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PLEBISCITO DIGITALE RAFFORZATO DOPO CHE RENZI HA CALPESTATO IL DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI

Quali sono tutte le opzioni possibili dopo la decisione antidemocratica del governo italiano che apre uno scenario nuovo per l’attuazione dell’indipendenza del Veneto

lindipendenteFacciamo il punto della situazione. Alla luce dello stop italiano alla Regione Veneto con l’impugnazione della legge regionale 16/2014 per l’indizione del referendum di indipendenza, cosa succede ora, quali sono le alternative?

Riservandoci di prendere visione del dispositivo governativo, proviamo a vederle.

1)   la Regione Veneto fa ricorso presso la corte costituzionale. Crediamo che questa ipotesi sia giuridicamente possibile, ma politicamente poco saggia ed evanescente in quanto piega un percorso di diritto internazionale all’interno di un vicolo cieco costituzionale. Da un punto di vista pratico poi è assolutamente inconsistente, almeno finché non si pronunci eventualmente in ultima istanza una corte internazionale (anche se sorge un problema di legittimazione attiva da parte della regione per adirvi) per il mancato rispetto da parte dello stato italiano del diritto di autodeterminazione dei popoli. Questa è la probabile strada che sarà seguita in regione, perché permetterà di nascondersi dietro il dito della facile scusa “non ce l’hanno lasciato fare”.

2)   La Regione Veneto tira dritto convocando in via unilaterale il referendum per l’indipendenza, costituendosi in giudizio al solo scopo di contestare alla consulta la legittimità a giudicare, in quanto trattasi di percorso all’interno dell’ordinamento internazionale. La strada è virtualmente possibile, ma operativamente senza possibilità di essere attuata, in quanto la macchina amministrativa elettorale è controllata dal ministero dell’interno italiano e dai prefetti che la bloccherebbero all’istante. La Regione Veneto potrebbe effettuare la consultazione tramite piattaforma di voto telematico, oppure tramite seggi su base civica volontaria. Questa opzione richiederebbe in ogni caso una dose di coraggio che non ci pare di intravvedere dalle parti di Palazzo Balbi.

3)   La Delegazione dei Dieci procede con l’istituzionalizzazione del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014. L’opzione è già in corso e a questo punto esce rafforzata grazie al sopruso da parte dello stato italiano che ha impedito l’esercizio di autodeterminazione del Popolo Veneto da parte della Regione, ma non può impedire un esercizio che si è già compiuto. In tal caso lo stato italiano avrebbe dovuto agire preventivamente bloccando i server di Plebiscito.eu, ma non fu abbastanza accorto e la volontà popolare si è già compiuta. Plebiscito.eu e Veneto Sì procedono lungo tale strada, sostenendo l’azione dei Dieci. In primis attraverso l’Esenzione Fiscale Totale che oggi trova ancora più forza alla luce dell’equazione “No Referendum No Taxation”.

4)   Una nuova dichiarazione unilaterale di indipendenza del Veneto da parte della Regione. Tale via oggi è improbabile. Nella prossima primavera si terranno le elezioni regionali: se vi fosse una coalizione indipendentista con candidato un presidente indipendentista e coraggioso potrebbe diventare una strada praticabile. In tal caso ci vogliono tanti soldi e un leader coraggioso. I tempi sarebbero però drammaticamente spostati in avanti con grave ulteriore deterioramento del tessuto socio-economico veneto che già oggi è oltre la soglia di sopportazione. Veneto Sì tiene aperta tale opzione, come extrema ratio se prima non si riesce ad arrivare a soluzioni utili.

5)   Rivolte non pacifiche. Questa è l’opzione NON praticabile e che tutti vogliamo non possa accadere per disperazione dei cittadini, a parte forse lo stato italiano che impedendo l’esercizio democratico dei cittadini veneti si è messo sulla strada della dittatura reale, saldando la forma di dittatura fiscale che già pratica da sempre. Ciò d’altro canto si inserisce coerentemente con le pseudo-riforme in atto da parte del governo Renzi che si stanno traducendo in un centralismo sempre più violento e nella ulteriore soppressione di espressioni democratiche e di autonomia.

Il quadro che ne esce ora è chiaro. Posto che ogni via che porti al raggiungimento dell’obiettivo della nostra indipendenza è da benedire, adesso si tratta di attuare al meglio le alternative possibili, cosa che richiede impegno, sacrificio, capacità e risorse. Questo noi faremo, continuando l’opera già iniziata e chiamando i cittadini veneti a sostegno delle opzioni pacifiche concrete per l’indipendenza del Veneto.

Ora non ci sono più alibi e scuse per nessuno. Ora è il tempo delle donne e degli uomini veri, dei fatti concreti e dell’azione coerente, non più delle parole al vento.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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IL NOSTRO PIANO MARSHALL SI CHIAMA REPUBBLICA VENETA

Basta elemosinare al nostro aguzzino le briciole del furto delle nostre risorse

piave-piena-2“Per mettere in sicurezza il Veneto servono due miliardi. Ci vuole un piano Marshall. Dal 2010 che lo chiediamo al governo, ma non è successo nulla” ha dichiarato oggi il governatore del Veneto Luca Zaia in un’intervista a Repubblica.
Le sue parole ci hanno lasciati di stucco. Si rende conto Luca Zaia che ogni anno ci vengono rubati 21 miliardi di euro dallo stato, cui si aggiungono 8-9 miliardi di interessi sul debito pubblico (a carico nostro anche se non l’abbiamo fatto noi), oltre agli sprechi impressionanti sui 35 miliardi di spesa centrale dello stato in Veneto (e tacendo per carità di patria gli sprechi di regione e enti locali)?

Ci chiediamo per quanto pensa di andare avanti il governatore del Veneto ad elemosinare le briciole del furto quotidiano del frutto del nostro lavoro.

Egli ha nel cassetto ferma la pratica “indipendenza”. Non gli chiediamo il coraggio di riconoscere la forza della sovranità popolare emersa dalle urne digitali il 21 marzo scorso. Da un lato perché ben sappiamo che se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare, dall’altro perché è compito della Delegazione dei Dieci e non suo occuparsene, sempre per volontà popolare. E la Delegazione dei Dieci non si fermerà di fronte alle paure sue e degli altri politici in regione.

Ma almeno Luca Zaia abbia la decenza di non insabbiare i procedimenti di sua competenza e che l’ente da egli amministrato dovrebbe avere come prioritari. Se non altro per ottemperare alla legge regionale 16/2014. Già la giunta regionale non ha brillato, licenziando in ritardo di 4 giorni sul termine previsto dalla norma le prime sterili disposizioni attuative. Speravamo almeno che mantenesse la parola data di fronte alle telecamere e che la settimana scorsa comunicasse ai cittadini veneti l’apertura del conto corrente nel quale effettuare le donazioni per organizzare il referendum di indipendenza del Veneto. Ma egli non ha mantenuto la parola data. Ora forse provvederà, con l’ennesimo ritardo, per la pressione popolare che sta montando. Forse.
Intanto, mentre egli tentenna e frena, gli eventi tragici nel territorio disastrato dall’incuria si consumano. Uno dietro l’altro, senza soluzione di continuità.

Siamo tutti sinceramente stufi di leggere telegrammi di cordoglio istituzionale più o meno sincero e libri commemorativi di disastri annunciati.

Ne citiamo uno, affinché poi nessuno dica che non si sapeva. Ad ogni pioggia abbondante la città di Treviso trema, sotto la spada di Damocle del Piave, che se per caso rompe a Ponte della Priula, come un po’ tutti da quelle parti temono possa accadere, per incuria e mancanza di manutenzione del letto del fiume, per mancanza di lavori di messa in sicurezza, per la capacità di tenuta di un ponte progettato per i cavalli, potrebbe raderla al suolo con la forza di una bomba.

Zaia si dia una mossa, oppure lasci a chi ha più coraggio. Una cosa è certa: non possiamo aspettare invano 8-10 mesi che siano i cittadini veneti alle urne a doverlo fare. Tra 10 mesi infatti ci troveremo infatti a contare i danni incalcolabili di un’ecatombe socio-economica annunciata e causata dallo stato italiano. La nostra sarebbe una vittoria di Pirro.

Per questo crediamo sarà proprio la Delegazione dei Dieci a dover dare il via al vero piano Marshall per la nostra salvezza, che non si chiama elemosina dai nostri aguzzini, bensì piena indipendenza della Repubblica Veneta.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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TUTTI I VIDEO DEL CONGRESSO FONDATIVO DI “VENETO SI”

vsi-2Pubblichiamo il video con la relazione programmatica del segretario Gianluca Busato, presentata nel corso del congresso fondativo di Veneto Sì, tenutosi presso l’hotel Crowne Plaza domenica 20 luglio 2014.

Di seguito sono visibili inoltre tutti i collegamenti ai video con gli interventi principali del congresso:

Ufficio Comunicazione – Veneto Sì

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NUOVO REFERENDUM REGIONALE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO: APPROVATE LE NORME DI ATTUAZIONE

Manca ancora la definizione del conto corrente nel quale i cittadini potranno versare i 14 milioni di euro previsti dalla Legge Regionale 16/2014 per l’organizzazione del referendum

2375-1_Pagina_1Pubblichiamo il testo della Delibera di Giunta Regionale n. 1331 del 28 luglio 2014 la quale disciplina le modalità di propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato del referendum consultivo sull’Indipendenza del Veneto di cui all’articolo 2, comma 1 della L.R. n. 16/2014.

Dopo l’approvazione di tale atto, con qualche giorno di ritardo rispetto a quanto previsto dalla L.R. 16/2014, ora manca ancora da parte della Giunta Regionale l’indicazione del conto corrente e più in generale la disciplina degli aspetti economici e finanziari relativi alla raccolta delle risorse finanziarie previste a copertura dei costi del referendum di indipendenza del Veneto e stabilite dall’articolo 4 della Legge n. 16/2014, che ha fissato in 14 milioni di euro la somma da coprire con erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini ed imprese.

2375-1_Pagina_2Attendiamo pertanto l’approvazione di tale atto e a questo punto lo scadere del termine del 24 agosto prossimo per l’impugnazione della legge 16/2014 da parte del governo italiano presso la corte costituzionale.

Ufficio comunicazione – Veneto Sì

TESTO COMPLETO DELLA DGR 1331/2014

OGGETTO: Legge regionale 19 giugno 2014, n. 16 “Indizione del referendum consultivo sull’Indipendenza del Veneto”: disposizioni in merito alla propaganda, alle procedure di voto e alla proclamazione ufficiale del risultato.

NOTA PER LA TRASPARENZA:
Con questo provvedimento la Giunta Regionale disciplina le modalità di propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato del referendum consultivo sull’Indipendenza del Veneto di cui all’articolo 2, comma 1 della L.R. n. 16/2014.

2375-1_Pagina_3L’assessore Roberto Ciambetti riferisce quanto segue. Premesso che:

1. L’articolo 1 della legge regionale 19 giugno 2014, n. 16 “Indizione del referendum consulti- vo sull’Indipendenza del Veneto” prevede che il Presidente della Giunta regionale del Veneto indica un referendum consultivo per conoscere la volontà degli elettori del Veneto sul seguente quesito: “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?”.
La suddetta consultazione referendaria viene approvata se ha partecipato la maggioranza de- gli aventi diritto e viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
Il Consiglio regionale, con proprio provvedimento, fissa la data di svolgimento della consul- tazione referendaria.

2. L’articolo 2, comma 1 della legge regionale in parola prevede che la Giunta Regionale disci- plini la propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato relativa allo svol- gimento del referendum sopra indicato.
L’articolo 2, comma 2 prevede inoltre che le facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici rappresentati in Consiglio regionale e ai comitati promotori del referendum
siano estese anche agli enti e alle associazioni che, operando in Veneto, per la loro opera politica od associativa dichiarata formalmente in atti pubblici o in programmi elettorali accettati dal Ministero dell’Interno, abbiano interesse, positivo o negativo, verso l’espressione del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione.
A tal fine, si ritiene di far riferimento alla normativa regionale e statale vigente e, in partico- lare, alla legge regionale 12 gennaio 1973, n. 1, “Norme sull’iniziativa popolare per le leggi ed i re- golamenti regionali, sul referendum abrogativo e sui referendum consultivi regionali”, agli art. 24 e ss. individua e disciplina gli istituti nonché le modalità operative per lo svolgimento dei referendum consultivi per la regione del Veneto e alla Legge 4 aprile 1956, n. 12 “Norme per la disciplina e la propaganda elettorale”, Legge 25 maggio 1970, n. 352 “Norme sui referendum previsti dalla Costi- tuzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, e Legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante “Dispo- sizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)”.

Premesso quanto sopra, ai sensi della normativa statale e regionale sopra citata, si prevedono le seguenti disposizioni in ordine allo svolgimento della consultazione referendaria in oggetto:

1) Propaganda dello svolgimento del referendum:

fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 2 della Legge n. 16/2014 in ordine all’estensione ad altri enti ed associazioni delle facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici rappresentati in Consiglio regionale ed ai comitati promotori del referendum, si applicano le disposizioni contenute nella legge 4 aprile 1956, n. 212 “Norme per la disciplina della propaganda elettorale”, legge 25 maggio 1970, n. 352 “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”, e legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio an- nuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)”;

2) Svolgimento delle operazioni relative al referendum:

per quanto riguarda le operazioni di voto, le operazioni di scrutinio, gli onorari ai presidenti e ai compo- nenti degli uffici elettorali di sezione, gli aspetti organizzativi ed amministrativi e il modello di scheda elettorale si applicano in quanto compatibili le disposizioni previste dagli art. 24 e ss. della l.r. 12 gen- naio 1973, n. 1 e s.m.i e dalla legge 25 maggio 1970, n. 352 “Norme sui referendum previsti dalla Costi- tuzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”;

3) Proclamazione ufficiale del risultato del referendum:

a) ai sensi dell’articolo 17 della L.R. n. 1/1973, le competenze che la legge 25 maggio 1970, n. 352 at- tribuisce alla Corte di Cassazione sono svolte dalla Corte di Appello di Venezia, che costituisce l’Uf- ficio Centrale per il referendum, in conformità dall’art. 8, terzo comma, della legge 17 febbraio 1968, n. 108 “Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale”;
b) l’Ufficio Centrale conclude le operazioni procedendo alla proclamazione dei risultati del referen- dum; la proposta sottoposta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (art. 20 l.r. 12 gennaio 1973, n. 1).

Considerato, inoltre, che l’articolo 4 della Legge n. 16/2014 prevede che agli oneri correnti derivanti dall’attuazione della presente Legge quantificati in euro 14.000.000,00 per l’esercizio 2014 si faccia fronte con le entrate provenienti da erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini ed imprese, si ritiene di de- mandare a successivo provvedimento della Giunta regionale, istruito dalla struttura regionale competente per materia, la disciplina degli aspetti economici e finanziari relativi alla raccolta delle suddette risorse finanziarie.
Per tutto quanto non previsto dalla legge regionale 12 gennaio 1973, n. 1, ed in particolare per la disciplina della propaganda relativa allo svolgimento dei referendum e per le disposizioni penali, si fa riferimento, in quanto applicabili, alle norme contenute nella legge statale 25 maggio 1970, n. 352.

Il relatore conclude la propria relazione e propone all’approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.

LA GIUNTA REGIONALE

UDITO il relatore il quale dà atto che la struttura proponente ha attestato l’avvenuta regolare istrutto- ria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione regionale e statale;
VISTE le leggi 4 aprile 1956, n. 212; 17 febbraio 1968, n. 108; legge 25 maggio 1970, n. 352; legge 16 aprile 2002, n. 62; legge 27 dicembre 2013, n. 147; VISTO lo Statuto del Veneto;
VISTE le leggi regionali 12 gennaio 1973, n. 1, e 19 giugno 2014, n. 16; VISTO l’art. 2 co. 2 della legge regionale n. 54 del 31 dicembre 2012.

DELIBERA

1. di approvare la disciplina di cui all’articolo 2 comma 1 della L.R. 16/2014 relativa alle modalità di pro- paganda elettorale, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato del referendum consul- tivo sull’Indipendenza del Veneto, così come illustrato in premessa;

2. di demandare a successivo provvedimento della Giunta regionale, istruito dalla struttura regionale com- petente per materia, la disciplina degli aspetti economici e finanziari relativi alla raccolta delle risorse fi- nanziarie, di cui all’articolo 4 della L.R. 16/2014;

3. di dare atto che la presente deliberazione non comporta spesa a carico del bilancio regionale;

4. di incaricare la Sezione EE.LL., Persone Giuridiche, Controllo Atti, Servizi Elettorali e Grandi Eventi dell’esecuzione del presente atto;

5. di pubblicare la presente deliberazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

IL SEGRETARIO

Avv. Mario Caramel

IL PRESIDENTE

Dott. Luca Zaia

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CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO: UN SITO “GRUVIERA” COSTATO 7.5 MILIONI DI EURO

Hackerati intranet ed email dei consiglieri regionali, nel silenzio più totale e imbarazzato dei media veneti

crvINTRANET

Aggiornamento delle 14.30: ci siamo resi conto che i giornali veneti non avevano oscurato la notizia. Semplicemente se ne sono resi conto solo dopo il nostro comunicato stampa, dopo oltre 14 ore di messa off line del sito del consiglio regionale…

Ieri è stato violato il sito internet del consiglio regionale del Veneto www.consiglioveneto.it (mentre scriviamo è ancora off line), con accesso all’intera intranet e alle caselle postali dei consiglieri.

Le informazioni e i file possono essere scaricati dal sito ufficiale di Anonymous, l’organizzazione di hacktivisti che ha deciso di colpire l’assemblea regionale del Veneto a seguito tra l’altro della clamorosa vicenda del Mose definendola nientemeno che “un ammasso di voraci zecche dedite alla rapina dei più deboli”. Si tratta di 1548 File pari a circa 1 GB ora disponibili al pubblico.

Staremo a vedere nelle prossime ore e nei prossimi giorni se qualche notizia clamorosa e top secret emergerà dai “leaks” ora consultabili da chiunque. Ciò che in queste ore preoccupa non poco è anche il silenzio assoluto degli organi di informazione, in particolare quelli veneti, rispetto a una notizia che con tutta evidenza è molto grave. Mettere a repentaglio la sicurezza informatica dell’intero consiglio regionale non ci pare una notizia di secondo piano, con tutto il rispetto per le cronache estive spesso infarcite di notizie fondamentali.

Al di là del merito vogliamo inoltre ricordare un fatto che all’epoca fu rilevato solo da noi, in uno splendido isolamento di cui oggi ci pregiamo.

Il rifacimento del sito internet del consiglio regionale è costato 7,5 milioni di euro. Scoprire oggi che questo mare di soldi non è servito a proteggere un ambito che dovrebbe essere istituzionale e riservato ci fa arrabbiare ancora di più.
E non è finita qui: il dramma è che adesso spenderanno altrettanto perché diranno che questo sito non è più sicuro! Quindi, troveranno altre scuse per spendere i nostri soldi. Poi però per l’organizzazione del referendum di indipendenza del Veneto i soldi non si trovano, perché dare la voce ai cittadini per lorsignori non è una priorità!!

Questo è lo specchio dell’inadeguatezza politica di una classe politica regionale allevata secondo i dettami dello spreco e del privilegio fatti propri nei pollai della partitocrazia italiana.

Ciò dimostra ancor più quanto sia opportuno seguire una strategia indipendentista globale che ci permetta di trovare una backdoor rispetto all’inquietante inadeguatezza come minimo digitale che alberga nella massima istituzione italiana oggi presente in Veneto.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

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CARI COPIONI, LA FLAT TAX AL 20% E’ POSSIBILE SOLO CON L’INDIPENDENZA DEL VENETO

Oltre 8.000 aziende e 28.000 cittadini aderiscono all’esenzione fiscale totale. Acceleriamo sull’indipendenza, unica via possibile per uscire dalla peggiore crisi della storia veneta recente

gbu-vsiDomenica scorsa oltre al congresso di Veneto Sì si è tenuto anche il congresso della lega, sempre a Padova.
Le coincidenze non finiscono qui, perché da quel congresso è emersa una linea politica che ha spudoratamente copiato il nostro programma. La cosa ci fa piacere, perché testimonia la forza e la validità della nostra azione.
D’altro canto alcune precisazioni sono d’obbligo perché spesso i copioni si dimenticano di riportare pezzi importanti, dimostrando di non aver compreso ciò che hanno copiato e di consegnare quindi un tema senza capo né coda.
Schermata 2014-07-09 alle 11.09.28Innanzi tutto l’esenzione fiscale da noi portata avanti con un piano continuativo fin dal 25 marzo scorso quando fu decretata dalla Delegazione dei Dieci ha portato ad oggi ad aderire 8.143 aziende e oltre 28.400 cittadini.
Non ha senso fare una rivolta fiscale per un solo giorno come proposto da Salvini, perché è poco più di una protesta inutile e senza risultati concreti.
Le tasse le aziende le pagano continuamente e per tutto l’anno e solo un piano integrato come quello portato avanti da Plebiscito.eu con il supporto fiscale e legale assicurato agli obiettori aderenti da Soccorso Veneto hanno la possibilità da un lato di avere successo (come stanno avendo), dall’altro di assicurare imprese e cittadini dalla ritorsione dell’amministrazione finanziaria. Già una volta la lega aveva portato avanti campagne di rivolta fiscale condotte malissimo e che avevano portato gravi danni a chi le aveva condotte senza opportuna assistenza. Se ora pensa di ripetere i suoi errori del passato noi almeno ci smarchiamo e invitiamo i cittadini ad aderire all’unico serio programma di Esenzione fiscale da questa pagina.
Sempre Salvini ha poi proposto l’introduzione di una flat tax unica del 20% sui redditi, cosa che noi abbiamo proposto da sempre: i primi studi di Lodovico Pizzati sul punto sono del 2008, con il Partito Nasional Veneto che avevamo fondato allora.
Piccolo particolare: la tassa unica per tutti del 20% può essere applicata solo dopo la PIENA indipendenza della Repubblica Veneta, perché oggi lo stato italiano ha una spesa pubblica e un debito pubblico che non gli permette di fare alcunché di simile.
Solo con il surplus finanziario di oltre 20 miliardi di euro annui di cui godrà il Veneto dopo la libertà dal peggior inferno fiscale del mondo la Repubblica Veneta potrà abbassare drasticamente le tasse al 20% flat sui redditi di impresa e delle persone fisiche e nel contempo aumentare enormemente gli investimenti in servizi pubblici (+30% in sanita, trasporti etc.).
Parlare oggi di tassa unica al 20% in Italia allo stato attuale significa invece portare avanti uno slogan vuoto senza possibilità di essere applicato.

In estrema sintesi, siamo felici che la lega abbia deciso di inseguire Plebiscito.eu e Veneto Sì facendo proprie le nostre proposte. L’invito però è di leggerle fino all’ultima riga, per non rischiare di fare la figuraccia di quegli studenti asini che poi diventano lo zimbello della classe. Anche perché faciliteranno il compito dei cittadini che sapranno individuare facilmente chi è l’autore originale e chi il copione confusionario.

In ogni caso è chiaro che la Repubblica Veneta non ha certo bisogno di copioni, ma di assunzione di responsabilità ed estrema attenzione nel portare avanti il proprio progetto attuativo nel momento in cui la situazione socio-economica appare a tutti nella propria drammatica gravità, dopo l’ennesima dimostrazione che la ripresa esiste solo nelle false promesse del gattopardo italiano.

bozza_01 X_VenetoSI (3)Tutto ciò avviene mentre la giunta regionale cerca di rimediare in extremis allo sforamento dei tempi utili previsti dall’art. 2 della Legge Regionale 16/2014 per stabilire le disposizioni relative alla propaganda, alle procedure di voto e alla proclamazione ufficiale del risultato del nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto.

Per fortuna che c’è la via tracciata da Plebiscito.eu e da Veneto Sì, che diventerà ancor più forte e chiara nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Acceleriamo sull’indipendenza, unica via possibile per uscire dalla peggiore crisi della storia veneta recente

Gianluca Busato
Veneto Sì

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CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI RACCOLTA FONDI

Vi informiamo che, considerata l’esigenza di raccogliere quanto prima risorse che ci permettano di approntare un’adeguata campagna di comunicazione, abbiamo lanciato una nuova campagna di raccolta fondi destinata ad un pubblico internazionale, attraverso un sistema molto popolare, in lingua inglese.

Vi preghiamo di inoltrarla a vostri eventuali contatti all’estero e se potete a vostra volta iniziare a sottoscriverla con una piccola somma per iniziare a far partire un volano che ha la assoluta necessità di essere alimentato per funzionare ve ne siamo grati.

Grazie per la vostra collaborazione fattiva all’indipendenza del Veneto.

Ufficio Comunicazione
Veneto Sì

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“VENETO SI” LANCIA UN SONDAGGIO TRA GLI INDIPENDENTISTI: “VI FIDATE DELLA LEGA?”

Risultati parziali

NON MI FIDO DELLA LEGA

(93%)

MI FIDO DELLA LEGA

(7%)

venetosi-4Storicamente la lega nord ha sempre giocato un ruolo fondamentale nelle apparenti divisioni nel mondo indipendentista, interpretando ad arte la legge del “divide et impera”. Grazie alla sua capacità di infiltrazione, ha spesso saputo inserire propri uomini che nel momento più opportuno spaccavano i vari movimenti e organizzazioni, decapitando le leadership, oppure dividendo la base grazie ad azioni subdole organizzate ad arte.

Solo l’enorme successo di Plebiscito.eu con l’organizzazione del referendum di indipendenza del Veneto che ha destato l’attenzione del mondo intero sulla questione veneta ha saputo interrompere tale fenomeno e da esso è nato VENETO SI come organizzazione civica ed elettorale.

Ora si impone una domanda: è cambiato qualcosa negli ultimi tempi affinché ci si possa fidare della lega nord?

Vi fidate ancora della LEGA NORD?

Per capire come la pensino gli indipendentisti, VENETO SI ha lanciato un sondaggio nei social network per cogliere il sentimento dei veneti e capire se vi sono condizioni minime per fare un po’ di strada insieme.

Per rispondere alla domanda basta collegarsi alla seguente pagina.

Vedremo a breve i risultati definitivi del Popolo Veneto di facebook.

Ufficio comunicazione
Veneto Sì

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FRANCO CORREZZOLA: “DALL’AUTODETERMINAZIONE COME RISTORAZIONE DEI DIRITTI LESI, ALLA AUTODETERMINAZIONE COME REALIZZAZIONE DELLA FELICITÀ”

Pubblichiamo di seguito la relazione presentata nel corso del Congresso fondativo di Veneto Sì dall’avv. Franco Correzzola sul diritto di autodeterminazione dei Popoli

correzzolaNel vivace dibattito giuridico e dottrinale che oggi si sforza di trovare una definizione comune del principio di autodeterminazione dei popoli (in inglese selfdetermination) viene spesso ingiustamente dimenticata l’importanza storica del discorso “dei Quattordici punti” pronunciato dal Presidente U.S. Woodward Wilson in data 8 Gennaio 1918.
Il documento, redatto in base agli studi e suggerimenti di apposita commissione di esperti (The Enquiry) nominata dal Presidente Wilson nel 1917, ebbe grande risalto ed anticipò la Conferenza di Pace di Parigi.
correzzola-2Unica tra le potenze vincitrici, la presidenza U.S. decise di esprimere chiaramente i propri obiettivi e condizioni per la sottoscrizione della pace all’indetta Conferenza.
Vale la pena rammentare in sintesi i famosi “Quattrodici Punti” (poi saliti di numero invero):

1) l’eliminazione dei patti segreti tra le potenze in favore di una maggiore trasparenza degli accordi;
2) la necessità di garantire per il futuro la libera navigazione sui mari;
3) l’eliminazione delle barriere economiche tra i Paesi;
4) la riduzione degli armamenti ai limiti necessari per soli scopi difensivi;
5) la definizione dei contenziosi coloniali con equo rispetto dei diritti delle popolazioni interessate;
6) la liberazione da forze militari esterne dei territori russi;
7) la liberazione da forze militari esterne del Belgio e restaurazione della sua piena sovranità;
8) la restituzione alla Francia dei territori (Alsazia e Lorena) sottratti dalla Prussia nella guerra del 1870;
9) il riassetto delle frontiere italiane;
10) la divisione in entità autonome e sovrane del Regno di Austria ed Ungheria;
11) la liberazione e restaurazione dei Regni di Romania, Serbia e Montenegro, con garanzia di accesso al mare per la Serbia e sviluppo dell’indipendenza piena di parecchi Stati balcanici;
12) la divisione dell’Impero Ottomano in più entità statali, con garanzia di piena indipendenza per la Turchia, nel rispetto delle minoranze presenti sul territorio;
13) la costituzione di uno stato polacco sovrano ed indipendente;
14) la costituzione di una Società delle Nazioni con lo scopo di affrontare e gestire le reciproche dispute in modo pacifico, con garanzia dell’integrità territoriale ed indipendenza politica degli Stati appartenenti, in conformità a principi di decisione condivisa.

congresso-1Particolarmente interessante è la soluzione prospettata dagli accordi di pace per la definizione dei confini austriaci moderni, aspramente contesi dalle potenze confinanti.
A fronte di una attribuzione diretta di alcuni territori all’Italia (sostanzialmente il Tirolo del Sud, incluse le province di Trento e Bolzano, nonché Tarvisio e la Val Canale) ed al Regno dei Serbi- Croati e Sloveni (Unterdrauburg ed alcune valli contigue) si decise di coinvolgere la popolazione della Carinzia del Sud nella decisione sul proprio destino.
Infatti, la Presidenza Wilson aveva incaricato una missione diplomatico militare (guidata da Archibald Cary Coolidge e Sherman Miles) di relazionare le potenze vincitrici sulla particolare situazione afferente il Ducato della Carinzia del Sud.
Il colonnello Miles, resosi conto della singolarità del territorio carinziano, propose di coinvolgere la popolazione nella decisione attraverso l’indizione di un plebiscito referendario.
congresso-2Il Ducato di Carinzia, abitato dai paleoveneti e carnici fin dall’antichità, aveva mantenuto una sua autonomia per tutta la durata del Sacro Romano Impero, fino a divenire una proprietà degli Asburgo.
La popolazione era prevalentemente di lingua tedesca, ma le zone sud-orientali erano prevalentemente abitate da gente di lingua slava.
Le truppe del Regno dei Serbi-Croati e Sloveni avevano cercato di far valere un diritto di fatto attraverso l’occupazione militare dell’area fino alle città di Klagenfurt e Villaco, scatenando la rivolta armata delle popolazioni tedesche che avevano riconquistato le posizioni a Nord del fiume Drau fino alla città di Ferlach .

lindipendenteSherman Miles propose di prendere a riferimento come linea di confine i monti che separavano la Drava dalla Slovenia ovvero la linea di displuvio delle Caravanche, ma quest’ultima proposta incontro notevoli resistenze tra le Parti interessate.
Si decise quindi, come descritto in maniera dettagliata nell’accordo di Saint Germain, di separare temporaneamente il territorio in due zone: la B ovvero la città di Klagenfurth e dintorni, posta temporaneamente sotto amministrazione austriaca, e la zona A, posta temporaneamente sotto amministrazione delle truppe Serbo-Croate e Slovene.
La zona A avrebbe dovuto pronunciarsi con un Plebiscito, indetto per la data del 10 Ottobre 1919, sul passaggio al Regno dei Serbi-Croati e Sloveni.
In caso di esito positivo, si sarebbe tenuto analogo Plebiscito anche nella zona B.
Particolare significativo è dato dal fatto che furono chiamati a votare tutti i soggetti residenti al 1
Gennaio 1919, senza distinzione di sesso, purché nativi della zona od ivi residenti almeno a far data dal 1 Gennaio 1912.
L’esito fu tutt’altro che scontato: la popolazione, in prevalenza di lingua slava, della zona A si espresse per il mantenimento dell’unione della Carinzia, rendendo di fatto superflua la consultazione nella zona B.
Di fatto, poiché il 68% della popolazione era di lingua slovena e risultò che il 59,04 % dei votanti si erano espressi per l’unitarietà della Carinzia, si deve dedurre che il 40% della popolazione slovena scelse di restare in Austria.
La cosa non dovette sorprendere il colonnello Miles, il quale aveva già notato come gli abitanti sloveni fossero storicamente inseriti nel Ducato di Carinzia con prevalenti rapporti economici verso le città di Graz e Klagenfurt, avendo poco a che spartire con i connazionali a Sudest del confine. Inizialmente la decisione non venne accettata dal Regno Serbo-Croato e Sloveno, che cercò di far valere i diritti di forza ed il vantaggio dell’occupazione militare dei territori, ma poiché pacta sunt servanda, in data 18 Novembre dovettero passare le consegne.
L’esito non fu mai più contestato, neppure durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Un referendum proposto inizialmente per ragioni strettamente nazionalistiche, ebbe pertanto un esito ben più ragionevole: più saggi dei proponenti furono gli elettori che tennero a mantenere inalterati i rapporti storico ed economici correnti, avendo assimilata ed apprezzata la riconosciuta efficienza dell’amministrazione e cultura asburgica.
Il principio di autodeterminazione dei popoli espresso da Wilson, che aveva trovato una prima coerente applicazione proprio con gli accordi di Saint Germain, successivamente fu la base teorica (vedi la Resolution 1514 dell’Assemblea Generale U.N., Declaration on the granting of independence to colonial Countries and Peoples) che portò alla dissoluzione delle potenze coloniali. Il Discorso dei c.d. Quattordici Punti del Presidente Wilson ispirò profondamente il movimento Samil Undong per la proclamazione dell’indipendenza della Korea, all’epoca occupata dal Giappone, altrimenti definito anche come Movimento del Primo Marzo (1919).
L’occupazione militare giapponese risaliva agli esiti della Guerra del 1905, permanendo una sostanziale disparità di trattamento a sfavore dei cittadini coreani rispetto ai giapponesi.

Le rivendicazioni dei trentatré sottoscrittori della Dichiarazione d’Indipendenza vertevano sulle seguenti doglianze:

1) il Governo giapponese discriminava i dipendenti coreani per trattamento e privilegi;
2) nel Governo era lamentata l’assenza di rappresentanti coreani in ruoli di prestigio;
3) vi era una evidente disparità di accesso alla educazione superiore;
4) in generale i coreani subivano una disparità di trattamento;
5) i funzionari governativi, coreani o giapponesi che fossero, erano arroganti;
6) non vi era sufficiente azione per il riconoscimento dei meriti dei coreani dotati di istruzione superiore;
7) i procedimenti amministrativi erano troppo complessi e le leggi pubblicate così sovente che era impossibile per i coreani poterle osservare puntualmente con ovvie negative conseguenze;
8) vi era una massa indesiderata dal governo di forza lavoro coreana;
9) le tasse erano troppo pesanti ed esagerate, i coreani dovevano pagare sempre più di prima ricevendo in cambio i medesimi servizi;
10) la terra era spesso confiscata dai giapponesi per ragioni particolari;
11) gli insegnanti coreani erano ostacolati al fine di disperdere le loro tradizioni e cultura;
12) gli sforzi per lo sviluppo dei coreani erano interamente devoluti nell’interesse dei giapponesi e da ciò i coreani medesimi non traevano vantaggio.
Indubbio che talune delle rivendicazioni sono di grande attualità odierna, nel definire le condizioni di oggettivo svantaggio che la dottrina ritiene necessarie al riconoscimento di un diritto soggettivo d’autodeterminazione.

Ciononostante, pare a me che il diritto di autodeterminazione non abbia ancora trovato una sufficiente specificazione giuridica, nel rispetto del principio naturale riconosciuto e citato nel discorso di Wilson.

La questione dell’autodeterminazione dei popoli (rectius diritto di autodeterminazione) pare a me allo stato della tecnica, cristallizzata su alcuni dogmi:

a) non esiste un diritto soggettivo a secedere dei popoli, ma dichiarare l’indipendenza non è illegittimo per il diritto internazionale e per la maggior parte dei diritti costituzionali interni (il nostro ad esempio nulla dice in merito, quindi né autorizza né punisce come reato per il principio nulla poena sine lege);
b) il diritto di autodeterminazione dei popoli pacificamente riconosciuto è quello c.d. Interno, ossia quello che non incide sui limiti territoriali degli Stati (uno per tutti, il Trattato del C.of E. del 1985, reso esecutivo in Italia nel 1990) non intaccando la c.d. Sovranità nazionale degli Stati medesimi;
c) la remedial secession non è illegittima, ma viene vista come un caso eccezionale e giustificata se sussiste un’occupazione coloniale o straniera ovvero evidenti, continue e perseveranti discriminazioni;
d) i giuristi sono, giustamente terrorizzati dal disordine e confermano la sola legittimità di processi che si sviluppino a mezzo di negoziazione garantista con modalità pacifiche di esercizio del diritto; una secessione che possiamo definire in stile cecoslovacco;
e) per evitare eccessive frammentazioni, non alle minoranze ma solo ai popoli spetta l’esercizio del diritto e, se motivato da discriminazione, le stesse debbono essere compiutamente elencate.

Al momento, queste sono le opinioni prevalenti, ma ritengo che lentamente il cammino si muoverà verso il riconoscimento di un vero e proprio diritto soggettivo, una volta superati alcuni problemi quali l’individuazione dell’organo competente a decidere sull’azione a tutela del diritto stesso.
E’ una mia convinzione che i veri motivi d’impulso ala base di ogni volontà indipendentista siano disgiunti dal concetto strettamente nazionalistico, ma vadano ravvisati in una Heimat rappresentata da ciò che è condiviso culturalmente, storicamente, geograficamente ed economicamente.

Finora si è cercato di limitare i rischi di tensione interna foriera di potenziale violenza e disordine attraverso la fusione in entità di maggior livello rispetto allo Stato tradizionale, come nel caso della Unione Europea, ma in tutta evidenza si è arrivati ad un punto limite ove il grande non significa più bello ed appare decisamente distaccato dai popoli ed individui, non è più Heimat.
Ritengo pertanto utile rammentare che la Unione Europea è nata come Comunità Economica
Europea.
Il superamento stesso del concetto di autodeterminazione interna può avvenire attraverso una ridefinizione del concetto di sovranità statale.
La stessa pare oggi del tutto obsoleta, prendendo atto della delega massiva di poteri all’Unione Europea da parte degli Stati aderenti; qual’è oggi il limite di sovranità territoriale? La frontiera del Brennero oppure l’area Schengen?
I fatti dimostrano come in fondo confini ed identità statali non siano immutabili, ma seguano le necessità dei tempi.

Propongo pertanto il recupero integrale dell’idea di autodeterminazione esposta nel Discorso di Wilson ed, accogliendo l’insegnamento tratto dal Referendum della Carinzia del Sud del 1919, addivenire al principio di autodeterminazione funzionale.
Un passaggio dall’idea di autodeterminazione come ristorazione dei diritti lesi, alla autodeterminazione come realizzazione della felicità (insegnamento tratto dal lavoro di Cesare Beccaria ed accolto da Thomas Jefferson nella Costituzione Americana); forse questo riuscirà a dare giustizia alla nostra Heimat riservando i poteri di sovranità delegati alla Comunità Europea.
Sul come si debba procedere, ritengo che oggi sia stata tracciata una via importante, attraverso l’opera della Venice Commission, istituzione fondata dal Council of Europe nel 1990 con il significativo nome di European Commision for Democracy Through Law.
Detta Commissione di esperti, dopo aver espresso importanti lavori di analisi del tema (vedi il
Report 10-11 Dicembre Self-Determination ad Secession in Costitutional Law e la Opinion in data
21-22 Marzo 2014 sul caso Crimea) si è curata di predisporre un Codice di Buona Condotta sui
Referendum (adottato dal Consiglio per le Elezioni Democratiche nel corso della riunione del
16.12.2006 e dalla Venice Commission in data 16-17 Marzo 2007).

Ritengo pertanto che oggi esista, superati i limiti delle rispettive previsioni costituzionali, un metodo ed un giudice per la realizzazione delle consultazioni referendarie di autodeterminazione.
In futuro, potrà configurarsi l’ipotesi di secessioni non remediali ossia dettate dallo stato di necessità per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali, ma funzionali al conseguimento di un miglioramento dell’esercizio della gestione dei poteri di sovranità, in maniera analoga a quanto affermato per i poteri locali dalla European Charter of Local Self-Government del 1985.

avv. Franco Correzzola

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UNA GIORNATA PARTICOLARE E UNA SCELTA GIUSTA

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Ieri è stata per me una giornata particolare; ieri, per la prima volta nella mia vita, ho partecipato ad un congresso politico: a Padova, a Luglio, di domenica mattina … Eppure, c’era diversa gente come me: persone stanche dell’attuale presente, stanche delle vessazioni fiscali, stanche di sentire promesse non mantenute … Persone che, magari anche loro per la prima volta, hanno votato con un cartellino colorato in mano una mozione politica proposta dal segretario di un movimento politico.

E’ stata una sensazione strana, anche perché la mozione è stata approvata all’unanimità; l’unanimità delle persone che erano presenti in quella sala e che aveva diritto di votare. L’unanimità è difficile da raggiungere; è raro vedere un gruppo di persone tutte d’accordo su una certa questione: ma in quel momento, in quel contesto, la cosa non ha generato stupore.
Tale è stata la ricercatezza dei contenuti trattati e la sua attualità e condivisibilità, che l’unico risultato che ci si sarebbe potuti aspettare era l’unanimità: i presenti non potevano che essere d’accordo ed appoggiare gli intenti per il nostro futuro così come sono stati spiegati … chiari, democratici, senza possibilità di doppisensi.
Poi, appena dopo lo svolgimento della votazione, mi è venuto in mente che nello stesso momento sempre a Padova, a pochi km da dove ero io, si svolgeva un altro congresso di un altro movimento … e mi sono chiesto se anche lì si sarebbero votate delle mozioni e se anche lì si sarebbe raggiunta l’unanimità.
Ho pensato che nell’altro congresso dove le proposte sono un po’ fumose, atte a far credere ai propri elettori di appoggiare delle istanze mentre si sta facendo di tutto per neutralizzarle, ci dovrà pur essere stata almeno un persona fra i molti partecipanti, sicuramente più di quelli al nostro congresso, che ha intuito la fregatura; ci sarà pur stato almeno un veneto o una veneta che ha capito che qualcosa non quadrava; ci sarà pur stato un partecipante che ha alzato il cartellino contro tutta quella nebbia.
Al ché mi sono sentito meglio; mi sono accorto di aver partecipato per la mia prima volta nella mia vita ad un congresso politico facendo la scelta giusta: scegliendo il congresso giusto.
Ieri, mi sono iscritto ad un movimento politico: ieri mi sono schierato, ieri ho tirato fuori i miei ideali ufficialmente.
Da ieri, faccio parte di Veneto Sì; da ieri combatto politicamente a favore dell’indipendenza del nostro Veneto; da ieri sono ufficialmente militante in un movimento politico: ed ho scelto il migliore, il più limpido … su questo non ho dubbi!
E voi, cosa avete fatto ieri???

Michele De Vecchi
Consiglio Nazionale – Veneto Sì