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VENETO SI E PLEBISCITO.EU ORGANIZZANO CORSO DI FORMAZIONE POLITICA E DI COMUNICAZIONE DIGITALE

4_fffDove: Hotel Aqua – Abano Terme

Quando: sabato 4 luglio 2015 e sabato 11 luglio 2015

Orario: accredito ore 9, inizio lezioni ore 9.30

Posti disponibili: 30

Prezzo: 30,00 €, comprensivo di pranzo con catering

A chi è rivolto: ai responsabili politici e comunicazione delle aree. Potranno partecipare al massimo due persone per ciascuna area territoriale.

In previsione dei prossimi obiettivi programmati, VENETO SI e PLEBISCITO.EU propongono un corso di formazione dedicato specificatamente ai responsabili politici e ai responsabili comunicazione di ogni area. I posti sono limitati (30), pertanto sarà data priorità alla partecipazione di almeno due persone per ciascuna area territoriale e quindi se resteranno posti disponibili ad altri.

Oltre alle lezioni, per chi lo desidera vi sarà anche un momento di intrattenimento. L’hotel dispone anche di un’area relax con piscine termali.

I moduli formativi compresi sono i seguenti:

Sabato 4 luglio 2015

Preparazione politica. Definizione obiettivi. Gestione e organizzazione delle aree territoriali. Aspetti pratici e procedurali per condurre campagne elettorali. Metodi, strategie di comunicazione e problem solving.

Sabato 11 luglio 2015

Comunicazione. Social Media Networking e Tecniche di Comunicazione on line. Realizzazione campagne virali e nuovi metodi di diffusione delle idee. Si insegnerà a: gestire pagine facebook, account twitter, campagne sms.

Prenota subito compilando il seguente modulo:

    Corsi di formazione di Veneto Sì e Plebiscito.eu

    Con la seguente dichiarazione sottoscritta, prenoto la partecipazione a una o più giornate di corsi di formazione organizzati da VenetoSì e Plebiscito.eu (quota di partecipazione: 30,00 € per ciascuna giornata).

    Con la sottoscrizione della presente, ai sensi del D.Lgs. 196/2003 (legge sulla “privacy”) autorizzo Veneto Sì al trattamento dei miei dati personali secondo le modalità indicate nella nota informativa pubblicata all'indirizzo web www.https://venetosi.org/privacy

    Ufficio comunicazione – VenetoSì

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    LE NUOVE SFIDE PER L’INDIPENDENZA NEL VENETO DISILLUSO

    Dopo il fallimento di IV e InV nelle elezioni regionali, è meglio un partito unico indipendentista o una struttura evoluta internazionale e più intelligente?

    Schermata 2015-06-05 alle 17.16.14Ritorniamo a mente fredda sul risultato delle elezioni regionali di domenica scorsa, per capire un po’ meglio cosa è successo e cosa si prospetta per il prossimo futuro.

    In pratica si è verificato il fallimento totale dei movimenti indipendentisti che chiedevano il consenso dei veneti per indire un nuovo referendum regionale per l’indipendenza.

    Indipendenza Veneta ha ottenuto il 2,5% e Indipendenza noi Veneto il 2,7%, cifre basse e tra l’altro anche un po’ gonfiate dall’astensionismo che ha visto recarsi al voto solo il 57,2% degli aventi diritto. In termini di consiglieri eletti poi i risultati sono stati ancor più deludenti: IV non ha nemmeno superato il quorum e InV elegge solo un consigliere.

    In questi primi giorni che seguono i risultati delle elezioni regionali è subito partita una incomprensibile guerra interna ai piccoli movimenti indipendentisti veneti tutta giocata sullo scaricabarile e sulla mancata assunzione di responsabilità politiche, tra l’altro anche con spettacoli deludenti a base di reciproche cadute di stile.

    Lo sport tutto italiano dell’addossare agli altri le proprie colpe (liste civetta, indicazioni di voto, mancata unità e mille altre scuse) non cambia però di una virgola la sostanza delle elezioni regionali per chi nel proprio programma aveva la celebrazione di un improbabile nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto.

    I voti ottenuti da Indipendenza Veneta e da Veneto noi Indipendenza sono stati pochi anche sommati e non riflettono minimamente il grado di popolarità che ha l’indipendenza del Veneto nella popolazione. I voti dei veneti favorevoli all’indipendenza si sono riversati solo in minima parte nelle due formazioni, mentre una gran parte ha preferito non votare, oppure votare direttamente Zaia o la lega, oppure ha votato Berti, che ha incassato a sua volta molti consensi grazie alla firma del protocollo di intesa con Plebiscito.eu sul referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, che gli ha consentito di superare anche Flavio Tosi, dato per certo sul podio all’inizio della campagna elettorale.

    Molti fin da subito si sono concentrati sull’esigenza di dar vita a un partito indipendentista unico che veda convergere le varie anime, unendo chi è in maggioranza con Zaia e chi ne è fuori.

    Al fine di sgombrare il campo dagli equivoci e dalle polemiche, vogliamo subito porre in chiaro alcune questioni a tal proposito che spiegano perché non parteciperemo ai dibattiti in corso tra i gruppi indipendentisti veneti impegnati a creare ancora una volta un impossibile partito indipendentista unitario.

    Sul fronte di un impossibile partito unico, abbiamo infatti già dato. L’esempio già vissuto a tal proposito è quello di Veneto Stato.

    Fui io a creare i presupposti per la nascita di Veneto Stato, dimettendomi immediatamente dopo le elezioni regionali del 2010 da segretario del Partito Nasional Veneto che avevo fondato nel 2008 e che era stato il primo partito dichiaratamente indipendentista a presentarsi alle elezioni provinciali di Padova e Venezia nel 2009. Grazie al mio passo indietro favorii il dialogo tra le varie anime indipendentiste e subito dopo l’estate nacque la nuova formazione. Gli esiti li conosciamo bene: le contraddizioni interne esplosero solo dopo un anno, nonostante alcune iniziative di grande successo, in primis la manifestazione di Arzignano con il monumento all’imprenditore, che lo avevano portato alla ribalta mediatica nelle tv nazionali italiane. Veneto Stato esplose dimostrando l’incompatibilità politica delle sue anime e da esso quindi dopo pochi mesi nacque Indipendenza Veneta che a sua volta dopo un anno esplose per ragioni analoghe.

    L’esperienza di Plebiscito.eu, inizialmente Plebiscito 2013, nacque in quel momento (luglio 2013) e la differenza rispetto ad altre esperienze è che ha saputo attraversare le inevitabili fasi di discussione interna senza cambiare la sua dirigenza ed esprimendo una continuità d’azione e programmatica che in quanto a durata da quando è nato l’indipendentismo veneto moderno nel 2006 è secondo solo al Pnv del periodo 2008-2010.

    Questa volta non farò l’errore di allora.

    Il motivo è presto detto. Affinché si possano creare le condizioni per il cambiamento è necessario dare un tempo ragionevole ad un gruppo dirigente perché possa dare forma ai propri piani.

    Oggi mi è più semplice affrontare tale scelta, perché rispetto ad allora il percorso di Plebiscito.eu fin dalla sua nascita ha visto inanellare uno straordinario elenco di successi, il cui culmine è rappresentato dalla celebrazione del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014. Ad esso sono seguiti la certificazione scientifica del Plebiscito pubblicata il 20 dicembre 2014 e la certificazione diplomatica del Comitato degli Osservatori Internazionali del 28 marzo 2015. Solo pochi giorni fa, il 28 maggio 2015 abbiamo inoltre avuto il riconoscimento del candidato governatore della forza politica che rappresenta pur sempre il primo partito del parlamento italiano per consensi ricevuti nelle ultime elezioni politiche.

    Questi successi rappresentano un patrimonio di credibilità che nei prossimi mesi saranno corredati da una struttura che per la prima volta avrà una natura giuridica internazionale e transnazionale e un respiro che ci permetterà di dar vita a progettualità economica e civica finora non solo mai realizzata da un movimento politico in Veneto (e non solo), ma nemmeno concepita.

    Così come è avvenuto per il Plebiscito Digitale, stiamo realizzando una struttura di un grado evolutivo superiore rispetto ai movimenti politici classici che sconfiggerà il sistema dei partiti italiani.

    Le sorprese non sono finite, quindi. Siamo solo all’inizio delle danze.

    Gianluca Busato

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    L’INDIPENDENZA DEL VENETO? CE LA COMPRIAMO

    Alcune riflessioni sulle differenze tra i percorsi di autodeterminazione nelle Regioni Europee

    indipendentismiUn articolo di Alex Storti mi dà il destro per approfondire il tema del confronto tra gli obiettivi politici dell’autonomia e dell’indipendenza che rischia di scivolare nella riserva indiana dei dibattiti politici che non infiammano i cuori né risvegliano le coscienze assopite.

    Tanto apprezzo la pacatezza dello stile nell’argomentare di Alex Storti che lo rende quasi un “animale” raro nel panorama dell’indipendentismo dell’italico stivale quanto trovo delle generalizzazioni pericolose nei contenuti da egli riportati che rischiano di far confondere i piani di discussione.

    Nella sua analisi infatti si leggono paragoni tra forze politiche europee, scozzesi, fiamminghe, catalane e la lega nord che di fatto stridono, in quanto il cuore del problema è insito proprio nelle contraddizioni della forza politica che ha saputo creare un incantesimo fuorviante sia in tema di autonomia sia in tema di indipendenza.

    La polarizzazione evidente del dibattito indipendentista in Veneto, in Lombardia e più in generale in ogni regione storica oggi parte dello stato italiano risente di tale contraddizione che resta il problema irrisolto per chi vuole ottenere tali obiettivi.

    Non esiste ne è mai esistito in Veneto un indipendentismo-kamikaze. D’altro canto è evidente che la conquista delle cronache internazionali è riferita solo ed esclusivamente al movimentismo che dal 2011 al 2013 ha anticipato l’organizzazione del Plebiscito Digitale, che resta ad oggi l’unico obiettivo concreto ottenuto quantomeno sul piano della comunicazione (e di gran lunga il più alto esempio di obiettivo politico raggiunto da un soggetto indipendentista nello stato italiano).

    Il problema di ottenimento di risultati politici ancora più concreti non è dovuto all’incapacità di creare alleanze con partiti italiani che si fingono autonomisti o indipendentisti (mi rifiuto di pensare al partito di Salvini come ad un soggetto politico credibile con un progetto chiaro, al di là della capacità di intercettare ondate populistiche fini a loro stesse), bensì alla capacità che gli indipendentisti dovranno dimostrare di creare attorno a sé blocchi sociali ed economici più consistenti degli attuali. Il passaggio quindi a un aspetto pratico sul percorso giuridico per completare l’ottenimento dell’indipendenza diventa un dettaglio che assume significati e contenuti diversi in funzione non tanto di latitudine e longitudine, quanto dei differenti framework operativi costituiti essenzialmente dal quadro composito di assetti costituzionali, leggi elettorali, culture politiche e assetti socio-economici di ciascuno stato e regione in cui si manifesta la volontà di indipendenza (e ciò spiega anche l’incredibile silenzio della politica italiana verso gli atti dell’indipendentismo veneto). Riproporre in salsa veneta o lombarda l’indipendentismo scozzese senza il vissuto di un partito nazionale scozzese che dagli anni ’30 del secolo scorso dà espressione e forma alla battaglia scozzese senza praticamente soluzione di continuità significa non capire la differenza che corre tra il peso di un uomo sulla Terra e sulla Luna in considerazione del diverso campo gravitazionale.

    Senza voler scomodare il caro vecchio Lenin (che resta pur sempre un bel po’ distante da noi sotto il puro profilo ideologico), in virtù di ciò è chiaro quindi che il percorso da noi intrapreso prevede la strutturazione e il consolidamento sotto ogni aspetto dell’Organizzazione per la Liberazione del Veneto che abbiamo creato e che si dovrà rafforzare con capacità di incidere in modo sistemico e di carattere internazionale, secondo logiche moderne.

    Dopodichè potremo anche porci degli obiettivi temporalmente più definiti, in funzione del nostro accresciuto potenziale di influenza.

    La comunicazione esige capacità di sintesi, concludo quindi esemplificando il nostro percorso più sul piano economico che giuridico: quale potenza economica, l’indipendenza del Veneto dovremo sapercela comprare con i nostri soldi dopo che con i voti del Plebiscito Digitale abbiamo già dimostrato di volerla a noi stessi e al mondo.

    Gianluca Busato

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    UN SISTEMA VENETO TUTTO DA INVENTARE

    Prospettive di libertà alla luce dell’intensificarsi del processo di centralizzazione dello stato italiano e della soppressione dei gradi di autogoverno veneto

    IMG_0510In questi giorni di stanca e vuota campagna elettorale non si può ignorare la situazione di stallo in cui versa il “sistema Veneto”, che pure è stato decantato dal premier italiano Renzi che pare quasi più orientato a tirare la volata a Luca Zaia che non alla sua candidata Alessandra Moretti.

    La realtà è che vi sono dei problemi irrisolti e la cui soluzione non si intravvede alla luce della deriva dello stato italiano, oggi impegnato a trovare nuovi 16,6 miliardi di euro (secondo la CGIA di Mestre) per restituire l’indicizzazione delle pensioni ai 5 milioni di pensionati che hanno subìto il mancato adeguamento Istat disposto dal governo Monti con il «Salva Italia» e attuare la sentenza della Consulta che ha giudicato incostituzionale la riforma Fornero.

    Il Veneto, ad esempio, ha seri problemi nel proprio sistema creditizio, completamente bancocentrico, con banche affette da nanismo, da sofferenze bancarie e da intossicazione da debito pubblico italiano, nonostante il quantitative easing di Draghi. Situazione che non permette alle imprese venete di reperire le risorse per ovviare al problema della sottocapitalizzazione da un lato e al credito per investimenti dall’altro.

    Il Veneto ha un sistema di trasporti passeggero indegno della prima regione per presenze turistiche in Italia. Abbiamo già dimostrato nei nostri convegni come con pochi chilometri di collegamenti, i nostri aeroporti possano collegarsi a un sistema metropolitano, eliminando fin dove possibile l’uso dell’automobile.

    Molti altri sono i comparti in cui si ravvisa l’inadeguatezza del Veneto rispetto agli standard dei Paesi più civili ed industrializzati. Anche in settori strategici, come ad esempio l’infrastruttura digitale e la banda larga internet, le nostre imprese e i nostri cittadini sono svantaggiati rispetto all’Europa e al mondo occidentale in genere.

    Quali sono le concrete possibilità e i fattivi strumenti a disposizione della Regione Veneto per poter attuare un piano di interventi significativo in ogni settore oggi affetto da un degrado impressionante? Praticamente nessuno.

    Non esistono strumenti legislativi concreti né risorse finanziarie che si salvino dalla deriva centralista e dal furto fiscale italiano. Esiste solo lo spazio per interventi di piccolo cabotaggio che spostano poco o nulla sul piano competitivo e sistemico. Il Veneto come tale è sempre più assorbito come espressione periferica di uno stato sempre più centralizzato e sempre più provinciale, ai margini d’Europa e del mondo civile. Anche nel quadro congiunturale estremamente positivo del primo semestre 2015, con bassi costi energetici, cambi vantaggiosi per l’export extra ue e una politica espansiva della BCE, il tasso di crescita italiano e con esso quello veneto non decollano oltre il livello quasi piatto. Cosa potrà allora avvenire quando le condizioni al contorno non saranno più così favorevoli? E cosa potrà succedere se alcune situazioni come quella greca, oppure il quadro geopolitico generale o locale dovessero sfuggire al controllo? Probabilmente tornerebbero ad addensarsi le nubi sul grado di sostenibilità del sistema italiano e con esso del Veneto.

    La soluzione difficilmente potrà passare per una Regione che sempre più sarà svuotata di funzioni e di competenze e che dopo il paventato prossimo pronunciamento della corte costituzionale che ogni probabilità vieterà l’indizione del nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto, sarà svuotata dallo stato anche della propria anima riformatrice.

    A quel punto per tutti si porrà una scelta: accettare la condizione di schiavi istituzionali, oppure appoggiarsi all’unica espressione plebiscitaria di sovranità popolare che è stato possibile organizzare, alla luce della natura dittatoriale del regime italiano, con il referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014? Ciò a maggior ragione se si considera che il Plebiscito Digitale ha visto una doppia certificazione: scientifica prima grazie all’assessment licenziato da Engineering Ingegneria Informatica Spa il 20 dicembre 2014 e diplomatica poi con la firma e la consegna della relazione finale del Comitato degli Osservatori Internazionali il 28 marzo 2015 a Venezia.

    Esaurite le strade della democrazia istituzionale italiana, è quindi legittimo solcare la legittima via dell’autodeterminazione dei Popoli, a maggior ragione se già esercitata, oppure bisogna rassegnarsi alla soppressione di un diritto fondamentale sancito dall’Onu nel proprio Statuto all’art. 1 c. 2 e dal Patto Internazionale di New York nel 1966, ratificato con legge italiana n. 881 del 1977?

    Per quanto ci riguarda la scelta l’abbiamo già fatta, anche alla luce dell’evidente discriminazione e chiusura democratica, che ha colpito VenetoSì, rappresentata da una legge elettorale regionale che ha ci ha imposto una impossibile raccolta firme, esentando i partiti italiani e le liste civette nate in consiglio regionale, senza nel contempo metterci a disposizione alcuna carica politica per la certificazione, a dispetto del loro obbligo derivante dall’esercizio di funzione pubblica che dovrebbe essere a disposizione di ogni parte politica e non solo di alcuni. Di questo fatto saremo costretti a darne notizia anche a livello internazionale, nelle sedi preposte.

    La risposta al nostro interrogativo ora spetta invece a chi desiderasse avviare un dialogo con noi, senza limitazioni e pregiudizi ideologici o di parte di sorta.

    Treviso, 6 maggio 2015

    Gianluca Busato
    Presidente – Plebiscito.eu

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    NULLA È CAMBIATO SUL VERSANTE INDIPENDENTISTA VENETO

    Le prossime tappe dell’Organizzazione per la Liberazione del Veneto

    vi-1Dal 2 maggio nulla è cambiato sul versante indipendentista veneto. La mancata partecipazione alle elezioni regionali di VenetoSì non cambia la sostanza delle cose. Era necessario prima ottenere quanto prima la piena indipendenza della Repubblica Veneta ed è altrettanto se non di più necessario anche oggi farlo.
    Abbiamo uno strumento in meno a disposizione diretta, quello del consiglio regionale, ma non abbiamo perso una virgola del patrimonio già in nostro possesso, i risultati plebiscitari certificati del referendum per l’indipendenza del Veneto e l’Organizzazione per la Liberazione del Veneto, composta dai volontari e dalle istituzioni nate in seguito alla vittoria plebiscitaria nella consultazione referendaria.
    Oggi i giornali si ricordano di noi, dopo averci censurato, o diffamato per 6 mesi. La realtà, d’altro canto, è chiara, alla luce dei dati di cui disponiamo: per noi che non avevamo certificatori dei partiti a disposizione (per la prima volta abbiamo registrato un rifiuto unanime da ogni versante politico, sebbene si parli di un servizio pubblico che pure dovrebbe essere garantito erga omnes) per velocizzare la raccolta firme (non con pratiche sopra le righe e al di sopra della legge come qualcuno ha pure fatto) e considerata la minore capillarità della nostra Organizzazione nel Veneto occidentale, nelle Dolomiti e nel Polesine (altrove il quorum era stato ampiamente raggiunto e superato) servivano altri 10 giorni al ritmo di raccolta rilevato, oppure, ad esempio, 100.000 euro per commissionare ad un call center le chiamate ai contatti del nostro database politico stimate necessarie per portare i nostri concittadini in comune in numero sufficiente a firmare presso i municipi (sulla base della redemption riscontrata sulle circa 10.000 telefonate effettuate dai nostri volontari). Altre fantasie scritte da alcuni sono voce dal sen sfuggita in difetto di informazione e di pratiche elettorali, oppure parole di chi non è abituato al fare.
    Assisteremo ora a qualche settimana di noiosa campagna elettorale, condita da fumogeni che nascondono il nulla, ma la drammatica situazione socio-economica del Veneto non cambierà di una virgola, così come siamo certi non muterà il ritmo di crescita del tasso di adesione alla nostra Organizzazione.
    Per tale ragione nessuno si preoccupi, Plebiscito.eu e VenetoSì continueranno la propria opera di proselitismo da un lato e di attuazione del proprio piano strategico dall’altro. Sul secondo versante è chiaro che ancora più importanza rivestirà la nostra capacità di dotare la società civile veneta degli strumenti economico-finanziari sistemici necessari a realizzare progetti di ampia portata. Non temiamo di certo la capacità dei partiti di portare a termine chissà quali riforme, date le premesse fin qui viste.

    Sul fronte politico, anticipiamo fin d’ora i prossimi progetti che saranno attuati nei mesi a venire, mentre continuerà l’azione di pubbliche relazioni internazionali volte al riconoscimento della Repubblica Veneta:

    • Progetto Cittadinanza Veneta: apriremo la possibilità al Popolo Veneto di diventare formalmente cittadini veneti iscrivendosi all’Anagrafe Veneta e ottenendo la Carta Servizi della Repubblica Veneta, un supporto digitale che permetterà di accedere con un solo strumento di identità elettronica a tutti i servizi forniti dalla Repubblica Veneta;
      elezioni territoriali della Repubblica Veneta: in autunno saranno fissate le elezioni delle aree territoriali della Repubblica Veneta, che inizieranno a dare forma e sostanza alla Federazione, con la nomina dei rappresentanti politici territoriali.

    Come si può ben comprendere, nessuno si illuda che la macchina organizzativa istituente della Repubblica Veneta si conceda qualche pausa a causa delle elezioni regionali italiane, pur anche in assenza di partecipazione diretta di VenetoSì, o di altre formazioni riconosciute da Plebiscito.eu.

    Gianluca Busato

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    GIANLUCA BUSATO: “IL VENETO INDIPENDENTE SARÀ LA SINGAPORE D’EUROPA”

    Pubblichiamo i video dell’incontro del 20 aprile 2015 con la presentazione presso Apindustria Vicenza del candidato Gianluca BUSATO alla presidenza del Veneto per VenetoSì.

    Prima parte, con introduzione e presentazione del programma e del percorso concreto per l’indipendenza del Veneto

    Video con domande e risposte

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    VICINI AL TRAGUARDO PER LE REGIONALI, ANCORA POCHI GIORNI E QUINDI POTREMO PORTARE IL VENETO INDIPENDENTE A FARE UN SALTO IN AVANTI DI 100 ANNI VERSO LA CIVILTÀ

    Cari amici,

    in queste ore di grande impegno generale per tutti nella raccolta firme, volevo darvi una proiezione sullo stato dell’arte. Siamo vicini al traguardo e posso comunicarvi che a breve potremo avere la certezza di partecipare alle prossime elezioni regionali. È necessario ancora solo qualche giorno di pazienza e sacrificio.

    traguardo

    Voglio ringraziare tutti voi per il grande esempio che state dando, teniamo duro ancora per poco e poi prepariamoci a una campagna elettorale che sarà inedita e penso ricca di soddisfazioni per tutti noi.

    I cittadini veneti sapranno rinoscere e premiare chi ha promosso la questione dell’indipendenza del Veneto a questione internazionale. Nel mondo tutti oggi sanno che il Veneto si appresta alla propria indipendenza grazie all’opera di Plebiscito.eu e VenetoSì.

    Dato che siamo l’unico soggetto che può vantare fatti concreti al proprio attivo al contrario di molti parolai senza arte né parte, non sprechiamo tempo con i professionisti della provocazione e argomentiamo sempre in modo positivo, facendo opera di informazione presso la cittadinanza della straordinaria impresa rappresentata in primis dall’organizzazione del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, che ha ottenuto la certificazione diplomatica con la firma e la consegna nelle mie mani della relazione finale del Comitato degli Osservatori Internazionali che ha sancito la democraticità, la libertà e la legittimità di oltre 2,3 milioni di voti certificati con l’89,10% di favorevoli all’indipendenza del Veneto.

    Noi siamo gli unici che hanno dato voce ai veneti, mentre i partiti italiani la soffocano dopo averli derubati nottetempo dell’80% di quanto hanno prodotto durante il giorno. Noi siamo gli unici che hanno un progetto concreto mirato a rafforzare e realizzare la speranza dei veneti, che i partiti italiani tentano in ogni modo di soffocare sostituendola con l’incubo e la depressione del peggiore inferno fiscale del mondo. Noi siamo gli unici che hanno le idee chiare e sanno come attuarle per trasformare il Veneto indipendente nella Singapore d’Europa, pronta a interecettare i grandi cambiamenti geopolitici in corso, che nel 2025 vedranno Venezia e il Veneto diventare un hub strategico e logistico al centro delle nuove tratte di comunicazione intercontinentali, a cominciare dalle nuove vie della Seta.

    Grazie ad un surplus finanziario di 20-40 miliardi di euro annui che oggi viene depredato e bruciato dall’Italia, con la nostra indipendenza abbasseremo le tasse secondo canoni di civiltà e dignità, portandole al massimo ad un quarto rispetto allo strozzinaggio fiscale praticato dai cravattari statalisti italiani, nel contempo aumentando del 10-30% i servizi ai cittadini (sanità, scuole, strade, assistenza, sicurezza), che oggi raffigurano perfettamente il quadro di un Paese in degrado irreversibile, allo sbando e incapace di dare anche solo la tranquillità di poter vivere sereni a casa propria.

    L’era Zaia ha visto il record di suicidi per ragioni economiche, che vede il Veneto in testa con quasi il 20% sul totale in Italia, e un furto mostruoso di oltre 100 miliardi rubati ai veneti per finanziare il sottosviluppo italiano, mentre il governo regionale faceva da palo e reggeva il sacco ai ladri dello stato italiano. Risultati che certificano un fallimento autoevidente, aggravato da un’insostenibile leggerezza e irresponsabilità amministrativa testimoniata dalla presenza nella sua giunta di personaggi come Chisso rei confessi di pratiche tangentare vergognose e di dubbi personaggi come Remo Sernagiotto che in questi giorni è al centro di scandali che vedono usati fondi pubblici destinati ai disabili per aprire discoteche.

    Oggi finalmente si è aperta una prospettiva nuova, che rappresenta in modo plebiscitario la volontà di indipendenza del Veneto, in termini moderni ed innovativi, espressione del massimo esempio e disegno civico e di dignità, che ci permetterà di fare un salto evolutivo in avanti di 100 anni rispetto alla miseria disastrosa che ha quasi distrutto la nostra vitalità socio-economica sotto i colpi del parassitismo, del clientelismo, dell’incapacità e del furto continuato dei politici italiani.

    Diciamolo a tutti i nostri concittadini, siamo la maggioranza che fino a ieri era silenziosa, ora usciamo dal riserbo e trasformiamo le prossime elezioni regionali in un trionfo per dare alla nostra Terra un futuro radioso nel nome della propria piena indipendenza.

    Noi siamo oggi la massima espressione del Veneto pronto a svolgere il proprio ruolo di protagonista nello scenario mondiale di civiltà globale interconnessa.

    Gianluca Busato
    Candidato Presidente del Veneto
    per VenetoSì / Plebiscito.eu

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    INDIPENDENZA, I VENETI PREMIERANNO CHI L’HA PORTATA ALL’ATTENZIONE DEL MONDO

    Gianluca Busato: “i veneti sapranno riconoscere e voteranno VenetoSì e Plebiscito.eu che hanno saputo portare il progetto innovativo di indipendenza del Veneto alla ribalta internazionale con il Plebiscito Digitale”

    premio[Treviso, 22 aprile 2015] – Oggi Luca Zaia ha buttato un po’ di fumo negli occhi, intruppando nella sua coalizione una collezione imbarazzante di surrogati autonomisti che da vent’anni hanno accompagnato i fallimenti della lega nord con insuccessi impressionanti.

    Tra le varie cose notiamo che costoro, come tutte le componenti inconcludenti che fanno prevalere il folklore sulla concretezza del progetto indipendentista, tra l’altro sono assicurazione di minusvalenza elettorale, da un punto di vista storico. Ovvero, fanno perdere voti a chi si coalizza con loro. Questi ex democristiani, ex missini, ex forzitalioti, ex udc, ex tutto, hanno solo saputo cercare di controllare partiti autonomisti e indipendentisti che sotto la loro brillante gestione sono presto diventati rottami della politica venetista che nessuno più ricorda.

    Un coacervo informe e senza visione, che, a detta del governatore uscente, ricerca come proprio primo punto “l’autonomia come Trento e Bolzano”.

    A tal proposito, l’ignoranza politica di Luca Zaia è impareggiabile, se pensiamo che, solo per citare un punto, Bolzano gode di un’autonomia assicurata nientemeno che da un trattato internazionale, siglato a Parigi tra De Gasperi e Gruber. Il 5 settembre 1946 fu infatti ratificato l’accordo tra Italia ed Austria che riconosceva da un lato la sovranità italiana sull’Alto Adige, ma dall’altro stabiliva l’autonomia amministrativa delle province di Trento e Bolzano e istituiva una serie di misure volte a tutelare la minoranza di lingua tedesca.

    La questione sudtirolese fu anche sollevata in sede ONU nel 1959, tramite il ministro degli esteri austriaco Bruno Kreisky, che costrinse il governo italiano a trattative bilaterali con l’Austria fino all’intesa definitiva raggiunta il 30 novembre 1969 a Copenaghen in un incontro tra il ministro degli esteri italiano Aldo Moro e l’omologo austriaco Kurt Waldheim. Seguì quindi all’approvazione del Pacchetto Alto Adige, Ad esso seguì il un provvedimento elaborato dai governi italiano e austriaco tra il 1962 e il 1969, che comprende 137 norme concernenti la questione dell’autonomia politica e linguistica dell’Alto Adige, dei quali 94 furono attuati per mezzo della modifica dello statuto regionale del 1948 per via costituzionale, 8 con norme di attuazione previste dallo statuto regionale, 15 con legge statale, 9 con semplici decreti, e il resto con atti amministrativi.

    Non ci pare di respirare un simile afflato riformista né una portata internazionale nella visione della coalizione imbarazzata ed imbarazzante a fianco di Zaia, che cerca unicamente di recuperare qualche poltroncina e qualche comodo privilegio, dopo aver parassitariamente cercato di agganciarsi a chi ha saputo portare la questione veneta all’attenzione del mondo.

    L’ indipendenza del Veneto, da un punto di vista concreto, ha infatti raggiunto il proprio apice con l’azione di Plebiscito.eu e VenetoSì, che oggi si pongono come unica alternativa al disastro italiano rappresentato dai partiti che cercano di spolpare ancor più il Veneto, colpito dalla più grave crisi socio-economica della sua storia contemporanea, causata dall’azione famelica dei governi di destra e sinistra che, nell’era Zaia, hanno rubato al Veneto 100 miliardi solo di rapina fiscale, senza considerare altri 40 miliardi di interessi sul debito pubblico che i veneti hanno dovuto pagare in questa infausta legislatura regionale e altri sprechi per decine di miliardi di euro dovuti all’insipiente inazione di Luca Zaia e della sua coalizione di governo.

    Oggi finalmente con VenetoSì possiamo voltare pagina e completare l’unico progetto indipendentista internazionalmente riconosciuto, dopo la vittoria plebiscitaria nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014 e la certificazione diplomatica secondo le norme previste dall’OSCE e dall’UE con la consegna della relazione finale del Comitato degli Osservatori Internazionali, avvenuto a Venezia lo scorso 28 marzo 2015.

    I veneti sapranno bacchettare chi l’indipendenza del Veneto l’ha boicottata, come Luca Zaia e e premiare chi l’ha perseguita con genialità, innovazione e con fatti concreti, come Plebiscito.eu e VenetoSì.

    Gianluca Busato
    Candidato Presidente del Veneto
    per VenetoSì / Plebiscito.eu

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    METTI AL SICURO LA TUA PENSIONE: VOTA GIANLUCA BUSATO PRESIDENTE DEL VENETO INDIPENDENTE

    Con Zaia e Moretti pensioni venete a grave rischio. Solo il progetto concreto e certificato internazionalmente di indipendenza del Veneto di Gianluca Busato può assicurare la meritata pensione agli anziani veneti dopo una vita di duro lavoro.

    PENSIONE-2015L’allarme viene direttamente dal Fondo Monetario Internazionale. A parlare è il capo missione per l’Italia dell’istituzione di Washington, Kenneth Kang, che durante la presentazione del rapporto sullo stato del paese, assieme al direttore esecutivo dell’FMI Andrea Montanino, ha affermato in modo inequivocabile: “l’Italia non ha futuro radioso né sereno. Bisogna tagliare le pensioni”.

    Il motivo è presto detto: lo stato italiano non è in grado di assicurare nel tempo un bilancio pensionistico sostenibile. Ogni anno vengono ripianate decine miliardi di euro all’INPS, in costante rosso.

    Come si traduce ciò nell’ottica delle prossime elezioni regionali?

    Qual è il voto più sensato che un pensionato può e deve dare se vuole tutelare e assicurarsi che la propria pensione venga erogata e magari anche aumentata?

    Semplice, innanzi tutto i pensionati veneti devono capire chi NON votare, perché così facendo metterebbero a rischio la propria pensione, minacciata dalla politica di tagli che lo stato italiano insolvente sarà costretto a praticare.

    Un pensionato veneto NON deve votare né Zaia né Moretti né i vari surrogati quali Tosi o Berti, in quanto essi sono favorevoli alla permanenza del Veneto sotto il dominio dispotico dello stato italiano, che mette a grave rischio la sua pensione. E’ chiaro infatti che, dato il permanere della critica situazione contabile pubblica italiana, il governo dovrà quanto prima tagliare le pensioni.

    Chi votare allora?

    Semplice, l’unica opzione concreta resta quella di Gianluca Busato, che, grazie al suo progetto di piena indipendenza del Veneto, riconosciuto e certificato ora a livello diplomatico internazionale attraverso l’approvazione da parte del Comitato degli Osservatori Internazionali secondo le regole richieste dall’UE e dall’OSCE, permetterà ai pensionati veneti di vedersi assicurata la pensione, dato che il Veneto, assieme alla Lombardia, è già oggi l’unica regione dello stato italiano con un bilancio pensionistico in positivo.

    regionaliChiediamo quindi in particolare modo ai pensionati veneti di aiutare la presentazione del progetto concreto ed internazionale per l’indipendenza del Veneto andando subito a firmare i due moduli con la lista di VenetoSì e la candidatura a presidente di Gianluca Busato.

    Dopo aver firmato, chiediamo a tutti di aiutarci a monitorare l’andamento in tutti i comuni del Veneto delle sottoscrizioni (dobbiamo raccogliere circa 13.000 firme entro il mese di aprile), compilando il modulo seguente dopo aver firmato nel tuo Comune:
    http://www.venetosi.org/monitoraggio-raccolta-firme-per-elezioni-regionali-del-veneto-2015/

    Ufficio comunicazione
    VenetoSì / Plebiscito.eu

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    ELEZIONI REGIONALI, GIANLUCA BUSATO: “REFERENDUM REGIONALE SUPERATO DAL PLEBISCITO DIGITALE, CON L’INDIPENDENZA IL VENETO AVRA’ 200 MILIARDI DI EURO IN PIÙ IN 5 ANNI”

    Presentate le liste dei candidati consiglieri regionali e distribuiti in tutti gli uffici elettorali dei comuni del Veneto i moduli per raccogliere entro aprile le 12.000 firme necessarie per presentarsi alle elezioni.

    [Scarica le liste complete dei Candidati consiglieri regionali di Veneto Sì]
    busato

    [Treviso, 13 aprile 2015] – In previsione delle prossime elezioni regionali del 31 maggio, in questi giorni i volontari di Veneto Sì e Plebiscito.eu hanno quasi completato la distribuzione in TUTTI i comuni del Veneto dei moduli da sottoscrivere con le liste di Veneto Sì e la candidatura a Presidente del Veneto di Gianluca Busato. Tra lunedì 13 e martedì 14 aprile i moduli saranno disponibili in tutto il Veneto.

    Veneto Sì e Plebiscito.eu hanno iniziato un tam tam mediatico rivolto ai cittadini per invitarli a recarsi presso gli uffici elettorali del proprio comune di residenza a firmare entrambi i moduli, per raggiungere entro aprile la quota di circa 12.000 firme certificate da un pubblico ufficiale, necessarie per partecipare alle elezioni regionali. I partiti italiani con una vergognosa legge truffa elettorale regionale che hanno approvato, si sono infatti esentati dal raccogliere tale firme che per Veneto Sì invece sono obbligatorie. Ciò rappresenta una chiara discriminazione democratica anche alla luce del limite imposto di un solo mese per la raccolta, contrariamente al periodo solitamente concesso che era di 6 mesi precedenti le elezioni.

    Le liste di candidati privilegiano una formazione tecnica, a testimonianza della vocazione tecnologica e di concretezza sia di Plebiscito.eu sia del suo ideatore: 4 Ingegneri, 3 architetti, 3 laureati in economia, 15 imprenditori, 1 laureato in lingue e 1 interprete, 2 artisti, 2 insegnanti, 10 impiegati e un ex dirigente pubblico dei comuni di Venezia, Chioggia e Treviso sono alcuni dei profili tra i 51 candidati consiglieri nelle liste di Veneto Sì. Le donne sono 23, mentre gli uomini sono 28. Sono 3 su 7 le liste provinciali con più candidate che candidati: Rovigo, Treviso e Vicenza. L’età media è di 47 anni.

    Il candidato presidente è Gianluca Busato (compirà 46 anni il 14 maggio), ingegnere, imprenditore nell’economia digitale, presidente di Plebiscito.eu, ideatore e organizzatore del referendum di indipendenza del Veneto che ha richiamato a Venezia le testate televisive e giornalistiche più famose di tutto il mondo: Al Jazeera, BBC, le tv russe, austriache e tedesche, il Times, il Washington Post, Bloomberg, Financial Times, il gotha del giornalismo economico-finanziario mondiale, riscuotendo successo anche nei prestigiosi magazine che studiano i nuovi fenomeni digitali e non, come Mashable e Mic.com.

    Lo scorso 28 marzo il referendum ha avuto il riconoscimento internazionale ufficiale anche dal punto di vista diplomatico, con la certificazione e la consegna della relazione finale, estremamente positiva e lusinghiera, da parte del Comitato degli Osservatori Internazionali, provenienti da diversi Paesi tra i quali USA, Russia, Georgia, Repubblica Ceca, Ucraina, Siria e Italia. Tale risultato permetterà ora a Plebiscito.eu di dare il via a una fase di relazioni con gli stati e le organizzazioni internazionali volte al riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica Veneta.

    Nel frattempo Gianluca Busato chiede ai cittadini veneti il mandato popolare per procedere più speditamente nella creazione del Veneto indipendente.

    A questo proposito Gianluca Busato ha dichiarato: “non mi sono candidato nelle liste dei consiglieri regionali, perché non sono interessato alla poltrona. Come noto viene eletto solo chi vince e il secondo arrivato, mentre gli altri candidati presidenti sono fuori dal consiglio, se non hanno il paracadute italiano come candidati di lista. Sarà una battaglia dura, per me, dopo l’ottenimento della certificazione del referendum di indipendenza del Veneto sarebbe stato molto più comodo assistervi passivamente come Presidente della Delegazione dei Dieci, mantenendomi comodamente la passerella internazionale per chiedere il riconoscimento internazionale della Repubblica Veneta indipendente. Non sono persona che si ritira di fronte alle sfide difficili e scomode, quando esse sono essenziali per la libertà del Popolo Veneto. Oggi bisogna finalizzare il percorso di indipendenza del Veneto intrapreso un anno fa, dopo che l’organizzazione di un nuovo referendum regionale è diventata impossibile e inutile per l’impugnazione da parte del governo italiano presso la corte costituzionale. Lo stato italiano ha scelto la linea della dittatura di fatto, impedendo alla regione Veneto di indire un nuovo referendum. Chi ripropone oggi il medesimo percorso che io – per primo e allora in splendido isolamento – ho teorizzato e percorso fin dal 2006 e che un anno fa ho saputo superare e scavalcare con il Plebiscito Digitale, oggi mente sapendo di mentire. Mi candido pertanto a presidente per ricevere dai cittadini veneti un mandato pieno e maggioritario per disattivare il consiglio regionale come istituzione italiana e convocarlo in assise plenaria con il Parlamento Veneto per confermare la dichiarazione di indipendenza del Veneto del 2014. In tal modo il Veneto in 5 anni potrà godere di 200 miliardi di euro in più, derivanti dall’interruzione della rapina fiscale (20 miliardi annui), del pagamento di interessi sul debito pubblico italiano che non abbiamo creato noi (9 miliardi di euro circa ogni anno) e degli sprechi dello stato italiano”.

    Ufficio stampa Veneto Sì / Plebiscito.eu