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Venetian Freedom: Campagna di crowfunding per l’indipendenza del Veneto

Dai voce alla libertà! Partecipa oggi stesso alla campagna di crowdfunding per l’indipendenza del Veneto:

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POPOLARI VENETE, IL CONTO LO PAGA SEMPRE PANTALONE?

A chi finiranno in pancia i 19 miliardi di euro di crediti deteriorati scorporati nella Bad Bank? Ai contribuenti, naturalmente. La UE starà a guardare? Crediamo e speriamo di no.

Tutti, ma proprio tutti, benedicono la proposta soluzione per la questione delle Banche Popolari Venete, che prevede l’acquisto da Parte di Intesa San Paolo alla cifra simbolica di 1 euro, dopo che saranno state scorporate i crediti deteriorati e in via di deterioramento a una bad bank che finirà ovviamente in pancia allo stato. Quindi ai cittadini, il classico Pantalone che paga sempre.

Intendiamoci, Intesa San Paolo fa benissimo a tutelare i propri interessi al meglio, a maggior ragione dopo che ha già bruciato capitali enormi in Atlante e nel salvataggio delle 4 banche del centro Italia, quelle del giro di parenti e amici di Boschi e Renzi.

Chi invece va criticato pesantemente è proprio nel governo italiano assieme all’intero sistema dei partiti e delle associazioni di categoria che oggi plaudono a un’operazione che ha una grande vittima sacrificale, ovvero i cittadini.

Al di là dell’evidente ingiustizia di far ricadere gli esiti di malagestio e comportamenti probabilmente criminali su chi non c’entra nulla, ovvero i contribuenti, crediamo però che la questione sia tutt’altro che chiusa.

Ricordiamo infatti che l’intero portafoglio dei crediti deteriorati, che comprende sofferenze lorde e inadempienze probabili vale circa 19 miliardi di euro. Una cifra ben superiore ai 6,4 miliardi di euro di sottopatrimonializzazione indicato dalla BCE. Cui aggiungere anche, tra l’altro, il contenzioso con azionisti ed obbligazionisti subordinati delle due venete, che andranno pure a far parte della Bad Bank.

Siamo proprio sicuri la Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea, il commissario, guidata dal Commissario  Margrethe Vestager lasceranno passare un così evidente aiuto di stato incompatibile coi Trattati e dunque illegittimo?

L’operazione infatti è ben diversa dal caso Santander-Popular, di qualche giorno fa. In quel caso infatti Santander ha dovuto farsi carico anche delle sofferenze e dovrà anche fare aumento di capitale.

Riteniamo probabile che il Governo italiano sia perfettamente consapevole di ciò e riteniamo corretto inoltre che la Commissione intervenga sulla questione.

Siamo purtroppo anche convinti che il governo italiano a quel punto ricorrerà alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che non potrà far altro che confermare che si tratta appunto di evidente aiuto di stato illegittimo e contrario ai trattati.

A quel punto dovremo purtroppo anche sorbirci il “populismo” di governo di Renzi & Co. che di fronte all’opinione pubblica italiana credulona grideranno al complotto delle oligarchie europee contro l’Italia, versione moderna degli attacchi contro le demo plutocrazie giudaico massoniche di un secolo fa.

Alla fine quindi bail-in sarà, ma la colpa sarà dei cattivi tedeschi, della Merkel, della BCE etc etc. Bello no?

Gianluca Busato
Plebiscito.eu / Veneto Sì

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REFERENDUM-BURLA SU AUTONOMIA, PER I VENETI UNA NOIOSA E INUTILE PERDITA DI TEMPO

I veneti non si entusiasmano di fronte ad un’operazione di pura facciata e di carattere elettoralistico

Oggi ho letto un’analisi di Angelo Ceolan sul referendum di autonomia del Veneto del prossimo 22 ottobre, che merita di essere presa in considerazione.

Alcuni passaggi sono condivisibili a mio parere, anche se in generale credo sfugga una visione d’insieme e, soprattutto, che siano presenti alcuni errori di fondo e metodologici che trovano tra l’altro l’autore in compagnia di molti altri commentatori. In generale sono d’accordo sul fatto che qualsiasi sia il risultato e l’affluenza del referendum, non vi sarà alcuna reale possibilità che ne consegua alcuna forma di autonomia, in quanto la palla a quel punto passerebbe al governo italiano prima e al parlamento poi, con tutte le logiche di clientelismo dei vari parlamentari di ogni provenienza geografica, che in maggioranza sono composti da esponenti di aree geografiche che godono del residuo fiscale veneto (e lombardo) e che avranno tutta la convenienza a confermare tale ladrocinio.

D’altro canto, l’errore principale che trovo in questa (e in molte altre analisi che ho letto) è che il quadro si limita ad analizzare tre principali attori: i veneti (e tra di essi in particolare gli indipendentisti), lo stato italiano (e il governo italiano) e il partito promotore del referendum. Tra di essi manca una parte importante, che soprattutto in temi di tale portata non si può mai evitare di prendere in considerazione. Ovvero il quadro internazionale, a sua volta composito e con diversi attori in gioco.

Senza di esso, tanto per ricordare, ad esempio, non ci sarebbe stata alcuna possibilità di successo del nostro Plebiscito Digitale 3 anni fa, in quanto tutti gli attori interni avevano già per tempo neutralizzato e silenziato l’iniziativa e se non fossimo riusciti a coinvolgere i giornalisti austriaci (in primis), russi, britannici, americani, tedeschi e di ogni altra parte del mondo e non avessimo addirittura causato lo spostamento del referendum in Crimea nello stesso giorno di inizio del nostro (mentre inizialmente era previsto a fine marzo), di sicuro in Italia e in Veneto nessuno avrebbe parlato della nostra iniziativa, che invece, ricordo, fu quindi analizzata, discussa e tutto sommato giudicata in modo positivo anche in una conferenza stampa del Dipartimento di Stato degli USA.

Un altro errore, classico, è quello di dire che “la carta dell’autonomia, partiti e governo italiano, possono giocarla una volta soltanto, la carta dell’indipendenza invece è una carta in mano ai popoli ad uso infinito”. Questa è una classica non verità. Entrambe le carte possono essere usate più volte.

Basti ricordare, ad esempio, le battaglie per l’autonomia del 1997-1999 a livello istituzionale regionale, o della devolution (che altro non è che una forma di autonomia) del 2006. Quindi nel giro di 20 anni è come minimo la 3° volta che si ripropone la storiella dell’autonomia, di cui già una volta con un referendum. Mentre la carta dell’indipendenza l’abbiamo giocata finora solo noi di Plebiscito.eu, a livello privato-civico, coinvolgendo una 15ina di comuni veneti che ci hanno supportato attivamente approvando l’indizione del referendum di indipendenza del Veneto con una delibera chi di giunta chi di consiglio comunale, più altre decine di comuni veneti che ci hanno supportato mettendo a disposizione della cittadinanza le sale civiche per organizzare i seggi di votazione per le persone che non avevano a disposizione la rete internet, o non sapevano usarla.

Anche la questione di segnare un punto (•) che dimostri la differenza di comportamento elettorale dei veneti rispetto al resto d’Italia non convince, in quanto proprio nel 2006 questa differenza apparve in modo netto, con le sole regioni di Veneto e Lombardia votare massicciamente a favore della devolution, senza che ciò abbia comportato alcuna conseguenza politica interna né internazionale, fino a che appunto non fummo noi indipendentisti a smuovere coscientemente il quadro e a costringere ad inserire l’indipendenza nell’agenda politica.

Come rispondere quindi alla seguente domanda principale che pone Ceolan? “In ogni caso, la domanda centrale è questa: cosa devono fare i veneti per trarre da questa situazione il massimo vantaggio?”

A mio parere la domanda contiene un errore logico di base e un inganno semantico. Infatti, ammesso e non concesso che, secondo Ceola, l’indipendentismo rischi di scomparire con una bassa affluenza al voto, in quanto la grancassa dei media italiani direbbe “ai veneti non interessa l’autonomia, figuriamoci l’indipendenza”, in tale visione sparirebbe per meritate ragioni, in quanto esso assume di non essere in grado né oggi né mai di creare dei propri organi di informazione, o delle proprie iniziative editoriali, o informative adeguate che sappiano reagire alla disinformatia di regime. Credo che ciò sia anche una ammissione di un complesso di inferiorità rispetto allo stato italiano, quando a mio parere è invece proprio lo stato italiano ad essere sempre più un vaso di coccio tra i vasi di ferro degli altri attori internazionali ignorati da Ceolan. In questo atteggiamento “provinciale”, alcuni commentatori indipendentisti non sono diversi da Salvini da un punto di vista logico, in quanto se il leader leghista dice che gli italiani o si salvano tutti insieme o nessuno si salva, Ceolan implica il seguente ragionamento: “se i media italiani dicono una bugia, noi veneti non siamo in grado di far affermare la forza della nostra verità”. La migliore confutazione di ciò viene ancora una volta dal nostro esempio del 2014. Noi sapevamo benissimo che i giornali italiani non avrebbero scritto una riga sul referendum digitale. Ciò non ci impedì di aggirare la cosa catturando l’attenzione dei media internazionali.

La risposta alla domanda è quindi: non esiste alcuna possibilità di trarre vantaggio dalla situazione, in quanto si tratta di un gioco con il trucco. I veneti senz’altro voteranno quasi tutti per il Sì, ma non mi illuderei che ne esca un plebiscito in termini di affluenza, in quanto i veneti sono anche molto stufi di essere presi in giro. In primis proprio dalla lega. Forse alla fine andranno comunque a votare, giusto per la paura di non rischiare di perdere qualcosa. Ma non certo per il primo motore che porta tanta gente a votare: ovvero il sogno di un Veneto indipendente e virtuoso, finalmente sganciato dal Titanic italiano che lo sta portando a fondo.

Per quanto mi riguarda infine, ribadisco che non so ancora se avrò voglia di andare a votare per un referendum che mi pare più un costoso e inutile sondaggio che ci fa solo perdere un po’ di tempo: non so ancora se mi conviene spendere i soldi della benzina, o consumare le ruote della bicicletta per andare al seggio, oppure leggermi un bel libro a casa, o andare a fare una bella gita. Di sicuro non farò campagna né per portare la gente a votare né per qualsiasi altro obiettivo legato a questa campagna elettorale mascherata.

In ogni caso, qualsiasi sarà l’esito, gli indipendentisti non moriranno di certo, in quanto hanno ancora oggi l’unico progetto politico concreto per cambiare realmente le cose, nell’interesse collettivo tanto del Veneto quanto dell’Italia. E per farlo adottare dovranno semplicemente attuare la propria strategia senza alcun complesso di inferiorità verso chi ha fallito ogni obiettivo almeno da 30 anni a questa parte.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

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RIECCOLI, I PROFESSIONISTI DEL VITALIZIO

Mentre i soliti noti tentano di riciclarsi, Plebiscito.eu presenta le nuove sfide che aspettano il Veneto alla luce dei grandi cambiamenti globali in corso. Appuntamento l’8 giugno a Noventa di Piave.

Ieri a Milano ha preso il via un’associazione, chiamata Grande Nord, che ha lo scopo neanche tanto nascosto di fare da partito di scorta della lega, come avevamo denunciato solo una settimana fa. Ora la conferma viene dai personaggi veneti che vi hanno aderito: Luca Azzano Cantarutti, Fabrizio Comencini e Roberto Agirmo tra gli altri. Ovvero scarti e rottami politici, gente che è passata senza vergogna chi dai gruppi parlamentari di Mastella, chi da Forza Italia, chi all’alleanza con l’ex PCI e che oggi finge di essere alternativa alla lega di Salvini, mentre corre alleata ad essa praticamente in ogni comune in cui si presenta alle elezioni.

La causa principale della schiavitù del Veneto e anche delle altre regioni oppresse dallo stato italiano non è tanto la divisione dei movimenti indipendentisti come qualcuno suggerisce, ma proprio la costante presenza di questi personaggi professionisti del vitalizio, del tradimento politico e del gattopardismo che li vede riciclarsi ogni due per tre in una nuova formazione, in una nuova coalizione, tutte accomunate dall’unico fattore comune: il poltronismo fine a sé stesso.

Di fronte alla divinità poltrona sacrificano tutto il resto, ideali politici, speranza degli attivisti che ingenuamente li seguono, obiettivi di libertà dei popoli che puntualmente vengono traditi per un pugno di careghe.

Il fattore comune è rappresentato dall’assenza totale di un progetto politico, che si riassume in un obiettivo e nella strategia per la sua attuazione.

Qualche anno fa noi stessi eravamo stati abbindolati da questi soggetti, consegnando loro intere strutture ed organizzazioni politiche che poi puntualmente costoro andavano a distruggere o a svendere alla prima occasione.

Ora per fortuna la lezione l’abbiamo imparata e la macchina che stiamo creando per dare la libertà al Veneto non rischia più di essere derubata da qualche furbetto amico della partitocrazia italica.

Tra un paio di settimane, giovedì 8 giugno alle ore 20.30 a Noventa di Piave ne daremo una dimostrazione concreta, nel corso di un evento che si terrà presso il Base Hotel in Via Rialto 8 (all’uscita del casello autostradale di Noventa – San Donà di Piave).

In quell’occasione, oltre a presentare lo stato dell’arte del nostro progetto politico, vi descriveremo anche quali sono i grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in corso, che vedono Venezia e il Veneto rappresentare il cardine dei nuovi corridoi di commercio internazionale delle Nuove Vie della Seta.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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BOSSI COME D’ALEMA: LA LEGA COME IL PD, SI INVENTA IL PARTITO DI SCORTA

In questi giorni dopo le primarie “fake” che hanno confermato Salvini segretario della lega in versione italianista, sono apparse le roboanti dichiarazioni di Bossi e Maroni che preannunciano la nascita di un nuovo partito nordista.

Ci corre l’obbligo di informare chi ancora crede a queste “sole”, che ci sono forti probabilità che si tratti dello stesso meccanismo già testato da D’Alema, Bersani e compagnia nei confronti del PD, quando hanno creato il partitino di sinistra più a sinistra del PD.

In pratica Bossi & Co. intendono dar vita a un partitino di “scorta”, che ha il compito di raccogliere il consenso dei duri e puri, delusi dalla svolta nazionalista in salsa Ruspa, Pistole & Fascisti.

Poi dopo le elezioni con legge elettorale proporzionale camuffata, tutti i vari rivoli “fake” si riuniranno per fare ciò che hanno fatto negli ultimi 30 anni: ovvero niente (a parte abbuffarsi, a spese nostre ovviamente).

State quindi tranquilli pertanto se vi dovessero essere altri movimenti clamorosi nelle prossime settimane.

L’unico obiettivo è dare continuità al partito unico della spesa pubblica, che ha distrutto ogni speranza in un futuro degno di tal nome nel lager istituzionale dello stato italiano.

L’unica via di uscita dall’incubo italiano è rappresentato dal progetto di indipendenza del Veneto tracciato da Plebiscito.eu e dalla sua strategia basata sull’utilizzo dei mezzi della modernità, la tecnologia e l’economia, in un quadro globale in grande e rapido cambiamento.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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MEGLIO IL LEONE CON IL PASSAMONTAGNA CHE IL TRICOLORE DELLA LEGA ITALIANISTA

La presenza di movimenti e gruppi indipendentisti veneti a sinistra è una buona notizia che ci permetterà di abbattere barriere e pregiudizi di una parte che ci è sempre stata avversa

Fioccano le polemiche per la presenza il 25 aprile in piazza San Marco di esponenti dei centri sociali veneti contraddistinti da un vessillo che non poteva passare inosservato: la bandiera di San Marco, con il Leone alato che indossa un passamontagna nero.

Dalle pagine facebook del centro sociale Morion raccontano quale sia la storia del Gonfalone col passamontagna e dobbiamo dire che un proprio fascino ce l’ha, anche con qualche tratto di leggenda che ci fa nutrire qualche dubbio sulla sua veridicità. Secondo tale ricostruzione il segno con il pennarello nero viene nientemeno che dal “Subcomandante Marcos”, che scarabocchiando la bandiera di San Marco con un pennarello avrebbe esclamato “Asì es San Marcos!”.

Continuano quindi i ragazzi del Morion, nello spiegare il simbolo veneto così personalizzato: “quel passamontagna a coprire il volto del Leone è per noi il simbolo di un percorso che significa autonomia, autogoverno, territorio libero e allo stesso tempo accogliente, capace di riconoscere ricchezza nella diversità. E’ per noi il simbolo di chi non vede nel più debole una minaccia ma un alleato, di chi sa bene dove mirare quando rivendica dignità e diritti, di chi non si arrende a vedere la propria terra devastata in cambio di un tozzo di pane. Di chi lotta e gioisce della propria forza, di chi è libero e gioisce della propria libertà”.

Sinceramente non riusciamo a dispiacerci di ciò. Così come non siamo riusciti a dispiacerci nel vedere un’altra versione del Gonfalone, personalizzata con le frange arcobaleno in versione LGBT.

Riteniamo anzi un segnale molto positivo che l’idea del Veneto indipendente e aperto al mondo si faccia strada in ambiti sociali finora inediti: tali simboli a nostro avviso non devono essere intesi come un sacrilegio, bensì come ambito della libera espressione veneta nel quale finalmente sia possibile abbattere le barriere nazionaliste italianiste e i pregiudizi in una parte che ci è sempre stata contraria.

Vediamo inoltre con estremo favore l’arricchimento del quadro politico e ideale di movimenti e gruppi che si riconoscono in un comune ideale di libertà e autogoverno. Per molti aspetti noi stessi condividiamo di più i loro principi e le loro aperture in tema di diritti umani e civili rispetto alle chiusure antistoriche di molti conservatori che pure si riconoscono nell’indipendenza del Veneto.

Certo, ci differenziano in modo importante le considerazioni in ambito socio-economico e sul principio di inviolabilità della proprietà privata, che per noi rappresenta un aspetto fondamentale della libertà individuale e fondante dello stesso diritto di autodeterminazione dei popoli.

In conclusione, lavorando sugli aspetti che ci uniscono, a nostro avviso può nascere qualcosa di buono.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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MENTRE A VENEZIA NON SI PUÒ CELEBRARE SAN MARCO, SALVINI PROFANA LA FESTA SACRA PER I VENETI A VERONA

La lega tenta di dividere i veneti con una manifestazione a Verona e lo stato italiano completa la manovra italianista a tenaglia con grotteschi controlli polizieschi contro chi porta la bandiera di San Marco in piazza San Marco nel giorno di San Marco

Il 25 aprile 2017 è un giorno importante, perché fa chiarezza di chi è il responsabile dello stato di sudditanza del Veneto. La decisione della lega di Salvini infatti di profanare la giornata più sacra per i veneti convocando una manifestazione italianista e antieuropeista a Verona ha infatti questo pregio: dimostra oggi come tre anni fa che il suo compito è quello di sopprimere la volontà di indipendenza del Veneto.

Ce lo ricordiamo questo ragazzotto senza arte né parte. Praticamente era il classico scherano di partito, con il cursus honorum classico del caregaro di Pontida: consigliere comunale, parlamentare e ora eurodeputato.

Dopo l’elezione a segretario della lega per alcuni mesi non se lo filava nessuno, finché dopo vinse alla lotteria quando il Veneto votò plebiscitariamente per la propria indipendenza e lo stato italiano lo incaricò di soffocare la travolgente volontà di libertà dei veneti piantandolo come ospite fisso in televisione ad ogni ora del giorno e in ogni canale. Da lì diede inizio alla sua campagna neo-nazionalista, facendo leva su campagne di odio e discriminazione, con l’unico scopo di impedire al Veneto di trovare lo sbocco politico che stava ottenendo grazie all’azione di Plebiscito.eu.

Anche oggi ha ripetuto il suo mantra a favore dell’Italia unita contro la “dittatura” (sic!) dell’Unione Europea. Non so per altri, ma per il Veneto la dittatura non è europea, bensì italiana, come testimoniano le cifre della rapina fiscale di cui siamo vittime perpetrata proprio dallo stato italiano, al fine di finanziare il parassitismo, il sottosviluppo e i privilegi, veri pilastri su cui si fonda il sistema dei clepto-partiti italiani.

E quindi anche oggi, mentre a Verona vanno in scena le solite fanfaronate leghiste a base di bugie che si ripetono da ormai quasi trent’anni, a Venezia si ha notizia di un diverso trattamento verso i cittadini veneti che hanno festeggiato la propria festa più sacra, San Marco.

Proprio oggi infatti stato italiano ha deciso di tentare di reprimere la libertà di espressione dei Veneti in Piazza San Marco a Venezia con assurdi controlli polizieschi, mentre la lega divide il Popolo Veneto con una manifestazione italianista a Verona.

Repressione sulla base di una imposizione così assurda da apparire ridicola: ovvero il divieto di portare la bandiera di San Marco in piazza San Marco a Venezia, nel giorno di San Marco!

Da un lato quindi la manovra divisiva della lega a Verona, dall’altro la mano pesante dello stato illiberale a Venezia. Più chiaro di così!

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

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ZAIA PRENDE IN GIRO I VENETI CON IL SONDAGGIO FARLOCCO SULL’AUTONOMIA

La conseguenza peggiore è che perderemo tempo prezioso per ottenere l’indipendenza e per affrontare la prossima terribile ondata di crisi sistemica che presto travolgerà lo stato italiano

Chiariamo bene i termini. Quello del 22 ottobre 2017 non è un referendum, bensì un sondaggio (inutile) sull’autonomia del Veneto e una colossale presa in giro, come da quasi trentennale tradizione della lega.

Inoltre va detto che questo sondaggio ha lo scopo principale di campagna elettorale anticipata per la lega e quello secondario di rafforzare il sempre più odiato partito unico della spesa pubblica (lega+fi+pd+m5s) che così facendo si finge paladino dei veneti.

Tale consultazione è pertanto un semplice e costoso sondaggio, in quanto un referendum ha le caratteristiche di una decisione insita nel quesito stesso, cosa che in questo caso non avviene, in quanto i cittadini non decidono nulla, data la genericità del quesito e l’assenza di ogni riferimento quantomeno alla leva fiscale, primo elemento di un’autonomia reale.

Semplicemente i veneti sono chiamati a un esercizio pleonastico che avalla una situazione che di fatto è già costituzionalmente presente all’art. 116 della costituzione e che con il consenso travolgente delle ultime elezioni regionali il governatore leghista avrebbe potuto attuare senza spendere i nostri soldi inutilmente.

A chi dice inoltre che l’autonomia è un primo passo verso l’indipendenza va risposto che forse potrebbe anche essere vero, ma che i veneti il 22 ottobre non decideranno in merito a nessuna autonomia reale.

Non ci sarà alcun dubbio nemmeno sui risultati: chiedere ai veneti se sono favorevoli a maggiori forme di autonomia, è come chiedere se a loro piace il sesso.

Dopo l’ovvia vittoria travolgente del Sì, inizieranno le trattative stato-regione e se queste dovessero sfociare in una qualche modifica del quadro normativo attuale, andrebbe approvata una legge in parlamento. Se tale legge rientra nel quadro costituzionale attuale, secondo il dettato dell’art. 116 e 117 e compatibilmente con quanto previsto dall’art. 119 della costituzione stessa basterà (si fa per dire) la maggioranza semplice. Se invece si dovesse andare oltre (ipotesi ovviamente ancora più improbabile), sarebbe necessaria una legge di riforma costituzionale, con l’approvazione di almeno il 66,7 del Parlamento, oppure della maggioranza del voto parlamentare unita alla maggioranza assoluta di un referendum costituzionale approvativo (per capirci, lo stesso meccanismo che ha travolto la carriera politica di Renzi lo scorso 4 dicembre).

In pratica, è più facile vincere alla lotteria di capodanno che non ottenere qualche reale forma di autonomia in seguito al sondaggio del 22 ottobre che ai veneti costerà 14 milioni di euro.

Se poi pensiamo che la lega ha anche avuto la geniale pensata di tenerlo assieme a quello della Lombardia, per dipingere per bene di verde l’iniziativa, si comprende bene di quale colossale presa in giro stiamo parlando.

L’unica reale ragione che ha portato all’indizione del sondaggio regionale sull’autonomia è il tentativo maldestro di esorcizzare l’indipendenza del Veneto, che tornerà invece di attualità nell’agenda nel momento in cui la BCE smorzerà la politica di Quantitative Easing e ritorneranno a salire i tassi di interesse e con essi crescerà enormemente la spesa in interessi sul debito pubblico italiano. Interessi sul debito pubblico crescenti e Fiscal Compact, uniti a una probabile deriva politica “venezuelana” che seguirà la probabile vittoria di Grillo e Salvini nelle prossime elezioni costituiranno una miscela esplosiva che non lasceranno al Veneto nessuno scampo se non la fuga da un sistema istituzionale simile a un carcere turco.

La conseguenza peggiore del sondaggio del 22 ottobre prossimo è proprio che perderemo tempo prezioso per inseguire le farfalle propagandistiche di Luca Zaia, lasciando al Veneto un margine di manovra sempre più stretto per ottenere la propria indipendenza e per affrontare la prossima terribile ondata di crisi sistemica che ben presto travolgerà lo stato italiano.

Gianluca Busato
Plebiscito.eu / Veneto Sì

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[video] – Il Leone di San Marco: “Aumentare le tasse per pagare la Pedemontana è una vigliaccata”

Ha preso il via su TrevisoToday la nuova rubrica settimanale “Il leone di San Marco” di Gianluca Busato, a cura di Alvise Ludovico Crepet. La prima puntata del 14 aprile si intitola:

“Aumentare le tasse per pagare la Pedemontana è una vigliaccata”

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LE PAROLE DI ARTUR MAS SPIEGANO LA DIFFERENZA TRA INDIPENDENTISMO E POPULISMO

Qualche settimana fa è passato sotto silenzio un comunicato di ANC, Assemblea Nacional Catalana, la più grande organizzazione indipendentista, trasversale e famosa per l’organizzazione delle manifestazione oceaniche che ogni anno vedono sfilare per le strade di Barcellona milioni di catalani favorevoli all’indipendenza. Il comunicato era intitolato “ANC non ha nulla a che spartire con indipendenza veneta”, prendendo clamorosamente le distanze da una manifestazione indetta da tale partito a sostegno della causa catalana.

Oggi pensiamo sia il caso di tornarci per spiegarne ancor meglio le motivazioni, dopo la pubblicazione di un bel video con un’intervista di Rai News all’ex presidente catalano Artur Mas condannato dal tribunale costituzionale all’interdizione dai pubblici uffici per aver promosso il referendum consultivo per l’indipendenza della Catalogna del 9 novembre 2014.

Crediamo sia utile ascoltare le parole di Artur Mas, in particolare quando spiega che gli indipendentisti catalani sono cosa ben diversa dai populisti antieuropeisti e intolleranti che sono apparsi sulla scena politica europea negli ultimi tempi, in quanto i catalani sono a favore dell’indipendenza della Catalogna e sono anche a favore della sua permanenza nell’Unione Europea, dell’adozione dell’Euro come moneta, dell’adesione alla Nato come sistema difensivo comune e sono a favore dell’accoglienza dei rifugiati che scappano da scenari disumani di guerra e miseria.

Tali parole sono ancora più significative se pensiamo che provengono da Artur Mas, che è un leader che si posiziona a centro-destra e non certo a sinistra da un punto di vista politico. Tutti questi punti sono qualificanti di una linea che di fatto è antitetica, tanto per fare un esempio, a quella della lega nord, che infatti da decenni è bandita dall’arco dei movimenti indipendentisti europei civili.

Ma è antitetica anche a una parte del venetismo nostalgico, quando questo occhieggia a generiche campagne populistiche “anti-clandestini”, che confondono la disorganizzazione dello stato italiano in tema di immigrazione e l’affarismo delle consorterie legate ai partiti che lucrano sui più poveri e disgraziati, mescolandolo ad arte con il razzismo contro chi magari ha un altro colore di pelle, oppure proviene da altri continenti. In questo gruppo facebook, ad esempio, dal nome esemplificativo “STOP AI CLANDESTINI A BOVOLONE”, uno dei leader di Indipendenza Veneta, Lucio Chiavegato, interviene spesso e volentieri solleticando senza neanche tanto nasconderlo i temi tanto cari alla “pancia” razzista e xenofoba, in un modo che sa tanto di Klu Klux Klan più che di indipendentismo sano e tollerante per definizione.

Poi lo stesso Chiavegato ha gioco facile a raccogliere tutti a sua difesa in occasione del processo-farsa di Brescia, che ricordiamolo, è frutto di un’azione di politica giudiziaria fatta in fretta e furia solo 10 giorni dopo che, giusto 3 anni fa, oltre 2,3 milioni di veneti avevano votato all’89,10% a favore dell’indipendenza del Veneto nel referendum digitale organizzato da Plebiscito.eu. E se Plebiscito.eu e Veneto Sì l’11 aprile 2014 a Vicenza seppero organizzare la più grande manifestazione a difesa dei veneti ingiustamente perseguitati, è altrettanto chiaro però che sul piano della linea politica non può esserci sintonia con chi, un po’ di nascosto, magari solo occhieggiando, per poi dire “no io no, ci mancherebbe”, gioca a fare il piccolo Klu Klux Klan di casa nostra.

Manifestazione di Plebiscito.eu a sostegno dei veneti ingiustamente processati. Vicenza, 11 aprile 2014.

Quella linea è antitetica all’indipendentismo moderno perseguito dai movimenti indipendentisti europeisti di Catalogna, Scozia e di tutte le regioni europee che vedono invece in Bruxelles un prezioso alleato proprio contro le capitali lontane di stati multinazionali falliti e contro i centri di potere spesso colonialisti e predatori delle risorse locali.

A poco vale quindi farsi fotografare con i leader di quei movimenti se poi a casa propria si scimmiotta la lega e le forze populiste antieuropee, che invece perseguono proprio l’obiettivo contrario.

Artur Mas dice: “La libertà ha un prezzo e bisogna essere disposti a pagarlo”. Uno dei prezzi della libertà è dato anche dalla coerenza e dal rispetto di principi inderogabili. La chiarezza e la coerenza assoluta su questioni di principio così basilari non possono essere mai in discussione: per tale ragione Plebiscito.eu e Veneto Sì sono oggi l’unico alfiere in Veneto di una linea politica per l’indipendenza del Veneto e Pro Europa Pro Euro Pro Nato e Pro Tolleranza.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu