleva agganciarsi all’Europa e staccarsi dallo stato italiano incivile, la classe politica italiana ci inoculò il re degli idioti, con il benvenuto del vicerè Zaia e da allora fu il diluvio televisivo che ben conosciamo che fece risorgere la lega nord sotto la nuova forma populista, razzista e xenofoba che oggi imperversa e che non sa risolvere alcun problema: al massimo nasconde la polvere sotto il tappeto.

Gianluca Busato
Segretario – VenetoSì

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RINVIO CORSO DI FORMAZIONE SU COMUNICAZIONE DIGITALE

Schermata 2015-07-09 alle 18.08.40Cari amici,

a seguito dei tragici eventi di ieri in Riviera del Brenta, molti partecipanti hanno manifestato la volontà di non partecipare alla seconda giornata di corso di formazione sulla comunicazione digitale prevista per sabato 11 luglio prossimo, poter contribuire ad aiutare la popolazione coinvolta.

Crediamo pertanto che sia cosa giusta rinviare la seconda giornata di corso a data da destinarsi. Siamo spiacenti per il contrattempo, dovuto a una situazione di terribile emergenza.

Chi volesse partecipare agli aiuti, contatti allo 041.5101010 il Punto di ritrovo della Protezione Civile in via Brusaura n. 16 a Sambruson.

Chi intendesse versare contributi può farlo tramite i seguenti riferimenti:

CODICE IBAN: IT68K0899036230019010000936 (Comune Pianiga)
CODICE IBAN: IT52Y0840736080043000107194 (Comune Dolo)
CODICE IBAN: IT30X0200836182000103826448 (Comune Mira)

CAUSALE: Emergenza Tornado 8 luglio

Ufficio comunicazione – VenetoSì

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VENETO SI E PLEBISCITO.EU ORGANIZZANO CORSO DI FORMAZIONE POLITICA E DI COMUNICAZIONE DIGITALE

4_fffDove: Hotel Aqua – Abano Terme

Quando: sabato 4 luglio 2015 e sabato 11 luglio 2015

Orario: accredito ore 9, inizio lezioni ore 9.30

Posti disponibili: 30

Prezzo: 30,00 €, comprensivo di pranzo con catering

A chi è rivolto: ai responsabili politici e comunicazione delle aree. Potranno partecipare al massimo due persone per ciascuna area territoriale.

In previsione dei prossimi obiettivi programmati, VENETO SI e PLEBISCITO.EU propongono un corso di formazione dedicato specificatamente ai responsabili politici e ai responsabili comunicazione di ogni area. I posti sono limitati (30), pertanto sarà data priorità alla partecipazione di almeno due persone per ciascuna area territoriale e quindi se resteranno posti disponibili ad altri.

Oltre alle lezioni, per chi lo desidera vi sarà anche un momento di intrattenimento. L’hotel dispone anche di un’area relax con piscine termali.

I moduli formativi compresi sono i seguenti:

Sabato 4 luglio 2015

Preparazione politica. Definizione obiettivi. Gestione e organizzazione delle aree territoriali. Aspetti pratici e procedurali per condurre campagne elettorali. Metodi, strategie di comunicazione e problem solving.

Sabato 11 luglio 2015

Comunicazione. Social Media Networking e Tecniche di Comunicazione on line. Realizzazione campagne virali e nuovi metodi di diffusione delle idee. Si insegnerà a: gestire pagine facebook, account twitter, campagne sms.

Prenota subito compilando il seguente modulo:

    Corsi di formazione di Veneto Sì e Plebiscito.eu

    Con la seguente dichiarazione sottoscritta, prenoto la partecipazione a una o più giornate di corsi di formazione organizzati da VenetoSì e Plebiscito.eu (quota di partecipazione: 30,00 € per ciascuna giornata).

    Con la sottoscrizione della presente, ai sensi del D.Lgs. 196/2003 (legge sulla “privacy”) autorizzo Veneto Sì al trattamento dei miei dati personali secondo le modalità indicate nella nota informativa pubblicata all'indirizzo web www.https://venetosi.org/privacy

    Ufficio comunicazione – VenetoSì

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    LE NUOVE SFIDE PER L’INDIPENDENZA NEL VENETO DISILLUSO

    Dopo il fallimento di IV e InV nelle elezioni regionali, è meglio un partito unico indipendentista o una struttura evoluta internazionale e più intelligente?

    Schermata 2015-06-05 alle 17.16.14Ritorniamo a mente fredda sul risultato delle elezioni regionali di domenica scorsa, per capire un po’ meglio cosa è successo e cosa si prospetta per il prossimo futuro.

    In pratica si è verificato il fallimento totale dei movimenti indipendentisti che chiedevano il consenso dei veneti per indire un nuovo referendum regionale per l’indipendenza.

    Indipendenza Veneta ha ottenuto il 2,5% e Indipendenza noi Veneto il 2,7%, cifre basse e tra l’altro anche un po’ gonfiate dall’astensionismo che ha visto recarsi al voto solo il 57,2% degli aventi diritto. In termini di consiglieri eletti poi i risultati sono stati ancor più deludenti: IV non ha nemmeno superato il quorum e InV elegge solo un consigliere.

    In questi primi giorni che seguono i risultati delle elezioni regionali è subito partita una incomprensibile guerra interna ai piccoli movimenti indipendentisti veneti tutta giocata sullo scaricabarile e sulla mancata assunzione di responsabilità politiche, tra l’altro anche con spettacoli deludenti a base di reciproche cadute di stile.

    Lo sport tutto italiano dell’addossare agli altri le proprie colpe (liste civetta, indicazioni di voto, mancata unità e mille altre scuse) non cambia però di una virgola la sostanza delle elezioni regionali per chi nel proprio programma aveva la celebrazione di un improbabile nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto.

    I voti ottenuti da Indipendenza Veneta e da Veneto noi Indipendenza sono stati pochi anche sommati e non riflettono minimamente il grado di popolarità che ha l’indipendenza del Veneto nella popolazione. I voti dei veneti favorevoli all’indipendenza si sono riversati solo in minima parte nelle due formazioni, mentre una gran parte ha preferito non votare, oppure votare direttamente Zaia o la lega, oppure ha votato Berti, che ha incassato a sua volta molti consensi grazie alla firma del protocollo di intesa con Plebiscito.eu sul referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, che gli ha consentito di superare anche Flavio Tosi, dato per certo sul podio all’inizio della campagna elettorale.

    Molti fin da subito si sono concentrati sull’esigenza di dar vita a un partito indipendentista unico che veda convergere le varie anime, unendo chi è in maggioranza con Zaia e chi ne è fuori.

    Al fine di sgombrare il campo dagli equivoci e dalle polemiche, vogliamo subito porre in chiaro alcune questioni a tal proposito che spiegano perché non parteciperemo ai dibattiti in corso tra i gruppi indipendentisti veneti impegnati a creare ancora una volta un impossibile partito indipendentista unitario.

    Sul fronte di un impossibile partito unico, abbiamo infatti già dato. L’esempio già vissuto a tal proposito è quello di Veneto Stato.

    Fui io a creare i presupposti per la nascita di Veneto Stato, dimettendomi immediatamente dopo le elezioni regionali del 2010 da segretario del Partito Nasional Veneto che avevo fondato nel 2008 e che era stato il primo partito dichiaratamente indipendentista a presentarsi alle elezioni provinciali di Padova e Venezia nel 2009. Grazie al mio passo indietro favorii il dialogo tra le varie anime indipendentiste e subito dopo l’estate nacque la nuova formazione. Gli esiti li conosciamo bene: le contraddizioni interne esplosero solo dopo un anno, nonostante alcune iniziative di grande successo, in primis la manifestazione di Arzignano con il monumento all’imprenditore, che lo avevano portato alla ribalta mediatica nelle tv nazionali italiane. Veneto Stato esplose dimostrando l’incompatibilità politica delle sue anime e da esso quindi dopo pochi mesi nacque Indipendenza Veneta che a sua volta dopo un anno esplose per ragioni analoghe.

    L’esperienza di Plebiscito.eu, inizialmente Plebiscito 2013, nacque in quel momento (luglio 2013) e la differenza rispetto ad altre esperienze è che ha saputo attraversare le inevitabili fasi di discussione interna senza cambiare la sua dirigenza ed esprimendo una continuità d’azione e programmatica che in quanto a durata da quando è nato l’indipendentismo veneto moderno nel 2006 è secondo solo al Pnv del periodo 2008-2010.

    Questa volta non farò l’errore di allora.

    Il motivo è presto detto. Affinché si possano creare le condizioni per il cambiamento è necessario dare un tempo ragionevole ad un gruppo dirigente perché possa dare forma ai propri piani.

    Oggi mi è più semplice affrontare tale scelta, perché rispetto ad allora il percorso di Plebiscito.eu fin dalla sua nascita ha visto inanellare uno straordinario elenco di successi, il cui culmine è rappresentato dalla celebrazione del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014. Ad esso sono seguiti la certificazione scientifica del Plebiscito pubblicata il 20 dicembre 2014 e la certificazione diplomatica del Comitato degli Osservatori Internazionali del 28 marzo 2015. Solo pochi giorni fa, il 28 maggio 2015 abbiamo inoltre avuto il riconoscimento del candidato governatore della forza politica che rappresenta pur sempre il primo partito del parlamento italiano per consensi ricevuti nelle ultime elezioni politiche.

    Questi successi rappresentano un patrimonio di credibilità che nei prossimi mesi saranno corredati da una struttura che per la prima volta avrà una natura giuridica internazionale e transnazionale e un respiro che ci permetterà di dar vita a progettualità economica e civica finora non solo mai realizzata da un movimento politico in Veneto (e non solo), ma nemmeno concepita.

    Così come è avvenuto per il Plebiscito Digitale, stiamo realizzando una struttura di un grado evolutivo superiore rispetto ai movimenti politici classici che sconfiggerà il sistema dei partiti italiani.

    Le sorprese non sono finite, quindi. Siamo solo all’inizio delle danze.

    Gianluca Busato

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    L’INDIPENDENZA DEL VENETO? CE LA COMPRIAMO

    Alcune riflessioni sulle differenze tra i percorsi di autodeterminazione nelle Regioni Europee

    indipendentismiUn articolo di Alex Storti mi dà il destro per approfondire il tema del confronto tra gli obiettivi politici dell’autonomia e dell’indipendenza che rischia di scivolare nella riserva indiana dei dibattiti politici che non infiammano i cuori né risvegliano le coscienze assopite.

    Tanto apprezzo la pacatezza dello stile nell’argomentare di Alex Storti che lo rende quasi un “animale” raro nel panorama dell’indipendentismo dell’italico stivale quanto trovo delle generalizzazioni pericolose nei contenuti da egli riportati che rischiano di far confondere i piani di discussione.

    Nella sua analisi infatti si leggono paragoni tra forze politiche europee, scozzesi, fiamminghe, catalane e la lega nord che di fatto stridono, in quanto il cuore del problema è insito proprio nelle contraddizioni della forza politica che ha saputo creare un incantesimo fuorviante sia in tema di autonomia sia in tema di indipendenza.

    La polarizzazione evidente del dibattito indipendentista in Veneto, in Lombardia e più in generale in ogni regione storica oggi parte dello stato italiano risente di tale contraddizione che resta il problema irrisolto per chi vuole ottenere tali obiettivi.

    Non esiste ne è mai esistito in Veneto un indipendentismo-kamikaze. D’altro canto è evidente che la conquista delle cronache internazionali è riferita solo ed esclusivamente al movimentismo che dal 2011 al 2013 ha anticipato l’organizzazione del Plebiscito Digitale, che resta ad oggi l’unico obiettivo concreto ottenuto quantomeno sul piano della comunicazione (e di gran lunga il più alto esempio di obiettivo politico raggiunto da un soggetto indipendentista nello stato italiano).

    Il problema di ottenimento di risultati politici ancora più concreti non è dovuto all’incapacità di creare alleanze con partiti italiani che si fingono autonomisti o indipendentisti (mi rifiuto di pensare al partito di Salvini come ad un soggetto politico credibile con un progetto chiaro, al di là della capacità di intercettare ondate populistiche fini a loro stesse), bensì alla capacità che gli indipendentisti dovranno dimostrare di creare attorno a sé blocchi sociali ed economici più consistenti degli attuali. Il passaggio quindi a un aspetto pratico sul percorso giuridico per completare l’ottenimento dell’indipendenza diventa un dettaglio che assume significati e contenuti diversi in funzione non tanto di latitudine e longitudine, quanto dei differenti framework operativi costituiti essenzialmente dal quadro composito di assetti costituzionali, leggi elettorali, culture politiche e assetti socio-economici di ciascuno stato e regione in cui si manifesta la volontà di indipendenza (e ciò spiega anche l’incredibile silenzio della politica italiana verso gli atti dell’indipendentismo veneto). Riproporre in salsa veneta o lombarda l’indipendentismo scozzese senza il vissuto di un partito nazionale scozzese che dagli anni ’30 del secolo scorso dà espressione e forma alla battaglia scozzese senza praticamente soluzione di continuità significa non capire la differenza che corre tra il peso di un uomo sulla Terra e sulla Luna in considerazione del diverso campo gravitazionale.

    Senza voler scomodare il caro vecchio Lenin (che resta pur sempre un bel po’ distante da noi sotto il puro profilo ideologico), in virtù di ciò è chiaro quindi che il percorso da noi intrapreso prevede la strutturazione e il consolidamento sotto ogni aspetto dell’Organizzazione per la Liberazione del Veneto che abbiamo creato e che si dovrà rafforzare con capacità di incidere in modo sistemico e di carattere internazionale, secondo logiche moderne.

    Dopodichè potremo anche porci degli obiettivi temporalmente più definiti, in funzione del nostro accresciuto potenziale di influenza.

    La comunicazione esige capacità di sintesi, concludo quindi esemplificando il nostro percorso più sul piano economico che giuridico: quale potenza economica, l’indipendenza del Veneto dovremo sapercela comprare con i nostri soldi dopo che con i voti del Plebiscito Digitale abbiamo già dimostrato di volerla a noi stessi e al mondo.

    Gianluca Busato

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    UN SISTEMA VENETO TUTTO DA INVENTARE

    Prospettive di libertà alla luce dell’intensificarsi del processo di centralizzazione dello stato italiano e della soppressione dei gradi di autogoverno veneto

    IMG_0510In questi giorni di stanca e vuota campagna elettorale non si può ignorare la situazione di stallo in cui versa il “sistema Veneto”, che pure è stato decantato dal premier italiano Renzi che pare quasi più orientato a tirare la volata a Luca Zaia che non alla sua candidata Alessandra Moretti.

    La realtà è che vi sono dei problemi irrisolti e la cui soluzione non si intravvede alla luce della deriva dello stato italiano, oggi impegnato a trovare nuovi 16,6 miliardi di euro (secondo la CGIA di Mestre) per restituire l’indicizzazione delle pensioni ai 5 milioni di pensionati che hanno subìto il mancato adeguamento Istat disposto dal governo Monti con il «Salva Italia» e attuare la sentenza della Consulta che ha giudicato incostituzionale la riforma Fornero.

    Il Veneto, ad esempio, ha seri problemi nel proprio sistema creditizio, completamente bancocentrico, con banche affette da nanismo, da sofferenze bancarie e da intossicazione da debito pubblico italiano, nonostante il quantitative easing di Draghi. Situazione che non permette alle imprese venete di reperire le risorse per ovviare al problema della sottocapitalizzazione da un lato e al credito per investimenti dall’altro.

    Il Veneto ha un sistema di trasporti passeggero indegno della prima regione per presenze turistiche in Italia. Abbiamo già dimostrato nei nostri convegni come con pochi chilometri di collegamenti, i nostri aeroporti possano collegarsi a un sistema metropolitano, eliminando fin dove possibile l’uso dell’automobile.

    Molti altri sono i comparti in cui si ravvisa l’inadeguatezza del Veneto rispetto agli standard dei Paesi più civili ed industrializzati. Anche in settori strategici, come ad esempio l’infrastruttura digitale e la banda larga internet, le nostre imprese e i nostri cittadini sono svantaggiati rispetto all’Europa e al mondo occidentale in genere.

    Quali sono le concrete possibilità e i fattivi strumenti a disposizione della Regione Veneto per poter attuare un piano di interventi significativo in ogni settore oggi affetto da un degrado impressionante? Praticamente nessuno.

    Non esistono strumenti legislativi concreti né risorse finanziarie che si salvino dalla deriva centralista e dal furto fiscale italiano. Esiste solo lo spazio per interventi di piccolo cabotaggio che spostano poco o nulla sul piano competitivo e sistemico. Il Veneto come tale è sempre più assorbito come espressione periferica di uno stato sempre più centralizzato e sempre più provinciale, ai margini d’Europa e del mondo civile. Anche nel quadro congiunturale estremamente positivo del primo semestre 2015, con bassi costi energetici, cambi vantaggiosi per l’export extra ue e una politica espansiva della BCE, il tasso di crescita italiano e con esso quello veneto non decollano oltre il livello quasi piatto. Cosa potrà allora avvenire quando le condizioni al contorno non saranno più così favorevoli? E cosa potrà succedere se alcune situazioni come quella greca, oppure il quadro geopolitico generale o locale dovessero sfuggire al controllo? Probabilmente tornerebbero ad addensarsi le nubi sul grado di sostenibilità del sistema italiano e con esso del Veneto.

    La soluzione difficilmente potrà passare per una Regione che sempre più sarà svuotata di funzioni e di competenze e che dopo il paventato prossimo pronunciamento della corte costituzionale che ogni probabilità vieterà l’indizione del nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto, sarà svuotata dallo stato anche della propria anima riformatrice.

    A quel punto per tutti si porrà una scelta: accettare la condizione di schiavi istituzionali, oppure appoggiarsi all’unica espressione plebiscitaria di sovranità popolare che è stato possibile organizzare, alla luce della natura dittatoriale del regime italiano, con il referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014? Ciò a maggior ragione se si considera che il Plebiscito Digitale ha visto una doppia certificazione: scientifica prima grazie all’assessment licenziato da Engineering Ingegneria Informatica Spa il 20 dicembre 2014 e diplomatica poi con la firma e la consegna della relazione finale del Comitato degli Osservatori Internazionali il 28 marzo 2015 a Venezia.

    Esaurite le strade della democrazia istituzionale italiana, è quindi legittimo solcare la legittima via dell’autodeterminazione dei Popoli, a maggior ragione se già esercitata, oppure bisogna rassegnarsi alla soppressione di un diritto fondamentale sancito dall’Onu nel proprio Statuto all’art. 1 c. 2 e dal Patto Internazionale di New York nel 1966, ratificato con legge italiana n. 881 del 1977?

    Per quanto ci riguarda la scelta l’abbiamo già fatta, anche alla luce dell’evidente discriminazione e chiusura democratica, che ha colpito VenetoSì, rappresentata da una legge elettorale regionale che ha ci ha imposto una impossibile raccolta firme, esentando i partiti italiani e le liste civette nate in consiglio regionale, senza nel contempo metterci a disposizione alcuna carica politica per la certificazione, a dispetto del loro obbligo derivante dall’esercizio di funzione pubblica che dovrebbe essere a disposizione di ogni parte politica e non solo di alcuni. Di questo fatto saremo costretti a darne notizia anche a livello internazionale, nelle sedi preposte.

    La risposta al nostro interrogativo ora spetta invece a chi desiderasse avviare un dialogo con noi, senza limitazioni e pregiudizi ideologici o di parte di sorta.

    Treviso, 6 maggio 2015

    Gianluca Busato
    Presidente – Plebiscito.eu

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    NULLA È CAMBIATO SUL VERSANTE INDIPENDENTISTA VENETO

    Le prossime tappe dell’Organizzazione per la Liberazione del Veneto

    vi-1Dal 2 maggio nulla è cambiato sul versante indipendentista veneto. La mancata partecipazione alle elezioni regionali di VenetoSì non cambia la sostanza delle cose. Era necessario prima ottenere quanto prima la piena indipendenza della Repubblica Veneta ed è altrettanto se non di più necessario anche oggi farlo.
    Abbiamo uno strumento in meno a disposizione diretta, quello del consiglio regionale, ma non abbiamo perso una virgola del patrimonio già in nostro possesso, i risultati plebiscitari certificati del referendum per l’indipendenza del Veneto e l’Organizzazione per la Liberazione del Veneto, composta dai volontari e dalle istituzioni nate in seguito alla vittoria plebiscitaria nella consultazione referendaria.
    Oggi i giornali si ricordano di noi, dopo averci censurato, o diffamato per 6 mesi. La realtà, d’altro canto, è chiara, alla luce dei dati di cui disponiamo: per noi che non avevamo certificatori dei partiti a disposizione (per la prima volta abbiamo registrato un rifiuto unanime da ogni versante politico, sebbene si parli di un servizio pubblico che pure dovrebbe essere garantito erga omnes) per velocizzare la raccolta firme (non con pratiche sopra le righe e al di sopra della legge come qualcuno ha pure fatto) e considerata la minore capillarità della nostra Organizzazione nel Veneto occidentale, nelle Dolomiti e nel Polesine (altrove il quorum era stato ampiamente raggiunto e superato) servivano altri 10 giorni al ritmo di raccolta rilevato, oppure, ad esempio, 100.000 euro per commissionare ad un call center le chiamate ai contatti del nostro database politico stimate necessarie per portare i nostri concittadini in comune in numero sufficiente a firmare presso i municipi (sulla base della redemption riscontrata sulle circa 10.000 telefonate effettuate dai nostri volontari). Altre fantasie scritte da alcuni sono voce dal sen sfuggita in difetto di informazione e di pratiche elettorali, oppure parole di chi non è abituato al fare.
    Assisteremo ora a qualche settimana di noiosa campagna elettorale, condita da fumogeni che nascondono il nulla, ma la drammatica situazione socio-economica del Veneto non cambierà di una virgola, così come siamo certi non muterà il ritmo di crescita del tasso di adesione alla nostra Organizzazione.
    Per tale ragione nessuno si preoccupi, Plebiscito.eu e VenetoSì continueranno la propria opera di proselitismo da un lato e di attuazione del proprio piano strategico dall’altro. Sul secondo versante è chiaro che ancora più importanza rivestirà la nostra capacità di dotare la società civile veneta degli strumenti economico-finanziari sistemici necessari a realizzare progetti di ampia portata. Non temiamo di certo la capacità dei partiti di portare a termine chissà quali riforme, date le premesse fin qui viste.

    Sul fronte politico, anticipiamo fin d’ora i prossimi progetti che saranno attuati nei mesi a venire, mentre continuerà l’azione di pubbliche relazioni internazionali volte al riconoscimento della Repubblica Veneta:

    • Progetto Cittadinanza Veneta: apriremo la possibilità al Popolo Veneto di diventare formalmente cittadini veneti iscrivendosi all’Anagrafe Veneta e ottenendo la Carta Servizi della Repubblica Veneta, un supporto digitale che permetterà di accedere con un solo strumento di identità elettronica a tutti i servizi forniti dalla Repubblica Veneta;
      elezioni territoriali della Repubblica Veneta: in autunno saranno fissate le elezioni delle aree territoriali della Repubblica Veneta, che inizieranno a dare forma e sostanza alla Federazione, con la nomina dei rappresentanti politici territoriali.

    Come si può ben comprendere, nessuno si illuda che la macchina organizzativa istituente della Repubblica Veneta si conceda qualche pausa a causa delle elezioni regionali italiane, pur anche in assenza di partecipazione diretta di VenetoSì, o di altre formazioni riconosciute da Plebiscito.eu.

    Gianluca Busato

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    GIANLUCA BUSATO: “IL VENETO INDIPENDENTE SARÀ LA SINGAPORE D’EUROPA”

    Pubblichiamo i video dell’incontro del 20 aprile 2015 con la presentazione presso Apindustria Vicenza del candidato Gianluca BUSATO alla presidenza del Veneto per VenetoSì.

    Prima parte, con introduzione e presentazione del programma e del percorso concreto per l’indipendenza del Veneto

    Video con domande e risposte

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