
Quali sono tutte le opzioni possibili dopo la decisione antidemocratica del governo italiano che apre uno scenario nuovo per l’attuazione dell’indipendenza del Veneto
Facciamo il punto della situazione. Alla luce dello stop italiano alla Regione Veneto con l’impugnazione della legge regionale 16/2014 per l’indizione del referendum di indipendenza, cosa succede ora, quali sono le alternative?
Riservandoci di prendere visione del dispositivo governativo, proviamo a vederle.
1) la Regione Veneto fa ricorso presso la corte costituzionale. Crediamo che questa ipotesi sia giuridicamente possibile, ma politicamente poco saggia ed evanescente in quanto piega un percorso di diritto internazionale all’interno di un vicolo cieco costituzionale. Da un punto di vista pratico poi è assolutamente inconsistente, almeno finché non si pronunci eventualmente in ultima istanza una corte internazionale (anche se sorge un problema di legittimazione attiva da parte della regione per adirvi) per il mancato rispetto da parte dello stato italiano del diritto di autodeterminazione dei popoli. Questa è la probabile strada che sarà seguita in regione, perché permetterà di nascondersi dietro il dito della facile scusa “non ce l’hanno lasciato fare”.
2) La Regione Veneto tira dritto convocando in via unilaterale il referendum per l’indipendenza, costituendosi in giudizio al solo scopo di contestare alla consulta la legittimità a giudicare, in quanto trattasi di percorso all’interno dell’ordinamento internazionale. La strada è virtualmente possibile, ma operativamente senza possibilità di essere attuata, in quanto la macchina amministrativa elettorale è controllata dal ministero dell’interno italiano e dai prefetti che la bloccherebbero all’istante. La Regione Veneto potrebbe effettuare la consultazione tramite piattaforma di voto telematico, oppure tramite seggi su base civica volontaria. Questa opzione richiederebbe in ogni caso una dose di coraggio che non ci pare di intravvedere dalle parti di Palazzo Balbi.
3) La Delegazione dei Dieci procede con l’istituzionalizzazione del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014. L’opzione è già in corso e a questo punto esce rafforzata grazie al sopruso da parte dello stato italiano che ha impedito l’esercizio di autodeterminazione del Popolo Veneto da parte della Regione, ma non può impedire un esercizio che si è già compiuto. In tal caso lo stato italiano avrebbe dovuto agire preventivamente bloccando i server di Plebiscito.eu, ma non fu abbastanza accorto e la volontà popolare si è già compiuta. Plebiscito.eu e Veneto Sì procedono lungo tale strada, sostenendo l’azione dei Dieci. In primis attraverso l’Esenzione Fiscale Totale che oggi trova ancora più forza alla luce dell’equazione “No Referendum No Taxation”.
4) Una nuova dichiarazione unilaterale di indipendenza del Veneto da parte della Regione. Tale via oggi è improbabile. Nella prossima primavera si terranno le elezioni regionali: se vi fosse una coalizione indipendentista con candidato un presidente indipendentista e coraggioso potrebbe diventare una strada praticabile. In tal caso ci vogliono tanti soldi e un leader coraggioso. I tempi sarebbero però drammaticamente spostati in avanti con grave ulteriore deterioramento del tessuto socio-economico veneto che già oggi è oltre la soglia di sopportazione. Veneto Sì tiene aperta tale opzione, come extrema ratio se prima non si riesce ad arrivare a soluzioni utili.
5) Rivolte non pacifiche. Questa è l’opzione NON praticabile e che tutti vogliamo non possa accadere per disperazione dei cittadini, a parte forse lo stato italiano che impedendo l’esercizio democratico dei cittadini veneti si è messo sulla strada della dittatura reale, saldando la forma di dittatura fiscale che già pratica da sempre. Ciò d’altro canto si inserisce coerentemente con le pseudo-riforme in atto da parte del governo Renzi che si stanno traducendo in un centralismo sempre più violento e nella ulteriore soppressione di espressioni democratiche e di autonomia.
Il quadro che ne esce ora è chiaro. Posto che ogni via che porti al raggiungimento dell’obiettivo della nostra indipendenza è da benedire, adesso si tratta di attuare al meglio le alternative possibili, cosa che richiede impegno, sacrificio, capacità e risorse. Questo noi faremo, continuando l’opera già iniziata e chiamando i cittadini veneti a sostegno delle opzioni pacifiche concrete per l’indipendenza del Veneto.
Ora non ci sono più alibi e scuse per nessuno. Ora è il tempo delle donne e degli uomini veri, dei fatti concreti e dell’azione coerente, non più delle parole al vento.
Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì












Tutto ciò avviene mentre la giunta regionale cerca di rimediare in extremis allo sforamento dei tempi utili previsti dall’art. 2 della Legge Regionale 16/2014 per stabilire le disposizioni relative alla propaganda, alle procedure di voto e alla proclamazione ufficiale del risultato del nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto.
Storicamente la lega nord ha sempre giocato un ruolo fondamentale nelle apparenti divisioni nel mondo indipendentista, interpretando ad arte la legge del “divide et impera”. Grazie alla sua capacità di infiltrazione, ha spesso saputo inserire propri uomini che nel momento più opportuno spaccavano i vari movimenti e organizzazioni, decapitando le leadership, oppure dividendo la base grazie ad azioni subdole organizzate ad arte.






