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SE LA LEGA VA IN ITALIA, NOI VENETI ACCELERIAMO VERSO L’INDIPENDENZA

Considerazioni dopo la manifestazione di Milano che sancisce l’alleanza tra Salvini e l’estrema destra italiana

lega-merdLa sterzata a destra della lega di Salvini, sancita dalla manifestazione di ieri a Milano e testimoniata dalla presenza di un migliaio di attivisti di Casa Pound dà un assetto diverso al quadro politico, con il battesimo di una formazione nazionalista sull’esempio di Alba Dorata in Grecia e del Front National in Francia.
Le riflessioni sono dovute al fatto che ciò ha implicazioni anche per quanto riguarda l’obiettivo di piena indipendenza del Veneto, dato che molti sinceri leghisti forse si sentivano più vicini a questo tema che non all’accostamento ai ragazzi della destra antagonista sociale di Roma e della Calabria, lasciando perdere la deriva sui programmi che ora sfiorano il ridicolo della spazzatura kalergiana che gira in rete, come ben rimarca L’Intraprendente.
La mossa di Salvini è intelligente (per lui), ma crea un problema a noi veneti, testimoniato anche dal suo recente spostamento verso un percorso autonomista.
Come noto infatti l’autonomia del Veneto è impossibile da raggiungere, per due ragioni su tutte: richiede una maggioranza parlamentare dei 2/3 (700 parlamentari su 1000) e non vi sono soldi nello striminzito bilancio dello stato, appensantito da sprechi immani, non toccati neanche nell’ultima legge di stabilità.
Ciò significa che la resurrezione della lega in chiave italiana per gli indipendentisti costituisce un problema da affrontare e risolvere, oltre alla drammatica dispersione di nuove leve che vi si avvicineranno illuse dall’apparente successo di pubblico: se qualcuno ha scelto di allearsi ad essa, in vista delle prossime elezioni regionali, risulta infatti evidente che la risposta da dare è un’altra ed è alternativa ad essa, con la piena consapevolezza che le manfrine sul nuovo referendum regionale per l’indipendenza sono solo un misero tentativo di addomesticare la battaglia per l’indipendenza del Veneto. A questi signori interessa solo farsi altri 5 anni di gestione di appalti e prebende pubbliche, costruendosi la propria pensione sicura alle spalle dei poveri veneti, continuando a prendere in giro i propri elettori come hanno saputo fare alla grande in 25 anni di fallimenti politici.

Progetto_9N Treviso_WEB (1)Per quanto ci riguarda, sul fronte programmatico sicuramente il progetto istituzionale della Repubblica Veneta che sarà presentato il prossimo 9 novembre a Treviso rappresenterà una solida dimostrazione che intende rispondere sul piano dei contenuti, mentre sul lato dell’azione politica si impone una presa di realtà per evitare di essere deviati dalle follie italianiste che si sono impossessate dei nostri amici leghisti.

Anche perché, com’è evidente a tutti, se non conquistiamo la nostra piena indipendenza in pochi mesi, la desertificazione economica e sociale del Veneto imporrà a una gran parte di veneti di dare un paio di giri di corda alla valigia di cartone per una nuova diaspora che tutti vogliamo evitare, a parte gli irresponsabili rappresentanti politici ora seduti in regione.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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TREVISO, VIOLENZA SUI BIMBI IN AULA, GIANLUCA BUSATO: “CHI HA SBAGLIATO PAGHI”

Parte raccolta firme contro i responsabili pubblici che hanno taciuto o causato ritardo nel provvedimento di sospensione del maestro

Monta lo sdegno a Casier, in provincia di Treviso, per il grave fatto di cronaca che ha visto oggi la sospensione del maestro elementare Fernando Cadicamo, 55 anni, origini calabresi. La squadra mobile di Treviso ha notificato un provvedimento di sospensione dell’attività di insegnamento al maestro di scuola elementare per le continue violenze cui sottoponeva (secondo l’accusa) i suoi scolari di età tra i sei e i sette anni.

Schermata 2014-10-15 alle 15.31.43Gianluca Busato, presidente di Plebiscito.eu e segretario di Veneto Sì, a tal proposito ha annunciato che sarà svolta una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di tutti i responsabili pubblici che a vario titolo hanno taciuto, non hanno agito, o hanno protratto la situazione esponendo i bambini al grave rischio di essere maltrattati da un mostro.

Gianluca Busato a tal proposito ha dichiarato: “Il fatto è sintomatico di come l’Italia si sia insinuata nel nostro Veneto. Da questo sistema infame noi vogliamo l’indipendenza al più presto. Schermata 2014-03-22 alle 23.48.08Costi quel che costi. Non posso accettare che succeda questo in una scuola del mio paese. Chi ha responsabilità pagherà. L’indipendenza del Veneto serve proprio anche a questo: a non tenere tra i nostri figli un mostro per un anno e mezzo dopo che era stato scoperto, per grave lassismo e inefficienza burocratica. A quanto pare i genitori non sono nemmeno stati informati del fatto dalla preside, che avrebbe nascosto la vera causa. I bambini si rifiutavano anche di andare a scuola e non dicevano nulla ai genitori, per paura. Solo dai giornali è venuta fuori la verità. Tutto ciò è grave ed inaccettabile”.

Ufficio stampa
Veneto Sì

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VAJONT: NELLA REPUBBLICA VENETA NON SAREBBE AVVENUTO

51° anniversario di una strage che vide 1917 morti e nessuna dimissione da parte neanche di uno straccio di sottosegretario

vajont-959x600La strage del Vajont, di cui oggi ricorre il 51° anniversario, è stato il tragico frutto una lunga catena di gravi irresponsabilità pubbliche che hanno rappresentato in maniera drammatica e senza pari lo stato italiano nella sua peggiore espressione, tra lassismo, mancanza di controlli e profonda corruzione.

1917 morti a Longarone, Erto e Casso, senza nemmeno uno straccio di dimissioni del più misero tra i sottosegretari. Possiamo dire con certezza che nella Repubblica Veneta indipendente una simile tragedia, causata dalla mancanza di valori umani, non sarebbe potuta avvenire.

vajont-1963Come già scrissi, il racconto di quegli attimi spaventosi fa parte della memoria collettiva di tutti i veneti e costituisce un fatto drammatico, che ci accomuna e rappresenta per noi veneti un giorno di lutto nazionale autentico. Un segnale terribile di distacco da uno stato che ancora oggi guarda al tragico evento con l’ipocrisia tipica di una capitale lontana, confermata dalle parole del primo ministro italiano di oggi, che neanche lontanamente prova l’idem sentire di quegli attimi che hanno scolpito la nostra storia.
Il 9 ottobre 1963 i cittadini di Longarone, Erto e Casso sono rimasti soli ed è rimasto solo l’intero Veneto unito in una tragedia senza pari.

Ricordo allora che fu esattamente un anno fa, in occasione del 50° anniversario di quel tragico evento, che, per qualche oscura ragione del destino, concepii l’idea del Plebiscito Digitale, che di lì a pochi giorni sarebbe stato annunciato al pubblico prima in un evento pubblico a Verona e quindi in un convegno che si tenne ad Este.

E come non ricordare allora che fu proprio un comune duramente colpito della tragedia, Castellavazzo, oggi unitosi a Longarone, che il 5 aprile 2013 per primo approvò il sostegno al referendum di indipendenza del Veneto?

Voglio riportare alla memoria questi piccoli episodi poiché anche nei momenti più bui si trovano i segnali per far vincere la vita sulla morte.

Se c’è una ragione che più delle altre rappresenta bene la necessità di cambiare corso con la nostra piena indipendenza è proprio la strage del Vajont che simboleggia al massimo la distruzione del nostro territorio e l’esigenza di una sana e virtuosa gestione della res pubblica che sia improntata su valori oggi calpestati dallo stato italiano.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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ANTENNA TRE: “VENETO SI”, ALLE REGIONALI NESSUNA ALLEANZA CON PARTITI ITALIANI


Schermata 2014-10-01 alle 19.39.00Pubblichiamo il servizio andato in onda questa sera su Antenna Tre, in merito alle prossime elezioni regionali e al processo di indipendenza del Veneto

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“PURTROPPO DICONO CHE NON SI PUÒ”. E NOI LO ABBIAMO GIÀ FATTO!

Due pesi e due misure, tra ipocrisia e opportunismo politico, sul finanziamento dei referendum regionali per l’autonomia e l’indipendenza

bozza_01 X_VenetoSI (3)Oggi il governatore del Veneto ha annunciato l’apertura del conto corrente per la raccolta di fondi per l’organizzazione di un nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto. Il conto corrente della Regione Veneto sarà operativo da lunedì prossimo e l’IBAN è IT37C0200802017000103397411.

Al di là di tale notizia di cui diamo informazione per chi volesse contribuire a raccogliere la cifra di 14 milioni stabilita dal consiglio regionale, vogliamo porre l’accento su alcune questioni di fondo nella battaglia del governatore, che confonde costantemente gli obiettivi di autonomia e indipendenza, dimostrando scarsa preparazione o profonda malafede in materia. Egli ha infatti introdotto una nuova definizione di indipendenza “costituzionale”, che è una contraddizione in termini.

Speriamo si corregga in fretta, in quanto propagandare tale concetto significa candidarsi a mestatore di verità. L’indipendenza non si ottiene in virtù di un processo giuridico, bensì in seguito ad un processo civico, sociale, economico e politico. Chi si nasconde dietro o insegue i sofismi giuridici per evitare di andare al nocciolo delle questioni spesso dimostra di non conoscere come avvengono i cambiamenti profondi della storia. E se non bastasse ciò, rimandiamo alla dichiarazione “In Italia, purtroppo, ci dicono che non si può”. La frase è di Salvini, il capo politico di Luca Zaia, sempre a proposito del referendum per l’Indipendenza, intervistato qualche giorno fa dall’Huffington Post.

Ecco, sta tutto in questa frase la differenza tra noi e la dirigenza leghista. Posti davanti alla questione delle questioni loro incurvano le spalle, perfino i più giovani sembrano dei vecchi democristiani del bel tempo andato (e qui l’accenno a Tosi pare quasi come sparare sulla Croce Rossa); si sono specializzati nell’allargare le braccia e sospirare , rassegnati , “purtroppo dicono che non si può”.

Riguardo all’indipendenza il loro motto potrebbe essere “parlarne sempre, pensarci mai”. Anche la questione del finanziamento volontario da parte dei cittadini del referendum per l’indipendenza e nel contempo però obbligato, sempre da parte dei cittadini, per il referendum sull’autonomia, per decisione di lorsignori consiglieri regionali capitanati proprio da Luca Zaia, ci pare emblematico. “Il referendum consultivo per l’autonomia, per la sua particolare natura giuridica, è finanziabile con fondi regionali” twitta oggi il governatore: forse bisognava correggere con ‘Il referendum consultivo per l’autonomia, per la nostra ipocrisia e per opportunismo politico, è finanziabile con fondi regionali, derivati dalle tasse pagate dai cittadini veneti’.

Anche oggi insomma abbiamo avuto la conferma che lorisignori, dopo 25 anni di fallimenti, ogni tanto escono dai loro comodi uffici romani (o veneziani o milanesi) e agitano bandiere con il leone di San Marco, ma una bandiera se ad agitarla non è il vento delle idee e delle convinzioni ma solo la triste bonaccia delle convenienze (personali e di partito) non è altro che un pezzo di stoffa.

Quando NOI alziamo la bandiera con il Leone siamo sorretti dalla convinzione che esistano idee più forti delle ambizioni personali, delle cadreghe di governo e sotto governo.

A chi dice “In Italia purtroppo ci dicono che non si può”, NOI rispondiamo: si può fare. Anzi, noi lo abbiamo già fatto!

E lo abbiamo fatto mentre voi allargavate le braccia, le spalle incurvate sotto il peso della rassegnazione (e dei denari pubblici intascati). Se siamo arrivati a questo punto è grazie a noi e nonostante voi.

Siete ingranaggi in un sistema inceppato.
Noi siamo la soluzione, voi il problema.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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COSA CAMBIA PER IL VENETO DOPO IL REFERENDUM IN SCOZIA

Via accelerata per la piena indipendenza del Veneto?

gianluca-busato-veneto-siDopo la celebrazione del referendum scozzese e passate le reazioni a caldo è opportuno fare qualche riflessione su come possa essere mutato lo scenario veneto e internazionale dell’indipendentismo.

Il risultato, innanzi tutto. Va messo in evidenza che raramente esso è stato messo in discussione, se non nell’ultimo periodo quando i Sì si erano avvicinati ai No e in occasione di un sondaggio di YouGov che li vedeva avanti a una settimana dal voto. Tale prospettiva inaspettata nel finale di campagna ha scatenato una reazione sistemica a più livelli che ha riportato i No a vincere. Proprio questa reazione spiega la necessità di un cambio di strategia nell’indipendentismo in diverse regioni del mondo, in quanto è chiaro che diventa molto difficile raggiungere i propri obiettivi nel mondo globale contemporaneo se non si è in grado di recitare un ruolo a livello sistemico. Tale aspetto, per quanto ci riguarda come veneti, lo vedremo tra qualche tempo, non appena avremo completato la transizione in corso della nostra organizzazione mirata proprio a soddisfare a tale condizione. L’aspetto più positivo del referendum di indipendenza della Scozia è in ogni caso che è stato abbattuto il tabù dell’indipendenza nel cuore dell’Europa, all’interno dell’Unione Europea.

Le tempistiche dell’indipendenza. Con il senno di poi risulta ancor più chiaro ed evidente a tutti quanto sia stata saggia la decisione di Plebiscito.eu di svolgere il referendum di indipendenza del Veneto nello scorso mese di marzo, per evitare che vi fosse un calo di entusiasmo a seguito di una possibile doccia scozzese. Ci diamo da soli una pacca sulla spalla, per aver preso una decisione tanto coraggiosa nell’autunno 2013, che allora ci valse le critiche feroci della totalità degli indipendentisti di casa nostra, che ci accusavano di precorrere i tempi, che poi dopo il successo del Plebiscito Digitale giustamente furono drasticamente ridotti alla condizione di nani politici in confronto a Plebiscito.eu. Qualcuno di essi – assieme alla lega opportunista quanto inconcludente – fu in parte recuperato solo in seguito al goffo (e sospetto) accanimento giudiziario del 2 aprile verso i 24 separatisti veneti ingiustamente incarcerati e quindi subito liberati. L’approvazione quindi della legge referendaria regionale 16/2014 ha quindi dato loro un altro po’ di ossigeno artificiale.

Gli attori in campo. Tale scenario, per quanto ci riguarda, fa emergere una dualità evidente, citata qualche giorno fa anche dal Washington Post.

Da una parte c’è un progetto indipendentista coerente portato avanti da Veneto Sì, il movimento politico nato per supportare l’azione di Plebiscito.eu, dall’altra c’è il solito eterno inganno della lega nord, perpetrato da 25 anni a questa parte sulla pelle dei veneti ingannati da chi prometteva federalismo, autonomia e ora addirittura l’indipendenza “costituzionale”.

Le scelte da fare sono semplici, basta capire con chi ci si schiera. Il referendum regionale per l’indipendenza del Veneto è un falso scopo. Scassinato dall’azione dei partiti italiani in regione, ora è privo di copertura finanziaria da un lato e di meccanismi procedurali chiari dall’altro, che lo rendono ostaggio di ondivaghe dichiarazioni del governatore e dell’assessore regionale al bilancio.

È indispensabile un secondo referendum regionale? In realtà no. Sono molteplici le vie all’indipendenza, come ieri ha sottolineato lo stesso Salmond. A ben guardare il referendum è una sola delle strade possibili. I veneti hanno già espresso in realtà la propria volontà sovrana a grande maggioranza in occasione del Plebiscito Digitale e ora possono approfittare anche di congiunture particolari, come ad esempio i nodi finanziari in merito alla sostenibilità del debito pubblico da parte dell’Italia, per approfittare della propria posizione competitiva estremamente interessante se non unica nel quadro globale.

La piena e fattiva indipendenza del Veneto può essere semplicemente il frutto di una firma su un accordo presidenziale o governativo come quello per esempio fatto con il trattato di Osimo all’insaputa del parlamento stesso. Un accordo stretto nell’interesse del Veneto, dell’Italia, dell’Europa e di tutti i cittadini che finalmente tornerebbero ad avere fiducia nel proprio futuro.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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PETER PAN NON SERVE ALL’INDIPENDENZA DEL VENETO

Appunti di concretezza per rendere forte Veneto Sì

gbu-vsiProviamo a rispondere ad alcune domande per capire il momento che stiamo vivendo e quale sarà invece la modalità di crescita di Veneto Sì, il movimento politico che abbiamo fondato sulla spinta della vittoria nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014.

Qualcuno si è mai chiesto perché in Veneto, nonostante da almeno un decennio ve ne siano tutte le premesse non è nato un movimento indipendentista di qualche peso? E’ possibile che gli indipendentisti siano ridotti a ruota di scorta, se va bene, della Lega, e se va male sono ridotti ad elementi del folklore Veneto al pari di Arlecchino? Perché è questo che fino ad ora siete stati sul palcoscenico della politica: delle comparse, simpatiche, chiassose, divertenti ma inutili.

Troppi indipendentisti sono affetti dalla sindrome di Peter Pan, ovvero da quella situazione psicologica in cui si trova una persona che si rifiuta o è incapace di crescere. Di diventare adulta e di assumersi delle responsabilità. Quando si fa politica il discrimine non è, per stare a noi, tra chi è più indipendentista di un altro ma tra chi è in grado di raggiungere lo scopo e chi non lo è. E ricordo ai più puri, che arriva poi sempre quello più puro che ti epura. Da anni infatti ne vediamo le conseguenze: di purezza in purezza siamo ridotti da sempre a numeri di consenso da prefisso telefonico. Un sacco (oddio, proprio un sacco no), di gente piena di sé, ma vuota di consenso popolare. Che in politica, piaccia o non piaccia è l’unica cosa che conti.

Ora, scusate l’immodestia, ma chi scrive ha dimostrato di essere in grado di avere le capacità e le doti di raggiungere lo scopo. Quando mai il tema dell’indipendenza del Veneto è approdato sulle prime pagine dei mass media, non solo nazionali ma perfino internazionali? E in questi anni di militanza ho capito una cosa molto semplice, ma che pare che per molti sia ancora oggi di difficile comprensione: per fare politica, per farla seriamente, per raggiungere uno scopo, occorrono soldi (tanti) e occorre organizzazione. Non basta avere ragione, non basta darsi ragione tra noi al bar o in incontri semi clandestini, occorre scendere nelle strade e guadagnarsi il consenso degli elettori, ad uno ad uno, come vi sta dimostrando anche la questione del referendum scozzese. Perché le nostre ragioni possono non essere le ragioni degli altri, e per portarli dalla nostra parte è necessario un lavoro duro, faticoso, costoso, di persuasione. Chi non capisce questo aspetto basilare della lotta politica semplicemente non ha senso della realtà, è un Peter Pan della politica. Per fare questo è necessaria una struttura organizzativa coesa, forte, fatta non solo di militanti convinti ma anche di professionisti all’altezza della sfida che ci attende e dotata di mezzi materiali in abbondanza. Chi pensa di poter vincere una battaglia come la nostra a colpi di buone intenzioni e purezza di spirito farebbe meglio a spiegare le sue alucce da Peter Pan e a volarsene nell’isola che non c’è. Forse a ben vedere anche lì però farebbe fatica a trovare consenso.

È destino di chi non conosce la storia di ripercorrerne le strade a vuoto. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non sia stato guidato da un nucleo ristretto di dirigenti. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto una organizzazione professionale al suo interno e che non abbia curato la formazione politica dei propri militanti. Non esiste e non mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto mezzi economici a disposizione. Al di fuori di queste forche caudine si è solo movimento di opinione, non si è organizzazione politica, non si raggiunge un obbiettivo specifico e soprattutto non si forgia una classe dirigente. Ripeto, basta conoscere un po’ la storia per sapere queste cose. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facoltà dell’animo. E tuttavia la dedizione alla politica, se questa non dev’essere un frivolo gioco intellettuale ma azione schiettamente umana, può nascere ed essere alimentata soltanto dalla passione. E’ questo fermo controllo del proprio animo che caratterizza il politico appassionato e lo distingue dai dilettanti della politica che semplicemente “si agitano a vuoto”.

Dal punto di vista pratico una classe dirigente in un movimento nascente come il nostro si crea all’inizio solo ed unicamente attraverso cooptazione, non è che ci siano altre strade, pena la frammentazione e la conseguente nascita di piccoli baroni locali (sarà inevitabile prima o poi, ma meglio poi ovviamente). Poiché la gran parte dei dirigenti cooptati è probabilmente a digiuno di politica vera (o peggio: è convinta di essere preparata ma non sa un bel nulla, tipo Serafini & company) organizzeremo corsi di formazione politica di base.

Per formazione politica di base intendo l’acquisizione di un minimo di competenze linguistiche (sofistiche) necessarie a discutere di politica (modulate ovviamente a seconda del contesto, televisione piuttosto che incontri con la base, uso di internet eccetera, insomma quella che un tempo si chiamava propaganda), oltre che ad una infarinatura di storia del pensiero politico. A seguire sarebbe sicuramente utile una infarinatura dei meccanismi istituzionali (qui sarà utile ovviamente anche la consulenza di avvocati e “gentaglia” del genere, consentitemi la battuta).

Queste cose non le fa più nessuno (forse solo il movimento 5 stelle, in modo approssimato) e i risultati si vedono. Questo ovviamente a grandi linee. Certo si tratta di un modello per certi versi datato sicuramente (ma neanche tanto visto che è quello ancora seguito in tutto il mondo “normale” a partire dalla Germania), il paradosso secondo me però è che chi dovesse riuscire ad organizzare un partito “vecchio” finirebbe per risultare “nuovissimo”. I nuovi mezzi (tipo il web) sono, appunto mezzi, non sono dei fini. La genialata se vogliamo di Casaleggio è di far passare il mezzo per il fine (salvo poi occupare fisicamente la televisione, le piazze e pure il Circo Massimo)

L’alternativa è di fare i dilettanti, cioè fare come si è fatto fino ad ora, tanta buona volontà, tanto entusiasmo ma gente di spessore politico pochina (dalle nostre parti, ammettiamolo, c’è fin troppa gente che si parla addosso).

Veneto Sì ha deciso di fare sul serio e di lasciar volare i Peter Pan verso l’isola che non c’è.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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Elezioni primarie: candidature per Veneto Sì

logoOggi si è aperto ufficialmente il periodo previsto per la celebrazione delle elezioni primarie della Repubblica Veneta. Veneto Sì, la prima formazione politica ad aver riconosciuto la proclamazione di indipendenza del Veneto di Treviso del 21 marzo scorso e la Delegazione dei Dieci, come già anticipato, ha deciso di partecipare a tale competizione elettorale, per scegliere i propri esponenti che saranno candidati in occasione delle elezioni politiche previste nel mese di febbraio 2015. Per partecipare alle elezioni primarie di Veneto Sì, basta fare richiesta compilando i moduli sotto indicati. Le candidature che arriveranno saranno preliminarmente vagliate dalla segreteria al solo fine di valutare incompatibilità con i principi fondanti di Veneto Sì. La condizione preliminare per parteciparvi è di essere iscritti al movimento. Chi non fosse già iscritto, può farlo da questa pagina: http://www.venetosi.org/volontari/. Le possibili candidature possono essere di due tipi:

  • candidato Presidente della Repubblica Veneta per conto di Veneto Sì
  • candidato Parlamentare della Repubblica Veneta per conto di Veneto Sì

Nel primo caso, le candidature sono uniche a livello nazionale. I candidati presidente si sfideranno in ogni collegio, costituito dalle aree territoriali previste dal regolamento e il candidato che avrà conquistato più collegi vincerà la competizione e sarà il candidato presidente per conto di Veneto Sì nelle elezioni politiche di febbraio. Nel secondo caso vi saranno più candidature per ogni area territoriale. In tal caso i candidati parlamentari si sfideranno in ogni collegio, costituito dalle aree territoriali previste dal regolamento. Il candidato che prevarrà in un collegio vi parteciperà come candidato di Veneto Sì nelle elezioni politiche di febbraio, in appoggio al candidato presidente di Veneto Sì. Per partecipare alle primarie come candidato presidente di Veneto Sì, compilare il modulo che si trova nella pagina seguente: http://www.venetosi.org/candidato-presidente-della-repubblica-veneta-per-veneto-si/. Per partecipare alle primarie come candidato parlamentare di Veneto Sì, compilare il modulo che si trova nella pagina seguente: http://www.venetosi.org/candidato-parlamentare-della-repubblica-veneta-per-veneto-si/. Ufficio politico – Veneto Sì

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RISORGIMENTO O RINASCIMENTO?

Amiamo così tanto l’Italia, che ne vogliamo tante, a cominciare dalla Repubblica Veneta

Schermata 2014-05-28 alle 16.43.18Approfittiamo del periodo di ferragosto per introdurre un tema poco sviluppato finora e in cui, a nostro avviso, la scelta è netta. La domanda è: dobbiamo morire tutti assieme appassionatamente con in mano la bandiera italiana immolandoci sul sacro altare della Patria italiana (per chi ci crede), sotto i colpi dell’imminente tempesta finanziaria, oppure forse è meglio trovare ispirazione dal più straordinario periodo che la storia della penisola abbia mai visto, per prosperità, cultura e rispetto internazionale di ogni territorio?

In sintesi: è meglio rifarsi al risorgimento, oppure è meglio il rinascimento?

A ben guardare la storia italiana può essere interpretata in più modi infatti. La nostra visione, casomai vi fosse il bisogno di ripeterlo, non è anti-italiana, anzi. Noi amiamo così tanto l’Italia, che desideriamo costruirne se non 20, almeno 5-6 di indipendenti. Oggi ci concentriamo sul Veneto, non dimenticando che la Lombardia vicino a noi è pronta per celebrare il suo Plebiscito Digitale per l’indipendenza, nonostante il suo governatore leghista preferisca l’autonomia. Ampliando il discorso inoltre, risulta evidente che ogni regione italiana godrebbe di enormi benefici dalla propria indipendenza, recitando finalmente un ruolo da protagonista e sganciandosi dalla sudditanza verso un governo centrale che ha dimostrato tutta la propria inefficienza e inutilità. Lasciamo ad altri approfondimenti futuri la dimostrazione di come ogni singolo territorio e Popolo godrebbe della propria indipendenza dallo stato italiano.

Ecco che arriviamo quindi, semplificando ai due modelli contrapposti. Per fare un parallelo storico essi sono due: il primo è il risorgimento che ancora scuote le fantasie della casta italiana che su di esso ha potuto costruire le proprie fortune a discapito della popolazione e il secondo è appunto il rinascimento, epoca in cui non esisteva uno “stato italiano” eppure in cui la cultura, l’economia, la scienza e l’influenza italiana ha toccato le proprie cime inarrivabili per l’italietta unitaria. I musei di tutto il mondo portano con orgoglio i segni della potenza di Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo (solo per citarne alcune) a testimonianza di un’età dell’oro oggi perduta per ciascuna delle antiche capitali oggi private di tanta gloria.

Nell’epoca contemporanea il modello vincente è ben diverso rispetto a quello di uno stato fantoccio che di primato oggi vanta solo l’assenza di una buona reputazione. Le dinamiche competitive e i quadranti geopolitici di influenza sono diversi tra le varie regioni, o meglio, nazioni che oggi sono compresse loro malgrado nello stato italiano. L’appartenenza a un sistema più ampio come l’Unione Europea ha messo in evidenza le contraddizioni del sistema italiano che prima erano latenti e visibili solo a pochi osservatori ben accorti. Esso va sciolto, per essere ricomposto nel quadro europeo e più in particolare, alpino, mitteleuropeo, mediterraneo e così via. Solo lasciando libere le energie vive di territori che vantano un bagaglio culturale senza paragoni potremo dare vita a un nuovo rinascimento culturale dei singoli Popoli che oggi soffrono la tara sistemica dello stato italiano. L’economia è l’ambito principale in cui oggi si rivela il ritardo competitivo del Veneto, della Lombardia, della Sicilia, della Sardegna. Ma esso riguarda ogni settore dell’umana attività.

La nostra risposta infine è fin troppo ovvia. Se c’era bisogno di rimarcarlo, noi preferiamo il modello più virtuoso e più adatto al mondo contemporaneo in cui viviamo e in cui la libertà di commercio, di trasporto, di comunicazione ha fatto evolvere meglio e prima gli stati più piccoli e culturalmente omogenei. Un periodo storico che assomiglia incredibilmente proprio al Rinascimento.

Ecco le ragioni per cui portiamo avanti le ragioni e gli strumenti per una nuova rivoluzione digitale con il sorriso, che permetta un nuovo rinascimento dei Popoli che oggi compongono la penisola, a cominciare, per quanto ci compete, proprio dalla Repubblica Veneta.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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LA NOSTRA FORZA È LA DEMOCRAZIA PACIFICA, LA NOSTRA ARMA È LA CONSAPEVOLEZZA

Cuore e ragione per raggiungere la piena indipendenza del Veneto

case-plebiscito01-738-PikachooseMentre il premier italiano ringalluzzito dall’aver calpestato il diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto mostra improbabili muscoli al Financial Times e il governatore veneto si prodiga in interviste televisive che paiono più rassicuranti per il potere che per i cittadini veneti, ci apprestiamo ad affrontare un ferragosto che dev’essere di riflessione.
Iniziamo allora da noi stessi, veneti. Di fronte al sopruso e al rifiuto della democrazia da parte di uno stato italiano che oggi diviene una dittatura conclamata a tutti gli effetti, la prima reazione è di rabbia. Rabbia di fronte all’ingiustizia crudele di uno stato ladro ed assassino che ora cerca di chiudere inesistenti gabbie costituzionali per farci continuare a lavorare come muli al fine di spremerci sempre di più come limoni, per mantenere i propri privilegi di casta incapace e profondamente corrotta.
Lo stato italiano è l’impero del male, questo lo sappiamo tutti.
Un’entità profondamente inutile e odiata in ogni dove dai propri sudditi schiavi.
La rabbia è la naturale conseguenza dell’oppressione italiana sul Veneto, ma non deve lasciare spazio, neanche nelle parole, ad atteggiamenti che facciano l’occhiolino alla violenza.
La violenza è stupida, sciocca, inutile e costituisce il primo alleato di uno stato che è nato con la violenza e che ne ha fatto una ragione di sopravvivenza.
In ogni fase critica della propria esistenza lo stato italiano si è salvato in corner sempre e solo con la stessa tecnica violenta, o della strategia della tensione. Innescare qualche focolaio con agenti provocatori, per poi giustificare la repressione in cui avrebbe gioco facile per lo stato italiano è un gioco da ragazzi e rappresenta la sua unica possibilità di sopravvivenza.
In questi giorni prestiamo dunque attenzione a chi frequenta le nostre riunioni e a chi si finge amico proveniendo dal nulla nel caso in cui usasse toni violenti e cercasse di convincervi che servono le maniere “forti” per ottenere la libertà. In prima battuta cercate di farlo ragionare, ma se poi vedete che il suo è un convincimento che non ascolta ragione, allontanatelo, isolatelo e segnalatelo ai vostri coordinatori senza indugio.
Prestiamo sempre la massima attenzione affinché la malapianta della provocazione non metta radici nel nostro tessuto sano, consapevole che la Repubblica Veneta trova la propria forza nella ragione e che la nostra è una rivoluzione col sorriso, pacifica, determinata quanto ragionata. Sappiamo bene che la scusa dell’ordine pubblico è sempre dietro l’angolo per lo stato italiano per cercare di imporci la sua natura dittatoriale.
Dobbiamo essere forti e vigili che ciò non avvenga: siamo la maggioranza assoluta schiacciante dei veneti e dobbiamo essere forti di ciò, con responsabilità nell’attraversare il percorso che costituisce una prassi internazionale riconosciuta.
La nostra forza è la democrazia pacifica, la nostra arma è la consapevolezza che la libertà è ad un passo. Non lasciamoci ingannare da qualche sciocco disperato, o, peggio, agente infiltrato.

La piena indipendenza della Repubblica Veneta è un fatto storico che avverrà entro un tempo che sarà il più breve possibile se noi sapremo usare la ragione sempre a fianco del cuore.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì