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ELEZIONI REGIONALI, ZAIA HA FALLITO: ORA UN NUOVO PLEBISCITO PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO

Dopo la certificazione internazionale del Plebiscito Digitale, al via la nuova sfida di Gianluca Busato per Palazzo Balbi

3bis VenetoSI_26x19Dopo la certificazione internazionale del referendum di indipendenza del Veneto, che sabato scorso a Cà Vendramin Calergi ha visto il pronunciamento favorevole ed ufficiale del Comitato degli Osservatori Internazionali (COI), è doveroso fare un passaggio di chiarezza sul progetto di indipendenza del Veneto.
Innanzi tutto merita dipanare un dubbio che obnubila le menti di alcuni: è possibile che si svolga un nuovo referendum regionale di indipendenza del Veneto?
No, spiacenti, ma non è possibile, perché il governo italiano ha fatto scattare l’impugnazione della legge regionale 16/2014 presso la corte costituzionale che il prossimo 28 aprile porrà la pietra tombale su tale procedimento e su ogni altra iniziativa simile che dovesse essere riproposta.
D3S_0331È possibile in alternativa effettuare un blitz che veda la regione dopo le elezioni riapprovare una nuova legge e magari approvare l’indizione del nuovo referendum regionale giocando sui tempi?
Ancora no, per due motivi. Primo, si ripronuncerebbe la corte costituzionale e, come insegna il caso spagnolo, anche i tempi veloci non impedirebbero di certo altrettanta solerzia nell’intervento di contrasto da parte dei diòscuri dello stato italiano. In secondo luogo perché la macchina amministrativa è sotto ferreo controllo della burocrazia italiana e dell’ordine prefettizio centralista, che con un semplice colpo di tosse spazzerebbe vie eventuali colpi di mano regionali o comunali.
D3S_0321Quella strada è stata con tutta evidenza sbarrata dallo stato centrale.

Quindi? Non si fa più nulla?

Certo che si procede per l’indipendenza, ma la strada da percorrere è un’altra, senza alternative. È quella intrapresa con il referendum di indipendenza del Veneto del 2014, oggi finalmente spendibile a livello internazionale grazie al pronunciamento del 28 marzo da parte del COI a Venezia. I primi segnali già ci sono. Stiamo attendendo il momento migliore per calare gli assi, perché in gioco ci sono il futuro del Popolo Veneto. L’esercito dei partiti italiani è schierato compatto a difesa della fortezza romana in Veneto, mantenuta dai suoi servi locali, ovvero i rappresentanti di lega nord, pd e schifezza italiana varia, compresi i disturbatori che continuano ancor oggi a rimestare le acque torbide dell’equivoco ideologico.
D3S_0322Il governo guidato da Luca Zaia ha dimostrato il fallimento della lega dilaniata che abbaia alla luna e del suo inesistente progetto politico. I veneti hanno finalmente l’occasione storica di votare in massa per l’indipendenza: oggi vi sono infatti tutte le condizioni ideali perché dalle urne esca un autentico plebiscito per la nostra libertà. La situazione socio-economica – al di là dei messaggi ottimistici da parte del governo italiano – è ancora grave e non risolta. L’unica possibilità concreta di uscire dall’impasse è di liberare il surplus finanziario del Veneto di circa 20-40 miliardi di euro all’anno tra tasse che oggi non tornano nel territorio oppure che vengono sprecate per cattiva gestione tutta italiana. Con tale cifra possiamo adottare le misure necessarie per riattivare un ciclo economico di crescita, iniziando dall’abbassare le tasse al massimo a un quarto rispetto a quelle odierne e aumentando nel contempo gli investimenti in servizi ai cittadini di un 10-30% in più a seconda dei comparti.
braudel (1)La nostra è l’unica proposta sul tappeto che permette al Veneto di entrare nella nuova dimensione globale della modernità, riportando in auge la città-mondo, come Fernand Braudel amava chiamare la Serenissima, uno dei massimi storici del ‘900.
Se avete notato nelle televisioni non si parla di indipendenza. Né tantomeno del fatto clamoroso che ha visto l’89,10% di oltre 2,3 milioni di veneti votare a favore della Repubblica Veneta. Però è altrettanto evidente che in questa tornata possiamo far avvenire un nuovo miracolo con il passaparola. Abbiamo la più vasta e radicata rete di volontari indipendentisti che mai si sia formata in Veneto. Scateniamoci nel portare alle urne tutto il Popolo Veneto, con il passaparola nei bar e nelle nostre piazze, con il web, con ogni modo che sia utile e necessario per far emergere il nuovo Plebiscito per l’indipendenza del Veneto.
Il mondo ci sta osservando e fa il tifo per noi. Ora la partita è tutta da giocare e la porta è sguarnita. Fare goal non è mai stato così facile!

Gianluca Busato
Candidato Presidente del Veneto
per Veneto Sì – Plebiscito.eu

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    GIANLUCA BUSATO: “SIAMO GLI UNICI AD AVERE UNA VISIONE STRATEGICA PER IL VENETO A 10-20-30 ANNI”

    Intervista a Gianluca Busato sulle implicazioni del riconoscimento del referendum di indipendenza del Veneto nella campagna elettorale regionale

    gianluca-busato-veneto-si[Treviso, 27 marzo 2015] – Domani a Venezia si terrà la cerimonia con la firma e la consegna da parte del Comitato degli Osservatori Internazionali a Plebiscito.eu del Final Report della certificazione politica della votazione sul referendum di indipendenza del Veneto che si è tenuto dal 16 al 21 marzo 2014.

    L’atto darà il via alla formalizzazione di relazioni internazionali con le istituzioni governative e intergovernative volte al riconoscimento dei risultati del referendum e alla conseguente dichiarazione di indipendenza della Repubblica Veneta.

    L’evento avrà d’altro canto anche ripercussioni di politica interna, alla luce delle imminenti elezioni regionali. Lo abbiamo chiesto a Gianluca Busato, che oltre ad essere il presidente di Plebiscito.eu è anche candidato presidente del Veneto per Veneto Sì.

    regionaliBusato, cosa cambia da domani nella campagna per le elezioni regionali?

    Innanzi tutto cambia il quadro, essendoci una investitura di carattere internazionale che completa ancor più il nostro disegno per l’indipendenza del Veneto. Se il consenso popolare sarà confermato anche nelle elezioni regionali potrà esserci un altro tassello che andrà a completare il quadro rafforzando la richiesta di riconoscimento di indipendenza della Repubblica Veneta e velocizzandone l’esito positivo.

    Come si pone di fronte agli altri candidati?

    Ognuno di essi porta avanti un copione già scritto da altri in altri luoghi dove si decidono le sorti del Veneto quale regione sottoposta ad oppressione fiscale, economica, sociale, culturale e filosofica. Sono pertanto dei comprimari di partito che cercano spazio all’interno delle loro organizzazioni di potere che hanno un centro di interessi lontano dal Veneto e spesso in conflitto con la nostra Terra. È emblematico, ad esempio, che nel periodo di governo regionale di Luca Zaia lo stato italiano abbia sottratto ai veneti circa 100 miliardi di euro di tasse mai tornate nel territorio sui 350 pagati in totale e che lui e la sua principale rivale televisiva Alessandra Moretti su questo punto siano concordi nell’accettarlo come condizione incontrovertibile di appartenenza allo stato italiano.

    Come si differenzia da loro sul piano internazionale?

    Mi ha impressionato constatare inoltre che essi siano totalmente ignari del potenziale internazionale di cui godono Venezia e il Veneto, alla luce di un’epoca che si sta aprendo di grandi cambiamenti geopolitici. Mi impressiona in generale in tutti l’assenza di un minimo piano strategico di cosa possa fare il Veneto tra 10-20-30 anni. Nessun candidato è minimamente consapevole di quali siano le trasformazioni geopolitiche e tecnologiche globali in atto e come sia impensabile affrontarle senza una capacità di visione di insieme. Sono dei semplici esecutori e gerarchi di partito senza alcuna capacità decisionale propria su aspetti cruciali del presente e del futuro del Veneto.

    BusatoGianluca (1)_singaporeQuale potrà essere il ruolo internazionale del Veneto nel futuro?

    Si aprono nuove ed inedite prospettive per il Veneto alla luce dei grandi investimenti internazionali nella realizzazione pianificata entro il 2025 delle nuove vie della seta, che vedranno Venezia e il Veneto divenire snodo strategico e baricentrico dei commerci internazionali. Saremo la nuova Singapore d’Europa, cui guardiamo anche per l’esempio straordinario che sa dare al mondo nella pubblica amministrazione. Saremo inoltre rafforzati da una tradizione democratica, che sarà rafforzata da un modello di democrazia diretta, come avviene in Svizzera, dove i cittadini possono decidere ogni cosa tramite referendum popolari, comprese le tasse.

    Per quanto riguarda l’economia, quali sono secondo lei i nodi cruciali che devono affrontare le imprese venete?

    Uno su tutti. Il problema dello scarso accesso al credito delle imprese venete e della loro sottocapitalizzazione. Cosa propongono Zaia e Moretti? Sempre e solo accesso a fondi pubblici, spesso senza la minima capacità progettuale e, soprattutto, al sistema del credito bancocentrico, affetto da nanismo, sofferenze bancarie e intossicato di titoli pubblici italiani. Chiediamo a qualsiasi imprenditore quanto sia facile ottenere accesso al credito presso le banche e prepariamoci a una sonora risata come risposta.

    VolantinoA5_ComunicatoQual è la vostra soluzione?

    Bisogna evolvere l’attuale sistema di capitali, attraverso la creazione e la catalizzazione dei fondi di venture capital e di private equity. Basti pensare a come una Apple in poco tempo sia potuta diventare la più grande azienda del mondo partendo dalle idee brillanti di alcuni ragazzi in un garage. Avrebbe mai potuto reperire il capitale di rischio necessario con un sistema bancocentrico come quello veneto e italiano? No, così come non possono farlo le migliaia di microimprese geniali venete che oggi non hanno a disposizione interlocutori con strumenti economico-finanziari globali idonei allo scopo. Noi stiamo conducendo nel territorio un’opera di informazione e di predisposizione della società civile veneta affinchè faccia questo salto di qualità necessario per competere nel mondo globale. Siamo gli unici ad aver compreso l’importanza cruciale di questa evoluzione del tessuto socio-economico veneto. La dotazione di questi strumenti economico-finanziari globali permetterà un aumento del finanziamento alle imprese che stimiamo come minimo da un 900% a un 3.000% annualmente in più rispetto ad oggi.

    Sempre in ambito economico, ai cittadini veneti cosa propone?

    Il Veneto indipendente, semplicemente trattenendo ciò che oggi viene rubato al Veneto dallo stato italiano, 20 miliardi di euro ogni anno, e ciò che viene sprecato con l’uso dei soldi delle tasse pagate dai veneti, altri 10-20 miliardi di euro sempre ogni anno, un lavoratore che oggi prende 1200 euro al mese si vedrà aumentare lo stipendio di 500 euro netti in busta paga ogni mese, portando lo stipendio a 1700 euro netti. Idem per i datori di lavoro, al ribasso. Famiglie e imprese pagheranno al massimo un quarto delle tasse che pagano oggi all’Italia e in cambio vedranno un aumento tra il 10 e il 30% negli investimenti annuali in servizi ai cittadini, ovvero scuole, strade, sanità, assistenza socio-assistenziale e domiciliare. Il Veneto indipendente avrà le risorse oltrechè per pagare le pensioni ai veneti (oggi minacciate dall’Italia), anche per alzare le pensioni minime a 1.000 euro.

    Alla luce dei risultati eclatanti nel referendum di indipendenza del Veneto e delle ultime elezioni on line del Parlamento Veneto le elezioni regionali sembrerebbero quasi una passeggiata per lei…

    Così sarebbe se noi fossimo in una democrazia compiuta. L’Italia però è di fatto un regime partitocratico, con controllo degli organi di informazione e del sottobosco clientelare e corporativo che tiene legate molte persone a un sistema di potere odiato dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Praticamente ogni sera in televisione appaiono i candidati governatori del Veneto dei partiti italiani: tra poco leggeranno anche le previsioni del tempo, le informazioni sul traffico e le estrazioni del lotto. E di giorno i quotidiani sono occupati militarmente dalle loro vacue dichiarazioni, prive di alcuno spessore programmatico.

    Inoltre, fattore ancor più critico, esiste una forte e giustificata avversione verso ogni tipo di elezione italiana, che ha creato un forte astensionismo, in particolare nelle fasce di popolazione più vicine al nostro progetto. La sfida sta nel comunicare loro che finalmente si è aperta una finestra per il cambiamento e che se sapremo cogliere al volo tale opportunità per noi si realizzerà la piena indipendenza del Veneto, che gode di grande consenso a livello internazionale.

    Grazie per il tempo concesso e buona cerimonia per domani!

    Grazie a lei, con l’augurio che la cerimonia sia una festa per tutti i veneti!

     

    Ufficio stampa – Veneto Sì
    Silvia Gandin

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    PERCHE’ L’UNIONE EUROPEA E LE ALTRE GRANDI POTENZE ECONOMICHE DOVREBBERO SUPPORTARE IL PROCESSO DI INDIPENDENZA DEL VENETO

    a-zanettiUna delle regioni più produttive dell’Italia è attualmente soffocata da una delle più alte pressioni fiscali del mondo. La triste congiuntura di una burocrazia ormai di dimensioni mastodontiche che affliggono non solo la libertà d’impresa, ma anche l’efficienza del l’output economico di una economia di mercato che sopravvive grazie solo all’economia sommersa, unita ad un sistema di giustizia che ha irrimediabilmente fallito, perdendo una delle sfide più importanti sotto il profilo dell’occidentalizzazione democratica dello stato di diritto, sta creando un’ambiente sterile su cui basare investimenti che non potranno mai essere produttivi, e proprio per questo clima di incertezza da parte di investitori (in particolar modo esteri) e di rassegnazione da parte di imprenditori e risparmiatori nazionali, l’Italia rischia di trascinarsi nel baratro tutto il sistema europeo.

    Il Veneto ha una ricchezza dovuta in parte dal suo patrimonio artistico, culturale e naturale, frutto di un connubio perfetto tra la millenaria storia di una delle repubbliche più libere di sempre, e una geografia (anche economica) che ha permesso uno sviluppo immenso del settore turistico, manifatturiero, commerciale, grazie anche alla propensione della popolazione al lavoro e al risparmio.

    Questa ricchezza rimane purtroppo imbrigliata da una tassazione che in alcuni casi raggiunge anche l’80% dei profitti, che non solo produce una perdita netta nella dimensione del mercato, e che non si trasforma in investimenti pubblici a sostegno del PIL, ma viene dissipata da un’amministrazione pubblica inefficiente e talvolta corrotta. Il sistema di norme, contraddittorie e difficilmente applicabili, crea un forte impedimento agli investimenti esteri che non trovano garanzie sufficienti per un calcolo attendibile di costi e benefici.

    Con il progetto della Repubblica Veneta, federale e indipendente, si può radicalmente invertire questa tendenza. I due pilastri fondamentali della ridotta tassazione e la creazione di un sistema di norme chiare ed attuabili, sosterranno i forti interessi esteri ad investimenti produttivi in Veneto.

    La riduzione del Cuneo fiscale libererà notevoli risorse economiche che agevoleranno le nostre economie di scala, ingenerando una crescita delle quantità di beni e servizi scambiati sul mercato. L’aumento liberalizzato di questa economia produrrà un aumento della domanda di investimenti finanziari e monetari, il conseguente abbassamento della disoccupazione creerà maggiore richiesta di credito per sostenere l’attività d’impresa che in questo territorio è radicata a livello culturale. L’abbassamento del costo del lavoro, e la semplificazione normativa del suo mercato, consentiranno a investitori esteri di impiantare attività economiche e filiali sul territorio. La strategica posizione, non solo geografica ma anche di continuità territoriale, culturale e linguistica con il resto della penisola, sarà un elemento di facilitazione per ulteriori investimenti nel resto d’Italia, gestiti sul territorio veneto, al riparo da una burocrazia inefficiente, dalla corruzione e dall’incertezza del diritto.

    Il deciso colpo di spugna della burocrazia fuori controllo e di un sistema di leggi spesso incomprensibili, sostituito da un ambiente legislativo snello, efficace, e volto alla tutela della proprietà privata e del liberalismo economico, non potrà avere altro effetto che creare un bacino di grandi opportunità di investimenti redditizi esteri in terra veneta, sia nel settore commerciale che in quello industriale.

    Non da meno, il proposito della nuova classe dirigente è chiaramente quello di eliminare la piaga della corruzione che ha contaminato ogni comparto dello Stato italiano. Gli investimenti pubblici saranno volti non solo ai punti cardine del welfare (già toccanti punte d’eccellenza) ma anche nel sistema di trasporti, sia fluviali e ferroviari, che aerei, che permetteranno un’ancor più facile accesso alle ricchezze di un territorio che si ripromette di tornare ad essere la rinata porta d’oriente dell’Europa, in una nuova e prospera via della seta.

    Le nazioni europee, come anche le grandi economie estere, dagli Stati Uniti alla Cina e alla Russia, avrebbero quindi un interesse strategico nel supportare il rilancio del Veneto come repubblica indipendente, non solo per simpatie più o meno innate ai processi di autodeterminazione democratica, ma per un razionalismo economico che vede in questa terra l’opportunità di un nuovo mercato in crescita in cui investire ricavandone ampi profitti, facendosi trascinare da una ripresa economica troppo agognata per non essere colta.

    Andrea Zanetti
    Veneto Sì

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    VENETO INDIPENDENTE SINGAPORE D’EUROPA

    Sono 100 i miliardi di euro rubati ai Veneti nei 5 anni in cui la lega ha retto il sacco ai ladri dello stato italiano. Al Veneto serve un profilo internazionale con l’indipendenza

    BusatoGianluca (1)_singaporeDopo le elezioni on line autogestite del Parlamento Veneto, ora il Veneto si trova alla vigilia di una decisione vitale per il proprio futuro con le prossime elezioni regionali.
    Ad ascoltare giornali e telegiornali che traboccano come ospiti di candidati governatori del Veneto della partitocrazia (che tenta di camuffarsi, nascondendo i propri simboli, o con piroette programmatiche imbarazzanti) e di sondaggi senza opzioni per l’indipendenza del Veneto (che pure rappresenta per antonomasia la stragrande maggioranza assoluta plebiscitaria dell’opinione pubblica veneta), la partita sembra bloccata tra un’opzione di “buongoverno” leghista e un’altra di “buongoverno” renziano. Al di là delle reciproche prese di posizione su singoli aspetti di programma, la domanda che accomuna tali le scelte è: al Veneto oggi serve proprio una proposta di “buongoverno”?
    La risposta non è scontata, in quanto se è vero che solitamente dovrebbe essere un sì, è altrettanto chiaro che oggi ci troviamo di fronte a prospettive del tutto diverse da quelle di una situazione consuetudinaria.
    Dall’inizio del “buongoverno” della miseria guidato dalla lega in regione Veneto, lo stato italiano ha infatti rubato ai veneti 100 miliardi di euro, sotto forma di tasse non tornate sotto nessuna forma nel territorio, e ha bruciato circa altri 100 miliardi di euro di soldi dei veneti per mala gestio, gettando i nostri concittadini, le imprese e le famiglie venete in uno stato di prostrazione e depressione. Il Veneto oggi vive la più grande e drammatica crisi della propria storia moderna, al punto che l’unica progettualità che si riscontra nelle giovani generazioni è rappresentata dall’emigrazione. Chi afferma altro è bugiardo.
    È chiaro quindi che per poter dare uno scossone salutare serve qualcosa di più e di diverso rispetto alla semplice idea di un “buongoverno”, che rappresenta l’ottimo solo in condizioni di normalità., mentre perservare con questa ricetta oggi significa solo andare incontro a morte certa.
    Qui ed ora, in Veneto, sia la proposta del governatore uscente sia quella della sua principale competitrice secondo quanto riferiscono i media, ci sembrano entrambe strade che portano alla miseria e alla disperazione, che infatti è ben palpabile nella società civile veneta.
    L’interesse internazionale verso la nostra piena indipendenza è assicurato da una copertura straordinaria che grazie alla nostra opera è stato data alla questione veneta nella stampa di tutto il mondo.

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    E proprio alzando lo sguardo al di là della gabbia italiana, osserviamo che in questi giorni è mancato all’età di 91 anni Lee Kuan Yew, il leader che seppe assicurare l’indipendenza di Singapore dal Regno Unito prima e dalla Malesia poi, trasformandola da povera colonia a uno degli stati più ricchi del mondo.
    La storia di Singapore è illuminante anche per il Veneto che, dopo le elezioni on line autogestite del Parlamento Veneto, si trova alla vigilia di un’importante decisione per il proprio futuro con le prossime elezioni regionali da un lato e con l’azione di autogestione che partirà dalle legittime istituzioni che si è data la Repubblica Veneta, in aperta concorrenza istituzionale con lo stato italiano.

    Nel momento in cui vengono tracciate nel mondo le nuove vie della seta che rappresentano le arterie di comunicazione intercontinentale che identificheranno Venezia e il Veneto come nuovo snodo logistico globale. Il nostro programma è proprio di esaltare le potenzialità e la nostra naturale vocazione ad assumere un ruolo che ci è proprio da sempre, attraverso gli opportuni strumenti economico-finanziari sistemici che entro breve tempo la società civile veneta, a livello privato più che pubblico, si doterà, anche grazie all’opera di catalizzazione svolta da Plebiscito.eu presso i rappresentanti dell’impreditoria e dell’economia veneta.

    Gianluca Busato
    Candidato Presidente del Veneto
    per Veneto Sì

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      IL FRONTE ESTERNO E QUELLO INTERNO DEI LIBERI VENETI

      maf_400x400Si sa che la piena indipendenza del Veneto ha numerosi nemici.
      La leadership di Plebiscito.eu ha dimostrato una tal fermezza sulle questioni legate al parassitismo di generazioni di burocrati e politici che si trova un fronte esterno così focalizzato al mantenimento dello status quo che sembra quasi impossibile che i colpi di maglio che i veneti liberi stanno dando a questo muro compatto diano i loro frutti. L’informazione di regime ha alzato una ulteriore rete protettiva e dalle strette maglie poco filtra. Solo un esiguo numero di testate, Libero e Il Giornale in primis, e alcune on-line hanno avuto il coraggio di pubblicare qualcosa sulla cosiddetta “questione veneta”. Ben altra aria si respira sulla stampa internazionale che invece dimostra un grande attenzione nei riguardi del destino del Veneto. In realtà negli esclusivi salotti romani la questione Veneta è invece ben conosciuta e in fase di studio. Quelle informazioni negate alla massa sono sotto la lente d’ingrandimento di alcune istituzioni vuoi perché ne hanno dato ampio risalto prestigiose testate straniere molto vuoi perché uffici studi di importante istituzioni finanziarie ne fanno oggetto di ricerca e monitoraggio. Il fronte esterno, costituito dalle istituzioni italiane, ha compreso con chiarezza come l’azione di Plebiscito.eu sia volta a mettere in mora il Governo centrale italiano “che dinnanzi a rivendicazioni di indipendenza democraticamente avanzate non ha più alibi per la sua eventuale noncuranza”. Le istituzioni italiane sanno che “in nessun caso il mero rispetto della legalità, in particolare di quella costituzionale, potranno essere considerati di per sé condizione sufficiente ad avallare una situazione di immobilismo politico che non rispecchia la realtà socio‐politica del paese. [sanno che] Il silenzio non può essere la risposta alle rivendicazioni avanzate democraticamente da una parte del corpo sociale, seppure in un’ottica di modifica dell’ordine costituzionale”.

      Vi è stato il riconoscimento di Plebiscito.eu e delle sue azioni da parte di così tanti soggetti autorevoli che nessuno più si chiede se il Veneto potrà diventare indipendente ma quando potrà raggiungere la piena indipendenza.

      Sarà per questo che è stato creato ad arte un fronte interno costituito da veneti (?) che hanno “pretese” di legalità volte esclusivamente ad insinuare dubbi sulle azioni che con grande determinazione Plebiscito sta mettendo in atto per addivenire alla piena indipendenza.
      In realtà il fronte interno è, come da tradizione tutta italiana, costituito in parte sia da soggetti al soldo dei conservatori italiani, che di veneti in buona fede (?) che danno credito ad “una quinta colonna di giacobini e di massoni” e che prestano fede a questo”
      La storia della Venetia è costellata di soggetti che hanno collezionato “una tale serie di giravolte, marce indietro, cambi di bandiera, trasformismi e porcate” che c’è da chiedersi come faccia un veneto a credere ancora a questi soggetti dai mille volti.

      Il fronte interno non va demolito ma, isolato! E’ sufficiente “renderci conto che ogni nostra risposta non cambierà la [sua] mente […], ma anzi potrà nutrirlo”.
      Gli attriti e le rivendicazioni tra gli stessi indipendentisti disperdono energie positive e aumentando quel disordine intellettuale che si riverbera sulle venete genti. E’ innegabile che Plebiscito ha portato la “questione veneta” all’attenzione del mondo. Ha saputo catalizzare attorno a se veneti che mai prima avevano rivendicato il diritto di essere uomini liberi. Ha saputo risvegliare quella dignità di chi è stato abituato solo a spaccarsi la schiena anche il sabato e la domenica e fare schei su schei. A Plebiscito si deve la primogenitura della formula chimica vincente della rivoluzione digitale e con il sorriso.
      Ci aspettano sfide importanti per essere baricentro del mondo che cambia.
      Ogni sincero patriota veneto sa chi è ora il vero nemico da battere.

      Mauro Fontana
      Consiglio Nazionale – VenetoSì

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      IL PROGETTO INDIPENDENTISTA PER IL VENETO DEL FUTURO E IL NULLA DEI PARTITI DEL BUONGOVERNO DELLA MISERIA

      Dopo il successo delle elezioni del Parlamento Veneto, ora parte la nuova sfida per le elezioni regionali

      venetiIl silenzio di regime italiano non ha impedito a Plebiscito.eu di portare avanti ancora una volta un’azione straordinaria nel segno dell’indipendenza del Veneto con le elezioni del Parlamento Veneto, mentre ogni sera e in ogni dove possiamo vedere le facce sempre più simili a un monoscopio televisivo dei candidati governatori del Veneto espressi dai partiti italiani.

      La grande visibilità mediatica dei partiti italiani e dei loro servi in Veneto contrasta in modo impressionante con la cappa imbarazzata di silenzio sulle attività dell’organizzazione che ha saputo portare la questione dell’indipendenza del Veneto alla ribalta internazionale.

      E allora credo sia giunto il momento di fare qualche confronto.

      Chi siamo noi? Perché ci candidiamo alla guida del Veneto?

      Semplice, perché crediamo ci sia un tremendo bisogno delle nostre conoscenze e della nostra determinazione a compiere un percorso di riscatto ed emancipazione economica, sociale e civica.

      Riteniamo che una guida diversa sia necessaria non solo perché il nostro progetto di indipendenza del Veneto permetterà ai veneti di pagare meno di un quarto delle tasse che pagano oggi sotto l’Italia e di avere un 10-30% in più di servizi ai cittadini (strade, scuola, sanità, assistenza sociale e domiciliare etc).

      La nostra vittoria nelle elezioni regionali è fondamentale non solo perché nel Veneto indipendente i lavoratori vedranno aumentare sensibilmente il proprio stipendio (di 500 € al mese netti in busta paga per chi oggi guadagna 1200 €) e il loro costo del lavoro ai datori di lavoro, non solo perché renderanno le pensioni più sicure e alte.

      Il mandato popolare all’unico candidato governatore che intende confermare la dichiarazione di indipendenza del Veneto è vitale non solo perché così potremo avere un sistema giudiziario degno di questo nome e lo sradicamento dell’endemica corruzione italiana originata dal voto di scambio e dal potere di intermediazione politica di una classe di lestofanti e buoni a nulla.

      RU-CINA-nuove-vie-della-seta_big (1)La ragione più importante che ci vede concorrere alla presidenza del Veneto è che noi sappiamo esattamente dove portare il nostro Popolo tra 10-20-35 anni, con quali progetti strategici, attraverso quali piani attuativi ed operativi e con quali risorse e strumenti sistemici ed economico-finanziari globali.

      Noi non vi parliamo di buongoverno come fanno i politici italiani di ogni risma perché esso è la prima causa del disastro socio-economico che ha spinto la nostra terra nella disperazione, soffocando i nostri sogni e le nostre speranze, costringendo i nostri giovani ad emigrare per cercare di scappare da un inferno fiscale e gettando le nostre donne, i nostri uomini e in particolare i nostri anziani e tutte le fasce di cittadini più deboli in una prostrazione dove è negata anche la dignità.

      Noi siamo schiavi e sudditi, ma oggi dobbiamo trovare la forza per il nostro riscatto morale, noi portiamo la speranza e un progetto concreto che ridarà la forza e la potenza che il Veneto possiede e il mondo ci riconosce.

      Siamo partiti da internet e dai social network per costruire una forza alternativa e sganciata dalla partitocrazia criminale italiana. Ora dobbiamo completare l’opera arrivando in ogni casa, spiegando che ora finalmente è sorta una nuova guida è una nuova speranza per un futuro di indipendenza e civiltà.

      Tra pochi giorni partirà la raccolta firme necessarie per presentarci alle elezioni regionali. I partiti farabutti si sono fatti una legge che li esenta dal raccoglierle, questa sarà la prima sfida da vincere e la vinceremo. Dovremo raccogliere 2.000 firme nelle provincie più grandi (PD, TV, VE, VI, VR) e 1.250 nelle province più piccole (BL, RO). Per farlo dovremo andare nei comuni dove saranno depositati i moduli di raccolta e portare i nostri concittadini. Non appena parte il segnale, scattiamo in massa per completare la raccolta e poi scateniamo la campagna più virale che mai sia stata fatta in Veneto.

      Ne va del nostro futuro.

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        Gianluca Busato
        Candidato Presidente del Veneto
        Per Veneto Sì

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        AIUTIAMO GLI INTELLETTUALI A CAPIRE L’INDIPENDENTISMO VENETO MODERNO

        Wu Ming 1 e la mancata analisi sul fenomeno che sta riscuotendo il consenso di fasce di popolazione sempre più ampie in Veneto

        l_blissettLa prima puntata di Cent’anni a nordest di Wu Ming 1 sull’Internazionale pare rivelare ancora una volta come negli ambienti intellettuali vi sia un’enorme fatica a rapportarsi con il fenomeno dell’indipendentismo veneto moderno. Tale difficoltà spesso sfocia in un meccanismo forse indotto dalla pigrizia che classifica gli indipendentisti di Plebiscito.eu come “ex leghisti”, con ciò tentando di dare una soluzione a nostro avviso errata a una questione non analizzata.
        Tanto per iniziare l’ex di per sé implica un “non”. Altrimenti dovremmo dar ragione a Berlusconi quando etichettava come comunisti gli eserciti di orfani ideologici degli anni ’80 e ’90, oggi traghettati nel renzismo o negli adulatori di Tsipras e Podemos, magari col conticino di famiglia in Svizzera a propria insaputa come i Civati. L’analisi però è carente su altro. Hanno mai provato a leggere le tesi degli indipendentisti veneti moderni i critici intellettuali che in modo sbrigativo ci classificano come fenomeno collaterale al forza-leghismo? Forse scoprirebbero che vi sono tratti più avanzati di tolleranza e apertura rispetto alla grande moltitudine dei partiti di ogni risma e schieramento. Non solo l’indipendentismo moderno è postideologico, ma è anche aperto a una nuova forma di civiltà globale interconnessa. Non gli appartiene né la xenofobia né un atteggiamento di chiusura.
        Tra i propri principi fondanti, nero su bianco, chi altri inserisce il diritto di ricercare la felicità, e di esercitare i suoi sentimenti nel rispetto degli altri? Certo, per molti saranno conquiste ovvie, ma chi altri oltre a Plebiscito.eu si è sentito in dovere di fissare come base della propria azione “il diritto di manifestare le proprie convinzioni politiche e morali, ed il diritto di godere di tali diritti a prescindere dalla posizione sociale, economica, giuridica, di sesso, di età, di convinzione religiosa, politica e morale”, oppure il “rifiuto di ogni forma di discriminazione razziale, etnica, linguistica, di convinzioni religiose, sessista e di orientamento sessuale”?
        È interessante comprendere anche alcune ragioni che hanno portato all’esigenza di chiarezza su questi punti. Gli indipendentisti infatti rappresentano una delle poche se non forse l’unica componente politica moderna che, in Veneto e più in generale in Europa, sono stati combattuti dal potere e non mi riferisco alle derive violente, che spesso nascono da un’impostazione legata anche all’antagonismo sociale, ma proprio a chi ha impostato la propria azione sul civismo democratico e sulla necessità di rivitalizzare il tessuto socio-economico devastato dalla miopia centralista e clientelare della classe dirigente impostasi sulle macerie delle grandi ideologie ottocentesche e novecentesche. Siamo noi gli underground, gli squatter, gli emarginati e forse gli unici indagati per le proprie idee degli anni ’90 e dei primi anni ‘2000 in Italia.
        E mentre noi siamo combattuti, dalla cenere ideale risorge invece come l’araba fenice l’idea di stato-re che si impone sull’uomo, nuovo Dio e nuova scusa in particolare in Italia per una casta di burocrati e di opportunisti per creare la più fitta rete di controllo del consenso oggi diventata il castello di carte che rischia di essere travolto dall’astensionismo dilagante.
        Oppure, appunto da ciò che tra le macerie si scorge essere sopravvissuto dal disastro partitocratico.
        Perché Treviso e Vicenza sono le culle in cui nasce e cresce l’indipendentismo veneto moderno? Semplice, sono due tra le prime dieci province più industrializzate d’Europa, assieme a Bergamo, Brescia, la Brianza e Modena e altro quattro tedesche. Siamo il cuore produttivo europeo, dove più forte si sentono le contraddizioni del mostro statalista che si mangia da solo, a cominciare proprio dal suo organo vitale, il reticolo industriale più fitto del mondo. Dimenticare che il pensiero politico moderno si fonda sulle contraddizioni del lavoro, dai lavoratori, dalla dicotomia tra ricchezza e povertà, tra sfruttamento e schiavitù, tra libertà e oppressione significa perdere il contatto con la realtà, ciò che hanno fatto i partiti e i politici italiani.
        La visione globale degli indipendentisti moderni e i crescenti contatti con i movimenti di tutto il mondo (per quanto ci riguarda l’ultimo è stato con gli indipendentisti di Taiwan, altro cuore tecnologico del mondo) dimostrano e confermano quanto Parag Khanna ha teorizzato: non solo gli indipendentisti veneti sono innovativi, ma siamo addirittura gli anticipatori del nuovo mondo che si sta formando, l’avanguardia dell’evoluzione umana verso una nuova forma di civiltà globale interconnessa. Non chiediamo quindi che gli intellettuali – e in particolar modo gli intellettuali italiani – condividano le nostre idee. Ma suggeriamo loro che approfondiscano il loro studio, per evitare che il loro orologio resti fatalmente indietro con quello che scandisce i tempi della storia del mondo.

        Gianluca Busato
        Candidato Presidente del Veneto
        Per Veneto Sì

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        GIANLUCA BUSATO: “CON PLEBISCITO.EU ISTITUZIONI VENETE INDIPENDENTI E CONCORRENTI A QUELLE DEL REGIME ITALIANO”


        Schermata 2015-03-17 alle 16.32.40Treviso 24 intervista Gianluca Busato, presidente di Plebiscito.eu e candidato Presidente del Veneto per Veneto Sì. “L’iniziativa, voluta dalla piattaforma indipendentista Plebiscito.eu, mira a creare delle istituzioni parallele e concorrenti rispetto a quelle dello Stato Italiano. A cominciare dal Consiglio regionale”.

         

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        IL LORO SILENZIO E’ IL TURBO DI PLEBISCITO.EU. E I VENETI VOTANO PER IL VENETO LIBERO

        Plebiscito.eu è sempre più per i veneti luogo di libertà dallo stato truffaldino e parassita

        pb-gaDa giorni tv e giornali parlano del Veneto come “laboratorio politico”. Già. Peccato che ne parlino sempre e solo riferendosi ai partiti e ai loro esponenti che sono i principali responsabili dello sfascio socio-economico che ha gettato la nostra Terra e i suoi cittadini nella più profonda depressione della propria storia contemporanea.
        Per fortuna che anche quest’anno, come l’anno scorso, è partita la corsa del Veneto profondo a registrarsi e a votare su www.plebiscito.eu, per dire a gran voce che i Veneti si stanno costruendo la loro Repubblica indipendente, apprezzando particolarmente la Rivoluzione Digitale che stiamo percorrendo e che permette loro di pronunciarsi senza esporsi. Ieri alle 17 infatti sono stati più di 240.000 i veneti che hanno espresso il proprio voto per il candidato deputato da eleggere nel Parlamento del Veneto libero.

        seggi-6Plebiscito.eu è sempre più sinonimo di luogo di libertà e quando nella testa dei cittadini scattano questi meccanismi neanche il regime italiano può far nulla, anche se possiede l’unico sistema informativo e mediatico classificato come NON libero in Europa occidentale dalle principali organizzazioni internazionali che monitorano lo stato di libertà di stampa.

        Ecco quindi spiegato perché un anno fa abbiamo votato il referendum e quest’anno ci eleggiamo il Parlamento, tanto per iniziare. D’altro canto avevamo avvisato tutti che erano partite le operazioni per l’indipendenza di fatto. Solo che noi non costruiamo cannoni né organizziamo eserciti. Semplicemente diamo voce in modo innovativo ai veneti, cosa che non ha mai fatto nessuno. Anzi, lo stato italiano ha certificato che solo Plebiscito.eu di fatto poteva far esercitare il diritto di autodeterminazione al Popolo Veneto, bloccando la legge referendaria che indiceva un nuovo referendum per l’indipendenza con la sua impugnazione presso la corte costituzionale da parte del governo nello scorso agosto.

        elezioniPlebiscito.eu ringrazia e rilancia: ora entriamo nel vivo e ci divertiamo perché più giornali e tv silenziano la nostra iniziativa più i veneti votano per la propria libertà dal regime italiano, identificandoci come unica alternativa allo stato ladro e parassita. Anche perché nelle urne digitali di Plebiscito.eu lo stato italiano non ti vede.

        Buon voto a tutti, naturalmente su www.plebiscito.eu.

        Gianluca Busato
        Candidato Presidente del Veneto
        Per Veneto Sì

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        AL VENETO NON SERVE NÉ UN SINDACO NÉ UN PR, NOI VOGLIAMO LA NOSTRA REPUBBLICA INDIPENDENTE

        Il Veneto deve prepararsi a diventare un hub globale entro il 2025, per essere pronto a intercettare i grandi cambiamenti epocali in corso. Per farlo ci serve l’indipendenza, ci servono un Parlamento e un Governo indipendenti, ci serve Veneto Sì

        BusatoGianlucaIl Veneto secondo l’onorevole Sacconi è il laboratorio politico per il futuro dell’Italia. Ne sono tutti consapevoli se è vero che da settimane oramai i giornali si occupano delle beghe partitiche, tra una lega che si lacera in un duello che è solo all’inizio (immaginiamo solo il clima da caccia alle streghe che vi sarà all’interno dei duei schieramenti) e un pd che nasconde il simbolo dai manifesti della propria candidata.
        Ha ragione Sacconi, ma nel laboratorio ancora oggi non si vedono altro che esperimenti nati morti, se il grande assente è il tema che raccoglie il consenso plebiscitario dei veneti.
        Nella settimana in cui si elegge via internet dal sito www.plebiscito.eu il Parlamento Veneto indipendente, che tra parentesi fa giustizia di una istituzione che era stata maltrattata e ridicolizzata con il surrogato del Parlamento della Padania, di tutto si può parlare fuorchè di ciò che vogliono i veneti.
        elezioniE allora è un rincorrersi da campagna elettorale tra cinque anni di buongoverno (sic!) che il governatore uscente esperto di pubbliche relazioni vorrebbe ripropinarci, magari con annessi suicidi economici record di imprenditori e lavoratori veneti nel vortice della disperazione, oppure, meraviglia delle meraviglie, passiamo ai jobs act alla veneta della aspirante governatrice che vuole fare la sindaca del Veneto, proprio quando i sindaci veneti sono precipati nella disperazione più cupa con tagli mostruosi alle loro risorse da parte di uno stato centrale famelico e parassitario.
        La realtà è che al Veneto, laboratorio della politica, serve qualcosa di più che sterili slogan e passarelle di partiti lacerati o dissimulati.
        Al Veneto non serve né un sindaco né un PR: noi abbiamo bisogno di tutto fuorché di normale amministrazione per uscire dal periodo più cupo della nostra storia contemporanea. Al Veneto non basta nemmeno un sondaggio fatto a Cernobbio da imprenditori sopravissuti, come ben dice Federico Fubini.

        Al Veneto serve qualcosa di straordinario, che può venire solo dalla piena indipendenza.

        RU-CINA-nuove-vie-della-seta_big (1)Tra 10 anni saranno pronte le nuove vie della Seta che tracceranno un mondo diverso in cui Venezia e il Veneto saranno l’autentico hub globale, baricentro e crocevia strategico delle vie di comunicazione intercontinentali dove passeranno merci, donne, uomini, cultura e civiltà. Per essere pronti a disegnare il Veneto del futuro, dove potremo riappropriarci dei sogni rubati dai politici italiani e dai loro portatori d’acqua veneti dobbiamo rompere il muro del silenzio che i partiti e i media a loro asserviti hanno deciso di alzare nei confronti dell’indipendenza.
        Per vincere la sfida dobbiamo far volare le elezioni del Parlamento Veneto, con un’affluenza che sia imponente e possa determinare una seria concorrenza civica e rappresentativa del Parlamento e del Governo indipendenti del Veneto nei confronti delle istituzioni italiane in Veneto, oramai delegittimate.
        Solo allora il laboratorio politico del Veneto sarà veramente interessante e ci sarà da divertirsi per tutti. Ovviamente nel segno dell’indipendenza del Veneto, sconfiggendo il Veneto No dei PR e dei sindaci da serie B italiana. Nel segno di Veneto Sì.

        Gianluca Busato
        Candidato Presidente del Veneto
        Per Veneto Sì